Counter Strike Global Offensive: Danger Zone, il Battle Royale di Valve

Global Offensive diventa free to play, portando in dote una nuova modalità Battle Royale denominata Danger Zone.

provato Counter Strike Global Offensive: Danger Zone, il Battle Royale di Valve
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • Più passa il tempo e più il mercato dei battle royale si amplia, cercando di piantare le sue radici e dimostrare che non si tratta semplicemente di una bolla destinata prima o poi ad esplodere. Nell'ultimo periodo, però, stiamo assistendo ad una certa saturazione del settore, con una mole di rivali sempre più vasta: tra gli ultimi arrivati segnaliamo, ad esempio, Ring of Elysium, opera sotto il controllo del colosso cineseTencent, ma ora anche un altro titano scende in campo, ed il suo nome è Valve. L'azienda di Gabe Newell ha infatti intrapreso un nuovo cammino per il suo Counter Strike: Global Offensive (uscito nel 2012), rendendo il titolo un free to play ed aggiungendo Danger Zone, una personale visione della battaglia reale. Ad ogni azione, però, corrisponde una reazione: cerchiamo quindi di prendere in esame tutti i fattori che hanno causato una scelta così importante.

    Zone assai pericolose

    La serie di Counter Strike rappresenta uno dei baluardi di Valve, con una delle community più attive online dagli albori del gaming multiplayer. Tuttavia un anno e mezzo fa circolava la notizia dei record registrati da PlayerUnknown's Battlegrounds, che diventava il prodotto più giocato su Steam, superando i più noti DOTA 2 e CS:GO, entrambi sotto l'egida dell'azienda di Newell. In seguito è noto a tutti lo scontro con Fortnite (che per essere fruito da PC necessita del launcher di Epic Games), e pertanto Valve, in qualche modo, era rimasta esclusa dal florido settore emergente. A pagarne in parte gli effetti è stato proprio Counter Strike.

    Hacker alla riscossaLa serie di Counter Strike ha da sempre sofferto la presenza di hacker e cheater, che hanno intaccato spesso anche le modalità competitive e le gare ufficiali. Il neo modello free to play ha comportato un incremento della community sia in senso positivo che negativo: da un lato sono sopraggiunti nuovi giocatori, dall'altro le scorrettezze in game sono decisamente aumentate. Tra bot che mirano automaticamente alla testa, ed altri che permettono di vedere gli avversari attraverso i muri, Danger Zone raggiunge alcuni picchi di frustrazione difficili da digerire. Durante la nostra prova, purtroppo, casi del genere non sono affatto mancati. Nel tentativo di limitare la minaccia Valve offre un pass a pagamento, che conferisce uno status (detto "prime") a chi lo acquista, associando i giocatori prime nelle partite. Inoltre viene migliorato il trust in game tramite la "fiducia", ossia un parametro che identifica il partecipante come un soldato onesto, che non utilizza programmi vietati. È possibile anche ottenere il pass raggiungendo il livello 21, ma non è apprezzabile che si debbano spendere così tante ore prima di ottenere un'esperienza di gioco più "pulita".

    Parte della community era stata attratta da una nuova modalità che semplicemente Valve non offriva. Possiamo quindi dedurre con estrema logica che, al posto di presentare al mondo un nuovo titolo incentrato sul battle royale, adattare Global Offensive ai desideri del mercato sia stata una mossa più cautelata. Su un altro versante il cambio del modello economico in free to play ha incentivato l'ampliamento della fan base, e i dati attuali sui giochi più utilizzati su Steam confermano che la mossa attuata ha ripagato Newell e soci, riconsegnando il primo gradino del podio proprio a Counter Strike. Prima di trattare con la dovuta mole d'analisi l'esperienza offerta da Danger Zone, però, è giusto parlare del rovescio della medaglia: la community più fidelizzata ha infatti accusato il colpo di aver acquistato un titolo, per poi vederlo trasformato in un free to play nel giro di sei anni. Questo ha portato negli ultimi giorni una mole di recensioni negative mai vista prima nella serie di Counter Strike, accompagnata da proteste e richieste di rimborso. D'altronde, non è solo la modalità battle royale ad essere gratuita, ma l'intera offerta di Global Offensive. La mossa di Valve, nel tentativo di portare nuova linfa vitale al suo prodotto, ha rischiato dunque di colpire lo zoccolo duro di appassionati che ha mantenuto CS:GO tra i titoli più usufruiti di Steam. Resta insomma da comprendere se il nuovo contendente sia in grado di reggere il confronto con le altre battaglie reali.

