E3 2018

Creed Rise to Glory: l'ascesa di un giovane pugile... in realtà virtuale

Dagli autori di Sprint Vector arriva Creed Rise to Glory, gioco di boxe per PlayStation VR basato sulla serie spin-off di Rocky.

provato Creed Rise to Glory: l'ascesa di un giovane pugile... in realtà virtuale
Articolo a cura di
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.
Disponibile per
  • PS4
  • Nonostante la nostra prova con il titolo sia durata solamente un decina di minuti, Creed: Rise to Glory ci è sembrata la più convincente simulazione di boxe tra quelle decise a sfruttare i motion controller di Sony. Da quando il PlayStation Move è arrivato sul mercato diversi team di sviluppo hanno provato a proporre la loro interpretazione di un combattimento virtuale, quasi sempre senza successo. Dal traballante The Fight a Sports Champions 2, tutti hanno fallito soprattutto per l'incapacità di riprodurre la pesantezza dei colpi, la fatica della lotta, la fisicità e la stanchezza dei pugni a fine round.
    Aiutato dall'immersività della Realtà Virtuale, Creed: Rise to Glory propone alcune soluzioni creative per fare in modo che l'utente si senta più partecipe e coinvolto, invece di limitarsi a scuotere le mani in direzione dell'avversario.
    Il gioco, come la titolazione lascia intendere, è un tie-in che si collega all'immaginario dei due sequel della serie Rocky (il primo distribuito in sala nel 2015, il secondo in dirittura d'arrivo). In questo frangente, tuttavia, l'importante non è tanto il racconto che seguirà le gesta di Adonis Creed, né la presenza di una versione digitalizzata di Sylvester Stallone che ci spiega come affrontare le sessioni di allenamento.
    Quello che più conta, almeno in occasione del nostro primo contatto con il prodotto, è il gameplay, valorizzato da un paio di trovate decisamente brillanti.

    Il guantone della sfida

    Saliti sul ring ci troviamo di fronte un avversario dalla mole decisamente statuaria. L'inquadratura è in prima persona, le sagome dei guantoni da boxe seguono i movimenti dei due Move che stringiamo nelle mani. Il rilevamento dei movimento è rapido e preciso: possiamo anche spostare la testa ed il busto, spostarsi all'indietro per sciogliere la misura e schivare un jab, o abbassarci rapidamente per evitare che un gancio preciso ci colpisca direttamente sullo zigomo.

    Ci si abitua con naturalezza a gestire i movimenti del nostro alter-ego, e subito si comincia ad entrare nel vivo del march. Sulle prime sembra tutta una questione di tempismo ed energia: evitare un colpo al momento giusto attiva una sorta di bullet time che ci permette di rispondere al nostro avversario, scaricandogli addosso un pugno ben assestato e, subito dopo, una serie di pugni al busto, per cercare di "rompergli il fiato".
    Quando lo sfidante si avvicina è bene tenere la guardia alta, con i guantoni all'altezza delle tempie, per evitare spiacevoli sorprese. Per quanto cauti e scattanti si possa essere è bene anche sapere che prima o poi arriverà: un colpo deciso in piena faccia, che sia per un movimento imprevedibile dell'avversario o per una nostra disattenzione. Ed è un questo momento che Creed stupisce il giocatore per la prima volta. Quando viene investito dalla forza di un cazzotto monumentale, il corpo del nostro boxeur viene ovviamente spostato all'indietro, così come succederebbe nella realtà. A questo punto il gioco rallenta, la telecamera indietreggia, e compare una sagoma blu - una sorta di "spirito" dell'atleta - che rappresenta la posizione del giocatore. Per riprendere il controllo l'utente è costretto ad assumere la sua stessa posa, di fatto "mimando" gli effetti del colpo ricevuto. Se non è possibile fare in modo che il giocatore avverta l'impatto, insomma, se non altro Creed prova a fargliene sperimentare le conseguenze. Una trovata interessante, se non altro perché chi indossa il caschetto non può più prendere alla leggera i propri errori, e deve gestire fisicamente le conseguenze di ogni disattenzione.
    Alla stessa maniera abbiamo trovato molto intelligente il sistema per simulare la stanchezza dell'atleta. Su un ring reale, dopo diversi round e parecchi minuti di combattimento, è facile trovarsi a corto di energia. Se si consumano troppe energie nelle prime fasi dello scontro i pungi diventano lenti e pesanti. In Creed succede esattamente lo stesso, e il gioco sfrutta di nuovo lo stratagemma dello scollamento fra i movimenti del personaggio e quelli del giocatore, per fare in modo che quest'ultimo avverta le conseguenze della fatica. In pratica una volta esaurite le riserve energetiche vedremo i pugni del nostro alter-ego muoversi ad una velocità molto ridotta, e per fare in modo che siano efficaci dovremo anche noi accordarci allo stesso ritmo.

    Di nuovo, ci troveremo a simulare un cazzotto stanco e poco incisivo. Grazie a queste due semplici trovate i combattimenti virtuali di Creed si fanno molto più "fisici", a tratti quasi faticosi e stancanti. Del resto la boxe non è solo una questione di tempismo e di riflessi, e Creed sembra l'unica simulazione "motoria" ad averlo capito.
    Certo, non tutte le soluzioni adottate dal gioco sono elegantissime: il sistema di recupero da un KO, per esempio, è semplicemente una riproposizione in VR del classico button mashing visto praticamente ovunque. Quando si finisce al tappeto la telecamera si solleva sopra il ring, inquadrando la scena dall'alto: l'utente deve agitare le braccia come un forsennato, come se volesse colpirsi al petto per recuperare forza ed equilibrio. Niente di particolarmente originale, in questo caso.

    Creed Rise to Glory Complessivamente, anche grazie ad un colpo d'occhio convincente e ad una riproposizione del ring molto immersiva, il primo match disputato in Creed Rise to Glory ha saputo convincerci. Non ci aspettavamo che un Tie-In mostrasse idee così efficaci per rendere il giocatore più partecipe e per costringerlo a fare i conti con la dimensione più fisica della boxe. Ovviamente bisognerà capire se il gameplay riuscirà a reggere sulla lunga distanza, e soprattutto quale sarà la struttura del gioco. Ci sarà un sistema di sviluppo del protagonista, una storia appassionante, la giusta varietà? L'uscita è prevista entro la fine dell'anno, solo allora potremo capire quali sono le vere ambizioni del prodotto. Le fondamenta ludiche ci sono sembrate solide, adesso c'è da capire cosa il team di sviluppo riuscirà a costruirci sopra.

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