Battlefield 2042: provata la Beta, prime impressioni sullo sparatutto DICE

Battlefield 2042 si presenta all'appuntamento con la Beta con una proposta ludica solida e sfaccettata, anche se non del tutto a fuoco

Battlefield 2042 Beta
Anteprima: PC
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Manca poco più di mese all'esordio multipiattaforma di Battlefield 2042, un capitolo che segna un importante punto di svolta per la serie bellica di DICE. A otto anni dall'uscita di Battlefield 4, la saga torna infatti a calcare i campi di battaglia di uno scenario futuribile, con un'offerta ludica che non manca di proporre al pubblico qualche intrigante novità. Novità che abbiamo avuto modo di testare in anteprima nel corso di un evento dedicato alla Beta in arrivo nelle prossime ore, che da una parte ci ha rassicurato sulla solidità delle fondamenta ludiche della produzione, ma dall'altra ha suscitato qualche dubbio circa l'efficacia di alcune delle scelte di design potenzialmente molto rischiose.

    La guerra del futuro

    Dalle dune insanguinate di Omaha Beach alle rovine urbane di Tehran, nel corso dell'ultimo ventennio la serie Battlefield ha portato i giocatori ad incrociare le armi nel furioso abbraccio di un gran numero di fronti bellici, ripercorrendo le principali tappe evolutive di quel mostro chiamato guerra. A prescindere dalla cornice scelta, la saga di DICE si è sempre contraddistinta per il suo particolare approccio alla "materia guerresca", portando in scena - soprattutto sul versante multigiocatore - scontri su larga scala contraddistinti da un marcato accento sul gioco di squadra e sul combattimento veicolare, cui nel tempo si è aggiunta una solida componente sandbox legata alla reattività ambientale.

    Battlefield, insomma, è sempre stato un franchise caratterizzato da un'identità ben precisa, tratteggiata in punta di proiettile tra le maglie di un gameplay intenso e sfaccettato, sostenuto da un sostrato tattico di grande rilievo, con ramificazioni in ogni elemento strutturale dell'offerta. A partire da queste premesse, siamo lieti di confermarvi che il primo incontro col nuovo capitolo della serie ci ha trasmesso sensazioni piacevolmente familiari, innescate da un'essenza ludica che, malgrado le novità incluse nel pacchetto, si mantiene fedele ai canoni della serie. Il campo di battaglia scelto per la nostro battesimo del fuoco era la mappa Orbital, uno scenario ispirato allo spazioporto di Kourou nella Guyana francese, che per circa tre ore è stato il palcoscenico dei feroci scambi balistici al centro della classica modalità Conquista. Come da tradizione, Conquista divide i giocatori in due fazioni chiamate a contendersi i vari punti di controllo collocati sulla mappa, con l'obiettivo di ridurre a zero il numero di ticket (ognuno equivale ad un respawn) dello schieramento avversario. Reclamando buona parte del terreno di scontro, potremo infatti accelerare l'esaurimento dei rinforzi a disposizione dei nemici, in modo da ottimizzare i nostri sforzi mortiferi.

    Se le regole di base sono quelle di sempre (ve le ricordate? Ecco come giocare a Conquista in Battlefield 2042), la nuova proposta di DICE accoglie alcune variazioni con un peso più o meno consistente nel bilancio complessivo del gameplay. Tanto per cominciare, ogni mappa è ora suddivisa in diversi settori da conquistare, ciascuno contenente una quota variabile di obiettivi: per assumere il controllo di un'intera porzione dello scenario, sarà dunque necessario impossessarsi di tutti gli snodi strategici al suo interno, per massimizzare gli effetti della meccanica di "ticket bleed" che di fatto rappresenta il fulcro della modalità.

    L'intento degli sviluppatori è chiaramente quello di ispessire ulteriormente il profilo tattico e collaborativo dell'esperienza, spingendo gli utenti a cooperare su più fronti all'interno di uno stesso settore, con approcci strategici che possono cambiare in maniera significativa in base alla morfologia di ciascun "punto caldo".

