Berserk and the Band of the Hawk Provato

Abbiamo provato il nuovo musou targato Omega Force e ispirato alla straordinaria opera dark fantasy di Kentaro Miura.

Berserk and the Band of the Hawk Provato
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Disponibile per
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Non capita di rado, negli ultimi anni, di sentire affibbiare a George R. R. Martin e alle sue Cronache del ghiaccio e del fuoco il grande merito di aver creato quel circoletto vizioso in cui la maggior parte dei personaggi chiave di un'opera viene sacrificata in maniera subdola e terribile sull'altare dello spettacolo. Un sadico motivo di vanto che il buon George si sarebbe anche potuto meritare...se solo non fossero esistiti Kentaro Miura e il suo Berserk. Perché se è vero che Martin ha saputo allestire un racconto capace spesso di colpire allo stomaco con le sue tinte oscure, l'epopea di Gatsu - giunta da noi solamente nel 1996 - ci ha regalato una delle più primitive, viscerali e disturbanti esperienze dark fantasy della scorsa generazione. Ecco perché, non appena le nostre orecchie hanno udito l'annuncio (a distanza di ben 18 anni da Sword of the Berserk su Dreamcast) di un musou incentrato proprio su quest'incredibile manga, ci siamo alzati in piedi e abbiamo esclamato: alleluia!
    D'altronde, strapotere fisico, mazzate clamorose, sangue e smembramenti sono caratteristiche tanto dei titoli targati Omega Force, quanto del capolavoro di Miura. Tutto questo preambolo per dirvi che, la settimana scorsa, abbiamo finalmente avuto modo di provare Berserk and the Band of the Hawk, in arrivo il 24 febbraio su Playstation 4, PSVita e PC.

    Il potere dell'Ammazzadraghi

    La build su cui abbiamo messo le mani ci ha permesso di giocare i primi quattro episodi della Story Mode, ovvero la classica modalità narrativa con cui gli Omega Force recuperano gli eventi principali dell'opera di riferimento e li trasformano in missioni ben concatenate tra loro. È successo per Arsland e accadrà naturalmente anche per Berserk.

    Durante il breve prologo introduttivo, in cui un Gatsu già maledetto si stava dirigendo verso una meta non meglio precisata, ci siamo ritrovati d'improvviso in una dimensione surreale, tratteggiata a tinte rosso sangue e completamente ricoperta di volti umani agonizzanti: un'accoglienza senz'altro macabra e violenta, in pieno stile Miura. Dopo pochi passi, infatti, siamo stati attaccati da un nutrito manipolo di amenità deformi, intenzionate a farci a pezzi al grido di "prendete il sacrificio!". È stata l'occasione perfetta per impugnare lo spadone e saggiare il combat system che il team di sviluppo ha elaborato per questo nuovo titolo. Inutile dire che Berserk and the Band of the Hawk conserva sostanzialmente immutate le principali caratteristiche alla base di ogni musou: ci si butta in mezzo a decine e decine di nemici e si comincia a menar fendenti come se non ci fosse un domani, affidandosi alle due canoniche tipologie di attacco: quello più rapido ma meno incisivo e quello più lento ma nettamente più potente. Alternare i colpi, seguendo delle specifiche combinazioni che si faranno via via più complesse e devastanti, oltre ad aumentare il counter delle combo, permette di riempire le due barre dei poteri di Gatsu.
    La prima è quella del "Frenzy", una sorta di modalità trance che ci renderà più potenti, più rapidi e in grado di non subire alcun danno per tutta la sua durata: un asso nella manica non indifferente per abbattere gli abomini più ostici, o anche semplicemente per fare un po' di piazza pulita su un campo di battaglia troppo affollato. A ogni nuovo riempimento, la barra aumenta di livello (fino a un massimo di 5), conferendoci capacità di combattimento sempre più straordinarie. Come se non bastasse, gli avversari uccisi durante la modalità Frenzy rilasciano delle "lost souls", fondamentali per attivare il secondo potere in possesso del nostro eroe: il cosiddetto "Death Blow".
    Si tratta di uno spettacolare attacco che gli consente di balzare violentemente in avanti con lo spadone e spazzare via tutti i nemici nell'area, guadagnando ovviamente un sostanzioso quantitativo di anime.
    Un'altra particolarità del combat system è garantita dal "quickstep", con la quale è possibile - premendo al momento giusto il tasto triangolo - incrementare la velocità d'esecuzione tra un attacco normale e uno più forte, così da poter concatenare più colpi di seguito e "liberare" spazio anche per un ulteriore fendente caricato. È insomma un tecnicismo che serve - un po' come il recupero del Ki in Nioh - a ridurre i tempi morti e ad aumentare l'output dei danni, ma che può essere sfruttato solamente una volta in ogni nuova sequenza d'attacco.
    Non manca poi l'immancabile stance di guardia, fondamentale per difendersi dagli assalti dei nemici più coriacei e per eseguire - in combinazione con lo stick sinistro - delle rapide schivate laterali.

