Blind Fate Edo no Yami: Giappone cyberpunk in un action italiano

Blind Fate: Edo no Yami è un gioco che ci farà controllare un samurai cieco all'interno di un mondo cyberpunk. Il titolo, viste le premesse, promette bene!

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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Quella dello Zatoichi, il samurai cieco nato dalla penna di Kan Shimozawa e indissolubilmente legato al volto di Shintaro Katsu e Takeshi Kitano, è una delle figure letterarie più affascinanti del Giappone moderno. Cosa succederebbe però se il leggendario spadaccino cieco venisse scaraventato in un mondo post-apocalittico distante qualche centinaio di anni nel futuro? Succederebbe Blind Fate: Edo no Yami, il nuovo titolo sviluppato da Troglobytes Games, team italiano con sede in Spagna, e pubblicato da 101xp di cui abbiamo provato la demo in anteprima in concomitanza con la sua presentazione al PAX West 2021. Una demo molto piccola ma piena zeppa di indizi sulla qualità del titolo, la cui uscita è prevista entro la fine del 2021, e sull'ottima direzione imboccata dal team di sviluppo.

    Un samurai cieco in un mondo bugiardo

    Blind Fate: Edo no Yami è un action platform a scorrimento, uno di quei generi tanto cari al mercato indie e, proprio per questo, saturo di progetti troppo simili tra di loro. La vera forza di Edo no Yami sta però nel suo concept, capace da solo di differenziarlo dalla massa di titoli potenzialmente simili che inondano Steam e i principali store online. La demo si apre con una breve introduzione che offre un po' di contesto.

    Il mondo è arrivato ad un passo dalla completa distruzione per mano degli Yokai, macchine impazzite che hanno distrutto intere città e ucciso indisturbate innumerevoli persone. Yami, il protagonista del gioco, è un cyber samurai privato del dono della vista che ha giurato fedeltà allo shogun e che ha accettato il compito di difendere la popolazione dalle mostruosità cibernetiche che infestano il mondo.

    Il bardo che introduce la storia di Yami ci confida inoltre che lo spadaccino è in cerca di vendetta contro le macchine per ciò che gli hanno portato via quando era solo un bambino. La vera forza del concept sta proprio nella cecità di Yami, che è obbligato a percepire il mondo attraverso una serie di sensori installati nel suo corpo cibernetico. C'è però un problema: tali sensori sono effettivamente in grado di aggirare la cecità di Yami proiettando direttamente nella sua mente le scansioni dell'ambientazione, ma i dati su cui fanno affidamento sono vecchi più di cinquecento anni e, dunque, obsoleti, non potendo tenere conto dei cambiamenti avvenuti in un lasso di tempo così ampio.

    Ci si trova dunque a dover costantemente dubitare di ciò che appare a schermo perché quello percepito da Yami è un mondo che non esiste più, in cui l'abbandono delle città da parte degli esseri umani ha portato al deterioramento del paesaggio. Sarà quindi possibile vedere muri che sono però crollati da secoli o cadere all'interno di palazzi fatiscenti perché ignari del fatto che i soffitti e i pavimenti su cui camminiamo, molto semplicemente, non esistono più.

    Lo stesso principio vale ovviamente anche in battaglia, dal momento che le scansioni su cui si basa la nostra percezione del mondo non tengono conto delle varie forme di vita, artificiali e non, in cui è possibile imbattersi e che diventano percepibili solo grazie all'utilizzo degli altri sensori installati nel corpo robotico di Yami, dotato di un rilevatore di suono, un rilevatore di calore e un sensore in grado di percepire ed analizzare gli odori.

    Il mondo sulla punta della spada

    Ciò che Yami non può vedere con gli occhi lo può percepire grazie alla sua spada. Inizialmente, infatti, i mob nemici saranno completamente invisibili e l'unico modo per farli apparire a schermo una volta individuati è studiarne i movimenti, trovare le giuste aperture grazie a schivate e parry e colprili ripetutamente con la spada o con il cannone installato nel braccio di Yami.

