Call of Duty Black Ops 4 Blackout: primo contatto con la modalità Battle Royale

La modalità Blackout di Call of Duty Black Ops 4 si presenta come un'esperienza Battle Royale profonda e appagante, all'altezza delle aspettative...

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  • Il nostro primissimo incontro con la modalità Blackout di Call of Duty Black Ops 4 risale alla scorso 18 maggio, quando, nella cornice del Jet Center di Los Angeles, il game designer director di Treyarch, David Vonderhaar, aveva confermato l'arrivo di una modalità battle royale nel primo capitolo esclusivamente multiplayer di Call of Duty. Un annuncio accolto piuttosto tiepidamente dalla community videoludica, preoccupata che la composizione del titolo di Activision fosse il risultato di una deriva di stampo modaiolo, progettata a tavolino per cavalcare l'onda lunga di un fenomeno in continua crescita, innescato dal seguito milionario di prodotti come PlayerUnknown's Battlegrounds e Fortnite. Una preoccupazione che Vonderhaar aveva tentato di arginare parlando di una modalità caratterizzata da sfumature identitarie uniche, legate a doppio filo a quel canone ludico che Treyarch ha contribuito a modellare in oltre un decennio d'esperienza con la serie Call of Duty.
    A prescindere dalle parole del game designer, nel corso dell'evento losangelino avevamo avuto la netta impressione che Blackout fosse a tutti gli effetti un'appendice relativamente recente, innestata sul corpo di un processo di sviluppo già avviato da tempo. Impressioni supportate da una vaghezza comunicativa che lasciava intendere come gran parte delle caratteristiche della modalità fossero ancora "work in progress", solo parzialmente strutturate e adattate al contesto di una serie spesso polarizzante, con una lunga storia di inciampi alle spalle. Una sfida rischiosa, specialmente considerando l'importanza del brand per lo stato di salute di Activision, che il team californiano era determinato ad affrontare senza sacrificare la propria firma stilistica. Fortunatamente per il colosso statunitense, dopo quasi una settimana passata alle prese con la beta di Blackout, abbiamo pronostici decisamente positivi sulla scommessa di Treyarch.

    Battle royale e Call of Duty: un matrimonio possibile

    Prima di procedere con l'analisi delle caratteristiche ludiche, dei pregi e dei difetti di Blackout, vale la pena mettere subito in chiaro un aspetto chiave dell'offerta ludica delineata da Treyarch con l'ultima closed beta.

    Pur trattandosi chiaramente di un progetto in divenire, ancora nel pieno di un percorso di definizione e bilanciamento (il passaggio da 80 a 88 giocatori durante la beta è emblematico), Blackout promette di affacciarsi sul mercato con un modello di gameplay appagante e ben tornito, qualitativamente superiore a qualsiasi altra produzione di genere agli albori del suo cammino verso la diffusione massiccia. L'impressione è che il team di Treyarch abbia fatto egregiamente i "compiti a casa", rielaborando efficacemente gli aspetti più funzionali delle passate battle royale - PUBG in particolare - e arricchendo la ricetta con il dna di Black Ops 4. Più che di deriva, quindi, parliamo di una vera rielaborazione funzionale, madre di un'esperienza adrenalinica e dannatamente divertente, capace di catturare l'interesse dei fan di Call of Duty, degli appassionati di battle royale e perfino, con le giuste condizioni operative, di giocatori senza particolare familiarità con prodotti di questo tipo. Considerazioni che abbiamo avuto modo di maturare durante la nostra prova con la beta, affrontando Blackout assieme a giocatori con background videoludici diversissimi, tutti rapiti dai pregi di una modalità sorprendentemente godibile, a patto che le si conceda il beneficio del dubbio. Il primo passo, come nella migliore tradizione delle battle royale, è quello che ci vede abbandonare la sicurezza di un elicottero da trasporto per affrontare i cieli tersi sopra una vallata verdeggiante, presto colpita da una progressiva e inarrestabile riduzione della zona di combattimento, teatro di una sfida all'ultimo sangue da affrontare in solitaria, in coppia o con un gruppo di quattro tiratori.

