Days Gone: Motociclette e zombie nel survival open world di Bend Studio

Abbiamo finalmente messo le mani su una demo giocabile di Days Gone, il nuovo survival a base di zombie sviluppato dal team Bend Studio.

Days Gone
Anteprima: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Salite a bordo della vostra motocicletta ed iniziate a sfrecciare tra i sentieri boschivi dell'Oregon. Intorno a voi solo il rumore del vento, e quello del rombo, ruggente, del motore. Sembra quasi un'atmosfera quieta e rilassante, incorniciata, a tratti, dalla pioggia battente che si infrange sulle foglie e si mescola al fango. E poi, d'improvviso, in questo dolce concerto naturalistico s'intromette un verso famelico, rabbioso e gracchiante, ben diverso da quello di qualsivoglia animale. Quando lo sentirete, capirete che la vostra serena scampagnata è giunta al termine. Un ripugnante non-morto si sta avvicinando con un'aggressività inusitata, e per interromperne l'avanzata c'è bisogno di un altro suono: quello tonante di un proiettile.
    Days Gone si nutre di questi duplici momenti: da una parte il gusto per l'esplorazione di un mondo decadente ma bellissimo, tra panorami mozzafiato ed il rigore di una natura che ancora resiste al propagarsi dell'epidemia; dall'altra la necessità di scendere dalla sella del chopper per fronteggiare faccia a faccia gli infetti, ossia le nuove bestie che popolano le fitte foreste americane. Durante la nostra prova di appena 35 minuti, abbiamo potuto sperimentare entrambe le anime della produzione targata Bend Studio, grazie ad una porzione di gioco del tutto inedita rispetto a quella mostrata fino ad oggi. Fate quindi rifornimento di hype e seguiteci nel nostro primo contatto, pad alla mano, con questo zombie game "on the road".

    Easy Rider

    Nel menu iniziale del titolo campeggia un contatore numerico. Poco più di 700 giorni trascorsi. È un conteggio che, a quanto pare, ci accompagnerà inesorabilmente fino alla fine dell'avventura: non sappiamo in che modo verrà scandito lo scorrere del tempo in Days Gone e, per ora, gli sviluppatori ci tengono a tenere la bocca ben cucita.

    Del resto, nel corso del nostro test non c'è stato spazio per ulteriori dettagli di natura narrativa: tutto era dedicato esclusivamente alla scoperta del gameplay. La demo si apriva quindi all'interno di un campo base, come se ne vedono tanti: qualche baracca sparsa qua e là, un largo e spesso cancello utile per impedire agli zombie di invaderci, una torretta per rilevare eventuali minacce all'orizzonte, e dei banchi improvvisati nei quali recuperare beni di prima necessità. Anzitutto, ad attirare immediatamente la nostra attenzione è stato una sorta di officina in cui dare una sistemata al nostro bellissimo mezzo su ruote. Come già avrete intuito, del resto, la moto di Deacon - il personaggio principale di Days Gone- sarà a tutti gli effetti una sorta di inseparabile coprotagonista.
    È per questo che dovremo premurarci di curarla a dovere, migliorandone le performance (con l'aggiunta, magari, del nitro), imbellettandola con qualche componente aggiuntiva e dando alla carrozzeria una bella riverniciata con un colore diverso dal nero metallico che la riveste. In sostanza, potremo personalizzare a dovere il nostro bolide, unico, solo e importantissimo compagno di viaggio. Ci toccherà pertanto tenere assolutamente sott'occhio non solo l'indicatore della "salute" residua della motocicletta, sensibile agli urti, agli schianti ed agli assalti dei non-morti, ma anche quello della benzina, da rifornire ad intervalli regolari con le taniche rinvenute all'interno di altri accampamenti. Restare appiedati nel bel mezzo di una gitarella nei boschi, con un manipolo di cannibali alle calcagna, rischia di ridurre seriamente le probabilità di sopravvivenza. In tal senso, proprio in virtù del progressivo calo del carburante e delle ridotte risorse disponibili, non sarà certo possibile girovagare per l'Oregon in totale libertà.

    In Days Gone, come in altri survival game nudi e crudi (State of Decay 2 su tutti), l'esplorazione dovrà essere obbligatoriamente ragionata e strategica: individuare i punti di interesse sulla mappa, comprendere quale sia il percorso più breve e meno insidioso, e poi dar gas al motore, evitando - quando possibile - i gruppetti di non-morti che gironzolano nelle vicinanze. Il nostro chopper, a tal proposito, è uno strumento utilissimo per fuggire dalle loro grinfie, ma non per annientarli: non potremo certo investirne una manciata, col rischio che qualche creatura si aggrappi alle ruote o danneggi l'intelaiatura. Il sistema di guida, in aggiunta, è tutt'altro che scattante, ed il peso del bolide restituisce un feeling massiccio e ruvido, da gestire con attenzione, senza prodigarci in manovre spericolate o acrobatiche, pena l'immediata perdita di controllo del manubrio. Immaginate quindi Days Gone come una sorta di western a base di zombie, in cui la moto recita il ruolo della cavalcatura, ossia di un veicolo assolutamente indispensabile sia per partire in avanscoperta, sia per tornare sani e salvi nella nostra safe house.

