Battlefield 5 Firestorm: Tempesta di Fuoco in formato Battle Royale

In leggero ritardo rispetto alla tabella di marcia, anche Battlefield V abbraccia la filosofia Battle Royale con Tempesta di Fuoco!

provato Battlefield 5 Firestorm: Tempesta di Fuoco in formato Battle Royale
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Durante la loro corsa verso la popolarità, i battle royale hanno subito modifiche di tutti i tipi. Ad oggi, quelli più di successo su Twitch incarnano l'agonismo del gesto atletico e mettono da parte tante delle caratteristiche survival con cui invece i battle royale sono nati. Basti pensare che uno dei primi giochi ad ospitare una modalità di questo tipo fu proprio Minecraft, la proteiforme creazione dello svedese Markus "Notch" Persson, che agli inizi del primo decennio degli anni duemila si era dimostrata una vera e propria fucina di creazioni. Battle royale è insomma un nome che si adatta a contesti anche molto diversi tra loro: può esserci l'agonismo da arena shooter di Apex, con tanto di sistema di respawn dopo la morte; la necessità di costruire bene e rapidamente, oltre che saper sparare, di Fortnite; oppure ancora la sopravvivenza più pacata e ragionata di un PlayerUnknown's Battleground. Sono esperienze diverse, perfino antitetiche se ci si riflette un po' su, ma tutte condividono un obiettivo: quello di arrivare fino alla fine, da soli o con una squadra.

    Non è dunque vero che i battle royale abbiano detto già tutto o che siano un genere incapace di evolversi. Rappresentano anzi un diverso approccio al gioco competitivo, e vanno ad incontrare quasi tutti i gusti, da quelli degli individualisti a quelli degli amanti del teamplay. Tra tutte queste classi di battle royale, Battlefield V: Firestorm si va a collocare nella nicchia dei giochi che danno più importanza ai ritmi da survival game, con un metronomo costantemente impostato sull'adagio e la necessità di mettere da parte l'ardore e lasciar subentrare la furbizia. Un'idea sorprendentemente controtendenza, quella di DICE e Criterion (a cui si deve questa modalità), che effettivamente non sta pagando troppo in termini di visibilità. Ma Firestorm ha una sua unicità, è divertente ed imprevedibile, a volte frustrante ed ingiusto, altre avvincente e teso. Riesce a trasmettere alcune delle sensazioni che si respirano nelle più grandi mappe del tradizionale multiplayer di Battlefield V, enfatizzate però dal costante terrore di essere uccisi da un avversario più abile e scaltro.

    La cortina di fuoco

    L'incipit di Firestorm è tale e quale a quello della gran parte dei battle royale sul mercato. C'è una fase di warm up che solitamente dura poco più di un minuto e poi ci si può paracadutare da uno stuolo d'aerei che sorvolano la penisola di Halvøy, in territorio norvegese. La mappa è enorme, secondo le stime la più grande mai apparsa in un gioco di Battlefield, ed è stata costruita cercando di proporre ambienti differenti senza però tradire la coerenza dell'ambientazione.

    Punti di interesseHalvøy è disseminata di punti di interessi vari in cui poter recuperare delle ricompense. Ci sono dei depositi sotterranei in cui di solito è localizzato un carro armato: aprirli significa però non solo perder tempo armeggiando con due manopole, ma anche attivare una sirena che potrebbe rivelare la posizione in cui si trova la nostra squadra. Un altro tipo di punto d'interesse è rappresentato da alcune stazioni di rifornimento che vanno conquistate occupando la postazione per alcuni secondi (in maniera analoga al cattura la bandiera). Anche in questo caso, ottenere rifornimenti vuol dire evidenziare ai nemici la propria presenza, visto che il progresso di conquista di una zona è visibile in tutta la mappa,

    Non ci si deve aspettare quindi il repentino passaggio da deserto a brughiera, da montagne a paludi: Halvøy presenta solo cime innevate, foreste, piccoli centri abitati e tundra. Lo spettacolo visivo, quando s'atterra, è incredibile: Firestorm è probabilmente uno dei Battle Royale più atmosferici e belli da vedere. Il Frostbite, in grande spolvero, riesce a simulare anche tempeste di neve, alberi scossi dal vento e dalle esplosioni, ma soprattutto la distruttibilità ambientale, che è una caratteristica importantissima. Grazie ad essa Firestorm diventa un campo di battaglia in continuo mutamento: nessun edificio è sicuro se può esser bombardato da un attacco d'artiglieria o dal fuoco di un carro armato nei paraggi. Se poi ci si imbatte nei ruderi di un piccolo villaggio di pescatori allora si capisce che qualcuno ha combattuto proprio lì, che ci potrebbero essere risorse vicino ai cadaveri dei malcapitati, oppure qualche sciacallo subdolamente appostato su un colle.

