Battlefield 5: Cronache dal Fronte, provata l'Open Beta su PC

Abbiamo passato qualche ora in compagnia dell'open beta di Battlefield 5, un gioco solido e appagante ma con qualche problema da risolvere.

provato Battlefield 5: Cronache dal Fronte, provata l'Open Beta su PC
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Dopo essere tornata alle radici della modernità bellica, con Battlefield 1, capitolo ambientato tra i fronti della Grande Guerra, DICE si prepara a tornare alla numerazione canonica con Battlefield 5, un titolo che punta a riportare sui nostri schermi gli orrori del secondo conflitto mondiale. Un salto temporale tanto promettente quanto pericoloso, trattandosi probabilmente dell'evento bellico più "battuto" dalle produzioni videoludiche di genere. Un rischio amplificato dalle caratteristiche di una produzione che pare scartare in toto le simbologie della macchina da guerra nazista, mitigando il profilo ideologico dello scontro, quasi come fosse ambientato in una realtà alternativa. In attesa di verificare la fibra storica del titolo con la campagna in singolo, la recente open beta ci ha permesso di farci un'idea più precisa delle forze in campo, tra piacevoli novità, consolidate certezze e qualche dubbio da tenere in considerazione.

    Sangue, neve e rovine

    Sin dal primo istante, sin dal primo passo affondato tra le sabbie ghiacciate del litorale di Narvik, l'abbacinante gioco di contrapposizioni tra il gelido candore del litorale norvegese e le fiamme di una battaglia senza quartiere travolge i sensi dei giocatori, rapiti dall'eccezionale comparto grafico del titolo di DICE.

    Vessillo dell'ultima incarnazione del potente Frostbite engine, Battlefield 5 mette in campo un profilo tecnico maestoso, che proietta nel cuore del conflitto più sanguinoso della storia umana con un concerto audiovisivo esaltante, un mosaico di dettagli, effetti e vedute mozzafiato, mai così vivide e credibili. Se da una parte è evidente - e apprezzabilissima - la ricerca di un realismo grafico senza precedenti, dall'altra DICE deve ancora lavorare un po' sul bilanciamento tra questo proposito e l'effettiva fruibilità dell'esperienza. La perizia con la quale sono state riprodotte le mimetiche dei diversi schieramenti, ad esempio, rende difficilissimo individuare efficacemente il nemico, se non all'ultimo momento. Un problema non da poco, che trasforma la battaglia in una gara a chi avvista per primo l'avversario, influendo negativamente sull'identità storica del gameplay di Battlefield. Anche la balistica, tanto per fare un altro esempio, appare più compatibile con la realtà fattuale che con la godibilità ludica, con una scalabilità (damage spread) del danno che non si accorda in maniera ottimale con la distanza del tiratore dal bersaglio. Una scelta che aumenta considerevolmente l'efficacia letale dei ricognitori, capaci di intombare un soldato avversario con un singolo colpo da una distanza fin troppo consistente. Ad aggravare il problema c'è anche un bug che, nell'ultima build del gioco, impediva ai giocatori di vedere chiaramente il riflesso proiettato dal mirino dei tiratori.

    Difetti che, in ogni caso, non sminuiscono le obiettive qualità di un gunplay estremamente appagante, arricchito da un feedback eccellente che rende ogni bocca da fuoco unica e riconoscibile, per effetti, aspetto e sonorità. Contribuisce al pregio delle dinamiche di shooting anche l'ottimo comparto delle animazioni, che alimenta la fluidità di un sistema di movimento potenziato, modellato per assecondare con naturalezza le abilità dei giocatori, sia che si tratti di scavalcare in corsa barricate e cornicioni, sia che la frenesia del conflitto costringa un soldato schiena a terra, con il minino puntato verso lo schieramento avversario. Nell'open beta era possibile mettere alla prova le proprie doti belliche su due mappe radicalmente differenti, Narvik e Rotterdam, le stesse viste durante i nostri primi incontri con il gioco a Los Angeles e Colonia. In ambo i casi, parliamo di scenari fortemente caratterizzati, sia dal punto di vista strutturale che da quello squisitamente ludico, in grado di offrire agli appassionati della serie terreno fertile per un'ampia gamma di strategie d'assalto e di difesa.

