Die Young: un survival Open World tutto italiano

All'ID@Xbox di Milano abbiamo ritrovato il survival open world dei ragazzi romani di Indiegala, ora più rifinito in tutti i suoi aspetti...

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  • Puntuale come un orologio svizzero, l'evento annuale dedicato al programma ID@Xbox è tornato a invadere la Microsoft House di Milano sfoggiando alcuni dei titoli indipendenti che vedranno la luce da qui a (sperabilmente) il prossimo anno. Il progetto di supporto allo sviluppo indie nato nel 2014 sta andando indubbiamente a gonfie vele - i dati parlano chiaro, in tal senso - ma, al di là dei freddi numeri, è sempre un piacere partecipare all'incontro per interfacciarsi con i dev e mettere direttamente mano alle produzioni più promettenti, in stadio di sviluppo più o meno avanzato che siano. Chi vi scrive ha poi il pallino del made in Italy, e anche quest'anno, come sempre, il Bel Paese è stato egregiamente rappresentato dai team di casa nostra. Oltre a rivedere prodotti tricolore già ampiamente apprezzati (Remothered: Tormented Fathers) o dalla release a dir poco imminente (All-Star Fruit Racing), lo showcase ha messo in risalto anche titoli ad oggi esplorati solo in minima parte, ma ancora una volta in prima linea nel ribadire che i lavori stanno procedendo nel verso giusto. Per esempio è il caso di Die Young, pargolo digitale del team romano IndieGala che i più curiosi possono già provare in Accesso Anticipato su Steam, al costo di quindici euro.

    Un'estate al male

    Innanzitutto, crediamo si possa affermare senza timore di smentita che Die Young, pur facendo piuttosto bene gran parte delle cose che fa, non inventi nulla di particolarmente originale, conscio d'infilarsi alla perfezione tra gli elementi stereotipici dell'immaginario survival da cui vuole trarre ispirazione. Osservarne la cut scene d'apertura, disegnata come fosse un fumetto, è solo il primo dei tanti indizi in merito: la protagonista, ragazza abituata a una vita che alterna l'agio della propria appartenenza sociale all'adrenalina degli sport estremi che suole praticare, decide di cambiare rotta durante una vacanza estiva in barca con gli amici, tanto per spezzare la monotonia della sua tediosa routine. D'un tratto la giovane viene rapita da un male sconosciuto e imprigionata sul fondo di un pozzo profondo e prosciugato. Quando si ridesta dallo svenimento sfrutta le sue doti di free climber per raggiungere la superficie, al che si rende conto di trovarsi chissà dove su un'isola che si estende a perdita d'occhio sotto i raggi di un sole battente. Chi siano i suoi rapitori e cosa li abbia spinti a portarla in quel luogo sono quesiti ai quali, presumibilmente, verrà data risposta solamente con l'avanzare della storyline principale. In attesa di svelare l'arcano, Die Young non può fare altro che sfoderare le svariate sfaccettature che stanno alla base della sua formula da "survival game open world", anch'essa piuttosto classica, almeno nei contorni. La protagonista, della quale viviamo le gesta in prima persona, è soggetta a tradizionali indicatori di benessere che vanno mantenuti "carichi" per restare in vita quanto più a lungo possibile. Vanno insomma monitorati costantemente salute, livello d'idratazione e stamina, quest'ultima naturalmente legata al movimento fisico, dalla corsa alle azioni di arrampicata che la nostra bella è in grado di compiere. Per tenere alti i valori sarà ovviamente necessario recuperare risorse lungo il tragitto, così come una certa importanza rivestiranno pure le meccaniche di crafting, vera e propria costante dei giochi costruiti attorno al concetto di sopravvivenza.

    L'impressione preliminare, comunque, è che la corsa alla fabbricazione coatta non sia necessariamente una priorità in Die Young, che invece sembra essere particolarmente ben disposto nei confronti del free roaming. L'esplorazione slegata dagli obiettivi della main quest non solo sembra piacevole in sé e per sé, ma anche importante al fine di scoprire caseggiati abbandonati, zone nascoste, cui ovviamente segue lo sblocco di missioni secondarie completando le quali, immaginiamo, si otterranno ulteriori benefici. D'altro canto, perlustrando i dintorni è inevitabile imbattersi nei vari pericoli che infestano il territorio: antagonisti di natura animale quali cani feroci, ratti e pipistrelli, ma anche brutti ceffi incappucciati che, non si avesse sottomano un'arma adeguatamente accroccata, non ci penseranno due volte a correr dietro la poveretta con lo scopo di ridurla in brandelli. In questi casi torna utile anche il talento nel parkour innato nell'avatar, indispensabile non solo a scalare le porzioni di setting più impervie, ma anche a oltrepassare in scioltezza muretti e staccionate quando si tratta di darsela a gambe dagli inseguitori più agguerriti. Affiancando i suoi singoli tasselli, quindi, Die Young si scopre un mix riuscito - per lo meno di primo acchito - tra sandbox e platformer à la Mirror's Edge (o alla Downward, per rimanere in tema nostrano) dove l'aspetto più interessante, probabilmente, sta in una libertà di gioco quasi totale.

    Orientarsi alla meglio, privati di un HUD opulento e potendo contare solamente su una mappa cartacea, è per altro un buon modo per perdersi nella vastità delle bellissime scenografie forgiate dal team di sviluppo con l'ausilio di un Unreal Engine 4 in forma a dir poco smagliante. Al di là dell'inquietudine che una "prigione" così misteriosa potrebbe trasmettere, l'isola è un paradiso mediterraneo pennellato di meravigliosi colori pastello, e perdersi tra i suoi campi verdeggianti, renderizzati filo d'erba per filo d'erba, è vero e proprio godimento audiovisivo. Ce l'ha confermato Matteo Battolla, game developer che ci ha fatto da Cicerone durante tutto l'hands-on milanese: in proporzione, l'elemento grafico-estetico è stato quello di Die Young su cui il team ha speso la maggior parte delle proprie risorse. E il risultato, ad oggi, fa già la sua sporca figura.

    Die Young Previsto in veste definitiva per Xbox One e PC entro i primi mesi del 2019, Die Young ci ha già fatto un’ottima impressione. Il crudo open world a dinamiche survival-platform di IndieGala parte da radici note a chi bazzica frequentemente il genere per ritrovare già a pochi passi dall’incipit una direzione propria, riconoscibile quanto basta e piuttosto coinvolgente, quantomeno a una prima occhiata. C’è ancora tempo per aggiustare qualche stortura - il combat system, ad esempio, non ci ha convinto appieno, così esigente quando si tratta di mirare a un corpo nemico ma, nel contempo, un po’ troppo macchinoso. Ciononostante, non fatichiamo ad annoverare Die Young tra i progetti più promettenti in sviluppo sotto il segno dello Stivale, meritevole di essere seguito con grande attenzione, a maggior ragione se azione, violenza e sangue sono il vostro pane quotidiano.

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