Code Vein: la nostra prova del Closed Network Test

Abbiamo giocato la closed beta del soulslike secondo Bandai Namco, ritrovandoci a provare le stesse sensazioni di poche settimane fa.

Code Vein: la nostra prova del Closed Network Test
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • La lezione che Hidetaka Miyazaki e From Software hanno impartito con la deriva ludica dei souslike non ha dato soltanto ampio respiro all'industria videoludica, nel corso dell'ultimo decennio, ma ha anche ispirato numerosi team di sviluppo nell'intraprendere il non facile sentiero tracciato da Dark Souls e soci. Il risultato può essere a volte ottimo come nel caso di NiOh (che si prepara a tornare con NiOh 2), mentre in altre istanze può dar vita a esperimenti un po' più sottotono con progetti come The Surge o Lords of the Fallen. In questo marasma di imitazioni e derivati, anche Bandai Namco ha scelto di creare una proprietà intellettuale tutta sua: Code Vein, durante le sue prime apparizioni, aveva intrigato non poco la platea, sia per il suo pittoresco e cupo immaginario sia per quanto concerne le meccaniche di gioco.

    Altro elemento che ci aveva incuriosito era lo stile visivo, che ricalcava ampiamente il mondo degli anime proponendo quello che, a lungo andare, si è imposto ai nostri occhi come qualcosa di diverso e affascinante. Di recente abbiamo potuto provare Code Vein e, purtroppo, il souslike di casa Bandai Namco non era riuscito a convincerci del tutto. Qualche settimana dopo il publisher nipponico ha pubblicato inoltre una versione Beta, definita Closed Network Test: un'occasione non soltanto per tornare a solcare le mappe di gioco singleplayer della produzione, ma anche per testare cosa ha in mente il team di sviluppo con il comparto multigiocatore. Ancora una volta, pur apprezzando la bontà concettuale del prodotto, Code Vein ci suscita qualche piccola perplessità.

    Un souls in stile anime

    Da appassionati di animazione giapponese, di certo, non siamo rimasti del tutto indifferenti di fronte al comparto visivo di Code Vein, che in tutto e per tutto ricalca tutti i crismi del character design tipico delle serie TV nipponiche.

    Nonostante i modelli poligonali e la ricchezza delle texture non facciano gridare al miracolo, è indubbiamente tutto l'assetto artistico che potrebbe rappresentare l'arma in più dell'action RPG di Bandai Namco: si parte da un level design piuttosto ispirato, pronto a calarci in un mondo decaduto e decadente, trascinandoci nel tortuoso sottosuolo di una terra martoriata da un misterioso virus, e si arriva fino alla cura riposta nella modellazione dei personaggi, degli abiti e degli accessori. Un insieme visivo che, se masticate un po' di cultura manga e anime oltre che videoludica, non ci metterà troppo a ricordarvi opere come Tokyo Ghoul o l'estetica - ormai pienamente riconoscibile ed eclettica - dei lavori di Tetsuya Nomura, fatta di abiti in pelle, cerniere e pendagli di ogni dimensione, forma e colore. In tal senso, l'editor di creazione con il quale siamo chiamati a impersonare il nostro Redivivo per giocare le prime fasi dell'avventura si è rivelato sorprendentemente ricco e fedele ai canoni estetici giapponesi fin qui delineati: nel selezionare il taglio degli occhi, o la loro incavatura, l'editor permette di giocare con tante soluzioni credibili e divertenti, invogliandoci a spendere diversi minuti nel modellare e colorare la propria pupilla ideale o addirittura le sfumature cromatiche nei capelli, senza contare elementi ornamentali come accessori, cicatrici o trucco.

    Un soulslke in stile anime, quindi, che si conferma intrigante anche sotto il profilo dell'immaginario: benché la lore di base di Code Vein non sia ancora ben definita, come abbiamo già evidenziato nel nostro precedente hands on ci sembra palese quanto sia ricco l'affresco narrativo. Nel corso dell'esperienza saremo dunque chiamati a comprendere i motivi che si celano dietro lo scoppio della catastrofe che ha trasformato l'intera umanità in vampiri, chi sia in realtà la misteriosa fanciulla che accompagna il protagonista nei suoi primi passi in questo mondo devastato, o ancora quale sia il reale destino dei Corrotti.

    Domande che dovranno trovare risposta durante la Campagna di Code Vein, ma allo stato attuale dei lavori non sappiamo dire con certezza se la trama riuscirà ad esaurire tutto il plot o se il team di sviluppo abbia intenzione di snocciolarne i segreti seguendo una struttura narrativa sulle orme dei souls classici di From Software, tra lore nascosta e documenti preziosi sparsi nel mondo di gioco. Va detto, comunque, che sul versante della scrittura l'incipit di Code Vein ci ha fatto tutt'altro che impazzire: le cutscene cinematiche sono poche, non supportate adeguatamente da una direzione creativa e registica poco ispirata e anonima.

