Black Desert per PS4: impressioni dopo l'Open Beta

L'Open Beta tenuta su PS4 ci ha permesso di tornare nel mondo di Black Desert e di saggiarne l'ottimizzazione per console.

provato Black Desert per PS4: impressioni dopo l'Open Beta
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Mentre titoli più blasonati come Final Fantasy XIV (qui potete leggere la nostra recensione di FFXIV Shadowbringers) e The Elder Scrolls Online continuano a dominare prepotentemente la classifica dei più giocati MMORPG del 2019, anche grazie ad una lunga sequela di espansioni, l'ambizioso Black Desert di casa Pearl Abyss si avvicina silenziosamente alle nostre PlayStation 4. Già approdato su Xbox One nello scorso marzo, il gigantesco sandbox spalancherà i propri cancelli agli utenti Sony a partire dal prossimo 22 agosto, ragion per cui lo sviluppatore coreano ha recentemente tenuto una corposa Open Beta con cui testare l'infrastruttura online del prodotto e ingolosire i curiosi.

    Desiderosi di tornare fra le indimenticabili terre di Balenos, Serendia e tutte le altre zone che costituiscono il sempre più vasto mondo di Black Desert, vi abbiamo partecipato anche noi, al fine di testare a dovere l'ottimizzazione per console. Sfortunatamente le performance registrate su PlayStation 4 (modello fat) sono ancora distanti dalle nostre aspettative, ma il risultato ci è parso quantomeno soddisfacente.

    I contenuti della Beta

    Com'era già accaduto per l'Open Beta su Xbox One, la versione di prova per PS4 ci ha proposto soltanto i contenuti che Black Desert aveva da offrire nel 2016, ossia un anno dopo il suo esordio su PC. Tuttavia, l'assenza di classi e territori aggiuntivi e, più in generale, di ben tre anni di supporto serrato, non hanno reso il test limitante o comunque povero di contenuti, come invece sospettavamo.

    Questo perché il team di Pearl Abyss, intenzionato ad offrire ai beta tester un abbondante assaggio del prodotto finale, ha messo a disposizione dei partecipanti le prime tre aree del gioco, con tutte le sconfinate missioni ad esse legate, e impostando a 50 il level cap raggiungibile dagli utenti.

    Un'impresa da non poco che qualunque giocatore, purché disposto a sacrificare preziose ore di sonno, avrebbe potuto raggiungere persino nei quattro giorni di test, sviscerando a velocità inverosimile la nutrita campagna principale del prodotto.
    Consci che il nostro personaggio sarebbe caduto nell'oblio al termine del test, abbiamo quindi affrontato il suo processo di creazione senza l'enfasi e l'eccessiva ricerca del dettaglio che in genere caratterizza l'inizio di un MMORPG.

    Ciononostante, la personalizzazione dell'avatar ci ha colpiti positivamente, in quanto l'editor risulta vasto e completo, invogliando gli interessati a modificare persino gli aspetti più trascurabili dei propri alter ego.

    L'unico reale intoppo lungo la via verso la totale personalizzazione del personaggio è infatti rappresentato dal gender-lock che ancora oggi affligge ogni singola classe, e che appunto esclude, ad esempio, la possibilità di impersonare un ranger di sesso maschile. Va comunque precisato che di svariati classi esistono sia la versione maschile che femminile (come nel caso di Wizard e Witch), che però conservano differenze fondamentali, sia in quanto ad aspetto fisico sia in termini prettamente ludici.

    Tra battaglie e cali di frame

    Una volta preso il comando del nostro banale ed altrettanto versatile Warrior, ci siamo dunque confrontati con l'essenziale e funzionale interfaccia in-game, che ci ha accompagnati per tutta l'avventura, senza mai occupare lo schermo con irritanti e ingombrati schermate.

    Fatta eccezione per le volte in cui il giocatore accede spontaneamente al menu di gioco o decide di intrattenere conversazioni con gli NPC, lo schermo rimane infatti sempre molto pulito, favorendo la lettura dei combattimenti anche nel mezzo di fasi particolarmente caotiche. Come conseguenza, non solo risulta molto semplice capire cosa accada nelle immediate vicinanze del personaggio controllato, ma l'arte della battaglia diventa uno spettacolo quanto mai ammaliante.

    Anche perché Black Desert, come imposto dalla principale tradizione dei MMORPG coreani, basa la propria esperienza su un grinding esasperato e perpetuo, nonché inadatto ai giocatori non proprio avvezzi a trascorrere ore (per non dire giornate intere) a squartare mostri e belve di ogni tipo per portare a casa un quantitativo di punti esperienza quasi mai congruo all'impegno profuso.

    Va infatti specificato che tutte le missioni di cui si compone la campagna non garantiscono alcun XP, ma solo oggetti, pezzi di equipaggiamento e i cosiddetti Contribution Points (fondamentali per acquistare immobili, sbloccare territori particolari o addirittura incrementare il drop rate in alcune aree).

    Lo sterminio compulsivo e scriteriato di goblin, orchi e fiere anche di grandi dimensioni diventa quindi l'unico mezzo concreto per incrementare il proprio livello e migliorare le statiche del personaggio.

    Una caratteristica da non prendere alla leggera, e che siamo certi andrà perfettamente a genio ai veterani di un leggendario MMORPG di fattura coreana: quell'indimenticabile e travolgente capolavoro noto come Ragnarok Online.
    Sebbene le solide fondamenta ludiche di Black Desert abbiano saputo soddisfare ancora una volta i nostri palati, le recenti giornate di Open Beta hanno sollevato delle criticità non da poco.

    Durante i test, infatti, ci siamo imbattuti in numerosi e bruschi cali di framerate, che proprio durante le fasi maggiormente concitate hanno più volte rischiato di penalizzare la sopravvivenza del nostro avatar. Alle già vistose oscillazioni si aggiunge inoltre una latenza spesso insostenibile, che non siamo certi verrà opportunamente risolta entro l'ormai vicina data di lancio dell'opera completa.

    Come se la situazione non fosse già abbastanza preoccupante, è doveroso segnalare che persino il caricamento di texture e modelli avviene troppo spesso con largo ritardo, generando situazioni tutt'altro che gradevoli. Augurandoci che queste mancanze (magari imputabili alla build del 2016 che lo sviluppatore ha utilizzato per la Beta) non riescano a intaccare persino il prodotto finale, vi diamo appuntamento all'ultima settimana di agosto, quando finalmente potremo emettere il nostro verdetto definitivo sulla versione per PlayStation 4 di Black Desert.

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