Bleeding Edge: analisi della closed beta prima della recensione

Dopo aver provato la closed beta di Bleeding Edge, ci siamo fatti un'idea più definita della nuova creatura di Ninja Theory.

Bleeding Edge
Anteprima: Xbox One X
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Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Sì, lo so, inutile fare finta di niente: da Ninja Theory, talentuoso team di Cambridge da sempre in prima fila in fatto di evoluzione tecnologica, performance capture ed esperienze dal taglio profondamente cinematografico, ci aspettavamo tutti un gioco di molto, molto diverso da Bleeding Edge. A maggior ragione in seguito al sorprendente annuncio dell'acquisizione da parte di Microsoft della software house di Heavenly Sword, Enslaved e DmC Devil May Cry: gli sviluppatori inglesi sono infatti uno degli studi più prestigiosi tra quelli entrati a far parte della scuderia Xbox, e visto il preciso intento di andare a creare esclusive di peso nella softeca della X verde sarebbe stato lecito attendersi qualcosa di decisamente più affine al loro storico DNA.

    Parola d'ordine: osare

    Quel qualcosa arriverà in effetti con Senua's Saga: Hellblade II (e forse pure con altro, a giudicare dall'anteprima di Project: MARA), ma di certo non con Bleeding Edge, inattesa incursione nel mondo dei giochi multiplayer online da parte dei Ninja capitanati da Tameem Antoniades in arrivo il prossimo 24 marzo su Xbox One e PC.

    Un esperimento piuttosto bizzarro che, per il genere davvero lontanissimo da tutto ciò che ha fatto le fortune della software house, sembra aver lasciato il pubblico piuttosto indifferente sin dalla presentazione ufficiale allo scorso E3 2019. E sì che, a ben vedere, almeno dal punto di vista dello stile Bleeding Edge avrebbe comunque quel quid che fa molto Ninja Theory: la direzione artistica è ancora una volta alquanto ricercata, con un'indole fumettosamente punk che ricorda un po' Sunset Overdrive e un po' Tank Girl.

    Non può che essere l'estroso e squillante character design a distinguersi rispetto al resto, rendendo Bleeding Edge un titolo tutt'altro che anonimo: l'ambientazione è un futuro non ben precisato fatto di tecnologia sferragliante, graffiti, neon pubblicitari e scenari profondamente urbani, in cui si andranno ad affrontare personaggi davvero sopra le righe - degni in effetti di quello che viene definito dai suoi stessi creatori come un picchiaduro a squadre 4 contro 4.

    Qualche esempio? Beh, c'è Nídhöggr, un cantante black metal norvegese che si è fatto innestare inserti cibernetici sul corpo (su tutti, una pratica mandibola/lanciafiamme): un satanasso da palcoscenici underground che per menare usa una chitarra che è anche un'ascia. Oppure Kulev, un'anima rinchiusa digitalmente dentro un serpente meccanico che si trascina dietro un cadavere incartapecorito - che sarebbe poi il corpo del professore di antropologia un tempo proprietario dell'anima stessa. E ancora, un delfino che combatte dentro un esoscheletro robot con le fattezze di un granchio, una strana donna-uccello, una sacerdotessa voodoo e l'immancabile samurai (per l'occasione rivisto in chiave hip-hop con bombolette, catena d'oro e cappellino d'ordinanza).

    Insomma, il cast è variegato e l'appeal dei protagonisti non manca affatto: certo, i confronti con un peso massimo come Overwatch non mancheranno, ma in questo senso Bleeding Edge non esce sconfitto in partenza (anzi, sembra proprio essere in grado di dire la sua in virtù della personalità gagliarda). Se la componente estetica può dirsi chiassosamente a fuoco, sarebbe invece stato lecito attendersi magari qualcosa di meglio a livello strettamente tecnico: intendiamoci, i 60 fps ci sono e restano un elemento irrinunciabile per le dinamiche di gioco, però al tempo stesso non sarebbe stato male accompagnare la fluidità a un colpo d'occhio un filo più incisivo, per una resa grafica che tra effetti di luce e un rendering cartoon fa il suo lavoro in maniera discreta, senza assolutamente mai colpire più di tanto.

    Nell'arena

    Da non sottovalutare invece il gameplay, che è poi la ragione principale per cui ritengo sia giusto concedere almeno un'occasione a Bleeding Edge: la dozzina abbondante di ore passate sulla Beta mi hanno fatto scoprire un titolo multiplayer piuttosto particolare, con sfumature sorprendentemente gustose legate proprio ai combattimenti corpo a corpo (o per lo meno ravvicinati).

