Bloodstained Ritual of the Night: il legittimo erede di Castlevania

La demo distribuita in esclusiva per i backer di Kickstarter ci ha permesso di provare con mano una versione avanzata dell'erede spirituale di Castlevania.

Bloodstained Ritual of the Night: il legittimo erede di Castlevania
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Non è certo una sorpresa che Bloodstained: Ritual of the Night abbia conquistato un notevole successo tra la community di Kickstarter. D'altronde, quando ti presenti al mondo videoludico come il legittimo successore della serie Castlevania, con alla guida del progetto nientemeno che Koji Igarashi (storico producer della saga dei Belmont), le aspettative che rischi di generare sono pericolosamente fuori scala. Nonostante abbia alle spalle un finanziamento piuttosto corposo, questa nuova proprietà intellettuale ha conosciuto un processo di sviluppo alquanto travagliato, i cui tempi si sono dilatati più del previsto: ancor privo di una data d'uscita ufficiale (al momento prevista nel corso dell'anno), Ritual of the Night riversa comunque in uno stato di buona salute, pronto com'è a creare da zero un immaginario che possa tentare - con la dovuta reverenza - di rivaleggiare con sua maestà Symphony of the Night.
    Per ringraziare i fan della fiducia e della pazienza investita, sono stati distribuiti sia un piccolo (ma bellissimo) spin-off in 8-bit, Bloodstained: Curse of the Moon, sia una demo esclusiva per i backer, che permette di saggiare con mano le prime fasi di questa gotica avventura. Alle prese con la breve versione di prova, ci siamo dunque catapultati all'interno di un mondo figlio d'un'ispirazione d'altri tempi, nei cui pixel si respira l'atmosfera di un'epoca lontana, rivista attraverso gli occhi della modernità.

    La bella addormentata a Castel Demonio

    Alla fine del diciottesimo secolo prende il via la Rivoluzione Industriale. Ed il mondo conosce uno stravolgimento epocale. Dinanzi alle conquiste della meccanica, la gilda degli Alchimisti teme di perdere il suo primato di superiorità tra il volgo, nonché la "fede" dei popolani: cosa ne sarebbe di loro in un'era dove il fascino del potere viene sostituito dagli stantuffi a vapore? E così gli alchimisti mettono in atto un piano atroce: ridestare orde di demoni attraverso mistici cristalli, tramutando gli esseri umani in creature dell'incubo ed aprendo le porte di un regno nefasto ed oscuro.

    Prevedibilmente, simile scempio provoca la scomparsa di un incalcolabile numero di innocenti. A sopravvivere miracolosamente al rito sacrificale sono però Gebel e Miriam, ossia i principali protagonisti delle vicende di Ritual of the Night. Dopo la terribile tragedia, trascorrono ben dieci anni, al termine dei quali Miriam si ridesta dal suo sonno e scopre, con grandissimo sgomento, che il suo amico fraterno Gebel è l'artefice di un nuovo rituale che ha permesso il ritorno dei demoni.
    Si imbarcherà così con l'alchimista Johannes verso il castello del villain, nel tentativo disperato di farlo ragionare e porre un freno alla sua follia. La demo di Bloodstained inizia proprio a bordo del vascello che ci condurrà in direzione della meta stabilita: peccato che una bufera "infernale" e l'attacco di bestie demoniache rendano il viaggio decisamente turbolento. Lo stile narrativo alterna sequenze dialogiche abbastanza statiche a piccole cutscene realizzate col motore di gioco: nel secondo caso, c'è chiaramente ancora bisogno di un lavoro di rifinitura piuttosto invasivo, che migliori non solo le animazioni corporee e facciali, ma anche il dinamismo della messa in scena registica, allo stato attuale fin troppo rigida e statica.

    Di contro, si intravede già la volontà di dar forma ad una direzione artistica d'alto spessore, che - pur senza brillare nel character design - cerca di mescolare suggestioni assai disparate. Solo la versione finale saprà vaporizzare qualche dubbio su un'estetica che, nei primi minuti di gioco, si è dimostrata un po' altalenante. Gli interni del galeone martoriato dalla pioggia non ci hanno entusiasmato fino in fondo, così come l'intermezzo del villaggio di Arvantville, mentre la resa visiva del castello - ed in particolare dell'area Garden of the Night - hanno messo in luce un'evidente ricercatezza artistica. Lo stesso si può dire del tratto di protagonisti e nemici: mentre Miriam è uno splendore da ammirare, altri comprimari come la bionda Dominique o l'alchimista Johannes seguono tratti molto canonici e privi di una grossa personalità. Sull'altro lato della barricata troviamo i demoni, alcuni dei quali ottimamente caratterizzati (è il caso dei due boss presenti) ed altri, di contro, meno rimarchevoli. Su tutto, già in questi primi singhiozzi d'avventura, troneggia la sopraffina colonna sonora della leggendaria Michiru Yamane (compositrice - tra l'altro - di Symphony of the Night), piena degli echi dei capolavori passati. Una soundtrack magica ed ipnotica, retaggio melodioso di un tempo indimenticabile.

