Battlefield 5 Closed Alpha: si torna in guerra con il nuovo sparatutto DICE

Grazie alla Closed Alpha abbiamo potuto testare con mano le novità dello shooter di Electronic Arts: eccovi le nostre impressioni sul nuovo Battlefield.

provato Battlefield 5 Closed Alpha: si torna in guerra con il nuovo sparatutto DICE
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Forse per colpa di una presentazione che DICE non ha saputo gestire nel migliore dei modi, Battlefield V ci aveva lasciati, al tempo del suo annuncio, piuttosto freddini. Magari la colpa era di un trailer caotico che sembrava non concedere spazio al ragionato tatticismo. O forse era perché, dopo un capitolo che tagliava di netto con il setting contemporaneo, ci si aspettava qualcosa di più rivoluzionario. Le prime impressioni si sono sbriciolate piuttosto velocemente al contatto con ulteriori dettagli: Battlefield V è infatti un capitolo che solo all'apparenza mantiene tutti i connotati del predecessore, introducendo, sotto una scocca sempre riconoscibile, tante aggiunte e piccole rivoluzioni. Siamo riusciti a testare alcuni di questi cambiamenti durante una closed alpha che si è tenuta in questi ultimi giorni, ma rimangono ancora un bel po' di punti interrogativi. Intanto vi raccontiamo la nostra esperienza, in attesa che ulteriori fasi di prova e poi l'uscita ufficiale (fissata per il 19 ottobre) tolgano definitivamente ogni dubbio.

    Sul fronte norvegese

    L'unica mappa che DICE ha messo a disposizione dei giocatori durante l'alpha riprende lo scenario innevato del porto di Narvik, in Norvegia. Lì, nel 1940, le truppe del fürer e una coalizione formata da inglesi, polacchi, francesi e norvegesi hanno combattuto aspramente per il controllo delle miniere di ferro.

    Un frammento di storia che DICE non è intenzionata a riprodurre con assoluta fedeltà (mancano, dopotutto, tutti i riferimenti alla simbologia nazista), ma che ha ricreato con gradevole verosimiglianza. Alcuni elementi della scenografia, come i cacciatorpedinieri tedeschi ed inglesi in fiamme nella baia, restituiscono l'idea del grande scontro che si è consumato nelle gelide acque dei fiordi norvegesi, come a darci l'impressione che il combattimento sulla terraferma è solo l'epilogo di una contesa molto più duratura. E infatti DICE ha voluto introdurre ex novo una modalità, chiamata Grand Operation, che ricalca i principali punti salienti della reale battaglia di Narvik, dall'assalto delle truppe alleate alla strenua resistenza dei nazisti. Nell'alpha erano sbloccati solo due "giorni" (da intendersi come veri e propri match) di un conflitto su larga scala destinato a durare più a lungo: all'inizio gli inglesi devono fare breccia attraverso le difese antiaeree dei tedeschi, i quali hanno il compito di disinnescare le cariche esplosive piazzate sui FlaK. Il risultato della prima fase influenza, ma in maniera piuttosto lieve, quella successiva: il secondo giorno ai soldati dell'Asse è ordinato di non cedere alla travolgente avanzata britannica, che ha come obiettivo la conquista dei punti di controllo in mano al nemico. Più ne vengono conquistati, più il fronte arretra, facilitando le operazioni di respawn degli attaccanti ed aumentando, di contraltare, le possibilità dei difensori. Nelle dinamiche delle singole partite non c'è nulla di davvero nuovo: è piuttosto la struttura macroscopica delle Grand Operations a renderle forse la modalità più intrigante di Battlefield V.

    Teamplay e Levolution 2.0

    Le maggiori novità di Battlefield V riguardano due elementi cardine, da sempre il fiore all'occhiello della serie di DICE: il gioco di squadra e la distruttibilità delle arene. Lo shooter mantiene la sua struttura a classi, ma rispetto al predecessore rende più determinante la collaborazione tra i membri del team.

    Impossibile, nel corso dei combattimenti, tentare sortite solitarie e sparare di uscirne illesi: un cecchino vi farebbe stramazzare al suolo, un cingolato potrebbe salutarvi con un colpo di cannone in piena faccia oppure rischiereste di rimanere senza vita e munizioni. Una squadriglia composta da un medico, un assaltatore - con lanciarazzi per i mezzi corazzati -, un ingegnere ed un cecchino ha molte più probabilità di riuscita, proprio perché ruoli e caratteristiche compensano i punti di debolezza di ogni classe. Pertanto l'atteggiamento da lupi solitari, per quanto comunque ammesso, è fortemente svantaggioso. E noi abbiamo provato a isolarci e farci beffa degli ordini di squadra, il risultato è sempre stato pessimo: un'ingloriosa morte e un avversario - più furbo di noi - che giustamente derideva la nostra scelleratezza.

