Diablo 2 Resurrected: le prime impressioni aspettando la recensione

Diablo 2 ha scritto la storia dei videogiochi e ora è pronto a tornare con una nuova edizione denominata Resurrected: quali sono le novità?

Diablo 2 Resurrected: le prime impressioni aspettando la recensione
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Diablo II Resurrected è un gioco che mette al primo posto la fedeltà al modello originale, nonostante questo modello abbia caratteristiche non più in voga nel panorama degli action RPG. Il lavoro svolto da Vicarious Vision - che Blizzard ha acquisito proprio per questo progetto - è un'operazione di fino che riguarda ogni aspetto dalle animazioni ai modelli dei mostri fino ai filmati, ricostruiti maniacalmente frame per frame. È comunque sempre bene ribadire che i remake non sono miglioramenti della versione originale, e neppure "restauri": sono innanzitutto modifiche, reinterpretazioni che rispondono a esigenze diverse e a nuove sensibilità. Resurrected non sostituisce Diablo II, questo è ovvio, ma può essere un buon modo per emularne il fascino. È tuttavia evidente che lo stile sia cambiato, come era lecito aspettarsi: in alcuni casi si è affinato, sono state spazzate via alcune scelte stilistiche in voga negli anni novanta e duemila ma che oggi risulterebbero ridicole e di cattivo gusto; in altri ha abbracciato nuove esigenze tecniche.

    Per osservare la versione originale si può premere un tasto (G su computer) in qualsiasi momento, esclusi i filmati: un'operazione semplice che permette di capire quanto i due giochi siano differenti e quanto, invece, alcune scelte artistiche siano convergenti, seppur costruite con strumenti tecnici separati da due decenni. In questo articolo che anticiperà una più completa recensione vogliamo condividere alcune impressioni dalla versione finale di Diablo II Resurrected su PC. Cercheremo di menzionare le differenze più marcate apparse nelle prime ore di gioco e proveremo a dare un'idea di come il gameplay abbia retto al passaggio del tempo.

    Il filmato introduttivo: tra passato e presente

    L'intro originale di Diablo II è un piccolo miracolo tecnico che nel 2000 avrà dipinto la meraviglia (o l'orrore) sul volto dei giocatori. Marius è riverso a terra in una cella lorda; la sua mente profondamente segnata dagli orrori dell'Inferno.

    L'interrogatorio di Tyrael, arcangelo del Paradiso, mette in mostra la sua sofferenza interiore e il suo tracollo mentale: Marius racconta con espressioni stralunate di essersi imbattuto in creature infernali, si muove come fosse torturato da demoni interiori, dal suo viso scivola un denso filo di bava. Racconta che in una taverna dell'est, immerso nei fumi dell'oppio e negli effluvi dell'alcol, ha visto un viandante misterioso evocare demoni e appiccare fiamme. E racconta di averlo seguito, senza neppure sapere il perché, in un empio viaggio verso oriente. L'Oscuro Viandante è ovviamente Diablo, o meglio il suo recipiente: così, con uno stile affascinante e cupo, Diablo II si presentava alla sua uscita.

    Riguardare il filmato nella sua versione primigenia (lo si può fare dal menù) fa capire quanto fosse distante lo stile di Diablo II rispetto a tutte le altre produzioni Blizzard: diverso dalla fantascienza spaccona di StarCraft e dal fantasy colorato e sproporzionato di Warcraft. Diablo II era molto più realistico, con sfumature horror poi sparite quasi completamente nel successore. Il nuovo filmato d'introduzione è fedele a questo approccio, ma il suo impatto, sebbene rapportabile, genera sensazioni leggermente differenti. I dettagli dei volti e degli ambienti sono per forza di cose più tendenti al fotorealismo. Le animazioni sono più realistiche, specie quelle facciali, che dipingono sul volto di Marius sentimenti di terrore e follia.

    Rispetto alla versione originale, tuttavia, si è perso qualcosa, barattato con uno stile più moderato. Per esempio manca l'overacting di Marius, i movimenti convulsi e innaturali probabilmente utilizzati perché le animazioni facciali erano ancora primitive. Non ci sono più le facce caricaturali degli ospiti della taverna; l'espressione di Marius in preda agli effetti della droga è meno grottesca; il cameriere nano, originariamente con un aspetto "freak", è molto meno mostruoso. Sono poi stati rimossi piccoli dettagli come la bava alla bocca di Marius o la chiazza d'urina ben visibile nella scena della prigione. Non fraintendeteci: il nuovo filmato è meraviglioso e moderno, ma dire che sia migliore dell'originale è una tremenda banalizzazione. Diverso è un aggettivo che calza molto meglio.

    Costumi e ambientazioni: modifiche e rifiniture

    Se i filmati possono ingannare circa l'anno della pubblicazione di Diablo II, la grafica in gioco è molto più sincera: la risoluzione 800x600, le interfacce grosse e invasive, i pixel ben visibili anche senza alcun tipo di zoom suggeriscono che vent'anni sono pur sempre passati.