    Return to the Castle...vania

    Al pari delle sonorità, anche il gameplay ricorda apertamente lo stile di Castlevania, questa volta realizzato in 2.5D per adeguarsi maggiormente agli standard odierni. Nei panni dell'avvenente Miriam muoveremo i primi passi in ambienti bidimensionali che, come il genere impone, presentano una progressione fortemente intricata ed interconnessa, fatta di stanze da esplorare, sentieri nascosti, scorciatoie, stanze di salvataggio e labirintici dungeon in cui girovagare in libertà, alla ricerca di segreti, forzieri e risorse rare.

    Controllare la protagonista restituisce un feeling piacevolmente old school, con salti da calibrare a dovere e manipoli di mostri da eliminare prima di giungere al boss di fine stage. Con una certa eleganza nei movimenti, irruvidita soltanto da qualche frame di animazione non ancora ben implementato, Miriam si fa largo tra vari abomini sfoggiando un arsenale di tutto rispetto: nella demo era contenuto un buon quantitativo di armi, dai pugnali alle fruste, passando per lance e stivali affilati, con i quali prendere a calci le bestie della notte. Chiaramente, ogni strumento di morte varier la quantità di danno inferto: pertanto, modificare l'equipaggiamento man mano che si avanza lungo i livelli risulta assolutamente indispensabile per non soccombere all'assalto delle varie minacce. Proprio come le armi, anche gli avversari si manifestano con un ventaglio di tipologie ben variegato: quando ci attaccano in gruppi eterogenei, inoltre, tra mostri che colpiscono dalla distanza, altri che infieriscono a corto raggio e volatili che ci bersagliano dall'alto, il tasso di sfida di Ritual of the Night si percepisce in tutta la sua cattiveria. Per fronteggiarli dovremo quindi ricorrere, oltre che alle abilità corpo a corpo, anche alla nostra schivata e ai poteri in dotazione. Ci riferiamo agli Shard, cristalli che incarnano le forme pietrificate del potere dei demoni, recuperabili una volta eliminati specifici bersagli. Aprendo l'apposito menù ed equipaggiando i potenziamenti, avremo insomma la facoltà di sfruttare il nostro mana per mettere a segno magie poderose, ora lanciando palle di fuoco (direzionabili a 180 gradi tramite stick analogico) ora evocando tentacoli giganteschi che travolgono gran parte delle creature presenti su schermo. Al fine di rendere la nostra Miriam sempre più potente ci toccherà vestirla con diversi pezzi di armatura, dagli elmi alle corazze, passando per anelli e gingilli di vario genere, ognuno dei quali incrementa uno specifico ramo delle statistiche. È possibile scovare parti di equipaggiamento sia negli scrigni sparsi lungo le aree, sia acquistandoli a suon di danaro nel negozio dall'esorcista Dominique, situato nei sotterranei del villaggio di Arvantville, poco prima di arrivare al castello.

    Facendo a pezzi l'esercito di demoni otterremo ovviamente punti esperienza utili a salire di livello, tramite una progressione automatica che aumenta il quantitativo di salute e di mana, senza quindi costringerci a modificare i parametri in prima persona. Snello ed intuitivo, ma ancora un po' impacciato, il combat system di Ritual of the Night ha bisogno di qualche limatura per soddisfare appieno l'hype dei fan di vecchia data: benché la varietà non manchi affatto, ed i moveset di Miriam (in base alle armi disponibili) cambino in modo significativo l'approccio alle battaglie, nel complesso resta da spuntare qualche spigolo legato al sistema di collisioni ed alle animazioni, che nel salto e nella schivata mostra saltuariamente alcuni segni di incertezza. Rispetto agli scontri "standard", più riuscite ci sono parse le due boss fight inserite nella build di prova: la prima ci ha visti combattere faccia a faccia con una maestosa creatura marina dalle protuberanze tentacolari, mentre la seconda - che preferiamo non svelarvi - apre palesemente le porte ad un collegamento con il già citato Curse of the Moon.

    Bloodstained Ritual of the Night Nella speranza che non tardi molto prima di bussare alla nostra porta, ci prepariamo ad accogliere Bloodstained a braccia aperte: per quanto ci appaia un po’ acerbo nel design e nel gameplay, il nuovo titolo di Koji Igarashi trasuda un irresistibile fascino “vecchia scuola” che, una volta affinato a dovere, potrebbe davvero conquistarci. Se l’immaginario verrà supportato da una direzione artistica all’altezza e da una sovrastruttura ludica degna delle sue ambizioni, allora Ritual of the Night riuscirà a meritare fino in fondo la nomea di “successore spirituale” di Castlevania. Per ora, tra i suoi pixel, si riesce ad avvertire, in lontananza, l’eco della sinfonia della notte.

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