Diablo 2 Resurrected: un classico tirato a lucido, il mito torna in vita

La Technical Alpha di Diablo 2 Resurrected ci ha rassicurato sul potenziale di quella che è a tutti gli effetti una lettera d'amore ai fan del gioco.

Diablo 2 Resurrected
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Annunciato durante l'ultima edizione della Blizzcon, in un tripudio di reazioni scomposte da parte dei veterani della saga, Diablo 2: Resurrected rappresenta per molti giocatori la realizzazione di un sogno. In fondo parliamo del capitolo più amato della serie, nonché di una tappa importantissima per il percorso evolutivo del medium, che a venti anni dal suo esordio continua a fare scuola. A fomentare l'entusiasmo c'è poi la dichiarazione d'intenti di Vicarious Visions, determinata a preservare nel migliore dei modi il retaggio di un classico senza tempo, di ritorno sugli scaffali con una veste grafica completamente nuova. La Technical Alpha di Resurrected è stata quindi un'eccellente occasione per mettere alla prova le ambizioni dello studio newyorkese, alla base di un progetto sospeso tra passato e presente. Fortunatamente non siamo rimasti delusi.

    Un pezzo di storia del videogioco

    C'è un motivo molto preciso per cui Diablo viene ritenuto uno dei titoli più importanti nella storia dei videogiochi: il primo capitolo della serie è tutti gli effetti il padre del moderno concetto di "action rpg", il titolo che ha definito l'alfabeto ludico di uno dei generi più amati dal pubblico. Un risultato eccezionale, specialmente considerando come all'inizio il concept del gioco fosse molto diverso da quello approdato sugli scaffali, e ben più derivativo.

    La visione originale di David Brevik, al tempo presidente e cofondatore di Condor Games (successivamente ribattezzata Blizzard North), prevedeva un sistema di combattimento a turni non dissimile da quello della serie Wizardry, alla base di un gameplay decisamente meno immediato rispetto a quello che successivamente avrebbe caratterizzato la saga. Il punto di svolta arrivò con "l'intromissione" degli sviluppatori di Blizzard South che, reduci dal grande successo di Warcraft: Orcs & Humans, suggerirono a Brevik di mettere da parte la struttura a turni in favore di un combat system in tempo reale. Malgrado le resistenze del designer, la proposta finì ai voti e la quasi totalità dei membri del team si disse a favore dell'idea. Un po' risentito, Brevik lasciò il cucinotto dello studio (la sede della votazione) convinto che il cambiamento avrebbe richiesto mesi e mesi di lavoro aggiuntivo, nonché un notevole incremento del budget a disposizione del progetto. In barba alle previsioni, qualche ora dopo l'assetto gameplay era già molto vicino a quello definitivo: riducendo la durata di un singolo turno a una frazione di secondo, Brevik ottenne la svolta che avrebbe reso Diablo una pietra miliare del medium.

    A tre anni e mezzo dalla pubblicazione del capitolo d'esordio, l'uscita di Diablo 2 segnò la definitiva consacrazione del talento creativo di Blizzard North, nonché dei pregi di una serie destinata a influenzare profondamente il percorso evolutivo dell'industria. Se da una parte Diablo 2 recuperava tutti gli aspetti salienti del predecessore, dalla ricetta ludica alle sfumature gotiche della direzione artistica, dall'altra ognuno di questi ingredienti era stato ulteriormente raffinato per proporre un'esperienza ancor più appagante e unica, senza considerare la presenza di novità che non fatichiamo a definire seminali.

    Il secondogenito di Brevik è stato ad esempio il primo titolo a introdurre il concetto di "skill tree" nel panorama dei gdr, una meccanica ideata dal designer di giochi da tavolo Francis Tresham e precedentemente utilizzata soprattutto nell'ambito degli strategici (Civilization, Mega Lo Mania). All'inizio del millennio, insomma, Diablo 2 consolidò e ampliò le fondamenta del genere, arrivando a ridefinire tanto gli standard della saga quanto le aspettative della platea nei confronti degli arpg in generale.

    Per tutte queste ragioni, considerando il rango di icona "cult" della produzione, appare chiaro come lo sviluppo di Resurrected dovesse necessariamente rispettare una manciata di condizioni inalienabili, tutte votate alla conservazione del feeling originale.

