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Code Vein: provato alla Gamescom il nuovo gioco degli autori di God Eater

Code Vein arriverà a settembre nei negozi ma alla fiera tedesca Bandai Namco ci ha permesso di provare una demo del gioco in anteprima.

provato Code Vein: provato alla Gamescom il nuovo gioco degli autori di God Eater
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • È fin dall'annuncio del 2017 che i nostri dubbi su Code Vein vengono alimentati, e non bastano nemmeno i video più approfonditi o, come in questo caso, le demo di gameplay a migliorare la percezione riguardante un gioco che pare vivere in un profondo stato di confusione. E non stiamo parlando solo dello stile visivo, che alterna un character deisign dal gusto chiaramente nipponico ad un mondo senza troppi tratti di riconoscimento, in cui l'ambientazione più ricorrente (almeno nei video e nelle demo) è una devastazione cittadina poco carismatica e attraente. Code Vein è un gioco con forti crisi d'identità anche dal punto di vista ludico, con un compagno sempre al nostro fianco che spesso rende l'esperienza di gioco più piatta o alle volte fastidiosa, un combat system sì stratificato ma dal quale faticano ad emergere grossi pregi e un approccio all'esplorazione che ci è sembrato estremamente banale, anche in virtù di un level design inadeguato. Dopo la prova alla Gamescom 2019 di Colonia si sono insomma concretizzati tutti i nostri dubbi, non una prospettiva allettante visto che l'uscita del gioco è prevista tra poco più di un mese.

    Mondo di sangue

    L'universo di Code Vein rielabora in maniera quantomeno originale la tematica del vampirismo: i vampiri del gioco di Bandai Namco non hanno il look oscuro e gotico che abbraccia la definizione del mostro classico, sono invece una rappresentazione più moderna ed al passo dei tempi, tecnologizzata ed adatta ad essere rappresentata con tratti squisitamente nipponici.

    I vampiri che hanno deciso di accettare la sete di sangue senza cedere alla frenesia omicida dispongono di una maschera che li rifornisce in continuazione di sangue, consentendogli non solo di sopravvivere, ma anche di sfruttare i poteri sanguigni e trasformarli in vantaggiosi strumenti di morte. Il combat system di Code Vein si basa proprio sul sangue, che nel gioco sostituisce la classica barra vitale: diverse sono le azioni che il personaggio può compiere, al costo però di una piccola porzione di salute. Il resto aderisce ai canoni dei soulslike, come la presenza di stamina, armi intercambiabili e con moveset diversi, necessità di utilizzare la schivata con tempestività così come i colpi più lenti e potenti, parry. Il feeling per gli amanti dei giochi di questo calibro rimane dunque molto familiare, ma esiste un grande elemento di rottura: il compagno guidato dall'intelligenza artificiale. Non è di certo possibile dare un giudizio esaustivo sull'impatto che avrà sul gioco da una brevissima demo di una manciata di minuti, eppure quei pochi momenti in cui abbiamo combattuto fianco a fianco con il nostro alleato ci è sembrato che il gioco iniziasse a banalizzarsi, visto che non raramente era il nostro secondo ad infliggere i colpi di grazia o a fare il lavoro sporco al nostro posto.

    Forse ha influito pure la località dov'era ambientata la demo, che era caratterizzata da strettoie circondate da letali crepacci in cui i movimenti erano molto limitati e dove spesso gli scontri si svolgevano in uno-contro-uno. L'arena è stata poi chiaramente sfruttata per proporre soluzioni tipiche da solus like, come le classiche imboscate o situazioni in cui nemici grandi e grossi bloccavano per intero il passaggio ed era quasi impossibile eluderli senza subire pesanti conseguenze.

    La gestione delle risorse è delle più classiche. Esiste la possibilità di ripristinare punti vitali per un numero limitato di volte, al termine delle quali è necessario visitare ed attivare un punto di checkpoint se se ne vogliono ottenere di nuove. Inoltre il nostro compare provvederà a riportarci in vita per una volta a seguito di una nostra prematura dipartita.

    Presenza di un compagno e seconda possibilità non sono però l'indice di una difficoltà troppo tiepida, anzi ammorbidiscono quello che è un livello di sfida molto punitivo, che spinge a giocare con attenzione e a muoversi con assoluta coordinazione. Eccedere in aggressività ed essere colpiti per troppe volte potrebbe, per esempio, incidere negativamente sulla nostra barra dell'equilibrio ed esporci ad una spesso tragica caduta (fortunatamente questo vale anche per i nemici, che è possibile sbilanciare a seguito di mosse ben orchestrate).

    Rimanere troppo sulla difensiva, allo stesso modo, non paga: Code Vein è infatti inadatto a sostenere scontri lunghi e di logoramento visto che le abilità avanzate richiedono la spesa di un piccolo quantitativo di punti salute, e che molte delle creature hanno una barra vitale estremamente generosa. Come quasi in tutte le situazioni, l'ideale è utilizzare un approccio intermedio.

    Celere e reattivo, quando serve aggredire un avversario in evidente difficoltà, e più accorto e difensivo quando non si conosce la minaccia e si impugna un'arma con la quale non è ammissibile sbagliare un colpo. Nonostante tutto la nostra prova non ha fatto emergere doti particolarmente prorompenti dal sistema di combattimento di Code Vein, che peraltro non sembra essere arricchito con una schiera di nemici particolarmente interessanti, né visivamente e né a livello di pattern di attacco.

    C'è da dire comunque che la composizione molto stretta della mappa ha enfatizzato la banalità degli scontri, i quali, il più delle volte, si svolgevano frontalmente e davano scarse possibilità di aggiramento, se non negli spiazzi di dimensioni più generose.?Il level design è un altro grande problema, soprattutto per come si lega all'esplorazione. Le vie alternative conducono spesso, molto banalmente, ad alcuni forzieri contenenti delle ricompense (spesso armi) alle cui spalle sostano dei new jersey che bloccano l'accesso ad altre zone.

    La piccola mappa che abbiamo provato era piena di queste soluzioni, che funzionano perché il personaggio ha limitate capacità motorie - non può saltare - ma a livello di credibilità e di raffinatezza di design falliscono su tutta la linea. L'atmosfera risulta così compromessa, il mondo di gioco ne esce svilito, ancor di più se si considera che Bandai Namco ha deciso di segnalare la presenza di oggetti raccoglibili e di messaggi sul terreno sfruttando dei piccoli puntini luminosi, che quando sono in grande quantità creano un effetto "luci di natale". A conclusione di tutto, il boss finale chiamato "Blade Bearer" si è mostrato privo di una presentazione d'effetto o di un design estetico quantomeno interessante, aderendo così a quella povertà stilistica che ammanta quasi ogni singolo aspetto di Code Vein.

    Code Vein A poco più di un mese dall’uscita Code Vein si è mostrato spento, caratterizzato da elementi che non sempre si accoppiano con successo e figlio di idee di game design che ci sono parse poco convinte e convincenti. La mediocrità avvolge qualsiasi elemento, dal combattimento ai nemici, dal level design ai modi di presentare l’interazione con l’ambiente. Dobbiamo purtroppo confermare le scarsissime aspettative che ci accompagnano oramai da moltissimo: non crediamo che Code Vein, con così poco tempo a disposizione, riesca a tirarsi su con il necessario vigore.


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