    In Orbital, ad esempio, la presenza di un collegamento sotterraneo tra due obiettivi nella medesima macroarea può rendere molto più semplice il compito della fanteria in difesa, specialmente considerando la quasi totale assenza di coperture nella zona di passaggio in superficie, peraltro circondata da ottime postazioni di tiro. In assenza di un'adeguata protezione su entrambi i lati, il cunicolo non mancherà però di trasformarsi in una vera e propria trappola mortale, costringendo gli occupanti ad imbastire una strenua resistenza.

    Alcuni dei punti di controllo sulla mappa sono invece dislocati all'interno di strutture caratterizzate da una notevole verticalità, con un assetto che porta i combattenti a fronteggiarsi su più piani, sfruttando un discreto assortimento di punti d'accesso (ascensori, zipline, trasporto aereo) e opportunità difensive. Questa diversificazione, supportata da un buon equilibrio tra spazi aperti e zone chiuse, tende ad accrescere piuttosto efficacemente la varietà situazionale in seno al gameplay, col contributo di quello che nel tempo è diventata una delle feature simbolo di Battlefield: l'apprezzatissima "levolution".

    Devastazione in tempo reale

    Con il termine "levolution" si intende la capacità delle mappe di trasformarsi in tempo reale sia in risposta alle routine belliche dei giocatore, sia a seguito di eventi straordinariamente funesti, in grado di alterare in maniera drammatica l'aspetto di uno scenario e, di conseguenza, il corso di una partita. In Battlefield 4, ad esempio, l'abbattimento di un argine fluviale poteva causare un'esondazione di proporzioni catastrofiche, che rendeva praticamente inutilizzabile una buona parte dei veicoli e riduceva il terreno di scontro alle sole aree sopraelevate.

    Stando alle dichiarazioni del team di sviluppo, Battlefield 2042 punta a portare il concetto di "levolution" ad un livello tutto nuovo, ampliando il catalogo delle possibili catastrofi con una serie di flagelli meteorologici totalmente imprevedibili. Durante le nostre escursioni battagliere nella Guyana francese, ci infatti capitato di assistere all'arrivo di una colossale tempesta, un fronte temporalesco con al centro un tornado capace di annientare ogni cosa lungo il suo inarrestabile cammino. L'arrivo del ciclone (totalmente casuale) costringe i giocatori ad abbandonare, almeno momentaneamente, le aree sul suo percorso, rende molto più pericoloso l'utilizzo dei mezzi aerei (jet in primis), e riduce notevolmente la visibilità sul campo di battaglia, complici i fitti piovaschi che accompagnano l'avanzata del cataclisma. La contropartita è un'iniezione di dinamismo e spettacolarità che può rendere ancor più memorabile ogni ordalia guerresca, in barba ai possibili rischi per la salute. La mappa Orbital ospita anche un evento ricorrente (sostanzialmente automatizzato) legato al lancio del vettore spaziale al centro di una delle zone contese, che in base alle sorti del razzo può subire alterazioni piuttosto consistenti.

    Qualora la partenza dovesse andare a buon fine - con effetti letali per i soldati ai piedi della rampa - la struttura di supporto "si aprirà" rendendo più semplice la conquista della zona con l'ausilio delle forze aree. Di contro, causare l'esplosione del missile (che può essere liberamente bersagliato durante i sei minuti del countdown) trasformerà l'area in un angolo d'inferno costellato di detriti e coperto da una densa coltre di fumo, molto più adatto per il combattimento a terra.

    All'atto pratico, gli effetti di questo "bivio" sul flusso di ogni partita sono molto meno significativi di quelli scatenati dall'arrivo del tifone e, a dirla tutta, risultano un po' dissonanti rispetto alle dichiarazioni di DICE, specialmente tenendo a mente i precedenti di Battlefield 4. Sulle stesse note, anche la reattività degli scenari alle sollecitazioni balistiche dei giocatori (leggasi "distruttibilità ambientale") non ci ha colpito particolarmente, almeno per quel che riguarda la mappa testata.