    La mappa assemblata per Blackout rappresenta, di fatto, il primo punto a favore per la produzione, e propone una distesa caratterizzata da una buona diversità in termini di conformazione geografica e punti d'interesse. Come anticipato dallo sviluppatore, il campo da battaglia che ospita la modalità è composto da un totale di 14 locations principali, tutte viste dai capitoli curati da Treyarch e opportunamente modificate per assecondare efficientemente le necessità del gameplay. Ed ecco quindi che la città-bersaglio Nuketown, uno degli livelli più iconici di Black Ops, si trasforma in un paesotto devastato dal potere dell'atomo e collocato su un'isoletta ritirata, con tanto di bunker sotterraneo tentacolare. Lo sviluppatore non esclude l'arrivo di nuovi scenari tratti da altri sub-brand, come parte di un supporto post lancio che, a occhio e croce, punta a gestire la mappa come un corpo in evoluzione, sulla falsariga del titolo che ha fatto di questa dinamicità uno dei suoi principali cavalli di battaglia, ovvero il giocatissimo Fortnite. Propositi sicuramente stimolanti, così come la promessa di una discreta mole di variazioni sul tema della battle royale, magari legati a specifici eventi. Nel corso della beta ne abbiamo già visti una manciata: una modalità con tempi ridotti per il restringimento della zona sicura, una con un numero limitato di armi a distanza ravvicinata, e un'intrigante combinazione delle due. Già allo stato attuale, quindi, Blackout delinea un contesto bellico vario e ben congegnato, che offre al pubblico una gran quantità di occasioni per mettere alla prova le proprie doti strategiche e guerresche.

    Proprio in virtù del suo concept di base, il design delle diverse sezioni della mappa sfugge sempre all'anonimato, rendendo più semplice l'orientamento e la navigazione verso specifici punti d'interesse. Anche lontano dalle aree principali, non si ha mai quella fastidiosa sensazione di déjà vu che, in genere, colpisce l'utenza come conseguenza di un level design stracarico di elementi riciclati e, nei limiti del ragionevole, anche la composizione degli interni sfoggia i medesimi pregi.

    Non è chiaro se lo sviluppatore abbia intenzione di portare il numero massimo dei contendenti oltre la quota attuale, ma la corsa verso il bilanciamento definitivo di questo aspetto dell'esperienza pare già aver raggiunto un ottimo compromesso tra intensità degli scontri e possibilità di pianificazione. In Blackout non sarete mai troppo lontani dal bacio di un proiettile, nell'abbraccio sanguinoso di un campo di battaglia dalle dimensioni relativamente contenute, che asseconda un ritmo di gioco piacevolmente sostenuto, compatibile con la frenesia combattiva che da sempre caratterizza la serie.

    Nel centro del mirino

    La sensazione, gradevolmente ansiogena, è quella di trovarsi sempre al centro di qualche mirino, nel quadro di partite tese ai limiti del cedimento vescicale. Imprecazioni di livello agonistico, ordini urlati in cuffia e esclamazioni di brutale giubilo promettono quindi di essere l'epico accompagnamento di una routine ludica che, come da programma, affonda le radici nel gunplay di Black Ops 4.

    Pad alla mano, le sparatorie offrono il medesimo senso di appagamento già provato con la precedente beta del gioco, grazie anche a un'ottima prevedibilità del rinculo, diversa per ogni arma ma sempre una delle chiavi del successo battagliero. L'arsenale di Blackout comprende la gamma completa - e abbondante - delle armi presenti nel titolo, molte delle quali già note ai fan del brand, tutte contraddistinte da un feedback riconoscibile e soddisfacente. La distribuzione casuale delle bocche da fuoco in giro per la mappa ci è sembrata ben ponderata, così come quella di medikit, armature, munizioni, granate, gadget e accessori. Proprio come succede nelle altre modalità, questi ultimi (ottiche, caricatori, calci e impugnature) seguono precisi criteri di compatibilità e possono spesso fare la differenza in battaglia, specialmente ingaggiando gli avversari a distanza. Alcune delle armi hanno anche versioni potenziate (constrassegnate da uno shader dorato), che appaiono con maggiore frequenza nelle casse di approvvigionamenti aviotrasportate a ritmi regolari sul campo e nel cuore delle location più pericolose, generalmente strappate alle diverse iterazioni della modalità zombie.
    Qui i giocatori più audaci si troveranno a dover affrontare anche diverse ondate di non morti letalmente aggressivi, che inseriscono nel quadro ludico di Blackout una variabile avvincente, contribuendo ad elevare il grado di sfida in modo efficace, senza snaturare l'esperienza. Gli zombie rappresentano un elemento di disturbo che rende gli scontri più frenetici e complessi, aggiungendo un goloso pizzico di personalità alla formula di Treyarch.

