Darkest Dungeon 2: lo splendore dell'oscurità

Darkest Dungeon 2 fa il suo esordio in accesso anticipato con una proposta carica di novità, non tutte del tutto convincenti.

Darkest Dungeon 2: lo splendore dell'oscurità
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  • Emerso dagli oscuri abissi del panorama indipendente per travolgere la platea con un'esondazione di furia iconoclastica e feroce appagamento, Darkest Dungeon è senza alcun dubbio una delle produzioni roguelite più intriganti e uniche degli ultimi anni. La ricetta ludica dei sadici sviluppatori di Red Hook Studios eredita molti degli elementi tipici dei dungeon crawler, al centro di una proposta arricchita da una componente strategica e gestionale tutt'altro che secondaria, modellata per aggiungere spessore al gameplay e sostenere il senso di progressione.

    Il tutto tra le maglie di un immaginario stracarico di sfumature gotiche ed echi lovecraftiani, valorizzati dalle dinamiche legate allo stato mentale dei combattenti, costantemente in bilico tra esaltazione e insania. Con un precedente di tale pregevole fattura (qui trovate la nostra recensione di Darkest Dungeon), è facile intuire come la produzione di un sequel rappresenti una sfida tutt'altro che semplice. Piuttosto che ampliare e rifinire l'offerta del primo capitolo, il team canadese ha quindi preferito optare per una profonda revisione strutturale, modificando molti degli aspetti cardinali della propria ricetta. Una direzione creativa intrigante che però, allo stato dei fatti, non ci ha convinto appieno.

    Nelle fauci della follia

    Prima di passare in rassegna le caratteristiche e i tratti "divergenti" di Darkest Dungeon 2, vale la pena di precisare un punto essenziale: considerando l'attuale stato del progetto, distribuito da poco in accesso anticipato, non escludiamo che nei prossimi mesi ci troveremo a ritrattare alcune delle valutazioni a seguire. D'altronde la versione attualmente disponibile include solo una delle sei campagne presenti nel gioco, il cui assetto potrebbe cambiare in maniera significativa di qui al lancio.

    Detto questo, è tempo di prendere in esame quello che con tutta probabilità è il più grande mutamento in seno all'offerta: l'eliminazione del Borgo e delle meccaniche gestionali ad esso associate. Invece di strutturare la progressione attorno ad un hub centrale da ricostruire di missione in missione, Darkest Dungeon 2 porta i giocatori a bordo di un carro diretto verso un crogiolo di follia e orrori arcani, matrice di un'apocalisse mistica che sembra aver intrappolato il mondo in una prigione di oscurità e mestizia. Dopo aver composto il gruppo e selezionato l'atto da affrontare, ci troveremo dunque a percorrere le strade di tre diversi scenari, generate proceduralmente e disseminate di svincoli, punti d'interesse e occasioni per mettere alla prova le nostre capacità combattive. Dal punto di vista puramente strutturale, questi percorsi non si allontanano più di tanto dai corridoi dei dungeon visti del primo capitolo, pur mostrando almeno un paio di differenze chiave.

    Tanto per cominciare, l'esplorazione si snoda tra ambienti tridimensionali e ci vede condurre direttamente la vettura lungo le strade dello scenario selezionato, cosparse di cumuli di rifiuti e rovine che, se travolti, potrebbero rimpinguare il nostro inventario con oggetti di vario genere. Il secondo luogo, agli utenti è consentito procedere in un'unica direzione, e pertanto la scelta del tragitto da seguire ad ogni bivio preclude di fatto la perlustrazione delle eventuali alternative.

    In buona parte dei casi, le icone presenti sulla mappa ci offriranno tutte le informazioni necessarie per programmare al meglio il nostro itinerario, in modo da evitare scontri indesiderati e trarre il massimo dagli eventi "positivi" sparsi lungo il cammino, come ospedali da campo (utili per sanare le afflizioni "psicologiche" dei personaggi), venditori itineranti e gruppi di profughi pronti ad offrirci cibo e tesori, e a ravvivare la fiamma della nostra torcia (l'intensità della luce può generare bonus e malus).

    Se da una parte la composizione delle mappe e le dinamiche legate al viaggio donano al gameplay un avvincente afflato strategico, dall'altra è difficile non sentire la mancanza di alcune delle feature presenti nel primo Darkest Dungeon.

