DAYSGONE

Days Gone: i giorni delle moto e degli zombie nella nuova esclusiva PS4

Un nuovo contatto con l'esclusiva PlayStation 4 ha messo in luce le virtù del comparto narrativo e qualche incertezza del gameplay.

Days Gone
Anteprima: PlayStation 4 Pro
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • La storia di Days Gone comincia nel mezzo del disastro. Non sappiamo nulla dell'epidemia che trasforma gli uomini in Furiosi, bestie feroci e inumane che rispondono solamente agli stimoli di una fame cannibale, ma capiamo in un lampo che il mondo è al collasso. Il panico serpeggia fra le strade delle città e ben presto le infrastrutture sociali saranno completamente sgretolate. È un contesto comune, quello di Days Gone, visto decine di volte al cinema o sul piccolo schermo, e di tanto in tanto raccontato anche dai videogame.
    È chiaro fin da subito, insomma, che il nuovo titolo di Sony Bend non vada alla ricerca di un'originalità dirompente, non abbia la pretesa di riscrivere le regole del racconto distopico a base di zombie. Più che altro la nuova esclusiva PS4 lavora sulle atmosfere e sui personaggi, proponendoci un'ambientazione efficace, riuscita e a tratti persino curiosa, valorizzata da una sceneggiatura d'impatto. Anche Days Gone, insomma, si colloca in quel filone di produzioni che fanno capo alla "scuola PlayStation", attentissime alla qualità della narrazione e pronte a risvegliare forti emozioni.

    I giorni dei ricordi e degli infetti

    Durante la sequenza iniziale il gioco mette in chiaro questa sua predisposizione, mostrandoci Deacon St. John costretto a compiere una scelta difficile e dolorosa. Dopo aver condotto la moglie Sarah fino ad una zona d'evacuazione, Deacon dovrà abbandonarla su un elicottero pronto a partire, per restare vicino a Boozer, compagno del club di Biker che il protagonista considera da sempre come una famiglia.

    Questo senso di fratellanza e di orgoglio, esibito attraverso i tatuaggi e i modi dei personaggi, è un altro degli elementi caratterizzanti della trama, che sembra mescolare con attenzione le suggestioni di Sons of Anarchy con quelle di The Walking Dead. Mescolando queste due anime, Days Gone si presenta come un action/survival ambientato in una vastissima regione open world.

    Da un lato, quindi, il titolo ha una predisposizione squisitamente "quantitativa", fatta di decine di incarichi secondari, avamposti da liberare, aree da esplorare con attenzione e quest opzionali. Dall'altro c'è un gameplay concentrato non solamente sulle sparatorie, ma anche sul recupero e l'utilizzo intelligente di risorse e materie prime, con cui costruire trappole, armi contundenti e strumenti di vario genere.

    Ovviamente, come accennavamo in apertura, non manca l'attenzione per la storia principale, che anzi ha un rilievo fondamentale nell'economia di gioco: la trama di Days Gone è molto presente e funge da motore per l'avanzamento e la scoperta del mondo di gioco. Fra lunghi e toccanti flashback che ci raccontano la vita prima della catastrofe, concentrandosi sul passato di Deacon e sul rapporto con la moglie ormai scomparsa, ed una serie di incontri non sempre fortuiti con le fazioni che abitano i selvaggi territori dell'Oregon, a livello narrativo non manca la carne al fuoco. Nel corso delle prime ore abbiamo avuto spiacevoli contatti con i Ripugnanti, una setta di invasati religiosi che professa l'espiazione dei peccati attraverso l'autopunizione corporale, ma pure con i soldati della NERO, compagnia paramilitare che sembra avere qualcosa a che fare con la diffusione ed il contenimento del virus. Senza entrare troppo nei dettagli del racconto, che scopriremo più approfonditamente in fase di recensione, vi basti sapere che i dialoghi sono ben scritti, le situazioni potenti e amare, capaci di sottolineare tutta la brutalità di un mondo alla deriva e la bestialità che durante le situazioni disperate emerge dal cuore degli uomini.

    I giorni dei predoni e delle Orde

    Venendo all'impianto ludico, le prime ore di gioco fanno un buon lavoro nel presentare tutte le situazioni e le dinamiche che formano l'impasto del gameplay. Ci sono un po' di sparatorie, tese sequenze di esplorazione che è meglio affrontare senza farsi individuare dai Furiosi (un po' come avviene in The Last of Us), e lunghe sessioni di viaggio a bordo della moto, un altro degli elementi portanti della produzione.