    Qui, quando le grate si riapriranno, nulla ci vieterà di investire le risorse raccolte all'interno di altri negozietti allestiti con strumenti di fortuna, come una cucina per ricaricarci di provviste o un classico armamentario dove far scorta di piombo. In un angolino del campo, inoltre, c'è anche un piccolo falò, luogo di raccolta di altri sopravvissuti, nel cui caldo abbraccio, di solito, i membri della comunità si raduneranno per raccontarsi storie, gioie, problemi, preoccupazioni e dolori. Se ci siederemo accanto al fuoco ed ascolteremo ciò che avranno da dirci, otterremo anche qualche missione secondaria: in base a quanto ribadito più volte da Bend Studio, in Days Gone non ci sarà spazio per fetch quest utili solo come banale riempitivo, ma ogni attività sarà ben contestualizzata con l'universo di gioco, in modo tale da delineare, più approfonditamente, lo scorcio di un mondo alla rovina. Impossibile, al momento, valutare il livello della scrittura, poiché nel tempo a nostra disposizione ci è stato concesso soltanto di dedicarci a due semplicissimi incarichi, nei quali abbiamo avuto modo di incontrare ed annientare le minacce principali che popolano il mondo di Days Gone: gli zombie e gli esseri umani.

    Sons of Survival

    Il primo obiettivo ci ha imposto di avventurarci verso un presidio abbandonato, in cui, tra carcasse di auto arrugginite, recuperare delle medicine per il nostro amico Boozer, gravemente ferito al braccio destro. Peccato soltanto che bende ed antidolorifici siano chiusi all'interno di un capannone accuratamente sigillato della NERO (National Emergency Response Organization), la società che - teoricamente - si preoccupa di contenere l'infezione.

    Giunti sul posto, ci siamo anche accorti di un altro, grosso, problema: il luogo è circondato da manipoli di zombie. Similmente a quanto avviene in ogni altro congenere, anche in Days Gone avremo la possibilità di decidere l'approccio, avanzando quatti quatti tra i cespugli ed accoltellando i mostri alle spalle, oppure imbracciando le armi e sparando a destra e manca. Il guaio è che - ovviamente - i forti rumori rappresentano una calamita per le nostre affamatissime creature: nel caso decidessimo di sparare un colpo, insomma, ci ritroveremmo in pochi istanti attorniati da molti altri mangia-cervelli.
    Sotto questo aspetto, Days Gone è un survival molto tradizionale, che ci chiede di ponderare ogni azione e scegliere in quale modo completare la missione. Date le scarse munizioni in canna, forse la soluzione migliore sarà spesso quella di agire di soppiatto, senza farsi notare: c'è da dire che, del resto, a differenza di altre produzioni simili, nell'opera di Bend Studio gli zombie sono bestie di una ferocia incredibile, che si muovono con la rapidità di una lepre.

    Lontani dall'andamento dinoccolato e stanco di Dead Rising, gli infetti s'involano verso di noi con la velocità di un centometrista, un po' come i clicker di The Last of Us. Ne consegue che venire circondati dalle bestie potrebbe essere causa di morte certa, con poche chance si sopravvivenza. Meglio allora afferrare la nuca dei nemici e sgozzarli a loro insaputa: nel caso fossimo costretti ad affrontarli di petto, troveremo ad attenderci un sistema di combattimento corpo a corpo abbastanza canonico, con mazze e spranghe da spaccare sul cranio putrefatto egli zombie. I duelli melee mostrano qualche inciampo quando siamo costretti a destreggiarsi tra più avversari contemporaneamente, a causa di una responsività non del tutto immediata e di animazioni a tratti un po' claudicanti. Le sensazioni migliorano, per fortuna, nel momento stringiamo tra le mani un solido fucile a pompa, che dà vita a fasi shooter violente e frenetiche, durante le quali la nostra mira deve assolutamente adeguarsi agli spostamenti repentini dei mostri. Ecco perché si rivelerà di grandissimo aiuto la ben nota barra del focus, tramite la quale rallentare il tempo e centrare i bersagli con maggior precisione. Nelle nostre peregrinazioni, d'altronde, potremo imbatterci in siringhe di potenziamento di proprietà della NERO, grazie alle quali migliorare ora la concentrazione, ora la salute, ora la stamina, indispensabile - quest'ultima - per scappare a gambe levate quando la calca di zombie inizia a farsi troppo soverchiante. E se gli scontri con simili belve ci hanno - tutto sommato - convinto a sufficienza, lo stesso non si può dire per le sparatorie contro gli altri esseri umani. Nella seconda quest, il nostro scopo consisteva nel liberare un accampamento dalla presenza di uomini ostili ed armati di tutto punto. Anche in questo caso, lo stile di gioco era tutto a nostra discrezione: abbiamo quindi iniziato in stealth, cercando di comprendere le routine comportamentali degli avversari, per poi scoprire una serie di pattern fin troppo statici e prevedibili. Per questo, dopo poco tempo, la scelta è ricaduta sull'approccio frontale e diretto.

