Provato Dragon Age: Inquisition

Provato a Londra l'attesissimo terzo episodio della saga GDR Bioware

provato Dragon Age: Inquisition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo aver destato tante preoccupazioni tra i fan, Dragon Age: Inquisition ha cominciato a riservare diverse interessanti sorprese. Proprio nel corso delle fiere estive di quest'anno, l'ultimo lavoro di Bioware si è mostrato nettamente in forma, forte di un'esplorazione completamente libera, e di una tematica, quella dell'Inquisizione, in grado di arricchire la produzione sia dal punto di vista del gameplay, sia da quello della trama. Il tutto, unito a un concept che mira a mantenere alcune delle novità apportate dal discusso secondo capitolo, in particolare nell'ambito delle meccaniche di combattimento, senza però rinunciare alla profondità strategica del primo episodio. Il risultato sembra voler gettare un ponte tra i due predecessori, offrendo una chance sia ai giocatori più affezionati alla ruolistica tradizionale, sia a coloro intenzionati a godersi semplicemente la storia e i combattimenti in un formato meno impegnativo. Un recente evento tenutosi a Londra ci ha permesso di provare con mano le prime tre ore di gioco in versione Playstation 4, così da farci un'idea finalmente più precisa delle caratteristiche della produzione.

INQUISIZIONE

Ci sono molti dettagli del prologo di Dragon Age: Inquisition che non possiamo rivelare, e, effettivamente, il rischio di sconfinare nello spoiler sarebbe elevato. Ci limiteremo dunque ad affermare che la vicenda prende il via pochi istanti dopo la conclusione del predecessore, e vedrà ruoli importanti ricoperti da personaggi già ben noti ai fan della saga, come Varic e Cassandra. Per contro, il protagonista sarà completamente sconosciuto, e proprio per questo i primi minuti dopo i titoli d'inizio li abbiamo spesi all'interno di un approfondito editor dell'aspetto estetico. Nella migliore tradizione ruolistica, questo terzo capitolo permette di curare l'estetica sin nei minimi dettagli, partendo da una configurazione di massima decisa in base alla razza scelta, per poi personalizzare un grandissimo numero di dettagli relativi al corpo e al volto del personaggio, sfruttando slider molto comodi per cambiare le fisionomie con pochi tocchi. In breve, si tratta di uno dei menu di personalizzazione più approfonditi che ci è mai capitato di utilizzare in un GDR, e di questo va reso merito agli sviluppatori. Al di là delle scelte cosmetiche, durante la creazione del personaggio si prendono decisioni importanti anche dal punto di vista del gameplay, a partire dalla classe. Gli archetipi principali sono Guerriero, Mago e Rogue, ma a questi vanno aggiunte le varianti. Il classico combattente, ad esempio, potrà essere da subito orientato verso il tanking, con arma e scudo, oppure al dual wielding, in configurazione quindi più offensiva. Più sottile, dal punto di vista delle ripercussioni successiva, la scelta della razza: non abbiamo dubbi sul fatto che la decisione tra umani, elfi, nani o qunari avrà un impatto sul sistema di reputazione, sebbene per il momento la nostra prova non ci abbia permesso di approfondire tali aspetti. Una volta completata la creazione del personaggio, un elaborato prologo introduce le basi del gameplay e la storia, che vedono il giocatore investito di un compito fondamentale: rifondare l'Inquisizione e risolvere il mistero del marchio comparso sulla sua mano, che sembra avergli donato poteri soprannaturali in seguito al contatto con il Breach, ossia un'apertura dalla quale il mondo dei demoni minaccia di straripare come un fiume in piena. Sin dai primi minuti di gioco, a colpire è il forte impatto cinematografico delle sequenze filmate, che sembrano suggerire una spiccata epicità per gli eventi di questo terzo capitolo.

SENZA CONFINI

Una volta concluso il lungo prologo, al termine del quale si ha anche l'occasione di cimentarsi con una boss fight piuttosto complessa (proprio come accadeva nel capostipite Origins), Dragon Age: Inquisition apre al giocatore il suo complesso gameplay, fatto di molti differenti aspetti. La divisione tra quest principali e secondarie tipica dei GDR è naturalmente presente, ma in una forma rivista rispetto al solito. Ogniqualvolta una nuova quest legata alla trama si sbloccherà, occorrerà raggiungere un certo livello di Potere dell'Inquisizione per accedervi. Si tratta di un modo intelligente per mantenere il giocatore costantemente attivo nelle diverse attività secondarie offerte dal gioco, che vanno da classiche missioni per conto di personaggi secondari, sempre corredate da dialoghi e, talvolta, da scelte morali, a incarichi ripetibili, come la fondazione di Accampamenti dell'Inquisizione e la chiusura dei Varchi dai quali i demoni cercano disperatamente di passare. Nel primo caso, si tratterà semplicemente di raggiungere uno dei punti segnalati sulla mappa e reclamare la proprietà del territorio (a meno di non fare brutti incontri lungo il tragitto), mentre la chiusura dei Varchi richiederà un impegno non indifferente, garantendo sempre un complesso scontro contro le forze del male. Questo tipo di progressione, che vede un allontanamento da parte di Bioware nei confronti della classica formula di reclutamento di diverse fazioni per poi giungere ad uno scontro finale, ci ha decisamente convinto. La notevole quantità di missioni secondarie dotate di sotto-trame, e l'imprevedibilità degli incarichi ripetibili, sembrano garantire al gioco una varietà di contenuti non indifferente, che ben si sposa con la mappa liberamente esplorabile. Quanto a quest'ultima, ne abbiamo visitato solo un frammento, peraltro molto differente dall'ambientazione vista nel prologo. Quest'ultima, decisamente dark, ha lasciato il passo ad un bosco rigoglioso e dai colori accesi, attraversato da fiumi, costellato di avvallamenti e cascate. Considerato che il gioco permetterà di esplorare sia il Ferelden sia le terre d'Orlais, tutto questo fa presagire un ambiente di gioco interessante, vasto, e soprattutto da esplorare in ordine non necessariamente cronologico. Alcune aree della prima porzione di mappa esplorabile presentavano incarichi chiaramente dedicati a party di livello ben più alto, da completarsi solo in fasi successive della modalità storia.