    Fedele alla filosofia dei Biker, del resto, Deacon ha un rapporto particolare con la sua motocicletta, simbolo di indipendenza e di libertà, nonché mezzo imprescindibile per sopravvivere e sfuggire alle orde urlanti che infestano il mondo di gioco. Purtroppo bisogna ammettere che quando si prende in mano il pad le prime sensazioni sono un po' contrastanti. La pesantezza del mezzo, legata alla sua mole, si traduce in una scarsa responsività del sistema di guida, a causa del quale non ci sentiremo davvero in pieno controllo della moto. L'esperienza in sella al proprio bolide è dunque affannosa, leggermente impacciata, e sfortunatamente le stesse impressioni si avvertono quando si estraggono le armi e si affrontano degli scontri a fuoco.

    Saranno le animazioni un po' troppo ingessate, o delle hitbox non sempre rigorose, o ancora un reticolo di mira davvero poco preciso, fatto sta che ogni tanto sembra di combattere con solo con Furiosi, Banditi e Ripugnanti, ma anche con un sistema di controllo ostico e imperfetto. Per giocare a Days Gone bisogna insomma superare un breve ma faticoso periodo di adattamento, anche se c'è da dire che - per fortuna - le cose migliorano con il passare delle ore. Sviluppando la moto grazie ai pezzi di ricambio è possibile migliorarne la manovrabilità, mentre alcune delle abilità di Deacon aumentano la stabilità e la precisione delle armi da fuoco. Si ha quasi l'idea che il team di sviluppo abbia voluto incrementare le difficoltà iniziali per far avvertire in maniera più decisa il senso di progressione: una scelta potenzialmente interessante sulla lunga distanza, ma forse non proprio efficace al primo impatto.
    Il sistema di sviluppo del personaggio, in ogni caso, prevede la presenza di tre diversi skill tree, dedicati rispettivamente al combattimento ravvicinato, agli scontri a distanza ed alle capacità da "survivalista" del protagonista. I punti esperienza si accumulano uccidendo nemici e dedicandosi agli incarichi collaterali, che nel mondo di gioco non mancano di certo. Possiamo ad esempio bruciare i nidi dei Furiosi, luridi luoghi di raccolta in cui le mostruose aberrazioni si riposano (e forse addirittura si riproducono, a giudicare dalla presenza di piccole e schifose "Larve" che assomigliano a deformi "nuovi nati"). Alternativamente è possibile liberare gli avamposti dei predoni, o salvare i sopravvissuti che incontreremo casualmente nei territori dell'Oregon.

    Sparsi per la mappa di gioco ci sono vari accampamenti di cui dovremo guadagnare la fiducia: oltre a completare le richieste dei leader di ogni insediamento, potremo conquistare i favori della comunità riportando macabri trofei di guerra, come le orecchie dei Furiosi che avremo abbattuto, per dimostrare la nostra utilità nel contenimento dell'infestazione. È importante sottolineare che per essere un open world così vasto e ricco di attività, Days Gone non propone ritmi di gioco molto serrati, ma anzi prevede un avanzamento compassato e circospetto, che riesce a distinguere e caratterizzare l'avventura.

    Mentre ci si muove in moto attraverso le sei regioni che compongono la mappa l'esperienza si fa quasi contemplativa, come se viaggiare "sulla strada" fosse un momento per separarsi dalla preoccupazione della sopravvivenza, allontanandosi per un attimo dalla ferocia di un'umanità sconfitta.

    D'altro canto è spesso necessario fermarsi per rifornire il nostro mezzo e cercare materie prime con cui assemblare, tra le altre cose, molotov e oggetti curativi: l'anima survival della produzione emerge con estrema efficacia, perfetto contrappunto alle fasi più dinamiche. Complessivamente, insomma, la formula approntata da Bend Studio funziona, e riesce a non risultare del tutto derivativa. La componente free roaming basta da sola a differenziare in maniera netta e decisa Days Gone da The Last of Us, produzione a cui il prodotto è stato accostato fin dai tempi della prima presentazione. Nonostante le premesse su cui si basa l'ambientazione siano simili, la verità è che Days Gone si colloca in un'altra categoria ludica, riuscendo a darne una sua solida interpretazione. Tra gli elementi che distinguono l'opera da altri videogiochi a base di zombie (o simili) ci sono anche le orde di Furiosi, enormi maree di carne urlante che si muovono all'unisono, travolgendo tutto ciò che incontrano.

