Borderlands 3: un altro passo verso la recensione

Abbiamo intrapreso un nuovo viaggio tra i pianeti del looter shooter di Gearbox: vi spieghiamo perché promette di essere un gioco imperdibile.

Borderlands 3 4K 60fps
Anteprima: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Manca ormai un solo mese all'arrivo sugli scaffali di Borderlands 3, il titolo con il quale Gearbox progetta di reclamare il trono dei looter shooter sulle note di una sinfonia di pazzia, esplosioni e pallottole. Un piano scritto tra le righe di quello stesso ricettario che, nel 2012, aveva regalato al mondo il patriarca di un genere tutto nuovo, inondando l'etere con gazilioni di modi per piazzare un buon etto di piombo tra i pensieri di un bandito poligonale.

    La promessa è quella di un titolo con tutte le carte in regola per diventare il nuovo punto di riferimento per lo sforacchiamento in salsa ruolistica e, dopo altre 5 ore passate a seminare morte in giro per la galassia, siamo sempre più convinti che il prossimo 13 settembre ci troveremo stampato in faccia un ghigno di brutale compiacimento. Tanto per la cronaca, abbiamo già fatto formale richiesta per spostare la nostra residenza su Pandora. Che si sappia.

    Un arsenale di puro divertimento

    I primi passi nel mondo di Pandora risuonano dell'eco degli epici trascorsi dei Cacciatori della Cripta, di un concerto di sensazioni familiari che portano con sé mille promesse di altrettante abbuffate balistiche.

    Sin dalla sequenza d'apertura, una palese citazione di quella del primo capitolo, si intuisce chiaramente la volontà di Gearbox di rendere Borderlands 3 non solo il culmine di quel folle viaggio iniziato 7 anni fa, ma anche la celebrazione corale di una serie entrata nella leggenda, con tutte le sue storie, i suoi bizzarri personaggi e le infinite avventure vissute da una community affezionatissima. Una volta digerito l'ennesimo sproloquio dell'immancabile Claptrap... pardon, di "Claptrap, eroico generale dei Crimson Raiders", si percepisce altrettanto distintamente quanto sia sbagliato considerare il titolo come una sorta di Borderlands 2.5. Basta infatti percorrere la decina di metri che ci separa dal nostro primo obiettivo, un insediamento reclamato dagli Psycho al soldo dei Children of the Vault, per avvertire i notevoli miglioramenti apportati a un sistema di movimento molto più fluido e flessibile.

    Durante le sue peregrinazioni sanguinarie, il nostro alter ego può infatti arrampicarsi sulle strutture in giro per i livelli, ed esibirsi in utilissime "scivolate di potenza" per schivare le bordate in arrivo e, all'occorrenza, aggiudicarsi qualche secondo di respiro sfruttando il riparo offerto da un cumulo di ferraglia.

    Aggiunte che di certo non "reinventano la ruota" degli shooter videoludici, ma offrono comunque basi solide a un gunplay mai così dinamico e appagante, contraddistinto da un ritmo e una varietà inediti per la serie. Il tutto all'interno di scenari che coccolano lo sguardo con lo stile fuori di testa tipico della saga: un cocktail di art e level design saporito e rinfrescante, che travolge i sensi dei giocatori con una valanga di dettagli e guizzi identitari, lasciandoli col sorriso tipico di una sbornia allegra.
    Meritano una menzione d'onore le indiavolate boss fight disseminate sul cammino dei protagonisti: veri concentrati di spettacolarità che sfidano l'abilità dei pistoleri schierandoli contro minacce di letalità crescente, dotate di una gamma di pattern d'attacco a tratti sbalorditiva.

    Ingredienti che arricchiscono la formula di Gearbox con un distillato di pura esaltazione, che alimenta il fomento scatenato da un combat system più "fisico" rispetto al passato.

    Come intuibile, nel pieno rispetto della sua componente ruolistica, il nuovo Borderlands lascia ampio spazio alla classica "matematica in punta di proiettile", che riempe lo schermo di numeri a ogni colpo andato a segno, eppure si ha la netta sensazione che l'equilibrio tra statistiche e shooting puro sia stato rivisto per garantire ai giocatori dosi piuttosto generose di gratificazione omicida. Un nodo sul quale si innesta uno dei cardini storici del franchise, che da sempre promette "gazilioni" di armi con cui sublimare i propri istinti ferali, spesso aggiungendo una nota ridanciana allo sport dello sterminio digitale. La modularità maggiorata dell'equipaggiamento permette al gioco di assemblare in tempo reale una quantità quasi illimitata di variazioni sul tema del massacro armato (a diversi livelli di rarità), riempendo l'inventario dei Cacciatori con una miriade di bocche da fuoco di ogni genere e foggia, tutte caratterizzate in maniera sostanzialmente impeccabile. Un apprezzamento che non riguarda esclusivamente l'estetica delle armi, ma anche il loro comportamento sul campo di battaglia.

