Death Trash: un Kraken per amico in un mondo fatto di carne

Un solo sviluppatore omaggia i vecchi Fallout con un Action RPG con formula Open World a base di follia, punk e schifezze.

Death Trash: un folle action RPG
Anteprima: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Xbox Series X
  • Non ricordo con precisione quando abbia visto per la prima volta uno screenshot di Death Trash, ma di certo sono passati alcuni anni. Uso Twitter di frequente per piacere personale, e tendo a seguire con gusto sviluppatori indie e soprattutto artisti underground vari ed eventuali: gente che spesso e volentieri condivide suggestioni magari anche solo abbozzate, immagini stracolme di orrore e sperimentazione che elettrizzano con i loro guizzi sanguinolenti la mia timeline.

    Death Trash l'ho scoperto proprio così, con un improvviso sussulto di fronte alla riproduzione in pixel art di una colossale creatura coi tentacoli rossi e l'aspetto di un bizzarro organo esposto all'aria aperta. Un dettaglio assolutamente fuori di testa, con il Fleshkraken - quello il nome dell'inconcepibile essere - che in realtà è finito per diventare un po' il simbolo assoluto di un insieme follemente sopra le righe che di recente si è affacciato al grande pubblico.

    Un mondo fatto di carne

    Death Trash è un action-RPG con visuale isometrica e impostazione open-world che rimanda in maniera esplicita ai vecchi Fallout e a Planetscape: Torment. Un esperimento nato quasi per caso, sviluppato per larghi tratti nel corso degli ultimi sei anni da una singola persona (il berlinese Stephan Hövelbrinks, che si è occupato di game design, concept, grafica e codice).

    Proprio per la natura orgogliosamente indie, legata a doppio filo alla personalità del suo creatore, il progetto è ben lungi dall'essere completo: al momento Death Trash non ha una data di lancio precisa, ma si prepara a essere pubblicato su Steam in formato Accesso Anticipato con circa cinque ore di contenuti che serviranno a dare un'idea di cosa potremo trovare un domani in una produzione ambiziosa e controcorrente. Un primo assaggio è a ben vedere già arrivato proprio nei giorni scorsi, attraverso una ghiotta demo disponibile per un periodo limitato sia su PC che su Xbox, che ha dato modo di entrare in contatto con un universo degenerato e stracolmo di un fascino malsano. Un'ora abbondante di viaggio in una dimensione a tratti quasi troppo bella per essere vera, con un codice peraltro davvero rifinito e per certi versi addirittura inaspettatamente "in forma", visti e considerati i tempi e le modalità di sviluppo.

    Death Trash comincia come il più standard dei giochi di ruolo: si assegnano un nome, un aspetto e una manciata di punti esperienza fra un elenco di caratteristiche e abilità che andranno a definire il nostro alter ego, per poi venire sbattuti nel bel mezzo di un caos fatto di degrado e schifezze assortite. Il gioco è ambientato in un remoto futuro post-apocalittico in cui la società umana è cambiata profondamente, anche a causa degli epocali sconvolgimenti del pianeta Nexus.

    Si parte da una guerra ormai dimenticata con le macchine, passate da benevole protettrici a tirannici avversari, e poi si arriva agli enormi ammassi di carne apparsi ovunque, non si capisce bene né quando né come (e né tantomeno perché). Parliamo di carne fresca, rossa, viva e pulsante, che sembra avere di fatto sostituito gran parte della terra e delle roccia. Una macabra fonte di sostentamento in più, certo, ma anche la culla di striscianti mostruosità fatte della stessa materia scarlatta.

    Ogni tanto, da questi cumuli sanguinolenti, spuntano senza una ragione apparentemente comprensibile dei titanici esseri senzienti e immobili, tipo appunto il già citato Fleshkraken. Leggende raccontano anche di gargantueschi bulbi oculari e altre amenità sperdute in mezzo alle montagne, anche se il dettaglio ancora più surreale è un altro: quegli esseri di carne possono persino comunicare con alcune persone, esprimendo concetti più o meno basici e suggerendo forse l'idea di un'evoluzione alternativa o di chissà quali esperimenti proibiti.