    Il titolo fece il suo debutto, durante l'E3 del 2016, mostrando questo aspetto, che ha trovato posto anche nel titolo finale. Nel mondo di Days Gone, dopo l'epidemia, è stata presa l'infelice decisione di scaricare i corpi dei caduti in sconfinate fosse comuni nei territori selvaggi. In Oregon è pieno di questi cimiteri a cielo aperto, diventati tremende mangiatoie per centinaia di Furiosi richiamati dall'odore del sangue e della putrefazione.

    È proprio per questo motivo che si sono formate le Orde: nella mappa di gioco ce ne sono quaranta, e il giocatore potrà decidere di affrontarle come se si trattasse di gorgoglianti boss opzionali. L'obiettivo sarà quello di decimare i Furiosi, utilizzando trappole, esplosioni, e sfruttando le opportunità garantite dall'ambiente circostante. Un compito decisamente impegnativo e adrenalinico, una sfida di nervi e prontezza che stimola una grande tensione.

    I giorni dei paesaggi e della natura

    Le ultime note, prima di chiudere, le dedichiamo come sempre al comparto tecnico. Days Gone sfrutta una versione potentemente personalizzata dell'Unreal Engine 4; il motore è utilizzato con cognizione di causa dal team di sviluppo, che per fortuna elimina totalmente i rischi legati ad una generale uniformità stilistica dei prodotti che si appoggiano sulla tecnologia di Epic Games.

    Gli spazi naturali dell'Oregon, i modelli di protagonisti e nemici, e più in generale il colpo d'occhio hanno dei tratti distintivi che infondono a Days Gone un'identità propria anche a livello visivo. D'altro canto al momento sembra mancare quel grado di rifinitura e "polishing" che solitamente caratterizza tutte le esclusive Sony. Le animazioni un po' ingessate, i volti non sempre espressivi, e soprattutto ci sono alcune incertezze a livello di stabilità generale. A giochi fermi i panorami indomiti sono suggestivi e piacevoli da vedere, ma non appena si sale in sella alla moto un evidente pop-in di elementi e texture riduce di molto l'efficacia dell'impatto scenico. Il tema di sviluppo conferma comunque di essere al lavoro sull'ottimizzazione, e nelle settimane che ci separando dall'uscita l'ottimizzazione del codice dovrebbe migliorare.

    Days Gone Una prova più distesa di Days Gone ha messo in luce i meriti narrativi di una produzione collocata nel solco tracciato da Sony con le sue esclusive: Bend Studio assembla un'ambientazione coerente e piena di fascino, anche se non proprio originale. L'intreccio fra i vari elementi che compongono il racconto, tuttavia, funziona bene: dentro Days Gone c'è l'ideologia dei Biker e la loro urgenza di libertà, mescolata con le meraviglie ambientali di una regione selvaggia e brulla; c'è anche la ferocia dell'animo umano ed una spietata cattiveria di fondo. Equidistante da The Walking Dead e The Last of Us, il titolo riesce a gestire una situazione difficile, accontentando chiunque non cerchi l'innovazione ad ogni costo. Ben strutturata è anche la componente free roaming, e la grande mappa di gioco appare non solo adeguatamente diversificata, ma anche costellata di attività tutto sommato interessanti. Purtroppo, pad alla mano, il gameplay è davvero affaticato, sia quando si guida la motocicletta sia quando si passa all'azione, usando armi a distanza o corpo a corpo. Le animazioni di Deacon sono a tratti impacciate, il sistema di controllo poco responsivo, le sparatorie non sempre soddisfacenti. La componente survival, che suggerisce ritmi di gioco non troppo accesi, riesce a fare da collante e tenere in piedi il tutto, ma è chiaro che Days Gone brilla più sul fronte stilistico e narrativo che su quello spiccatamente ludico. Resta un gioco interessante, che non ha certo la pretesa di superare i suoi colleghi più blasonati, ma che potrebbe rivelarsi un open world denso, con un racconto emozionante.

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