    D'altronde la fredda accoglienza riservata - a buon titolo - a Warcraft III: Reforged parla chiaro: il restauro di un'opera è un lavoro delicato, e ogni intervento di questo tipo non deve mai alterarne l'essenza (qui troverete la nostra recensione di Warcraft III: Reforged). Fortunatamente la rotta produttiva scelta per Diablo 2: Resurrected ci era sembrata sin da subito ben più virtuosa (per approfondire, ecco la nostra anteprima di Diablo 2 Resurrected dalla BlizzCon di febbraio), e la prova su strada non ha fatto altro che cementare la nostra fiducia nell'operato di Vicarious Visions, autori di una remaster che ci ha già causato qualche importante sussulto cognitivo. In senso positivo, sia chiaro.

    Una furiosa passeggiata sul viale dei ricordi

    A vent'anni dall'inizio della nostra prima run a Diablo 2, il ritorno al Campo delle Ranger ha scatenato in noi un meraviglioso moto di dissonanza mnemonica. Nei primi minuti passati con la Technical Alpha ci siamo infatti ritrovati a minimizzare - quasi istintivamente - la portata degli interventi operati dal team di sviluppo, perché le immagini sullo schermo sembravano la copia sputata dei nostri ricordi legati al gioco.

    Partendo da questi presupposti, potete facilmente immaginare l'effetto che ci ha fatto passare per la prima volta alla modalità "Legacy" (lo switch è immediato, basta premere un tasto): con i suoi 800x600 pixel di pura gloria, la versione originale del gioco ci ha messo KO con un potente uno-due all'encefalo, tornando a ribadire la sostanziale inaffidabilità dei nostri ricordi videoludici.

    Sorvolando sull'affascinante fenomeno delle remaster mentali, questo incidente cerebrale ci ha subito rassicurati circa la bontà del lavoro svolto da Vicarious Visions, che sembra aver rispettato appieno le promesse fatte durante lo scorso BlizzCon. Varcando i confini delle Lande Insanguinate per raggiungere l'Abisso del Male, la prima tappa del nostro viaggio, siamo quindi stati travolti da una fiumana di sensazioni familiari, le stesse provate un ventennio fa durante la nostra avventura all'inseguimento del Viandante Oscuro.

    Ogni dettaglio dell'ambientazione, dalle rovine fiammeggianti di Tristram ai tenebrosi sotterranei di Lut Gholein, è stato ricostruito col preciso intento di mantenere intatte le tetre atmosfere del gioco, per fare in modo che l'aggiornamento grafico non corrompesse in alcun modo la sua cupa essenza. Dopo aver completato i due atti inclusi nella Technical Alpha, non possiamo che definire sorprendenti i risultati ottenuti dallo studio statunitense, specialmente considerata la distanza abissale tra i comparti tecnici delle due versioni. La nuova veste poligonale di Resurrected denota una cura per il dettaglio clamorosa, tanto per quel che riguarda gli scenari, quanto per ciò che concerne i personaggi e i nemici, dal più miserabile dei non morti fino ad arrivare ad Andariel la Signora dell'Angoscia, protagonista di uno scontro intriso di terrore e meraviglia. Sensazioni amplificate da un'eccellente illuminazione dinamica e da un'effettistica di grande impatto, che di nuovo sottolineano l'ottimo equilibrio raggiunto dallo studio nel conciliare modernità e ortodossia stilistica.

    A fronte di un'enorme quantità di riflessi ed elementi luminosi (magie, esplosioni, torce, focolai e quant'altro), infatti, la resa complessiva mantiene tutte le tenebrose sfumature dell'originale, senza mai raggiungere gli eccessi di Diablo 3. La filosofia conservativa di Resurrected emerge anche dando un'occhiata alle animazioni degli eroi, che mantengono volutamente un certo grado di rigidità, quanto basta per innescare quel senso di "sovrapposizione mnemonica" che di fatto rispecchia le ambizioni creative del team.

    Per lo stesso motivo, Diablo 2: Resurrected non ha subito alterazioni di sorta sul versante ludico, fatta eccezione per un paio di migliorie che influiscono - relativamente - sulla qualità della vita degli utenti, ovvero un'opzione per raccogliere automaticamente l'oro e una nuova sezione del Baule condivisa tra tutti i personaggi. Anche l'interfaccia utente è stata leggermente rivista, ma per il resto il gameplay è esattamente quello di una volta, per la gioia di tutti i "lootatori" seriali della vecchia scuola.

    Una lettera d'amore scritta col sangue

    Tenendo a mente il ruolo svolto da Diablo 2 nel definire i canoni del suo genere di appartenenza, non vi stupirà sapere che il titolo si dimostra tuttora perfettamente godibile, per quanto alcune dinamiche possano oggi risultare alquanto datate e addirittura spiacevoli. Il design dell'inventario (decisamente contenuto e senza sistemi di accumulo per pozioni o slot riservati per i Charm) è ad esempio roba da veri puristi, così come la famigerata barra della stamina, probabilmente una delle feature più odiate del gioco.