    Sangue, budella e libertà di sconvolgere

    Se fin qui Death Trash vi sembra assurdo, aspettate di sapere il resto: in un contesto simile la società tradizionale non esiste ormai da un pezzo, e quello che più assomiglia alla civiltà vi viene ovviamente strappato con ferocia all'inizio del gioco, con la vostra espulsione perenne da un bunker sotterraneo dovuta al presentarsi dei sintomi di una misteriosa malattia. Come un novello paria, dovrete insomma arrangiarvi in un deserto fatto di macerie e tessuti scarnificati, popolato da creature immonde, mutanti e bande di punk che cercano di sopravvivere secondo la legge del più forte.

    Un contesto che riprende alcuni stilemi del genere (da Mad Max e Kenshiro al cosmic horror, passando per il nostrano RPG pen&paper Fleshscape) rielaborandoli in maniera riuscitissima, anche per merito di una scrittura dai toni acidi ed esasperati che sconfinano a piene mani nel bizzarro. Il tutto senza contare com'è ovvio che sia la direzione artistica del progetto, contraddistinto da una pixel art ruvida, sporca e genuinamente ricca di carattere. A tratti pure compiaciutamente imperfetta, perché è chiaro che - già a partire dal nome - Death Trash si crogioli nel marciume e nella sua repellente sordidità esibita a suon di liquami orridi, organi da divorare per recuperare energia e nemici massacrati all'arma bianca. Tanto per capirci: esiste letteralmente un pulsante per vomitare a comando, che pure non sembra del tutto fine a se stesso ma anzi torna utile in almeno un passaggio della demo.

    A livello ludico, Death Trash è permeato da una semplicità senza fronzoli dannatamente efficace. Non cerca di fare chissà cosa, e forse per proprio questo finisce per rivelarsi ancora più gustoso e divertente nel suo essere così diretto. I combattimenti in tempo reale occupano una parte consistente dell'esperienza: è possibile attaccare sia in corpo a corpo che con le armi da fuoco, anche se vista la scarsità cronica delle risorse è bene non eccedere con le seconde (per inciso, la mira è diretta, in stile twin stick shooter, col doppio analogico che serve a gestire la traiettoria dei colpi).

    C'è l'ormai immancabile rotolata per schivare, e l'azione si dimostra in generale concitata e appassionante quanto basta, anche per merito dei poteri psionici che sanno dare una marcia in più. Non manca poi la componente legata al tradizionale loot, con armi ed equipaggiamenti da sostituire in corso d'opera, che si associa a doppio filo al crafting: in una realtà alla deriva non si butta infatti mai letteralmente nulla, e anzi può avere senso smontare gli oggetti rinvenuti per recuperare le risorse essenziali a produrre tutt'altro.

    Cruciale anche, com'è doveroso che sia, l'anima da puro RPG: investire punti esperienza vi garantirà diverse opzioni di dialogo o bonus vari ed eventuali, senza contare abilità vere e proprie da sbloccare in corso d'opera. Non aspettatevi in questo senso un sistema ruolistico capace di ridefinire gli standard di genere, quanto piuttosto un'impostazione classicheggiante ma comunque azzeccata, che ben si sposa alla natura vintage dell'insieme.

    Death Trash Con la sua aura grottesca e gioiosamente repellente, Death Trash puzza da lontano un miglio di cult annunciato. Stephan Hövelbrinks è sull’ottima strada per riuscire nell’impresa di coniugare in modo spettacolare vecchio e nuovo, recuperando riferimenti importanti per riproporli in una veste moderna e stracolma di personalità. Se all’epoca il Fleshkraken era stato in grado di rapirmi con una gif, oggi la demo di Death Trash è riuscita a lasciarmi sensazioni davvero estasianti: non vedo l’ora di perdermi nell’esplorazione open-word di una landa selvaggia e malvissuta, carica di un’atmosfera che su di me ha già lasciato ampiamente il segno. L’unica nota stonata riguarda la data di uscita: il gioco entrerà in accesso anticipato a inizio agosto, ma ora come ora non si hanno indicazioni (neppure vaghe...) riguardo alla pubblicazione della versione completa. Insomma, l’impressione è che dovremo aspettare parecchio prima di poter stringere amicizia con un pachidermico polipone di carne. 

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