    Ogni colpo inflitto andrà a riempire una barra che simula la raccolta e l'elaborazione dei dati sul bersaglio, barra che però comincia a svuotarsi poco dopo gli attacchi di Yami, costringendo così il giocatore ad essere il più aggressivo possibile. La katana diventa così per Yami l'equivalente del classico bastone usato da ciechi ed ipovedenti in tutto il mondo per aiutarsi a percepire il mondo, oltre all'unica interfaccia utilizzabile dal protagonista per interagire con i vari terminali da cui scaricare dati e scansioni delle varie aree di gioco.

    La demo di Blind Fate: Edo no Yami cerca di comunicare al meglio l'idea di Troglobytes Games nei suoi venti minuti abbondanti di durata e ci riesce alla perfezione. I rudimenti del gameplay sono tutti lì, pronti per essere studiati e appresi, ma la demo lascia intendere che c'è ancora molto altro da vedere, soprattutto per quanto riguarda le ramificazioni e la profondità del combat system, che nella sua immediatezza risulta comunque piuttosto soddisfacente da apprendere e perfezionare pad alla mano, riuscendo ad offrire una buona dose di sfida per i riflessi dei giocatori.

    Molti pregi e qualche piccolissima perplessità

    Ad incorniciare quella che per quanto visto fin qui è un'idea assolutamente vincente, c'è un mondo affascinante che pesca contemporaneamente dalle suggestioni cyberpunk degli anni '80 e dalla tradizione giapponese.

    Le ambientazioni trasudano il fascino tipico della post-apocalisse, a cui si alternano però scorci di vecchie città illuminate dai neon che, per quanto ormai incredibilmente inflazionate, riescono ancora a risultare attraenti. Il comparto artistico è di altissimo livello: Edo no Yami si racconta attraverso intermezzi disegnati a mo' di fumetto e dialoghi in cui è possibile ammirare la grandissima eleganza del character design, capace di mescolare davvero l'estetica robotica un po' sopra le righe e quella della tradizione giapponese. A questo si aggiunge una soprendente padronanza di alcuni concetti relativi alle religioni e alle filosofie orientali, a cui i personaggi fanno spesso riferimento durante i loro brevi scambi di battute. Le uniche piccole problematiche riscontrate all'interno della demo sono di natura tecnica e di game design. Le prestazioni sono molto buone e il livello di dettaglio è piacevolmente elevato, ma può capitare di imbattersi in qualche sporadico calo di framerate che non inficia però in alcun modo l'esperienza.

    Dal punto di vista del game design, invece, le perplessità sono relative ad una finestra di inattività forse un po' troppo lunga dopo che si viene scaraventati a terra da un nemico, dettaglio che a volte rischia di spezzare un po' troppo il ritmo dei combattimenti, e la decisione di assegnare i due tasti dorsali alla rollata verso destra e a quella verso sinistra anziché assegnare un solo tasto alla schivata e permettere di direzionarla con l'analogico.

    Va detto che una volta presa confidenza con il layout dei tasti ce ne si dimentica in fretta ma, almeno all'inizio, rischia di portare a qualche morte involontaria di troppo. Ottimo invece il bilanciamento della difficoltà, che resta tarata su un livello medio-alto. In generale è perfettamente percepibile il passo avanti compiuto da Troglobytes rispetto al già più che buono Hyper Parasite, pubblicato nel 2019 su Steam e nel 2020 su Switch, versione di cui esiste peraltro un'edizione fisica curata da Nicalis.

    La demo di Bind Fate: Edo no Yami è in arrivo il 15/07 in esclusiva su Steam, in occasione del PAX West. Sarà disponibile per un periodo di tempo limitato e verrà ritirata il 22/07, quindi affrettatevi se volete cimentarvi nel suo affascinante mondo fatto di cyber samurai e demoni meccanici. A proposito di demoni e samurai: se siete interessati al tema leggete la nostra recensione della Nioh Collection.

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