    La disposizione degli obiettivi, sia in modalità Conquest che in Grand Operations sembrano pensate per bilanciare le dimensioni di ciascun campo di battaglia con la filosofia portante del franchise: in Battlefield non esiste alcun rifugio sicuro, solo ripari momentanei da abbandonare sulle note assordanti dell'artiglieria nemica. Una filosofia che in Battlefield 5 raggiunge vette adrenaliniche mai raggiunte finora, grazie anche alla completa distruttibilità di ogni singola struttura, che nel giro di pochi istanti può essere trasfigurata in un cumulo di rovine fumanti. Il risultato di questa sinfonia guerresca è un'esperienza frenetica e impegnativa, con note che riportano alla mente quel Bad Company 2 da molti ritenuto - e a ragion veduta - uno dei migliori capitoli della serie. Sensazioni sostenute anche da un level design che promuove una migliore distribuzione delle sparatorie, con meno "zone morte" tra un punto d'interesse e l'altro.
    Entrambe le mappe, tra le migliori mai viste nella storia del franchise, offrono ai combattenti una valanga di opzioni per raggiungere o allontanarsi dalle aree più calde, tra vicoli, campi aperti, piattaforme sopraelevate, edifici, canali e una mole d'interni inedita per gli standard della serie, tutti particolareggiati ai limiti del maniacale.

    Tra variazioni della conformazione geografica ed edifici svettanti, anche la verticalità delle ambientazioni è in grado di offrire un gradito contributo alla creatività letale dei giocatori. Una progettazione funzionale sulla quale si innesta efficacemente un'altra tra le novità più importanti inserite in questo capitolo, ovvero la possibilità di disporre sul terreno di scontro fortificazioni e perfino postazioni armate. Queste ultime possono essere piazzate esclusivamente dai soldati di supporto, a riprova delle intenzioni del team di incoraggiare la collaborazione tra i giocatori, aggiungendo ulteriori sfumature strategiche al quadro del gameplay.

    Allo stesso modo, i medici possono rimettere in piedi più rapidamente i soldati caduti, e depositare a terra casse per l'approvvigionamento dei kit curativi, un passaggio chiave durante l'avanzamento da un fronte a quello successivo. L'efficacia di queste aggiunte è ovviamente subordinata alla condotta "sportiva" dei compagni, ma non si fatica a intravedere l'ottimo potenziale di modifiche tese a migliorare il profilo tattico di un titolo che, ora come in passato, trova nel gioco di squadra uno delle colonne portanti della propria formula.

    Fratelli in armi

    Tanto per ribadire l'ovvio, Battlefield 5 non è un gioco per lupi solitari né per assaltatori selvaggi, due modus operandi quasi totalmente incompatibili con l'idea di guerra totale portata su schermo da DICE. Proprio per questo motivo, il gameplay del titolo si rivela particolarmente ostico per le frange più "casual" dell'utenza videoludica che, in assenza del giusto supporto, potrebbero cedere allo sconforto di fronte dopo l'ennesima morte a pochi minuti dallo spawn. Con Battlefield 5, in particolare, DICE sembra intenzionata a rendere l'esperienza ancora più "hardcore", con un occhio puntato al panorama degli sport digitali. La volontà di limitare considerevolmente il munizionamento a disposizione di ogni soldato, ad esempio, sembra collocare il gioco in questa specifica direzione.

    Anche in questo caso, parliamo di una modifica con la quale lo sviluppatore punta a incoraggiare il gioco di squadra, ponendo maggiore enfasi sul ruolo del supporto, l'unica classe in grado di rifornire i compagni di pallottole. Rimane comunque una quota di rischio, di nuovo legata alla condotta di una community che potrebbe non assecondare le volontà degli sviluppatori. È legato a doppio filo alle meccaniche di squadra anche il nuovo sistema di progressione del titolo, che permette agli utenti di aumentare il proprio rango con ciascuna delle classi, armi e veicoli presenti nel gioco, semplicemente facendone uso in battaglia. Per quanto le dinamiche di avanzamento promettano una maggiore varietà nella composizione strategica della propria dotazione bellica, alcune delle scelte operate da DICE non convincono ancora appieno.