    Potreste quindi trovarvi a impugnare un mitra capace di percuotere i nemici con un'interminabile gragnola di onde d'urto, ma solo dopo aver strattonato la cordicella di un motorino a scoppio, o alternativamente un fucile che, alla pressione del tasto per la ricarica, si trasformerà in una mina a ricerca zampettante.

    L'assortimento bellico composto da Gearbox offre dunque strumenti di morte per tutti i gusti, tra mitragliatori con un rateo di fuoco che cresce in base alla durata delle raffiche, lanciamissili che sparano razzi in grado di teletrasportarsi sul bersaglio, e granate che invece di esplodere inondano i nemici con un poker di getti fiammeggianti.

    Molte delle armi di questo terzo capitolo offrono inoltre una modalità di fuoco secondaria, come ad esempio fucili di precisione capaci di trasformarsi in potenti shotgun e pistole che, a seconda dell'assetto, possono infliggere diversi status elementali. Un vero banchetto del guerrafondaio, reso ancor più succulento da una grande diversità in termini di feedback, sempre coerente con le caratteristiche "modulari" delle spara-proiettili.

    Oltre a rinforzare - a colpi di loot - gli effetti assuefacenti del gameplay, questo arsenale smisurato contribuisce grandemente alla varietà delle sparatorie, a braccetto con un sistema di progressione che permetterà di esprimere l'estro letale della classe scelta in base alle proprie preferenze, o assecondando all'occorrenza le necessità del gruppo.

    A tal proposito, dopo aver vestito i panni di ognuno dei nuovi Cacciatori della Cripta, possiamo confermarvi l'ottimo lavoro svolto dal team nella definizione del quartetto di copertina, visto che ciascun personaggio porta in campo dinamiche di gameplay uniche e interessanti, ulteriormente arricchite dalle peculiarità di ciascun ramo d'abilità. Peculiarità che, nel caso di FL4K, assumono le fattezze di un manipolo di simpatici animaletti, con una fame inesauribile di coccole, dolcezza e interiora di Psycho.

    L'alba del cacciatore robotico

    Protagonista assoluto del nostro ultimo viaggio tra le distese planetarie di Borderlands 3, FL4K è un androide concepito e assemblato per diventare un cacciatore perfetto, l'apice indiscusso della catena alimentare. Roba che al confronto Sir Hammerlock è una giovane marmotta alla prima gita fuori porta.

    Stando alle parole di Paul Sage, il creative director di Gearbox, si tratta anche di una delle sfide più ardue che il team ha dovuto affrontare durante lo sviluppo del titolo. Difficoltà legate a doppio filo ai fedeli compagni del Beastmaster che, per forza di cose, hanno richiesto allo studio un impegno inedito sul fronte dell'intelligenza artificiale.

    Un lavoro che però sembra aver dato frutti decisamente gustosi, visto che solo di rado, durante quasi 5 ore di gameplay, abbiamo notato fluttuazioni evidenti nelle prestazioni battagliere dei nostri partner zannuti, che non hanno mai abbandonato il nostro fianco durante l'esplorazione, dimostrandosi sorprendentemente affidabili anche nelle sparatorie più frenetiche.

    La prova con FL4K ci ha inoltre permesso di constatare ancora una volta l'impegno profuso da Gearbox nella caratterizzazione del roster, non solo per quel che riguarda l'identità ludica dei diversi protagonisti, ma anche la varietà delle build di tutti i personaggi di Borderlands 3.

    Proprio come Amara, il robot può equipaggiare una singola Action Skill (con un massimo di due modificatori), mentre lo slot secondario sarà occupato dal "famiglio" selezionato.

    Sebbene non ci siano vincoli per quanto concerne la scelta del pet (potete tranquillamente utilizzare quello di qualsiasi skill tree), investendo punti in uno specifico ramo di competenze potrete ottenere due versioni potenziate della creatura, ognuna dotata di abilità e attacchi unici, compresi quelli speciali attivabili tenendo premuto il dorsale sinistro (o il tasto F). Ed ecco quindi che il vostro prode Formiragno Centurione può assumere i tratti di un Formiragno Contessa, capace di ridurre i danni inflitti al padrone e di scavare tunnel per riemergere con un potente assalto corrosivo. Allo stesso modo lo scimmiesco Aiutante Jabber, in grado di impugnare una pistola e lanciare barili radioattivi sugli avversari, può tramutarsi in un possente Jabber Bisteccone armato di shotgun, che aumenta la velocità e l'energia massima del cacciatore, sfoderando su richiesta una pesante clava per pacificare in via definitiva le schiere nemiche.