    Come quando fuori pioveNell'Oregon il clima è decisamente mutevole: dal sole che si riverbera sulla carrozzeria del nostro bolide fino alla pioggia che ostruisce la visibilità, passando poi per una fastidiosa nebbiolina che oscura l'orizzonte. Il meteo dinamico ed il ciclo giorno notte contribuiscono a rendere il colpo d'occhio di Days Gone alquanto appariscente, merito anzitutto di un art design di spessore, e poi di una modellazione poligonale piuttosto dettagliata, che si evince soprattutto nelle cutscene realizzate con l'engine del gioco. La build era però ancora in Alpha, uno stato abbastanza acerbo che metteva in luce qualche artificio grafico, tra cui rallentamenti e compenetrazioni. Ma "se il buon giorno si vede dal mattino", per la versione finale nutriamo molte aspettative.

    Ci siamo quindi resi conto che le varie armi posseggono un rinculo specifico, così come una gittata ed una quantità di danni che varia a seconda delle tipologie. Nonostante l'intelligenza artificiale (aggressiva sì, ma poco precisa e letale) non ci abbia fatto gridare al miracolo, nel complesso la missione ci ha permesso di prendere confidenza con l'interessante sistema di mira, il quale si basa su un reticolo che si restringe progressivamente dopo essere stato posizionato su un target, così da indicarci in tempo reale il grado di precisione con cui colpiremo. Al completamento del nostro obiettivo, in ogni caso, ci verranno forniti gli immancabili punti esperienza per salire di livello ed intaccare tre parametri di crescita, che interessano il combattimento ravvicinato, quello a distanza e le nostre abilità di sopravvivenza. Nella versione di prova molti talenti ci erano preclusi, ma abbiamo comunque potuto notarne alcuni che prevedono la facoltà di sparare alle gambe dei nemici per rallentarne la corsa o di attivare la "survival vision" per scovare i materiali con più facilità. Speriamo soltanto che lo sblocco di peculiari skill possa incarnare uno dei tratti distintivi di un gioco altrimenti piuttosto inquadrato, di primo acchito, in canoni di genere fin troppo rodati. Al titolo di Bend Studio occorre, in sostanza, un pizzico di varietà in più, quel guizzo che possa differenziarlo significativamente dai tanti altri zombie game che infestano il settore, in modo tale che valga la pena cercare di resistere, fino allo stremo, nell'Oregon di Days Gone. Per ammirare così, a cavallo del nostro chopper, l'alba di un nuovo giorno.

    Days Gone Abbiamo lasciato la moto parcheggiata nell’accampamento, al sicuro dalle orde impazzite, in attesa di poterla cavalcare di nuovo, tra i sentieri selvaggi di Days Gone. Lo zombie game di Bend Studio non si spinge troppo al di là dei confini tipici del genere, e si limita a proporre - almeno di primo acchito - un sistema di sopravvivenza e di combattimento solidi e concreti. Sappiamo che ci saranno diverse possibilità per eliminare le masnade di mostri con metodi sempre più creativi, sfruttando gli strumenti a disposizione e l’ambiente circostante: tuttavia la demo ha preferito concentrarsi su altri aspetti, che riguardano un assaggio rapido sia del gameplay in generale, sia dell’albero delle abilità sia ancora degli scontri con gli esseri umani, la cui intelligenza artificiale, a dirla tutta, non ci ha particolarmente esaltato, facendoci rivalutare in parte il quoziente intellettivo dei mangia-cervelli. Pur con qualche ovvia rifinitura tecnica e ludica da implementare, a cui si affiancano inevitabili domande legate al comparto narrativo (che conterrà diversi finali in base alle nostre scelte), restiamo convinti che quelli in compagnia di Days Gone non saranno giorni trascorsi invano.

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