Atelier Ryza 2: alla prova il sequel del JRPG di Gust

Abbiamo potuto testare l'inizio del nuovo Atelier, ritrovando la stessa alchimia tra le componenti che caratterizzava il primo episodio.

provato Atelier Ryza 2: alla prova il sequel del JRPG di Gust
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  • A poco più di un anno dall'uscita del primo capitolo, la bella e dolce alchimista Reisalin Stout, meglio nota come Ryza, si prepara a rielaborare le sue pozioni nel calderone di PS4/PS5, Nintendo Switch e PC il prossimo 29 gennaio. In attesa di tornare nel laboratorio per la versione definitiva, abbiamo avuto la facoltà di testare con mano una build preliminare dell'avventura ruolistica di Gust, avventurandoci di nuovo per qualche ora alla ricerca di mostri da annientare e ingredienti da combinare. Come già saprete, se avete avuto modo di leggere la nostra anteprima di Atelier Ryza 2 Lost Legends & the Secret Fairy, questo sequel non sembra voler stravolgere in alcun modo la formula ben riuscita del capostipite, limitandosi ad affinarne alcune meccaniche e ad espandere le possibilità esplorative offerte alla nostra protagonista, pronta a tornare sulle scene più grintosa che mai!

    Di nuovo insieme, in un altro continente

    Sono trascorsi tre anni dagli eventi che hanno segnato il cammino della giovane alchimista (per approfondire i dettagli sul primo episodio, vi suggeriamo di leggere la nostra recensione di Atelier Ryza Ever Darkness & the Secret Hideout): spinta da un invito del suo amico Tao, Ryza abbandona la pacifica e quieta vita nell'isola di Kurken per viaggiare in direzione della capitale, così da apprendere sempre nuovi segreti sull'arte dell'Alchimia.

    Proprio all'inizio del gioco, il suo pellegrinare viene interrotto da una misteriosa figura, che si rivelerà essere Clifford, un personaggio del tutto inedito per la serie. Dopo aver combattuto fianco a fianco contro i Puni che infestano le pianure, i due si rincontreranno più avanti nel corso dell'avventura. Oltre a Clifford, Ryza si imbatterà poi sia in nuove sia in vecchie conoscenze, come Lent, Bos e Tao, quest'ultimo sensibilmente cresciuto rispetto alla passata esperienza. Non abbiamo certo modo di giudicare in poche ore l'ordito narrativo di un JRPG che si preannuncia decisamente molto vasto, ma i toni del racconto ci sono parsi similari a quelli imbastiti dal primo capitolo: a momenti più scanzonati, di leggera quotidianità, si affiancano sequenze più tese, volte a dare un tocco di epicità all'epopea di Ryza. Se si escludono cinematiche un po' più elaborate, anche lo stile della narrazione si mantiene in linea col passato, proponendo dialoghi abbastanza statici e una regia poco dinamica.

    Ma come sappiamo, è la caratterizzazione dei personaggi a farla da padrone in Atelier Ryza, e sotto questo aspetto il sequel non fa altro che arricchire la personalità dei volti noti e ingigantire il cast con new entry, come l'adorabile Fi, che - in base a quanto saggiato in sede di anteprima - sicuramente riusciranno a far breccia nei cuori dei fan della saga. Non possiamo entrare eccessivamente in profondità per quanto concerne i dettagli del racconto, ma sappiate che Atelier Ryza 2 ha saputo comunque incuriosirci durante le prime ore di gioco, lasciandoci ben sperare per quanto concerne gli sviluppi narrativi dell'edizione definitiva.

    Stessi ingredienti, nuova miscela

    Per quanto riguarda la ricetta ludica, Atelier Ryza 2 si muove di pari passo con la struttura del capostipite: all'esplorazione e al dialogo con i vari NPC sparsi nella città di Ashra-am Baird si alterneranno fasi di combattimento e frangenti in cui dedicarci all'alchimia.

    La progressione nel mondo di gioco prosegue ancora a macro aree intervallate da brevi caricamenti tra una zona e l'altra; nelle zone selvagge avremo modo di individuare ingredienti e fronteggiare diversi tipi di nemici, dagli immancabili Puni fino a creature ben più coriacee e resistenti. Ovviamente potremo individuarle in tempo reale sulla mappa, ed evitarne lo scontro, qualora decidessimo di concentrarci unicamente sul recupero di risorse, fermo restando che alcuni oggetti potranno essere ottenuti solo a patto di sconfiggere un determinato tipo di avversario. Duelli ed esplorazione, in sostanza, agiscono in simbiosi, per un amalgama ludico che ritorna immutato rispetto al precedente episodio. A giovare alle fasi esplorative è l'aggiunta di alcune abilità inedite in dotazione alla protagonista, che adesso può nuotare in specchi d'acqua e arrampicarsi su determinate pareti rocciose, ben evidenziate da una rete di arbusti ai quali aggrapparsi. Dopo averla intravista nei gameplay trailer distribuiti in passato, possiamo confermare che l'introduzione di simili meccaniche dona maggior dinamismo all'avanzamento, rendendolo più fluido in rapporto al passato.

