Cowboy Yakuza: un folle brawler game con la collaborazione di Suda51

Giunto in forma preliminare su Steam, Cowboy Yakuza ci mette nei panni del nerboruto Cleve alle prese con la mafia giapponese.

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  • La cultura pop è un costante flusso di correnti e stili che riescono a caratterizzare spaccati della nostra civiltà. Il settore videoludico non è certo impermeabile a questa contaminazione artistica, come dimostra il curioso Cowboy Yakuza, un titolo indipendente che pesca a piene mani dal soul e dal funky, generi musicali che hanno contribuito a quella che viene definita comunemente black music, estrapolati però dal contesto della classica Harlem per sposarsi con un terra lontana ed estranea: il Giappone macchiato dall'onorevole criminalità della Yakuza. È tempo dunque di menare le mani al ritmo di un basso in Cowboy Yakuza, giunto da poco in early access tra le pagine di Steam. La speranza è che sia un groove animalesco al punto tale da conquistare chiunque, ma è bene anticiparvi che troverete qualche nota stonata di troppo.

    Un soulman in Giappone

    Cowboy Yakuza narra le vicende dello sfortunato Cleveland ‘Cleve' Waingro, un insegnante che ha cercato di lasciarsi alle spalle delle brutte storie per provare ad avere una nuova vita in Giappone. Nella terra del Sol Levante, però, le cose non sembrano partire col piede giusto. Il nostro amico infatti viene licenziato per colpa di un capo vagamente razzista e, mentre cerca di trovare un altro impiego per non essere deportato in America, finisce per pestare i piedi alla mafia giapponese.

    Una persona comune di fronte a guai di questi tipo correrebbe a nascondersi, ma il nerboruto Cleve sa perfettamente come difendersi. Dopo aver aiutato una fanciulla in difficoltà e impartito una lezione a quattro teppisti, subisce il furto della giacca, con portafoglio e documenti. Il rischio di essere deportato aumenta e, come se non bastasse, un amico con alcuni "traffici illeciti" ha ben pensato di nascondere alcune sostanze proprio nel giubbotto trafugato. La situazione non potrebbe essere peggiore: Yakuza o meno è tempo di azione.

    Il titolo di Active Gaming Media Inc a cui ha contribuito anche SUDA 51 mette sul piatto quello che, a conti fatti, è solo un mero pretesto per menare le mani contro bande intere di malviventi. Tutto il plot ci è parso parecchio debole, seppur fuori dagli schemi e utile a unire l'anima "soul" di Harlem all'onore della malavita giapponese. Sebbene l'ambientazione sia la classica città nipponica, musiche e grafiche richiamano smaccatamente ai riferimenti culturali del ghetto e della black music. Tutti elementi piacevoli e caratteristici, ma che messi insieme rappresentano un abbinamento che non arricchisce in alcun modo l'atmosfera generale, e anzi, la appiattisce e la rende fin troppo straniante.

    Cowboy Yakuza tenta quindi un'unione alquanto forzata tra due contesti pop che hanno molto poco da condividere. La storia del Gaijin in grado di tener testa da solo alla criminalità organizzata, poi, risulta piuttosto pretestuosa, senza contare che ci sono inoltre anche aspetti in cui il gioco appare come un mix di elementi troppo distanti tra di loro.

    C'è nessuno?

    In termini di gameplay Cowboy Yakuza non si discosta dai canoni tipici del brawler game. Attraversando le lineari aree di gioco bisogna farsi strada tra manipoli di avversari sempre più numerosi, lotta dopo lotta. Il nostro Cleve ha a disposizione un pool di attacchi standard tra mosse rapide, colpi potenti e una finisher move. Nulla di strano, se non fosse percepibile un certo input lag nei comandi che, insieme ad altre sbavature, contribuisce a restituire un'esperienza raffazzonata e poco coinvolgente.

    Prendiamo per esempio l'unica mossa difensiva di Cleveland, ossia una schivata, che non garantisce alcun frame di invulnerabilità. Se l'avversario è rapido potrà tranquillamente colpire il protagonista durante l'animazione, e se quest'ultimo finirà malauguratamente in un gruppo di nemici sarà un game over automatico, dal momento che bastano pochi danni per finire all'altro mondo. Non si tratta però di un titolo troppo ostico da padroneggiare, perché l'intelligenza artificiale soffre di gravi mancanze: ad esempio capita che non si attivi, lasciando inermi e immobili tutti gli avversari. La difficoltà generale fluttua pertanto tra l'assenza di brio e dei picchi di frustrazione, lasciando trasparire una noncuranza per certi versi disarmante.

    Dato il genere di riferimento, di solito poco incline a vere e proprie rivoluzioni, le aspettative sulla varietà del gioco non sono molto alte. A differenziare le sole scazzottate, nei tre capitoli disponibili nella prova, abbiamo notato uno scontro tra i binari ferroviari, con diversi treni che rischiavano di travolgerci, e una semplice richiesta di sopravvivenza per un certo limite di tempo.

    In questo caso, però, abbiamo sfruttato a dovere le mancanze dell'IA, girando intorno a una piazza per tre minuti e mezzo senza ricevere alcun colpo. L'esperienza preliminare con Cowboy Yakuza si potrebbe riassumere con questo esempio, eppure c'è altro da dire.

    La mossa yokai

    Tornando alle abilità del protagonista, grazie alle droghe del suo contatto in Giappone, il nostro Cleve è in grado di trasformarsi temporaneamente in due Yokai diversi. Avete letto bene: un texano afroamericano può tramutarsi in demone per schiacciare orde di mafiosi come mosche. Nonostante la "peculiarità" della trovata, la sensazione d finale è di trovarsi davanti a una meccanica poco coinvolgente e spettacolare, complice anche la scarsa realizzazione tecnica di Cowboy Yakuza.

    Chiaramente parliamo di un titolo in early access, ma difficilmente Active Gaming Media riuscirà a risollevare le sorti di un progetto che sembra provenire dai primi anni del 2000. Tra compenetrazioni poligonali, glitch grafici riscontrabili anche nello stesso modello del protagonista e texture poco rifinite, allo stato attuale Cowboy Yakuza non è per niente un bel vedere. L'unica nota positiva sono i disegni che animano i dialoghi tra i personaggi, realizzati con una buona fattura e in grado di caratterizzare degnamente gli attori della narrazione. Peccato che la qualità della scrittura sia tendente verso il basso, complice anche un doppiaggio caricaturale che appiattisce ulteriormente il susseguirsi delle vicende.

    Cowboy Yakuza Nonostante sia ancora in una fase di work in progress, le speranze che Cowboy Yakuza diventi un ottimo prodotto sono lontane come la terra in cui Cleveland cerca fortuna. Tra un plot narrativo assurdo, difetti grossolani nel gameplay e nell’intelligenza artificiale nemica e un profilo tecnico lacunoso, la mole di lavoro per Active Gaming Media è pericolosamente alta. Fin quando non terminerà il periodo di early access, però, nulla è confermato, ma all'orizzonte sembrano intravedersi solo nubi tempestose. Il massimo risultato auspicabile, stando alla nostra disarmante prova, è che il gioco possa fregiarsi della nomea di “so bad it’s so good”.

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