    Sweet sixteen

    A differenza delle svariate interazioni presenti nel mercato, Danger Zone punta sin da subito ad un'azione pressoché immediata, lanciando in un'arena ristretta appena sedici partecipanti. Nonostante una mappa non troppo vasta, possono tuttavia passare anche diversi minuti prima di uno scontro con un altro giocatore, e questo lasso di tempo risulta vitale per raccogliere rifornimenti o dell'utilissimo denaro.

    Le mazzette di banconote sono fondamentali per una delle meccaniche distintive del battle royale di Global Offensive: l'acquisto di upgrade. Tramite un rapido tablet, infatti, ogni soldato può comprare armi, giubbotti antiproiettile, gadget e migliorie, ed una volta confermato l'ordine bisognerà attendere un drone fluttuante che ci porterà lo strumento selezionato. Oltre alle classiche "mazzette", il denaro è rinvenibile anche attraverso borsoni, documenti da raccogliere, casseforti da far esplodere e ostaggi da salvare e consegnare in specifici punti della mappa. Nonostante la presenza massiccia di valuta, gli acquisti tramite tablet non sono una via obbligatoria da perseguire, ma una possibilità opzionale che invoglia all'esplorazione dell'arena.

    Proprio l'area di gioco, nonostante le sue minute dimensioni, nasconde diverse vie secondarie da scovare: ad esempio un bunker antiatomico può celare un tunnel di fuga, oppure si potrebbero percorrere delle passerelle che collegano un gruppo di abitazioni.

    Nonostante siamo gli albori di questa modalità, la mappa di Danger Zone è sicuramente sufficiente a sostenere l'offerta ludica, ma in futuro necessiterà indubbiamente del giusto supporto. Altra particolarità del battle royale di casa Valve è proprio il tablet in dotazione all'inizio della sfida: oltre agli acquisti di equipaggiamento, infatti, segnala gli air drop e l'area in cui è probabile che si nasconda un avversario. Inoltre, se opportunamente potenziato con il giusto ammontare di dollari, è in grado di prevedere il restringimento della "safe area", influenzando le strategie durante la partita. Questi upgrade sono tra i più costosi, e durante un match la scelta tra migliorie tecnologiche o strumenti d'offesa può influenzare non poco le nostre sorti.

    Kiss Kiss Bang Bang

    Il cuore della Danger Zone si fonda su un gameplay storico, che ha reso Counter Strike uno dei brand di punta di Valve: accessibile in prima battuta ma con una curva di difficoltà indubbiamente ripida, che richiede numerose ore per essere padroneggiato. Danger Zone non fa eccezione nell'offerta di Global Offensive, e lo dimostra l'esigua manciata di proiettili fornita con ogni arma, acquistata o rinvenuta. Non c'è margine d'errore, e prendere confidenza con il vasto arsenale offerto è una prerogativa per ottenere la vittoria.

    I fucili più potenti, poi, sono relegati ai soli air drop, ossia alle casse lanciate nell'arena. Essendo segnalate sulla mappa, le zone d'atterraggio divengono ben presto un luogo decisamente pericoloso da raggiungere, al pari degli altri battle royale. Sono tuttavia armamentari in grado di fare la differenza tra un trionfo ed una morte precoce, pur richiedendo sempre una grande dose di abilità per essere sfruttati al meglio.

    L'esperienza viaggia quindi su una dicotomia piacevole, in cui l'accessibilità iniziale cede man mano il posto ad un'abilità che deve essere obbligatoriamente affinata. L'unico "aiuto" fornito consiste in qualche rara cassetta di proiettili: peccato però che le preziose scorte siano difese da torrette automatiche. Danger Zone, in sostanza, non ammette errori, ma conquistare la vittoria riesce a regalare una notevole soddisfazione.

    Counter-Strike: Global Offensive La Danger Zone di Counter Strike: Global Offensive è una modalità che, se accompagnata dal giusto supporto, potrebbe conquistarsi tranquillamente una propria schiera di fedelissimi, pronti successivamente a rimpolpare la community della serie Valve, falcidiata dalla crescita di questo sottogenere. Alcune politiche attuate dall’azienda di Gabe Newell, però, hanno rischiato di assestare un fatale colpo di grazia alla fiducia dei fan, con la minaccia di cheater ed hacker mai realmente debellata. Resta un’esperienza che sin dalle prime battute comunica un’identità forte e distinta, che non entra in contrasto con i vari PUBG e Fortnite, preferendo una via diversa, fatta di scontri ragionati e riflessi felini.

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