    Ad esempio, in assenza di una vera e propria "base operativa", non è più possibile interrompere liberamente un'impresa (si può solo riavviare la campagna), e questo finisce per ridefinire - in negativo - il valore dell'equazione rischio/ricompensa nel quadro del bilancio ludico. Più in generale, la nuova formula di Red Hook Studios innesca un senso di progressione meno efficace rispetto a quello del predecessore, e affievolisce anche l'impatto della meccanica di permadeath. Questo perché, almeno per il momento, la conclusione di una campagna (che può essere completata in 4-5 ore) comporta un reset quasi totale dei progressi accumulati dalla carovana, e ciò contribuisce ad indebolire il legame che viene a crearsi tra il giocatore e i personaggi, ridimensionando peraltro la componente "emergente" del comparto narrativo. Di contro, va però detto che gli sviluppatori hanno provveduto ad arricchire la caratterizzazione degli eroi, disponendo sul percorso di ogni spedizione alcuni eventi speciali legati al background di ciascun membro della combriccola.

    Si tratta in sostanza di battaglie speciali o brevi sequenze che raccontano qualcosa del passato dei protagonisti, del cammino esistenziale che ha forgiato i loro talenti e la loro personalità, portandoli a prendere parte alla spedizione. A tal proposito, anche le dinamiche di gruppo hanno subito interventi piuttosto rilevanti, seppur con risultati altalenanti.

    L'unione fa la forza

    In Darkest Dungeon 2, lo stato mentale dei personaggi è il risultato di una moltitudine di fattori, tra cui la rete di rapporti che unisce i diversi membri del party. In base alle azioni compiute sul campo e ai tratti di ciascuno, gli eroi svilupperanno infatti emozioni positive o negative nei confronti dei compagni, con effetti consistenti sulle prestazioni battagliere dell'intera squadra (bonus, malus e variazioni nel funzionamento delle abilità).

    Mettere a segno un colpo mortale su un nemico già indebolito da un altro combattente potrebbe quindi scatenare un moto di fratellanza, che nel tempo - aggiungendo tacche all'indicatore associato - contribuirà a gettare le basi per una sincera amicizia, fino ad innescare un idillio amoroso. A seconda delle circostanze, però, la stessa azione potrebbe generare risultati opposti, nutrendo il seme dell'invidia al punto da scatenare un odio funesto.

    Come intuibile la tensione accumulata da ogni protagonista ha un peso non indifferente nella definizione di questi legami: a seconda del loro stato di logoramento, i vari componenti del gruppo tenderanno a stringere rapporti più o meno positivi con gli altri, che subiranno un repentino peggioramento una volta riempita la barra dello stress. In questo caso, la salute residua del personaggio "in crisi" sarà inoltre ridotta al 10% del totale, e questi potrebbe anche sviluppare afflizioni aggiuntive.

    Sebbene questa nuova dinamica aggiunga al gameplay un interessante concerto di variabili tattiche e guizzi di narrativa emergente, il risultato non è ancora ottimale: da un lato il meccanismo in questione mostra una componente aleatoria a tratti eccessiva, e dall'altro la facilità con la quale lo stress può rivoluzionare i rapporti porta il giocatore a non curarsi più di tanto del sistema, specialmente nelle prime fasi di una run. Appare quindi chiaro che gli sviluppatori hanno ancora molto lavoro da fare sul versante del bilanciamento, anche perché al momento gli effetti di queste meccaniche possono appesantire in maniera significativa il combat system. Al di là degli elementi appena citati, il sistema di combattimento di Darkest Dungeon 2 conserva quasi per intero l'eccellente assetto a turni del predecessore, e si conferma come uno degli aspetti più convincenti della produzione.

    Questo grazie anche all'aggiunta di un nuovo sistema di sinergie che inspessisce il profilo strategico del gameplay: gli effetti di alcune abilità possono infatti essere combinati per creare sequenze offensive particolarmente efficaci, da tenere in seria considerazione durante la fase di assemblaggio e posizionamento del party.

    Lo splendore dell'oscurità

    Passando al sistema di progressione, Darkest Dungeon 2 propone due percorsi d'avanzamento paralleli: uno legato al potenziamento dei personaggi e del carro, resettato all'inizio di ogni nuova run, e un altro che scandisce l'avanzamento generale del giocatore.