    Quando si comincia ad usare a dovere lo spawn presso i compagni del team, si riforniscono gli alleati con cure e munizioni o si risollevano i caduti (i giocatori morti possono essere riportati in vita da un medico, se l'intervento è abbastanza rapido) si dirada un pochettino quella sensazione di impotenza che invece è preponderante se si evita di collaborare. Battlefield V, insomma, dipinge un conflitto corale, ancor di più che in Battlefield 1, in cui i "Rambo" di turno non mancano, ma in generale prevale chi è più affiatato, organizzato, capace di sacrificare quell'attimo di incosciente voglia di protagonismo in favore di meccanismi di squadra che danno più soddisfazione di ogni altra cosa.
    Il secondo elemento, e cioè la distruttibilità ambientale, è quello che abbiamo accolto con maggior entusiasmo, soprattutto perché la sbandierata Levolution dei vecchi Battlefield era troppo comandata per risultare veramente interessante. Nella mappa di Narvik sono invece evidenti i passi avanti fatti in questo senso: tra case in legno che crollano quando bersagliate dai cannoni e carri armati che abbattono pareti con nonchalance, quasi ogni elemento può essere distrutto o modificato, e ciò apre scenari tattici sorprendenti. Oltre che sconquassare praticamente ogni elemento del setting, è anche possibile erigere barricate di fortuna per migliorare le difese di zone calde. Non è consentito edificare dovunque, ma solo in punti prestabiliti. In più tutte le squadre dispongono degli strumenti di costruzione e non sono necessari materiali. Purtroppo (o per fortuna) queste dinamiche non sono state sfruttate troppo nel corso dei match online da noi disputati, se non nelle mappe dove era espressamente richiesto di difendere una zona di controllo. Siamo in ogni caso convinti che tali caratteristiche abbiano un buon potenziale tattico, anche se, inevitabilmente, abbassano un po' i ritmi di gioco. E questo non è necessariamente un male.

    Strumenti di morte

    Battlefield non è mai stato uno sparatutto simulativo, ma con il tempo la venatura arcade è sempre diventata più preponderante. Battlefield V si attesta più o meno dalle parti del predecessore: è presente una lieve simulazione della balistica, ma in gran parte dei casi (tranne per i tiri chilometrici) non sarà necessaria nessuna compensazione.

    La mappa di Narvik era infatti il territorio dei cecchini che, appollaiati al secondo piano di una casupola o sdraiati tra la fredda neve, riuscivano ad assottigliare con facilità le compagini avversarie. Gli scontri, dunque, si tenevano più che altro sulla lunga distanza, mentre le schermaglie ravvicinate, non troppe in numero, si combattevano nei pochi spazi chiusi ancora non abbattuti da bombe e cannonate. Prima di trarre conclusioni troppo affrettate - ad esempio a noi è sembrato che la balistica sia stata ulteriormente semplificata rispetto a Battlefield 1 - vogliamo però aspettare che tutto il roster di bocche da fuoco venga messo a disposizione con la versione finale.
    Ritornano, com'era prevedibile, i carri armati e gli aerei. L'efficacia dei primi è stata notevolmente ridotta: sebbene siano ancora degli strumenti da sfondamento efficaci, il loro potenziale è stato arginato dalla grande presenza di contromisure (cannoni, esplosivi, lanciarazzi). Gli aerei sono più difficili da abbattere, ma altrettanto complessi da manovrare. Di conseguenza il loro ruolo nelle sorti degli scontri terrestri è molto limitato, mentre i dogfight non restituiscono sensazioni troppo positive. Ci sarà comunque tempo per lavorarci su, ma l'importante è che il bilanciamento si mantenga su ottimi livelli.
    Parliamo, in ultimo, di qualche problema tecnico riscontrato. I più evidenti riguardano un'ottimizzazione del codice non proprio perfetta, soprattutto dal lato CPU. Siamo poi incappati in diversi bug minori, come compenetrazioni, errori di posizionamento della telecamera o sporadiche magagne nel respawn. Ma già da ora Battlefield V appare piuttosto pulito e ricco di un buonissimo colpo d'occhio, specialmente per coloro che avranno l'hardware adatto per godersi tutto al massimo del dettaglio.

    Battlefield 5 La closed alpha di Battlefield V ha evidenziato molte delle modifiche più rilevanti alla formula ludica rispetto a Battlefield 1. Ci è sembrato uno sparatutto più tattico, alle volte più dinamico, altre molto più statico e ragionato. Il maggiore focus sul gioco di squadra e la nuova Levolution sono le due caratteristiche più significative della produzione targata DICE, ed anche quelle che lasciano un maggiore sentore di novità. Per il resto, Battlefield V mantiene intatta la sua anima, caratterizzata da un sistema di shooting sempre soddisfacente, un’eccezionale varietà di situazioni ed un level design delle mappe estremamente curato. Resta solo da scoprire qualcosa in più sulla campagna in singolo giocatore e soprattutto sull’attesissima modalità battle royale, di cui, per ora, non sappiamo assolutamente nulla.

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