    Passando agli skill tree, FL4K si conferma essere un personaggio versatile e sfaccettato, particolarmente efficace quando la conformazione degli ambienti permette di mantenersi a distanze medio-lunghe, lasciando al pet il compito di lanciarsi nel furore della mischia.

    La sottoclasse Implacabile, in particolare, offre ai giocatori la possibilità di attivare un sistema di occultamento per colpire i nemici da lontano evitando il confronto diretto, e ottenendo al contempo bonus letali durante la durata dell'action skill. Scegliendo la specializzazione "Cacciatore" potremo invece scagliare contro gli avversari uno stormo di Rakk, e massimizzeremo inoltre sia la probabilità di mettere a segno un colpo critico, sia i danni inflitti.

    In ultimo, optando per il ramo "Padrone" miglioreremo in maniera sostanziale l'efficacia mortifera del nostro animaletto, che potremo teletrasportare sul nemico sfruttando una fenditura spaziodimensionale, che infliggerà danni da radiazioni in un'area relativamente ampia e potenzierà per breve tempo gli attacchi della creatura.

    Per quanto i tempi non siano ancora maturi per parlare di bilanciamento generale, possiamo tranquillamente rassicurarvi sul fatto che FL4K, al pari dei suoi colleghi, non fatica ad offrire un flusso ininterrotto di momenti di grande spasso combattivo, sostenuto da una libertà di personalizzazione che invita alla sperimentazione selvaggia.

    Cronache di (stra)ordinaria follia

    Come anticipato nella nostra prima anteprima, Borderlands 3 eredita dai predecessori buona parte dei suoi attributi strutturali: il mondo di gioco è composto da una lunga serie di macro aree interconnesse (tendenzialmente più grandi rispetto al passato) e separate da caricamenti, teatro di una gran quantità di attività da portare a termine, tra missioni principali, secondarie, taglie e sfide.

    In questo senso, la scelta di non optare per un open world senza limiti di sorta appare assolutamente condivisibile, visto che alterare in maniera tanto radicale l'approccio al world design avrebbe probabilmente messo a repentaglio la qualità complessiva dell'esperienza, e richiesto compromessi sia in termini di densità che di pregio artistico. Detto questo, però, è difficile considerare rinunciataria la strada intrapresa da Gearbox, che punta a trasformare il suo looter shooter in una "space opera" completamente fuori di melone. La missione dei Cacciatori della Cripta li porterà infatti a esplorare diversi pianeti, utilizzando l'astronave Sanctuary III come un hub centrale dove accettare incarichi, affondare i denti nel lato più "social" del gameplay (condivisione di taglie, scambio di equipaggiamento, ecc.), e accedere a un sistema di progressione secondario che permette di ampliare - dietro pagamento - l'inventario o la quantità dei proiettili trasportabili per ciascuna arma.

    Un rifugio sicuro tra le stelle che, proseguendo nell'avventura, si farà via via sempre più affollato di personaggi a diversi livelli di insania, ciarliera manifestazione di uno degli storici punti di forza della saga: una scrittura sopra le righe e meravigliosamente citazionista, che non perde occasione di strappare alla platea una bella risata di pancia.

    Che si tratti dei deliri allucinati del buon Claptrap, dei monologhi irragionevolmente ottimistici di un Vaughn in versione ex-Signore della Guerra (seminudo), o degli accorati incoraggiamenti di Lilith "l'Aquila di Fuoco", il team creativo di Gearbox pare aver messo insieme un pacchetto narrativo in grado di rivaleggiare coi migliori momenti di Borderlands 2. Dopo aver affrontato per intero la prima fase dell'avventura, possiamo inoltre confermarvi che la sceneggiatura dà vita a sequenze inaspettatamente intense, specialmente quando sullo schermo fanno la loro comparsa i gemelli Calypso. Sebbene gli antagonisti di Borderlands ancora fatichino a rivaleggiare con la portentosa infamia dell'indimenticabile Jack il Bello, nel corso dell'ultimo hands-on abbiamo potuto approfondire la conoscenza di due personaggi che, dietro una maschera di crudele spavalderia, sembrano nascondere una profondità inattesa, che alimenta l'indiscutibile fascino di una trama molto promettente.

