E3 2018

Code Vein: Sangue Impazzito, provato il nuovo gioco degli autori di God Eater

Nuovo contatto ravvicinato con Code Vein, nuovo progetto degli autori di God Eater in arrivo a fine settembre su PC, PlayStation 4 e Xbox One.

provato Code Vein: Sangue Impazzito, provato il nuovo gioco degli autori di God Eater
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Continua a suscitare sensazioni contrastanti, il Code Vein di Bandai-Namco. Sviluppato dal team che ha dato i natali alla serie God Eater, il gioco si inserisce di diritto nel filone dei soulslike, ma cerca di prendere le distanze dall'ermetismo tipico dei lavori di From Software, per raccontare una storia più presente ed esplicita. Questo, almeno, a sentire le promesse del team di sviluppo, visto che la componente narrativa resta ancora avvolta da un alone di mistero.
    Sappiamo che il giocatore si trova ad interpretare un Revenant, ovvero una figura che sembra avere diversi tratti in comune con i classici vampiri, a partire ovviamente da un'inesauribile sete di sangue. Tutti i Revenant si risvegliano, senza memoria del loro passato, all'interno di una sorta di limbo, una dimensione sospesa completamente in preda alla corruzione. Nel caso in cui un Revenant non riesca a saziare la sua sete, può venire completamente consumato da questo cieco desiderio e trasformarsi in un Lost, una creatura perduta per sempre che inizierà ad infestare queste terre sconquassate.
    L'obiettivo del giocatore, nel corso dell'avventura di Code Vein, sarà quello di recuperare le memorie perdute, al contempo interfacciandosi con la società di Revenant che progressivamente si è formata in questa dimensione alternativa, cercando per esempio di soddisfare le richieste degli improvvisati compagni di sventura.
    Come dicevamo in apertura gli sviluppatori promettono un racconto intenso, portato avanti da scene d'intermezzo che sappiano valorizzare lo stile della produzione (molto vicino, almeno per quel che riguarda il design dei protagonisti, a quello di un moderno anime). Da ciò che abbiamo potuto intuire, più che nella complessità dell'intreccio il valore narrativo di Code Vein andrà ricercato nella caratterizzazione dei vari personaggi e nell'esposizione delle loro storie, aspetto in cui il titolo potrebbe in effetti regalare qualche sorpresa. Dando un'occhiata invece alla regia ed al ritmo delle cut-scene, non ci sembra che il titolo possa davvero affermarsi come un nuovo caposaldo della narrazione di stampo orientale.

    Temi il sangue antico

    Consapevoli che in un titolo di questo tipo i valori più importanti sono legati soprattutto alle meccaniche di gioco, all'E3 ci siamo gettati nuovamente in azione grazie alla demo approntata per la fiera, ambientata in un'area completamente inedita, molto meno cupa rispetto a quelle viste fino ad oggi. Nonostante Code Vein sia poco incisivo a livello di atmosfere e caratterizzazione dei nemici, torniamo a dire che il titolo Bandai-Namco potrebbe avere qualche freccia al suo arco.

    Almeno dal punto di vista del gameplay, infatti, il gioco non si limita ad assorbire passivamente la lezione di Dark Souls, ma cerca di trovare un impasto ludico che abbia qualche elemento di originalità. L'idea alla base sarebbe quella di far incontrare la struttura di un Souls, caratterizzata dall'immancabile ciclo di morte e rinascita, con un combat system leggermente più vicino a quello di un action, almeno per quanto riguarda varietà e tempistica di esecuzione delle combo.
    Lo si intuisce fin da subito, quando si soppesano i ritmi dei colpi e l'intensità un po' più sostenuta dell'azione.
    Ci sono anche dinamiche che rendono il combat system più stratificato. Inanellando una serie di attacchi a segno, ad esempio, il protagonista andrà a riempire una barra della concentrazione utile per scatenare attacchi speciali e combo decisamente violente.
    Mentre la gestione dell'equipaggiamento sembra essere più semplificata rispetto a quella dei Souls (è possibile indossare un singolo pezzo di armatura e portarsi dietro due armi, oltre che gli oggetti consumabili inseriti nella classica item wheel), diventa davvero fondamentale scegliere la corazza, anche perché essa rappresenta a tutti gli effetti una dotazione offensiva.
    A ciascun "capo" protettivo è infatti associato uno diverso strumento di "drain", una sorta di arma secondaria con cui il nostro protagonista è un grado di sfruttare le proprie doti vampiresche per prosciugare i nemici. Gli attacchi di prosciugamento vanno caricati per qualche secondo, e non è quindi possibile eseguirli frettolosamente, nella concitazione dello scontro. Nel caso in cui vadano a segno, tuttavia, permettono al nostro alter ego di recuperare e di aumentare la soglia massima dei punti Icore, ovvero il "mana" che garantisce ai Revenant l'accesso ai propri Doni oscuri, poteri concettualmente simili agli incantesimi di Dark Souls. Attivare un Dono permette al personaggio potenziare capacità offensive e difensive, di scagliare bordate fiammeggianti contro i nemici o di sacrificare una parte dei propri punti vita per curare l'alleato del momento.
    I doni utilizzabili sono legati al Codice del nostro Revenant, quella che possiamo a tutti gli effetti considerare una classe, intercambiabile però a piacimento. La demo dell'E3 ci ha mostrato per la prima volta un tris di Codici, rispettivamente denominati Combattente, Assassino ed Evocatore. Il primo codice porta con sé una serie di Doni che garantiscono bonus passivi e migliorano l'attacco, l'efficacia di certi tipi di colpi o la resistenza.