    Il riferimento più vicino alla prossima fatica di Ninja Theory è Anarchy Reigns, bizzarro esperimento targato PlatinumGames pubblicato nel 2012 su Xbox 360 e PlayStation 3 rimasto oscuro al grande pubblico: siamo anche in questo caso dalle parti di un picchiaduro a squadre con visuale in terza persona, anche se rispetto alla creatura di Atsushi Inaba nello specifico c'è nettamente meno enfasi sulle combo, a vantaggio invece delle abilità speciali con effetto cooldown - in pieno stile MOBA / hero shooter.

    Non aspettatevi di essere travolti da un roboante effetto novità già a partire dalla primissima partita: nonostante una certa originalità Bleeding Edge non è affatto una rivoluzione né una sferzante ventata d'aria fresca nel panorama dei titoli multiplayer online (come poteva invece apparire For Honor, fosse solo per il peculiare sistema di controllo). Al contario, per esperienza personale Bleeding Edge mi è sembrato come la marea: sale piano, senza che nemmeno ce ne si accorga, e poi ti ritrovi fregato, lì ad accumulare ore scoprendo i risvolti delle abilità di questo o quel personaggio.

    Occorrono tuttavia un po' di pazienza e una certa apertura mentale per non bollarlo subito come una divagazione trascurabile, perché le schermaglie in compagnia di Gizmo ed El Bastardo difficilmente faranno scattare qualcosa così, all'istante: sarà insomma più una questione di scaldarsi a fuoco lento che non di innamorarsi attraverso il proverbiale colpo di fulmine.

    Con la giusta compagnia, lo spirito di squadra e la voglia di collaborare, aspettatevi match tiratissimi e ricchi di pathos: i ritmi non sono troppo frenetici (anzi la sensazione è che si potrebbe leggermente incrementare la velocità dei personaggi, anche se forse la cosa potrebbe compromettere l'impiego dell'hoverboard usato per spostarsi più rapidamente sulla mappa) e gli scontri a stretto contatto danno un carattere intenso al gioco, col giusto equilibrio tra combattimenti a testa bassa e controllo strategico delle arene. Bleeding Edge non è insomma territorio da one-man army: l'exploit del singolo virtuoso può sempre fare la differenza, per carità, eppure resta essenziale ragionare in ottica di team, muovendosi con coordinazione per mettere a frutto le sinergie tra i vari personaggi - vedasi ad esempio l'accoppiata Gizmo-Kulev, con le torrette della prima e l'area maledetta del secondo che possono presidiare in maniera devastante una determinata zona.

    Una novità degna di rilievo introdotta da Bleeding Edge ha a che fare con la customizzazione dei personaggi: al di là delle ovvie modifiche estetiche - riguardanti in primis il già citato hoverboard, mezzo di locomozione rapida richiamabile in qualsiasi istante premendo a destra sul d-pad - avrete infatti modo di equipaggiare tre diversi chip sbloccabili con la moneta in game. Potenziamenti che influenzeranno le statistiche, permettendo di creare delle vere e proprie build che consentiranno di adattare lo stesso personaggio a seconda delle situazioni e del proprio stile di gioco.

    Potrete così usufruire di preziosi hit point extra per il vostro tank, oppure di una ricarica più rapida dell'abilità speciale che tanto vi piace usare in battaglia. O ancora, potreste rendere leggermente più efficace l'attacco base, o, perché no, aumentare la portata di un attacco a distanza. Un incentivo a sperimentare, a variare il proprio approccio alla lotta e in definitiva a continuare a investire ore in un prodotto che, a ben vedere, pare avere non poco da offrire.

    Bleeding Edge La Beta di Bleeding Edge mi è servita per scoprire un picchiaduro multiplayer online strano, di certo non dirompente sulle prime (fatta eccezione per il pregevolissimo character design dall'indole orgogliosamente anticonformista) ma alla fine molto, molto divertente, se approcciato con la giusta pazienza e possibilmente con un adeguato supporto da parte di un team affiatato. Spiace dunque prendere atto di come la prossima uscita marchiata Ninja Theory, il debutto dello studio di Cambridge con un'esclusiva sotto l'egida Microsoft, sembri abbastanza incapace di lasciare il segno e di catturare l'attenzione del grande pubblico: non sottovalutate Bleeding Edge, perché al netto di un gioco forse non particolarmente ricco di contenuti (andranno verificati al lancio e soprattutto sul medio/lungo periodo la quantità di personaggi, mappe e modalità disponibili) il prossimo 24 marzo vi aspetterà un esperimento ardito, fuori dalla comfort zone di una software house che ha dimostrato di non aver paura di osare. E che anche solo per quello andrebbe idealmente premiata. Contando che il gioco sarà inserito sin dal day one all'interno del catalogo Game Pass, il consiglio è spassionato: scaricatelo e concedetegli qualche ora per ingranare. Ci si vede online!

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