    Per quanto riguarda il primo, gli utenti possono utilizzare i tesori raccolti durante il viaggio per assegnare buff agli eroi (alcuni accessori sono vincolati ad una specifica classe) e attribuire alla vettura potenziamenti di vario genere, ampliando ad esempio la quantità di beni trasportabile o aumentando le risorse ottenute dai nemici. Ci sono poi i punti maestria, la valuta utilizzata per sbloccare o migliorare le abilità dei combattenti, alcune delle quali possono essere selezionate solo dopo aver completato determinati eventi legati al loro background (si tratta di un elemento persistente, quindi dovrete farlo solo una volta).

    La distribuzione dei punti, così come la modifica della dotazione del carro, può essere effettuata esclusivamente presso una delle locande in rovina che separano le tappe principali della campagna. Qui è inoltre possibile effettuare acquisti ed utilizzare particolari tipologie di oggetti in grado di offrire al gruppo un'ampia gamma di vantaggi (bonus alle resistenze, agli attacchi, ecc.), che resteranno attivi fino alla sosta successiva.

    Alcuni di queste risorse possono anche intervenire - generalmente in positivo - sullo stato dei rapporti tra i membri della compagine, a patto che i loro tratti lo permettano. Seppur funzionale alla nuova struttura dell'esperienza, questo assetto gestionale "semplificato" fatica a compensare l'assenza del Borgo e delle sue meccaniche, anche per quel che riguarda la tenuta a lungo termine della progressione. Torniamo quindi al secondo sistema d'avanzamento, che permette al giocatore di passare di livello grazie ai punti "Speranza" accumulati di viaggio in viaggio, ottenibili completando i vari eventi disposti sul cammino scelto per la comitiva. Aumentando di grado, potremo sbloccare nuove classi (al momento ce ne sono solo 9) e oggetti, che andranno a rimpinguare l'assortimento delle ricompense generate casualmente nel corso di una run. Per quanto coerente con la nuova direzione scelta dal team di sviluppo, questo meccanismo di progressione sembra mancare del giusto mordente, almeno per il momento. Darkest Dungeon 2 si presenta dunque all'appuntamento con l'early access con un'offerta che, tra intriganti revisioni e rinunce dolorose, porta con sé più di un dubbio circa il valore della rotta scelta da Red Hook Studios.

    Ci sentiamo in dovere di ribadire che si tratta di valutazioni preliminari, che peraltro non riguardano l'intera gamma delle novità proposte dal team di sviluppo. Dal punto di vista dell'estetica, ad esempio, il passaggio alle tre dimensioni non ha compromesso in alcun modo lo splendore gotico dell'opera.

    Tutt'altro, in effetti. Forte di una direzione artistica sontuosa e affascinante, Darkest Dungeon 2 mantiene intatto lo stile riconoscibile del predecessore (avete già visto il trailer di lancio di Darkest Dungeon 2?), schierando in campo modelli in cel-shading di ottima fattura, con animazioni altrettanto piacevoli. Anche le musiche e gli effetti sonori sono di qualità eccellente, complice il ritorno del compositore Stuart Chatwood e della voce narrante di Wayne June, che anche una volta si dimostrano capaci di valorizzare le cupe atmosfere che caratterizzano il titolo di Red Hook Studios.

    Darkest Dungeon 2 Pur condividendo con il predecessore diversi nodi cardinali dell’impianto ludico, Darkest Dungeon 2 segna una svolta piuttosto netta rispetto ai canoni del capitolo d’esordio. Il sequel propone una diversa declinazione delle logiche roguelite, alla base di un’esperienza più contenuta e con un diverso focus sui personaggi. Per quanto l’assetto dell’opera mostri un potenziale da non sottovalutare, molte delle revisioni messe in atto dal team di sviluppo non ci hanno convinto del tutto, soprattutto per quel che riguarda la componente gestionale del gameplay e il sistema di progressione. Bisogna però tenere a mente che si tratta solo del primo assaggio di una proposta ludica destinata a maturare col tempo, che speriamo torni a confermare appieno il sadico talento di Red Hook Studios.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080 Super

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