    L'Assassino ha una serie di magie incentrate sull'incremento della mobilità e sulla possibilità di eseguire attacchi a sorpresa. Infine il Caster si focalizza su magie offensive che permettono di colpire i nemici dalla distanza.
    Difficile capire, in questa fase, se il sistema di Codici potrà garantire al gioco la giusta varietà; altrettanto complesso intuire la profondità dei meccanismi ruolistici: i Codici sembrano portarsi dietro bonus alle sei statistiche di base, e influire anche sulle resistenze e sulla mobilità del protagonista. A dirla tutta, dando un'occhiata alla schermata delle statistiche del personaggio sembra di capire che, pur volendo distaccarsi dalla saga di Miyazaki in quanto a stile e ritmi dello scontro, Code Vein abbia comunque tratto molta ispirazione dalle opere che hanno fatto nascere e poi "canonizzato" questo sotto-genere. Vedremo se il team di sviluppo sarà riuscito a replicare la profondità che si cela nei mondi oscuri di From Software.

    Caccia il Sanguesmunto

    Tra le altre novità di Code Vein dobbiamo mettere in conto anche la presenza di un compagno controllato dalla CPU, che seguirà il protagonista in ogni momento. Diversamente da quanto accade in molti altri titoli, gli alleati presenti in Code Vein non sono semplicemente carne da macello, ma si rivelano sorprendentemente utili in una buona gamma di frangenti.

    Caccia TripliceAll'E3 il team di sviluppo ha confermato che Code Vein supporterà il multiplayer cooperativo (oltre alle funzionalità asincrone che permettono di lasciare messaggi che saranno poi letti da altri giocatori). Quando inviteremo un amico ad unirsi alla nostra sessione, tuttavia, non perderemo l'alleato di supporto controllato dalla CPU, e ci troveremo quindi a formare un letale terzetto.

    Sono capaci, ad esempio, di sottrarre il nostro Revenant alla morte utilizzando i propri Doni per riportarle in vita dopo un colpo particolarmente violento. Si tratta di una dinamica che non ammorbidisce più di tanto la natura hardcore del gameplay, pur contribuendo a ridurre l'elemento di frustrazione insito nel genere.
    Ciascuno dei compagni che potremo scegliere, in ogni caso, avrà il suo specifico comportamento, e starà a noi optare per un partner più aggressivo oppure per uno più focalizzato sulla difesa e sugli attacchi a distanza. Nel corso dell'avventura, ci informa il team di sviluppo, potremo compiere missioni secondarie per aiutare gli alleati a recuperare le proprie memorie, aumentando così la nostra affinità con ciascuno di essi e, di conseguenza, la loro efficacia in battaglia.
    Le ultime considerazioni prima di chiudere riguardano il level design, decisamente piacevole e piuttosto intricato, pieno di scorciatoie e molto intelligente. Peccato che poi il titolo non proponga un mondo completamente interconnesso, ma aree tra loro indipendenti, alla fine delle quali si annida un titanico boss. La demo dell'E3, denominata curiosamente Third Blood (dal momento che si tratta della terza versione di prova approntata dal team), culminava nella battaglia contro un sinuoso "boia". Questo letale avversario aveva le fattezze di una snella bambola, e le movenze di una dinoccolata ballerina.

    La battaglia è stata impegnativa e piacevole, ma forse il fatto che tutta l'idea alla base della costruzione dell'avversario ci abbia in fondo fatto ricordare una ben più famosa Danzatrice, la dice lunga sull'originalità delle soluzioni creative adottate dal team. Per fortuna, almeno a livello tecnico, Code Vein è apparso più stabile rispetto all'ultima volta, con cali di frame rate molto meno incisivi, per il bene dei nostri nervi.

    Code Vein Code Vein è un gioco che se ne sta sospeso a metà fra una manciata di idee originali ed una chiara ossessione per le sue fonti di ispirazione; fra un character design se non altro molto personale ed un mondo dalle atmosfere pallide e inconsistenti. Ogni volta che torniamo a giocarlo c'è qualcosa che ci convince moltissimo (come la profondità del combat system ed il meccanismo dei Doni Oscuri) ed altri aspetti che proprio non ci vanno giù (come la gestione della telecamera e boss non proprio ispirati). A fine settembre daremo il nostro giudizio definitivo, ma con tutta probabilità il titolo resterà più o meno inchiodato al suo destino: quello di essere un prodotto pensato soprattutto per i fan dei soulslike, capace di incuriosirli e lasciarli soddisfatti in attesa della prossima avventura, ma senza il coraggio che serve per lasciare un segno più tangibile.

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