    Ogni arma e veicolo, ad esempio, offre due diversi rami di perk aggiuntivi ma, una volta imboccata una strada, non pare possibile tornare sui propri passi, magari per modificare il loadout in accordo con le diverse necessità di ciascuno scontro. In alcuni casi, inoltre, le descrizioni delle abilità non risultano riportate correttamente, costringendo i giocatori a indovinare gli specifici effetti di ogni perk. Parliamo ovviamente di storture compatibili con lo stato di beta del gioco, un passaggio necessario per trovare un punto d'incontro tra design e feedback comunitario. È ovviamente presto per discutere del bilanciamento di armi e classi, ma la promessa di una maggiore varietà in termini di progressione e gameplay è sicuramente stimolante.

    In generale, ci sono alcuni piccoli problemi evidenti, come ad esempio l'insensata inefficacia dei mirini reflex (dotati di uno strato di grigio che ostacola la mira), ma niente che non possa essere aggiustato in tempo per il lancio. Più preoccupante è invece la gestione del respawn, a partire dalla meccanica di "sanguinamento" che anticipa la definitiva dipartita del nostro soldato. Per quanto l'idea di offrire al giocatore la possibilità di scegliere di resistere alla morte in attesa di aiuto medico sia funzionale, avremmo gradito la presenza di un'opzione per morire istantaneamente e procedere al successivo respawn, onde evitare inutili lungaggini agonizzanti. Sulle stesse note, avremmo gradito se anche la schermata di deploy su compagno avesse concesso agli utenti di modificare il proprio loadout, evitando di dover tornare alla mappa per cambiare l'assetto dell'avatar. Rientra nella stessa categoria di "rotture ritmiche" anche la necessità di tornare al menu per accedere alle casse di dotazioni speciali sbloccate durante la progressione, particolarmente dolorosa dopo aver trovato una sessione di gioco popolata da combattenti con la giusta stoffa. Abbandonare il campo tra una partita e la successiva, tra l'altro, non è ancora facile come dovrebbe, visto che l'opzione dedicata continua a latitare misteriosamente nella schermata di fine battaglia. Di contro, fortunatamente, i tempi d'attesa tra gli scontri sono stati notevolmente ridotti, così come quelli relativi al matchmaking iniziale, mentre la stabilità dei server ci è sembrata praticamente perfetta.

    Complessivamente, Battlefield 5 ha tutto il potenziale per offrire agli appassionati uno dei comparti ludici più completi e appaganti della serie, ma gli sviluppatori devono impegnarsi per elaborare al meglio le indicazioni offerte dalla core community del franchise, per bilanciare l'esperienza e correggere gli inciampi di design entro il prossimo novembre. Come nota di coda, non possiamo fare a meno di lodare ancora una volta l'ottimizzazione dell'engine di gioco, che sulla configurazione di prova è sempre rimasto solidamente ancorato ben oltre la soglia dei 60 fps, a 1080p e con settaggio ultra.

    Battlefield 5 L’open beta di Battlefield V ci ha offerto un’ottima possibilità per affondare i denti nel gameplay del titolo di DICE, assaporando sia i punti di forza del gioco, sia quelli che, almeno per il momento, sono le sue principali debolezze. L’ultimo nato in casa DICE si presenta come uno shooter appagante e profondo, benedetto da un level design di eccellente qualità, che delinea scenari perfetti per mettere alla prova dinamiche di gruppo potenziate. Per quanto la stratificazione tattica del gioco abbia tratto grande beneficio dalle modifiche apportate dal team, permangono alcuni problemi di bilanciamento che, unite a scelte non proprio indovinatissime, potrebbero condizionare la godibilità generale dell’esperienza. Niente di veramente drammatico o irrecuperabile, ma è necessario che lo sviluppatore sfrutti al meglio il tempo che ci separa dal 20 novembre, data di lancio del gioco. Resta una sicurezza il profilo tecnico di una serie in grado di stupire a ogni nuovo capitolo, grazie alle prodezze di un Frostbite engine perfettamente ottimizzato, e capace di offrire al pubblico panorami mozzafiato e scenari guerreschi di grande impatto. C’è ancora qualche bug da sistemare, ma si tratta di un aspetto che, al momento, non ci impensierisce affatto.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel I7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR 4 a 3200 MHz
    • GPU: Gigabyte 1070 G1 Gaming

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