STRATEGIA E AZIONE

Come da tradizione, i combattimenti occupano un ruolo molto importante nell'offerta proposta da Dragon Age: Inquisition, e presentano una formula ibrida, che si pone volutamente a metà tra quella di Origins e quella del secondo capitolo. In altre parole, selezionando i due livelli di difficoltà più bassi dei quattro proposti, sarà possibile vivere un'esperienza più orientata all'azione, sfruttando la pausa tattica solo in occasione delle boss fight, o dei combattimenti contro gruppi di nemici numerosi. Scegliendo invece il livello Difficile o Incubo, fermare l'azione per impartire ordini ai membri del party sarà quasi sempre necessario, pena dolorose sconfitte nel giro di pochi minuti. Questo, tuttavia, si accompagna alla possibilità, tra uno stop all'azione e l'altro, di godere comunque delle ottime animazioni d'attacco, che proseguendo il percorso imboccato con il secondo capitolo alzano il tasso di spettacolarità degli scontri in maniera davvero efficace, rendendo epici anche i combattimenti più semplici. La gestione della pausa tattica siede anch'essa a cavallo tra tradizione e innovazione: gli sviluppatori hanno infatti deciso di non concedere la concatenazione di comandi multipli, i quali avrebbero complicato eccessivamente i controlli su console, creando un sistema parzialmente automatizzato. Quando si ordinerà a un membro del party di attaccare, questo si porterà autonomamente alla distanza migliore dal nemico in base all'arma impugnata o all'incantesimo a disposizione. A questo si affianca anche la possibilità di impartire comandi di movimento diretti, così da gestire nei dettagli il posizionamento di alcuni combattenti, qualora tale necessità si presentasse. Nel complesso, il sistema ha funzionato generalmente bene durante le nostre prove, permettendoci di gestire agilmente anche gli scontri più complessi, con alcune piccole riserve. La prima è relativa alla natura molto limitata dell'allontanamento d'inquadratura concesso dalla visuale tattica, che a volte non permette di vedere perfettamente l'azione in corso, costringendo a riavviare l'azione e a selezionare un altro personaggio. La seconda è invece legata al pathfinding dei compagni di squadra, che ogni tanto richiede interventi da parte del giocatore per evitare che un personaggio rimanga isolato dall'azione. Nonostante questi difetti, che speriamo di vedere risolti nella versione finale, giocato a difficile e con il "fuoco amico" attivo, Dragon Age: Inquisition si è rivelato impegnativo sin dai primi combattimenti, facendo davvero ben sperare per l'esperienza completa.

Durante le nostre prove, abbiamo avuto anche un assaggio del sistema di potenziamento legato al guadagno d'esperienza. Nel caso del nostro mago, abbiamo avuto modo di spendere liberamente i punti abilità in quattro diverse specialità, ossia Ghiaccio, Fuoco, Fulmine e Ristorazione, quest'ultima dedicata ai buff di rigenerazione della vita. Se tutte le classi dovessero rivelare la medesima profondità di personalizzazione, anche in questo caso potremmo dirci più che soddisfatti della crescita a lungo termine dei propri combattenti.
Dal punto di vista grafico, la versione Playstation 4 da noi provata ha rivelato nel complesso un buon lavoro, che parte da una modellazione poligonale di tutto rispetto, impreziosita da texture piuttosto definite. Soprattutto in questo campo, si notano alti e bassi, soprattutto confrontando i personaggi, sempre molto ben dettagliati, e alcuni scorci degli scenari, che svelano la natura cross gen della produzione. Davvero ottimo e senza riserve invece il comparto effettistica, con un ottimo lavoro svolto nella riproduzione degli effetti delle magie, evidente soprattutto durante i fermi-immagine della pausa tattica.

Dragon Age: Inquisition A pochi giorni dalla data d'uscita, fissata su PC, vecchia e nuova generazione al prossimo 21 novembre, una prova delle primissime ore di gioco ci ha parzialmente convinto riguardo alle potenzialità del progetto. Dragon Age: Inquisition, forte dei suoi quattro anni di sviluppo, sembra essere un punto di vero orgoglio per i ragazzi di Bioware, e anche la risposta alle polemiche che hanno accompagnato il secondo episodio. Libera esplorazione, combattimenti che riescono ad adattarsi tanto ad approcci action quanto a quelli strategici, molte attività principali e secondarie: gli ingredienti per un GDR da ricordare sembrano davvero esserci tutti, e anche la trasposizione console sembra essere stata portata avanti senza compromessi di sorta, perlomeno sull'attuale generazione. Rimanete con noi per l'ormai prossima recensione.

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