    Firestorm è anche un'esperienza narrativa, a suo modo, che parla attraverso gli ambienti devastati o intatti e che spinge a sfruttare l'armamentario non solo per uccidere, ma anche per modificare il level design. Abbiamo vissuto tante partite in cui per stanare una squadra nemica abbiamo abbattuto i muri della casa in cui si nascondeva o l'abbiamo seppellita viva con gli esplosivi. Ed anche se si tratta di una strategia che può essere tranquillamente rimpiazzata da una buona mira e coordinazione, è sempre bello avere degli strumenti alternativi per affrontare le battaglie.

    Questi strumenti, oltre ad armi anticarro e pistole per richiamare attacchi aerei, vengono incarnati anche dai mezzi di trasporto - diciassette in tutto - di diverse tipologie. Automobili, autocarri corazzati, trattori, carri armati e perfino un piccolo elicottero. Per funzionare i veicoli hanno bisogno di carburante e di oggetti per ripararne i danni subiti, e generalmente il loro utilizzo è, per così dire, poco furtivo. In Firestorm è infatti molto importante passare inosservati e far leva sull'elemento sorpresa per cogliere alla sprovvista gli avversari, questo perché il time to kill è molto basso e può bastare anche un singolo colpo per mandare al tappeto qualcuno. Sfruttare i veicoli è dunque una possibilità ghiotta per superare in potenza di fuoco una squadra nemica, ma è controbilanciata dall'elevata presenza di mine e lanciarazzi e dalla difficoltà nel pilotare i mezzi più ingombranti negli spazi angusti.

    I problemi di Firestorm risiedono in un'interfaccia utente davvero poco pratica, che costringe a far troppe circonvoluzioni per eseguire anche il più semplice dei compiti. Un aspetto che viene mitigato dal ritmo generalmente poco frenetico delle battaglie, ma che pesa molto nelle fasi di raccolta dell'equipaggiamento. Non mancano alcuni bug, per esempio la possibilità che un nemico morto si muova ancora, come fosse ancora vivo, e qualche problema di chiarezza durante gli scontri a fuoco, soprattutto negli scenari innevati e con tanti elementi sulla scena. Il sistema di comunicazione è inoltre poco pratico da usare, e questo è un problema di grande impatto quando si gioca con una squadra di sconosciuti.

    Se insomma si vuole provare questa modalità ma si è orfani di un gruppo d'amici, allora forse è meglio puntare sulle partite in solitaria, perché combattere con sconosciuti senza spirito di squadra può essere davvero frustrante. Firestorm è infatti molto improntato alla sopravvivenza ed alla cooperazione. Le cure non sono abbondanti, nemmeno le placche rinforzate (che sostituiscono gli scudi), ed è quindi richiesto un buon posizionamento e tattiche di squadra per evitare di soccombere. La morte di un membro del team non può essere riparata in nessun modo, in compenso, un soldato moribondo è ancora in grado di utilizzare una pistola o un pugnale ed in qualche modo nuocere al suo aggressore.

    Nonostante i suoi ritmi meno improntati all'azione pura, Firestorm si rivela adrenalinico e, talvolta, anche molto rapido: il cerchio di fuoco si restringe con sorprendente velocità, ed al contrario di quello di molti altri battle royale, la sua potenza è tale da abbattere alberi ed edifici. La corsa verso la salvezza è dunque serrata e spasmodica, spesso poi, quando si avvista un gruppo d'ostili, s'incontra con l'imperativo di rimanere nascosti tra gli arbusti e tra le colline. Nelle fasi finali la tensione diviene palpabile e Firestorm può assumere le sembianze di uno stealth game: persone acquattate nell'ombra che attendono un singolo movimento, altre che cercano di approfittare di un conflitto per svolgere il ruolo di terzo incomodo. A vincere è la furbizia o la fortuna, oltre che la pura abilità: una declinazione di battle royale, bisogna dirlo, estremamente piacevole.

    Battlefield 5 Firestorm ripristina nella sua formula alcune connotazioni da survival game che i battle royale di maggior successo si stanno pian piano lasciando alle spalle. Ne risulta un’esperienza più lenta e ragionata, gradevolmente - ma non eccessivamente - sbilanciata ed imprevedibile. Lontana forse dai trend di successo e dal mito della competizione, ma molto più vicina all’idea di sopravvivenza ad ogni costo. Firestorm non è affatto perfetta, anzi, ma è un’esperienza molto più coinvolgente di tante altre: è un tassello di diversità nel vasto mondo dei battle royale, a dimostrazione che c’è ancora molto da poter dire e tanto altro da poter sperimentare.

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