    Senza spendere una parola in più sulla campagna del titolo, che si preannuncia decisamente corposa, possiamo però garantirvi che la scrittura è l'elemento che, più di ogni altro, sostiene la godibilità del pacchetto contenutistico offerto da questo sequel.

    Attraversando le distese planetarie a bordo del vostro veicolo a marchio Catch-a-Ride (altamente personalizzabile), incapperete in una vagonata di quest che, salvo qualche significativa eccezione, saranno dotate di una struttura piuttosto semplice, non particolarmente lontana dai canoni consolidati del genere ruolistico. Ogni impresa contribuisce però ad aggiungere un prezioso tassello a una "lore" chiassosa e surreale, costellata di esilaranti follie.

    Nel giro di qualche ora ci è successo l'impossibile: abbiamo tentato di costruire un'avvenente compagna per Claptrap, dopo avergli restituito la "virilità" recuperando i pezzi della sua antenna; abbiamo rimesso in scena un improbabile scontro Godzilla vs Kong all'interno di un'arena in stile Thunderdome; e ci siamo alleati con un orsacchiotto rosa di nome Balex (doppiato da Ice-T) per sottrarre un pezzo di chiave della Cripta dalle grinfie di un'intelligenza artificiale insolitamente pungente.

    Avventure in parte vissute in una cornice nuova di pacca, quella del pianeta primitivo Eden-6. Qui, all'ombra di una giunga dalle proporzioni ciclopiche, abbiamo fronteggiato legioni di rettili velenosi e furiosi primati, facendoci strada attraverso i resti scheletrici di bestie immani, quasi un cupo monito di sventure in agguato. Sciagure che abbiamo trovato ad attenderci nel ventre di un colossale vascello, precipitato tra gli alberi e popolato da un esercito di automi fuori controllo.

    Panorami totalmente diversi da quelli di Pandora, caratterizzati peraltro da un level design ben più verticale e articolato che, nel cuore di un villaggio Jabber, costringeva ad esempio a misurare con estrema attenzione ogni salto, per evitare di finire nell'abbraccio mortale di un fiume di lava.

    Scorci che ribadiscono con forza i meriti di una direzione artistica brillante e ispirata, sostenuta da un comparto grafico rinnovato, che delizia l'occhio con un sistema d'illuminazione di grande effetto, capace di impreziosire il particolare mix di toon shading e rendering tradizionale messo a punto da Gearbox. A completare il quadro c'è la cura maniacale con la quale sono stati assemblati i dettagli di ciascuno scenario, il tutto senza sacrificare la solidità di un'esperienza che, su PC, si mantiene quasi sempre incollata alla soglia dei 60 fps.

    Si nota di tanto in tanto qualche piccolo cedimento nel frame rate, specialmente quando la mole degli effetti speciali si fa un po' troppo abbondante, talvolta con conseguenze negative sulla leggibilità dell'azione. Piccole défaillance (ampiamente risolvibili) che poco o nulla tolgono al valore di un prodotto non solo visivamente eccellente, ma capace di catturare i giocatori in un ciclo infinito di risate, loot e massacri.

    Considerando le temperature vulcaniche di questa estate infuocata, non sappiamo se sopravviveremo fino al prossimo 13 settembre. In caso negativo, sappiate che vogliamo essere tumulati su Pandora.

    Borderlands 3 Dopo aver passato altre 5 ore a bordo di quel carrozzone di pazzia e delirio che è Borderlands 3, siamo ancora più convinti che il prossimo 13 settembre la community videoludica si troverà a incoronare il nuovo re del genere looter shooter. L’ultimo capitolo della saga di Gearbox è un concerto di follia sanguinaria e meccaniche splendidamente rifinite, come il pezzo migliore di un orologiaio completamente fuori di testa. Ogni aspetto dell’esperienza finora testato ci ha lasciato in corpo un senso di incontenibile esaltazione, risposta istintiva alla cura che Gearbox sembra aver dedicato a ogni aspetto dell’esperienza: dalla narrazione al gunplay, passando per un comparto artistico mai così stimolante. Così facendo il titolo di 2K si riappropria orgogliosamente di tutti i suoi punti di forza storici, e li potenzia per comporre il sequel che i fan della saga hanno sempre sognato. Ragione per cui vi consigliamo di salutare preventivamente amici e parenti, perché fra qualche settimana sarete chiamati ad assecondare gli eccessi di un nuovo padrone videoludico. Preparatevi almeno un gazilione di scuse per giustificare il vostro eremitaggio battagliero.

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