    Al netto dei suoi pregi sul versante puramente strutturale, Orbital pare poi confermare alcune delle nostre preoccupazione sulla direzione creativa di Battlefield 2042, che porta in scena un ambientazione futuribile senza particolari guizzi identitari, fin troppo generica ed asettica. Come anticipato, le cose vanno molto meglio sul versante ludico, sebbene non tutti gli aspetti dell'offerta ci abbiano convinto appieno.

    Luci e ombre sul campo di battaglia

    Tra i tratti più riconoscibili di Battlefield c'è sempre stato un senso di scala diverso rispetto a quello dei congeneri, misurato per trasmettere la sensazione di ritrovarsi nel cuore fiammeggiante di un conflitto di vaste proporzioni, una guerra totale combattuta tra compagini straordinariamente nutrite e altrettanto feroci. L'annuncio del raddoppio delle forze in campo ( fino128 giocatori su PC, PS5 e Xbox Series X|S) ci aveva però spinto a chiederci se DICE non avesse fatto il passo più lungo della gamba, rischiando di adulterare una formula tanto rodata quanto efficace.

    Fortunatamente, l'ampliamento degli schieramenti non sembra aver alterato più di tanto gli equilibri interni del gameplay, che mantiene intatto il suo carattere frenetico ed appagante, senza scadere in rovinosi eccessi. Per raggiungere questo risultato, gli sviluppatori hanno provveduto ad aumentare le dimensioni medie di ogni scenario bellico, modificando di conseguenza il numero dei veicoli a disposizione degli utenti. Alcune categorie di mezzi possono inoltre ospitare più soldati rispetto al passato, grazie alla presenza di postazioni aggiuntive che permettono di accrescere l'efficacia generale del veicolo, incentivando al contempo il gioco di squadra. È anche possibile richiedere la consegna di un mezzo direttamente alla nostra posizione, per velocizzare lo spostamento verso il prossimo obiettivo o mettere le mani su un prezioso vantaggio tattico (l'elenco comprende perfino un'automa da ricognizione).

    C'è da dire che il sistema di guida (sia a terra che in volo) mostra ancora margini di miglioramento piuttosto significativi, complice una gestione della fisica un po' claudicante. Per quanto riguarda lo shooting, Battlefield 2042 propone un gunplay solido e soddisfacente, con una buona resa del rinculo e un TTK (time to kill) tendenzialmente superiore rispetto agli standard dell'ultimo capitolo. Di contro le hitbox non sono ancora perfette e si nota qualche disequilibrio tra le bocche da fuoco incluse nell'arsenale (fucili da cecchino e mitra in particolare), ma il team di sviluppo ha tutto il tempo per correggere il tiro.

    Restando in tema di sparatorie, se da una parte abbiamo apprezzato la scelta di permettere ai giocatori di modificare istantaneamente gli accessori montati sull'arma (può essere fatto in qualsiasi momento tramite un apposito menù a croce), dall'altra fatichiamo a giustificare l'assenza di questa funzionalità nella classica schermata di schieramento, che permette di selezionale solamente le dotazioni di base e il combattente da impersonare in battaglia. A tal proposito, dobbiamo confessarvi che il nuovo sistema degli Specialisti ci ha lasciato più dubbi che certezze, e non solo per questioni relative al bilanciamento complessivo dell'esperienza.

    La Beta di Battlefield 2042 include quattro dei dieci Specialisti che saranno disponibili al lancio del titolo, ognuno dotato di un'abilità passiva e di un gadget speciale (con tanto di cooldown) pensati per assecondare le prerogative di uno specifico ruolo (assaltatore, ricognitore, supporto, ecc.), ma senza alcuna limitazione in termini di loadout (armi e dotazioni).