    In queste aree è possibile trovare anche delle casse speciali - segnalate da una colonna luminosa bluastra - con loot di qualità superiore, e ai giocatori toccherà sempre il compito di valutare strategicamente il rapporto rischio/ricompense, tenendo in debita considerazione l'affollamento mortale che caratterizza le strutture in questione. In prossimità delle zone ricreative dei cadaveri erranti, capita spesso di imbattersi anche in particolari armi non modificabili, sempre recuperate dalla modalità zombie, come ad esempio la potente Pistola a raggi o l'efficacissimo fucile d'assalto Zweihander. Un concerto di elementi che contribuisce a rendere il gameplay "piedi a terra" di Blackout quanto mai vario e interessante, pur mostrando il fianco a qualche piccolo problema di bilanciamento delle armi, alcune fin troppo efficaci. Sulle stesse note anche i perk, trasformati in consumabili a tempo, sembrano aver bisogno di alcuni interventi di messa a regime. Quello che aumenta il danno inflitto dai pugni, ad esempio, appare al momento largamente superfluo, mentre la capacità di percepire più chiaramente i passi dei nemici è attualmente inficiata da una direzionalità dei suoni non ancora perfetta. Un altro degli aspetti meno riusciti è rappresentato dalle dinamiche di looting, legate alla pressione prolungata del tasto quadrato. La raccolta risulta imprecisa e macchinosa, mentre l'interfaccia per il recupero dei beni lasciati a terra da un nemico ucciso appare scomoda e poco funzionale.

    Altri problemi riguardano la leggibilità della minimappa (specialmente per quanto concerne le icone disposte dai giocatori) e alcune mancanze dell'interfaccia utente, come ad esempio un sistema per identificare chiaramente lo "stato di salute" della propria corazza. Sebbene le percentuali di riduzione dei danni dei tre diversi tier di armature necessitino ancora di una leggera messa a punto (i vantaggi sono un po' troppo marcati), il "time to kill" ci è sembrato sufficientemente rapido e assolutamente in linea con i canoni della serie. Rispetto alle modalità multiplayer canoniche, Blackout concede ai giocatori tempi di reazione un po' più generosi, ma comunque più che tollerabili nell'economia generale del gameplay.
    Decisamente fastidiose, e misteriosamente anti-intuitive, sono invece le meccaniche di apertura della tuta alare. Lanciandosi da una struttura sopraelevata, infatti, capita spesso di non riuscire a dispiegare le ali, con conseguenze gravitazionali drammaticamente infauste. Per quanto atipico, di contro, il sistema di guida dei veicoli funziona a dovere, e ben presto ci si adatta a pilotare ogni mezzo utilizzando entrambe le levette, una per gestire l'accelerazione e l'altra per sterzare.

    La beta di Blackout metteva a disposizione dei giocatori quattro mezzi diversi (un quad, un camion, un gommone e un elicottero), distribuiti casualmente ma in maniera coerente con le caratteristiche della mappa, e utilizzabili sia per raggiungere più rapidamente i confini della "zona sicura", sia per guadagnare un vantaggio tattico sugli avversari. Considerando la relativa fragilità dei veicoli, e la loro permeabilità al fuoco incrociato, non abbiamo mai avuto l'impressione che questi rappresentassero un elemento di rottura per gli equilibri del gameplay, ma piuttosto un'aggiunta necessaria e sensata. La quota ridotta imposta agli elicotteri, ad esempio, li rende un bersaglio ragionevolmente accessibile, anche nel caso non si disponga di un potenza di fuoco particolarmente dirompente.

    Come nota di coda, vale la pena sottolineare che la modalità soffre ancora di qualche fluttuazione sul fronte del framerate, particolarmente seccanti su PS4 standard, piattaforma sulla quale tendono a manifestarsi anche fenomeni di popping piuttosto evidenti. Si tratta di un problema che Treyarch deve assolutamente risolvere in tempo per il lancio, assieme a una certa quantità di bug, nessuno eccessivamente critico o invalidante. Ottima invece la stabilità del netcode, privo di cedimenti degni di nota, fatta eccezione per qualche problema legato alla solita crisi del PSN.

    Call of Duty Black Ops 4 Dopo una settimana passata sui campi di battaglia di Blackout, incarnazione della battle royale secondo Activision, non possiamo che dirci ottimisti circa l'esito della scommessa del colosso statunitense. La modalità porta su schermo un'efficace rielaborazione di molti dei tratti tipici dei migliori esponenti del genere, nel quadro di una produzione che non rinuncia alla propria identità, complice la firma riconoscibile del gameplay di Treyarch. Il team californiano ha lavorato duro per comporre un'esperienza frenetica e appagante, sostenuta dall'ottimo gunplay di Black Ops 4 e arricchita da sfumature tattiche inedite per la serie. Ci sono delle cose da sistemare, sia chiaro, e il bilanciamento complessivo non è ancora perfetto, ma già allo stato attuale è facile identificare Blackout come un'aggiunta di valore nel panorama di un genere sempre più affollato.

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