    Anche la gestione delle abilità in relazione alla mappatura dei tasti riflette gli standard di un'epoca ormai lontana, e potrebbe perfino scoraggiare gli utenti "di primo pelo", soprattutto nelle fasi più avanzate dell'avventura, quando si rende necessario passare rapidamente da una skill all'altra per massimizzare l'efficacia di una build. Si tratta di un problema che - di fatto - può essere agilmente superato con un po' di pratica, e la scelta di non smussare questi spigoli è l'ennesima manifestazione della filosofia alla base del progetto: Resurrected è una sentita lettera d'amore al retaggio di un gioco leggendario, a una delle tappe fondamentali del gaming su PC.

    Trattandosi di una produzione multipiattaforma, però, gli sviluppatori hanno pensato bene di fare qualche giusta concessione all'utenza console, con l'obiettivo di rendere il gameplay perfettamente fruibile anche impugnando un pad. Pur trattandosi di un'implementazione ancora "work in progress", giocare a Diablo 2: Resurrected con un controller è stata un'esperienza sorprendentemente piacevole, molto vicina a quella provata con le versioni console del terzo capitolo.

    Si tratta a tutti gli effetti di una versione alternativa del medesimo gioco, con un'interfaccia totalmente ripensata (sia il menù che l'hud sono rimodellati ad hoc) e una diversa gestione delle abilità, che possono essere liberamente associate ai tasti del pad e attivate immediatamente con una semplice pressione.

    Come intuibile, i movimenti del personaggio vengono controllati con lo stick sinistro, mentre un efficace sistema di mira automatica contribuisce a sopperire alla mancanza del mouse.

    Si sente un po' la mancanza di qualche scorciatoia aggiuntiva presente su PC (per riempire all'istante la cinta delle pozioni o i tomi nell'inventario), ma nel complesso possiamo dirci soddisfatti dello stato delle cose, specialmente considerando che si tratta di una Technical Alpha.

    Per la stessa ragione, non ci impensieriscono più di tanto di frequenti cali di frame rate nei quali siamo incappati nel corso della prova (spesso incompatibili con l'affollamento dell'inquadratura), o la manciata di glitch riscontrati durante i nostri pellegrinaggi: storture che ci aspettiamo spariscano in tempo per il lancio, dopo la conclusione della fase di polishing. In chiusura, non possiamo fare a meno di spendere qualche parola sul comparto sonoro della produzione, nientemeno che sensazionale. Accanto a una colonna sonora interamente rimasterizzata, che torna a testimoniare l'incredibile talento del compositore Matt Uelman, Resurrected propone un ricco assortimento di effetti nuovi di pacca, che contribuiscono a rendere ogni passaggio dell'avventura ancor più suggestivo ed efficace, in un tripudio di sonorità inquietanti e dettagli truculenti. Insomma, dopo aver macinato un discreto quantitativo d'ore - e di demoni - tra le maglie della Technical Alpha di Diablo 2: Resurrected, siamo riemersi dal mondo di Sanctuarium con una voglia matta di ritornarci il prima possibile. Questa volta Blizzard sembra aver imboccato la strada giusta, e non vediamo l'ora di vedere dove ci porterà.

    Probabilmente all'inferno, ma in fondo è quello che vogliamo.

    Diablo 2 Resurrected La Technical Alpha di Diablo 2: Resurrected ci ha rassicurato circa la bontà della rotta creativa scelta da Blizzard e Vicarious Visions per questa particolare remaster, portata avanti con l’obiettivo di conservare in toto l’essenza di uno dei titoli più influenti dell’ultimo ventennio. Per quanto potenzialmente rischiosa, la scelta di non alterare in alcun modo il comparto ludico dell’originale è coerente con l’idea alla base del progetto: celebrare uno dei titoli più amati dalla community storica di Blizzard, e permettere ai veterani di ripercorrere un pezzo importantissimo della loro storia di videogiocatori. Anche l’eccellente lavoro svolto sul comparto grafico si accorda alla perfezione con questi propositi, grazie a un’operazione di restauro attenta ed efficace, che non manca di suscitare sensazioni tanto familiari quanto piacevoli. In buona sostanza, il primo assaggio di Resurrected ci ha fatto venire una gran voglia di mettere le mani sul prodotto completo, e in tutta onestà speriamo di poterlo fare al più presto.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7 7740X
    • RAM: 16 GB DDR4
    • GPU: RTX 2080 Super

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