    L'ingegnere Pyotr "Boris" Guskovsky può ad esempio schierare una torretta in grado di attaccare autonomamente gli avversari, mentre il medico Maria Falck può ripristinare la salute gli alleati a distanza di tiro sfruttando la pistola curativa S21 Syrette. Se tre ore sono troppo poche per valutare accuratamente l'impatto di questo nuovo assetto sugli equilibri del gameplay (abbiamo comunque intravisto qualche stortura), a lasciarci perplessi è soprattutto la prospettiva di contenderci la vittoria con un esercito di cloni, che rischia di farsi più omogeneo man mano che il meta si consoliderà.

    Va però detto che il nuovo sistema, se ben gestito, potrebbe influire positivamente sulla varietà generale dell'offerta, specialmente sulle lunghe distanze. Insomma, è troppo presto per fasciarsi la testa, sebbene sia ragionevole nutrire qualche dubbio sulla rotta scelta da DICE su questo specifico fronte, anche considerando le incognite legate all'evoluzione del sistema degli Specialisti lungo il cammino tracciato dal supporto post lancio.

    Il ritorno del Frostbite

    Passando al versante tecnico, Battlefield 2042 torna a mettere in mostra i muscoli di un motore che da sempre rappresenta un punto di orgoglio per gli svedesi di DICE, gli unici a sapere come sfruttare al massimo l'indiscutibile potenziale del Frostbite. Abbiamo però avuto la netta impressione che questa volta il team di Stoccolma si sia un po' trattenuto, limitando la portata dei miglioramenti al comparto visivo per accordarli con le esigenze di un prodotto chiaramente crossgenerazionale, seppur assolutamente piacevole.

    Al netto di una mole poligonale in linea con gli standard del precedente capitolo, Battlefield 2042 mostra una migliore resa dei materiali e un'effettistica di grande impatto, che non manca di esaltare l'efficacia corale della messinscena durante le sequenze più intense, in particolar modo dopo l'ingresso in campo di un cataclisma meteorologico.

    È proprio in questi momenti che il sistema d'illuminazione dà il meglio di sé, amplificando la spettacolarità dell'insieme in un tripudio di effetti particellari e volumetrici. L'ampliamento delle mappe è accompagnato, almeno su PC, da una gestione leggermente più generosa della distanza di visualizzazione e del LOD, sebbene non sia raro imbattersi in fenomeni di pop-in piuttosto evidenti.

    Nella versione testata era inoltre presente un discreto numero di bug visivi, alcuni dei quali alquanto fastidiosi (deformazione dei modelli poligonali, flickering e compenetrazioni ambientali), ma il team ci ha assicurato che questi problemi saranno corretti in tempo per il lancio. Abbiamo anche riscontrato qualche piccola fluttuazione sul fronte dell'ottimizzazione, ma anche in questo caso si tratta di oscillazioni compatibili con la natura della build provata.

    Discorso diverso per quel che riguarda l'interfaccia utente, che allo stato attuale risulta ancora un po' raffazzonata e confusionaria, inefficace nell'offrire al giocatore una panoramica chiara e completa sullo stato della partita. Di contro, il comparto sonoro si allinea con gli standard d'eccellenza fissati dalla serie nel corso degli anni, e contribuisce ad accrescere la potenza complessiva dell'offerta ludica in un concerto di note metalliche e clamorose detonazioni.

    Battlefield 2042 Battlefield 2042 si presenta all’appuntamento con la Beta con una proposta carica di potenziale, che non manca di ribadire il particolare carattere dello shooter di DICE, capace di trasmettere tutta l’intensità di una guerra totale su larga scala. In questo senso, le modifiche apportate alla modalità Conquista sembrano accordarsi a puntino con l’identità ludica della serie, col contributo di un level design complessivamente efficace, almeno dal punto di vista strutturale. Non tutte le aggiunte alla formula si dimostrano però egualmente efficaci, tra scelte di design discutibili e una revisione del sistema delle classi che non fatichiamo a definire rischiosa. Il bilancio generale si attesta però su valori positivi, che speriamo vengano confermati appieno una volta che potremo mettere le mani sulla versione finale del titolo.

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