    Conclusasi la sequenza nella dimensione demoniaca, siamo stati catapultati - esattamente come avveniva nel manga - indietro nel tempo, alla cosiddetta "Età dell'Oro", ovvero il famoso arco narrativo in cui si ripercorrono i primi passi da mercenario di Gatsu, durante una delle battaglie di conquista del Regno di Midland. Nel corso della prima missione, come al solito anticipata da un breve briefing in cui poter selezionare l'equipaggiamento con il quale scendere in campo (accessori e item curativi), abbiamo dovuto guidare l'assalto a un castello ben difeso e fortificato.
    Come in altri musou, la mappa di gioco è divisa in diverse zone, accessibili solamente dopo aver completato uno o più eventi. In questo caso, dovevamo distruggere le catapulte difensive e liberarci di quattro capitani di guarnigione a difesa di alcuni accampamenti (che potevano altresì essere conquistati) in grado di fornire nuove forze per rimpinguare i ranghi nemici.
    Completare questi incarichi soddisfacendo determinati requisiti speciali (come distruggere le catapulte difensive prima che queste abbiano il tempo di polverizzare anche uno solo dei macchinari d'assedio dei nostri alleati), permette di ricevere dei Behelit come ricompensa, utili a sbloccare i diversi tasselli di un'immagine iconica presente nella gallery di gioco.

    La progressione all'interno del castello ci ha garantito un sufficiente quantitativo di esperienza per salire di livello un paio di volte, permettendoci di potenziare le 4 statistiche principali di Gatsu (Vitalità, Attacco, Difesa e Tecnica, che acuisce la durata del Frenzy) e di sbloccare nuovi attacchi (come quelli penetranti e spezza-guardia) per allungare le nostre combo. Quanto al resto, oltre al recupero di alcuni forzieri sparsi sulla mappa (necessari a racimolare denaro per comprare nuovi accessori e impasti curativi), dovremo stare attenti al cosiddetto "moral gauge", ovvero un indicatore che ci segnalerà in ogni momento l'andamento della battaglia, e che varierà tenendo conto delle perdite subite dai due schieramenti e del numero di eventi da noi completati. Più alto sarà il morale, più semplice si rivelerà abbattere le forze nemiche.
    Nell'ultima fase di conquista del castello ci siamo ritrovati al cospetto dell'enorme Bazuso, celebre generale dell'esercito nemico. In questo duello dal sapore tipico di una boss-fight, l'unica (mera) preoccupazione era rappresentata da una delle sue pericolose combinazioni d'attacco, comunque facilmente aggirabili sfruttando la schivata rapida e ripartendo al contrattacco. Terminata la battaglia e ottenute le relative ricompense in Exp, equipaggiamento e denaro, abbiamo assistito a una delle tante, pregevolissime cutscene animate che accompagnano il titolo, trovandoci infine arruolati tra i ranghi dell'Armata dei Falchi (la Band of the Hawk appunto) di Grifis, uno dei personaggi più rappresentativi della serie. Presso il loro accampamento potremo inoltre parlare con diversi membri del gruppo e personaggi di spicco (come Caska, Kolcas, Pipin e Judo), scoprendo interessanti retroscena narrativi che servono ovviamente a colmare la distanza che separa il videogioco dal manga.

    Berserk and the Band of the Hawk Che cosa dobbiamo aspettarci dunque da questo Berserk and the Band of the Hawk? La risposta ci sembra piuttosto semplice: un musou che, rispettando l'integrità artistica della straordinaria opera di Kentaro Miura, prova a trasformare in concretezza digitale ciò che prima poteva essere soltanto immaginato. Il combat system, seppur canonico ed estremamente accessibile, ci è sembrato comunque in grado di restituire, pad alla mano, tutte quelle sensazioni di potere e devastazione che abbiamo imparato ad amare attraverso le gesta di Gatsu. Anche l'aspetto narrativo ci è parso particolarmente curato, con cutscene animate molto convincenti, grazie alle quali ripercorrere gli eventi raccontati nella serie. Nel caso in cui non abbiate mai letto Berserk, vi invitiamo innanzitutto a recuperare i volumi del manga, assolutamente imperdibili per tutti gli amanti del dark fantasy. Le vicende, tuttavia, oltre a essere spesso accompagnate da riassunti curati e interessanti, vengono sempre raccontate in maniera molto semplice e intuitiva, creando un amalgama convincente tra narrazione e gameplay.

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