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Call of Cthulhu: provato il gioco basato sui racconti di H. P. Lovecraft

Allo stand di Focus Home Interactive abbiamo provato con mano Call of Cthulhu, in arrivo il prossimo 30 ottobre su PC e console.

Call of Cthulhu
Anteprima: Multi
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • "Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti e stringeranno negli artigli immensi i resti dell'umanità insignificante, logorata dalle guerre... il giorno in cui le terre sprofonderanno e il fondo oscuro dell'oceano salirà in superficie, nel pandemonio universale."

    Call of Chtulhu è un progetto caratterizzato da uno sviluppo lungo, tormentato. Un titolo che più volte si è fatto attendere. Soprattutto, si è fatto desiderare. Quando c'è di mezzo l'universo onirico, perverso e contorto partorito dalla mente di H. P. Lovecraft, è difficile resistere al fascino esercitato dagli Antichi. I titoli che cercano di sfruttare tale immaginario sono ben due, come sappiamo. Uno è ovviamente Call of Chtulhu, titolo basato sull'omonimo gioco di ruolo cartaceo creato da Chaosinum negli anni ‘80 e divenuto in breve tempo un cult irrinunciabile per gli appassionati, l'altro è invece The Sinking City. I due progetti, peraltro, condividono non solo un comune destino, ma anche la medesima genesi. Fu Frogwares Games, in origine, a iniziare i lavori su Call of Chtulhu per poi vedersi togliere il progetto da Focus Home, che preferì affidarlo ai Cyanide. La scelta ha portato, per forza di cose, a un rallentamento dello sviluppo e alla conseguente dilatazione dei tempi necessari per il completamento del progetto. Ora, a distanza di anni dall'annuncio, Chtulhu è finalmente pronto a invadere i nostri incubi: l'uscita, infatti, è prevista per il 30 ottobre. Noi, in occasione della fiera teutonica, siamo andati al booth di Focus Home Interactive per provarlo ancora una volta prima della release ufficiale.

    Benvenuti nella ridente Blackwater

    Call of Chtulhu ci accoglie con la sua atmosfera greve, densa di oscuri presagi e caratterizzata da una palette cromatica di grande effetto, sempre in grado di rendere in maniera perfetta l'immaginario scaturito dalla penna di Lovecraft. L'anno è il 1924 e il nostro alter ego, Edward Pierce, soffre di un sonno agitato, saturo di orrori. Di professione detective, l'uomo di mezza età sembra essere alla fine della propria parabola discendente: beve, non ha un soldo in tasca e, soprattutto, non ha un futuro. Il fato sembra però arridergli quando ufficio entra un vecchio distinto, con un dipinto sotto il braccio.

    È un mercante d'arte e quello è un quadro dipinto da sua figlia: la povera Sarah Hawkins, scomparsa in circostanze tragiche. Tutta la famiglia è morta in un tragico incendio che, si dice in giro, potrebbe esssere stato appiccato proprio dalla donna.
    Il nostro alter ego, dopo un momento di tentennamento, non può far altro che accettare di occuparsene e parte quindi alla volta di un villaggio di pescatori chiamato Blackwater, un luogo dimenticato dal mondo, teatro del tragico "incidente". Una volta giunto nel villaggio di pescatori dopo un estenuante viaggio in nave, il detective inizia a fare il proprio lavoro, ovvero porre domande scomode. Pierce, però, si deve scontrare con una realtà estremamente ostile e carica di mistero. Persino la palette cromatica utilizzata si adatta alla perfezione al clima di omertà e diffidenza della cittadina, carico di oscuri presagi. L'atmosfera, sotto questo punto di vista, appare azzeccata nei suoi punti focali, così come le interazioni "sociali" che si vengono a creare con i vari NPC incontrati nel corso dell'investigazione. Pierce è comunque uno straniero che non appartiene a quella comunità, e per di più ha il grande difetto di non essere un pescatore, di non capire "il mare". Eppure il corpo della balenottera trascinato a riva dalla corrente, straziato da ferite inferte in modo disumano, travalica ogni comprensione. C'è ben poco da capire quando di vede una tale quantità di sangue e carne putrescente. La risoluzione del caso ha però la priorità e, malgrado lo shock, cerchiamo di proseguire nelle nostre indagini. Immagazziniamo comunque l'informazione dello strano ritrovamento, magari ci potrà tornare utile in futuro. Apprendiamo anche un bel po' di cose, nel corso del nostro giro al porto di Blackwater, una sorta di micro-mondo in cui si intrecciano molte storie ricche di informazioni per chi ha l'orecchio buono, l'occhio attento e il cervello fino. Diversi indizi, senza alcuna connessione apparente, si nascondono nei più oscuri bugigattoli del villaggio, e starà a noi riuscire a trovarli e a decifrarli, magari facendo affidamento anche su di un sistema di crescita del personaggio di stampo prettamente ruolistico. Alcuni parametri che delineeranno le possibilità del nostro nostro alter ego digitale (come forza, intelligenza, carisma, agilità) potranno essere potenziate, e ci consentiranno di accedere a nuove prove e possibili connessioni tra gli elementi raccolti. Tutto sommato, l'attività investigativa si presenta in modo estremamente classico.

    Nel corso della demo abbiamo parlato con tutti gli NPC incontrati per le strade di Blackwater, sfruttando un classico sistema a scelta multipla che, almeno in questa prima ora di gioco, ci è parso abbastanza lineare e privo di bivi in grado mutare in modo drastico l'umore dell'interlocutore, o di esercitare un impatto decisivo sugli eventi successivi. Per verificare la reale bontà dell'impianto investigativo, del sistema "causa-conseguenza", dei possibili rivoli narrativi e la qualità generale della trama, quindi, non ci resta che attendere la versione completa che, stando a quanto dichiarato dal team di sviluppo, dovrebbe durare circa una dozzina di ore in tutto.

    C'è qualcosa che non convince

    Nel corso della nostra prova c'è stato qualcosa, però, che non ci ha convinto appieno. Call of Chtulhu, pad alla mano, ci è parso un titolo concettualmente stanco, tanto nella realizzazione tecnica quanto in quella prettamente contenutistica. Il titolo firmato da Cyanide, a nostro avviso, potrebbe giungere sul mercato gravato da alcune criticità di fondo giustificabili, forse, qualche anno fa. Il gameplay e le dinamiche di gioco sembrano comunque funzionare, e la fase investigativa, al netto di alcuni dubbi da verificare in sede di recensione, risulta abbastanza stratificata.

    Sotto il profilo grafico, invece, il titolo targato Cyanide presta il fianco a più di qualche critica. Tralasciando la palette cromatica azzeccata, come detto in precedenza, e un level design ben studiato, ci siamo scontrati con animazioni povere e legnose, afflitte talvolta da problemi evidenti e con qualche compenetrazione poligonale di troppo. Le espressioni facciali degli npc sono poi praticamente ridotte all'osso e il lip sync fa spesso cilecca, vanificando il potenziale dato dalla visuale in prima persona e dall'impatto psicologico della mimica poligonale. La stessa modellazione dei personaggi non giocanti, infine, pare piuttosto grezza: i volti degli npc sembrano infatti ricoperti da un'innaturale patina lucida, quasi fossero plastificati. La nostra ultima prova di Call of Chtulhu, insomma, ci ha lasciato delle sensazioni contrastanti e alcune riserve che speriamo di poter sciogliere quando il titolo arriverà nei negozi, a ottobre.

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