    Non si tratta, chiaramente, di dinamiche rivoluzionarie per il genere d'appartenenza, ma in confronto alle costrizioni del level design del primo Atelier Ryza è sicuramente un passo in avanti che acuisce il piacere di girovagare per la mappa. Tornando al recupero delle varie risorse, l'alchimista potrà ottenere il necessario sia raccogliendolo dall'ambientazione, sia agendo con il suo scettro e altri strumenti sugli elementi interattivi per estrarne i materiali.

    Una volta racimolata una quantità sufficiente di ingredienti, Ryza dovrà, come di consueto, ritornare al suo laboratorio per dar sfoggio dei suoi talenti alchemici: prevedibilmente, prima di poter sintetizzare un oggetto, occorrerà conoscerne la ricetta e, una volta selezionata, posizionare i materiali necessari alla creazione e conferire diversi tratti agli elementi scaturiti dal processo. Molto approfondito ma comunque piuttosto intuitivo, il procedimento di creazione alchemica rappresenta chiaramente uno dei perni portanti della produzione, al pari del sistema di combattimento.

    A tal proposito, torna anche in questo sequel la barra del tempo, che regola lo svolgimento delle battaglie, rigorosamente a turni: scontrarsi con un nemico incrociato sulla mappa farà partire una transizione che ci catapulterà sul terreno del duello. Qui dovremo tener d'occhio lo scorrere della Timeline per comprendere quando attaccare durante il nostro turno, menando fendenti per ottenere AP e scagliando attacchi speciali, oppure quando difenderci dagli assalti avversari, agendo sull'input della protezione con il giusto tempismo per minimizzare gli effetti del colpo nemico. I membri del party guidati dall'intelligenza artificiale agiranno ovviamente in autonomia, ma potremo comunque prenderne attivamente il controllo durante la battaglia: funzionale e preciso, il combat system eredita le qualità del capostipite, dimostrandosi un concreto proseguimento del sentiero ludico iniziato con il primo Atelier Ryza, capace - al suo tempo - di modificare considerevolmente il gameplay della saga. Oltre al ritorno del livello di Tattica fa capolino anche la Modalità Supporto che, come raccontatoci dal team di sviluppo, incarna semplicemente una variante della cosiddetta Modalità Negativa conosciuta nello scorso capitolo (per maggiori informazioni, leggete la nostra intervista di Atelier Ryza 2 su trama e gameplay).

    Tra vecchio e nuovo

    Benché il combat system si ponga in diretta continuità con quanto saggiato in precedenza, vale la pena segnalare sia un perfezionamento dell'interfaccia, ora resa più chiara e pulita, sia una variazione dei pattern d'attacco dei personaggi che si uniranno al party, abbastanza diversificati in rapporto a quelli dell'opera originale. Se sotto certi aspetti ludici Atelier Ryza 2 ha conosciuto un miglioramento complessivo, sul versante squisitamente tecnico l'opera non ha sperimentato balzi notevoli.

    Durante la nostra prova abbiamo testato una build PC ancora lontana dalla versione finale, ma nel complesso il colpo d'occhio tende a mostrare tutti i limiti di un cel shading che comincia a essere un po' obsoleto: animazioni e livello di dettaglio (soprattutto per quanto concerne le ambientazioni) risultano poco rimarchevoli, fatta eccezione per il discreto modello poligonale della protagonista, per un bell'uso delle fonti di luce e per un character design delizioso, come sempre ai vertici del genere.

    Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy Una ricetta saporita, di norma, non si cambia, al massimo si evolve: Gust ne è pienamente consapevole e, dopo il successo di Atelier Ryza: Ever Darkness & the Secret Hideout, si ripresenta con quello che può essere definito il primo “vero” sequel ufficiale di un gioco della serie. La vivace e bellissima alchimista torna quindi con un'avventura ruolistica che si poggia sulle basi del predecessore, per arricchire la formula con nuovi ingredienti pensati per renderla ancora più saporita: nuove meccaniche di spostamento, inediti personaggi e una storia a metà tra leggerezza e intensità sono gli elementi che si combinano a un combat system ben rodato e a un processo di creazione alchemica altrettanto profondo. La prova pad alla mano con Lost Legends & the Secret Fairy ci ha dunque rassicurato circa la bontà dell’esperienza allestita da Gust, nella speranza che la versione completa possa dimostrarsi ben amalgamata come quella del primo episodio.

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