    La nuova veste grafica è invece cristallina e piacevole, e allo stesso tempo allineata alla cupezza dell'originale. Blizzard ha dovuto comunque lavorare di fantasia per integrare dettagli che all'epoca non potevano essere visualizzati a causa delle scarse risoluzioni: per esempio le finiture delle armi o armature, elementi dell'ambientazione quali oggetti sul bancone di un mercante, iscrizioni sulle tombe. È come se la grafica originale fosse una traccia da cui poi è stato costruito un nuovo stile coerente ma ben diverso e più definito. Con l'occasione gli sviluppatori hanno rivisto delle caratteristiche estetiche che all'epoca servivano per far breccia nelle fantasie degli adolescenti, ma che ora risultano solo fastidiose e comiche: i personaggi femminili hanno vestiti più consoni e moderati, sono state ridotte le scollature e adattate meglio le armature di personaggi principali e secondari che prima amavano combattere con le natiche semi esposte.

    L'Assassina ha dei pantaloni color carne che la fanno apparire più temibile e adatta ai suoi compiti; l'Amazzone ha scoperto che aggiungere armatura sopra le parti scoperte è buona pratica per sopravvivere ai combattimenti (anche perché non è ben chiaro a cosa serva essere provocanti se le uniche attenzioni che si possono attirare sono quelle di zombie, demoni e bestiacce varie).

    Le mappe procedurali sono state arricchite con dettagli assenti in Diablo II. Alle ambientazioni che ritraggono delle catacombe sono state aggiunte statue e altari coerenti col luogo per dare più varietà a un ambiente altrimenti monotono. Nelle fogne della città di Lut Gholein ci sono delle canalette in cui scorrono liquami mefitici, a rimarcare che di fogne si tratta. Queste aggiunte sono ben inserite e funzionano ottimamente con uno stile più dettagliato e realistico, che deve confrontarsi con standard ben diversi rispetto a quelli con cui si rapportò ai tempi Diablo II.

    Il sistema di illuminazione è anch'esso molto efficace, ma produce uno stacco piuttosto netto nell'aspetto del remake confrontato con quello dell'originale. Le luci delle torce e dei focolari si mescolano in maniera più naturale con l'ambiente e l'aura luminosa dell'eroe è meno marcata che in passato. Questo si traduce in sezioni che in Resurrected sono leggermente più luminose mentre nell'originale sono ammantate d'impenetrabile oscurità; ma accade soprattutto il contrario: ci sono dei luoghi, specialmente sotterranei e caverne, caratterizzati da un buio quasi totale che può essere parzialmente diradato attivando la grafica originale.

    Gameplay quasi immutato, ma ancora valido

    Giocare a Diablo II Resurrected dà sensazioni in linea col passato. Quasi niente è stato mutato, dunque quello che ci si trova davanti è un action RPG ottimamente rifinito ma vent'anni indietro. A dire il vero venti anni non li dimostra affatto, più che per meriti suoi per via di un genere che è rimasto praticamente identico a sé stesso da quando è nato. Resta comunque il fatto che per giocare a Resurrected bisogna abituarsi a meccanismi più contorti e a qualche immediatezza in meno.

    Blizzard ha avuto il buon cuore di rendere la raccolta dell'oro automatica (si può disattivare l'opzione se si vuole emulare ancor meglio il feeling primigenio), ma non ha toccato per niente il sistema delle abilità, la gestione dell'inventario, delle pozioni delle pergamene. Resurrected rimane così un gioco molto più lento della media; più survival, perché le risorse si consumano tutte e rubano il posto a oggetti preziosi da vendere ai mercanti. Morire vuol dire perdere l'equipaggiamento trasportato, il quale può essere recuperato solo tornando sul punto dov'è avvenuta la morte. Non piacerà a tutti, ne siamo certi, ma perlomeno è un argine all'iper-velocità dei più recenti congeneri, spesso così accomodanti da risultare vuoti. Può sembrale paradossale, ma giocare a Resurrected dà sensazioni simili ad avviare un action RPG tutto nuovo (a patto che non si conosca a memoria l'originale, ovviamente). Apprezzabile quindi che si sia deciso di procedere alla riproduzione integrale di meccaniche senza nessun aggiustamento: di diablo-like moderni ce ne sono pure troppi, tanto vale provare qualcosa di "diverso", anche se a tratti scomodo e macchinoso.

    Avete ancora fame di Diablo? In attesa della recensione di Diablo 2 Resurrected vi rimandiamo alla nostra anteprima di Diablo 4 e alla prova di Diablo Immortal, altri due progetti dedicati alla serie attualmente in fase di sviluppo.

    Diablo 2 Resurrected Le prime ore di Diablo II Resurrected su PC confermano che le aspettative erano ben riposte. Il remake ha uno stile accattivante, diverso eppure ben rapportabile a quello originale, del quale ha migliorato alcuni aspetti invecchiati molto male. Il gameplay funziona: è più lento e macchinoso della media, ma questo non è necessariamente un male. Essere alle prese con meccaniche ruvide e poco fluide tende a limitare l’alienazione generata dall’estrema ripetitività dei gesti, una costante in giochi di questo tipo. Purtroppo tornare indietro nel tempo non si può, quindi impossibile definire Diablo II Resurrected come un ritorno al passato: è più che altro un generatore di ricordi per chi quell’epoca l’ha vissuta, oppure è un modo per godere di un ottimo action RPG e allo stesso tempo ripassare un pezzo di storia dei videogiochi.

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