Bee Simulator: il megaminimondo di BigBen

Avete mai pensato di vivere nei panni di una piccola ape? Se la risposta è affermativa, BigBen ha pensato a voi...

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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Nella futura lineup di Bigben Interactive figurano giochi dei generi più disparati: simulatori di pesca, racing game, giochi di ruolo e avventure investigative di stampo lovecraftiano, come evidenziato nella nostra prova di The Sinking City. Alla Bigben Week, che si è svolta nella seconda settimana di maggio a Parigi, era possibile entrare in contatto con tutta questa diversità: il nostro interesse, forse stimolato anche dalla presentazione di Away: The Survival Series durante l'ultimo State of Play, è stato catturato da un prodotto chiamato Bee Simulator. All'apparenza si trattava un simulatore ambientato nel mondo delle api, ma quando una sviluppatrice dello studio Varsav si è avvicinata, ci ha svelato l'inganno: no, Bee Simulator non è un simulatore, ma un gioco d'avventura pensato per introdurre i più piccini al mondo degli insetti e, più nello specifico, a quello delle api. Incuriositi, abbiamo ascoltato ciò che aveva da dirci.

    Megaminimondo

    Le api sono animali fondamentali per l'equilibrio del nostro ecosistema, ma recentemente il loro numero ha iniziato a calare repentinamente: questo ha messo in allarme molti scienziati ed ha dato il via a molte campagne di sensibilizzazione (come la spassosissima BeeSexual di YouPorn) pensate per far comprendere a uomini e donne d'ogni età la gravità della situazione. Bee Simulator si inserisce in questo filone, adattando però la comunicazione ai giocatori più piccoli (la sviluppatrice ci ha detto indicativamente tra i cinque e i dieci anni): il gioco è dunque molto semplice, colorato e ricco di scenette che spiegano il modello di vita delle api di un alveare. Le varie figure sono umanizzate, parlano e hanno tracce di una personalità.

    Nell'impostazione il titolo ci è parso una via di mezzo tra una serie animata per fanciulli e un cartone educativo. La sua componente ludica prevede semplici attività: si può svolazzare e raccogliere il polline per poi rifornire l'alveare e contribuire alla produzione del miele; è possibile anche iniziare semplicissimi combattimenti - basati sul tempismo nella pressione di un tasto di attacco e uno di difesa - che ci contrappongono delle "crudeli" vespe. Bee Simulator cerca però di rendere la componente violenta il meno presente possibile: non si potrà morire e né fare del male agli umani che si possono incontrare svolazzando tra gli alberi del Central Park, la principale ambientazione. Ci sono poi delle modalità collateriali, come una sorta di "PvP" ispirato a Flower, una modalità volo libero e lo split screen, nel caso in cui qualche genitore volesse condividere con i propri figli l'esperienza.
    Pur apprezzando gli intenti di Bee Simulator e l'evidente e genuino interesse riposto nell'affrontare un tema di questo tipo, svolazzando con la creazione di Varsav Game Studios abbiamo notato innumerevoli problemi. Parte delle storture tecniche, tra cui un framerate traballante, comandi ingessati e un colpo d'occhio molto grezzo e sporco, tendiamo ad imputarla alla provvisorietà della build mostrata, su cui il team sta ancora lavorando e che ripresenterà, con alcuni aggiustamenti, alla GamesCom 2019.

    Ma il grosso dei dubbi è rivolto alla varietà e soprattutto alla qualità delle interazioni. Bee Simulator sembra un gioco meccanico, ricco di obiettivi e indicatori che rendono sempre chiaro dove bisogna recarsi e qual è il nostro compito. Se si pensa all'esistenza delle api, dopotutto, in testa balza l'idea di una vita monotona ed incentrata sull'efficienza e sulla produttività. Ma Bee Simulator - secondo quanto c'è stato detto - non è e non vuol essere un simulatore: allora perché banalizzare così tanto un'esperienza del genere?

    Una grande contraddizione avvolge il gioco di Varsav: Bee Simulator si fa portatore della massima "apprendere giocando" e poi si dimostra didascalico, verboso, meccanico. Pare essersi ispirato alle creazioni di Jenova Chen (in particolare Flower), note per esser assolutamente democratiche grazie ad interazioni calcolatissime, ma intraprende un viale in netta contrapposizione rispetto a quello percorso dal creativo cinese.

    Forse l'errore di design alla base di Bee Simulator sta nell'interpretare l'esplorazione come un processo che non debba far mai sentire l'utente smarrito e senza uno scopo. Eppure molti giochi indicati per un pubblico che va oltre l'indurita fetta di giocatori "hardcore" ci hanno dimostrato che l'esplorazione più coinvolgente è quella fine a se stessa, o almeno quella che non prevede l'impellenza di "completare" qualcosa.

    È errata la concezione che un gioco, per esser adatto a tutti, dovrebbe risultare sempre chiaro, puntuale nelle descrizioni, senza nessun tipo di ambiguità; anche a costo d'ingabbiare la fantasia degli utenti in una prigione d'indicatori, d'urgenze, di necessità. Se bastasse questo a rendere un'esperienza inclusiva, allora il mercato ne sarebbe pieno. Invece quel che sfugge a Varsav è che creare un gioco del genere è un'impresa che passa per l'operazione forse più complessa di tutte: la riduzione all'essenziale.

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