    Sangue e Codici

    Dal punto di vista del gameplay, e dei contenuti singleplayer, il Closed Network Test non si discosta dalla nostra recente prova negli studi di Bandai Namco: in questa sede, sviscerati potenzialità e dubbi sul comparto artistico e narrativo di Code Vein, non possiamo far altro che confermare le sensazioni avute poche settimane fa, tanto in positivo quanto in negativo. Sul fronte del combat system e della frenesia dell'azione, il gioco ci sembra ancora un po' ingessato tra movimenti macchinosi e una telecamera eccessivamente ballerina, con un lock on sugli avversari abbastanza confusionario e animazioni non proprio eccezionali.

    Peraltro, sul piano strutturale, a fare da contraltare al bel design dei personaggi e alla qualità architettonica delle mappe troviamo ambienti e nemici un po' poveri sotto il profilo della varietà: il dungeon disponibile nella beta, d'altronde, propone uno scenario angusto e ripetitivo in cui prendono corpo tutte le dinamiche più classiche dei soulslike. Troviamo quindi il Vischio, in sostituzione dei falò di From Software o degli altari di NiOh, così come tutte le difficoltà più tipiche di questo genere: la perdita di Foschia accumulata nel ciclo di morte e rinascita, il continuo respawn dei nemici, la gestione delle schivate e degli attacchi relativi alla stamina. È pur vero, tuttavia, che le dinamiche fin qui descritte si confermano, almeno stando alla prova del Closed Network Test, piuttosto basilari e non eccessivamente profonde: la progressione, ad esempio, è molto più pilotata rispetto al Souls, a dimostrazione di quanto Code Vein non abbia studiato appieno, in apparenza, la lezione di Miyazaki e soci. Le dinamiche ruolistiche restano, in ogni caso, molto interessanti: l'impiego dei Codici, ad esempio, ci ha intrigato a sufficienza.

    Si tratta, in sostanza, di una serie di specializzazioni specifiche che si sbloccano man mano nel corso dell'avventura, e che ci permettono di sfruttare al meglio alcune statistiche ed armi particolari: adattare il Codice giusto al proprio stile di gioco, quindi, può rivelarsi una chiave vincente a seconda della vostra preferenza tra un guerriero più bilanciato, uno più talentuoso dalla distanza o ancora uno propenso all'equipaggiamento pesante.

    Accumulando una particolare valuta chiama Icore, potremo poi sbloccare i Doni presso il Vischio: si tratta sostanzialmente di talenti peculiari per ciascun Codice, che permetteranno di modificare sensibilmente l'approccio agli scontri tramite attacchi speciali o alterazioni di stato. Insomma, anche se Code Vein continua a suscitare in noi qualche perplessità, lo stesso non può dirsi dei contenuti: tanto la lore quanto l'approccio tipicamente RPG potrebbero regalare ai fan della produzione un'avventura impegnativa ed intensa.

    Vampiri uniti

    La Campagna di Code Vein è giocabile interamente in singleplayer, ma in giro per i dungeon potrete portare con voi un alleato. Se i personaggi che compongono il roster di NPC non vi soddisfano, avrete modo di cimentarvi nella modalità multiplayer: tramite il menù di gioco, che si applica in maniera contestuale all'azione senza mettere in pausa l'avventura, potrete accedere al Multigiocatore. Stando ai comandi comparsi nella Closed Beta, tale modalità presenterà due opzioni diverse: inviare una richiesta di soccorso, così che altri Revenant possano giungere in vostro soccorso nella mappa che state affrontando, oppure cercare una richiesta di aiuto a vostra volta.

    In tal modo, tramite un basilare e immediato sistema di matchmaking, potrete catapultare voi stessi in ausilio di un utente in difficoltà, rendendo l'avventura un pizzico più frizzante. Va detto in ogni caso che, al netto di server non proprio popolatissimi durante le nostre sessioni, la bontà del multiplayer e la qualità dei server stessi andranno valutati sul lungo termine e, soprattutto a lavori conclusi. Una cosa, però, è certa: il sistema di interazione tra i giocatori, sia tramite le richieste d'aiuto sia attraverso la possibilità di inviare o ricevere regali per potenziare il proprio equipaggiamento, è feature da non sottovalutare, poiché potrebbe arricchire un'esperienza che promette di rivelarsi decisamente frustrante nelle fasi di gioco più impegnative.

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