KAKAROT

Dragon Ball Z Kakarot: provata una nuova demo dell'Action RPG di DBZ

Abbiamo testato le prime tre ore di gioco del gioco di ruolo d'azione ispirato al capolavoro di Toriyama, e le nostre impressioni sono davvero positive.

Dragon Ball Z Kakarot
Anteprima: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • "Certi amori non finiscono, caricano delle Genkidama immense e poi ritornano..."

    Perdonate la semi-citazione, ma chi vi scrive era genuinamente convinto di aver smaltito la sbornia d'amore per l'immortale opera di Akira Toriyama nata nel 1984 sotto forma di manga ed esplosa, soprattutto in Italia, grazie ad anime rimasti impressi nei cuori e nelle menti di tanti. Tra le prime 3 serie (Dragon Ball, Z e GT) e lungometraggi (alcuni riusciti - come potete leggere nella nostra recensione di Dragon Ball Super Broly - altri meno), Son Goku e soci hanno scandito i pomeriggi di più generazioni con le loro botte da orbi, i sacrifici, gli inscalfibili valori, i siparietti e battaglie eterne quanto un contropiede di Holly & Benji, eppure sempre coinvolgenti, imprevedibili, da cui era impossibile staccare gli occhi (e Bandai Namco lo sa, come dimostra il nostalgico trailer live action pubblicato di recente).

    La sbandata è passata perché nel mentre si cresce, cambiano i gusti e le passioni. Inoltre, insistere principalmente su un genere come quello dei picchiaduro (almeno sulle home console-principali) ha reso meno entusiasmante mantenere i contatti con la serie tramite i videogiochi. Eppure è bastata una lunga e intensa sessione di gioco in compagnia di Dragon Ball Z: Kakarot per riaccendere certe sensazioni sopite, i ricordi, le mezzore quotidiane passate col fiato sospeso. Anche se gli eventi sono sempre quelli lì, così come i nemici, e gli attacchi sono gli stessi di un tempo, quelli che non vanno a segno finché non ne urli il nome a squarciagola.

    Non solo cazzotti

    Il motivo è uno e molto semplice: Dragon Ball Z: Kakarot è l'action/RPG che i fan, anche quelli la cui fiamma si è affievolita, desideravano da tempo. Per qualcuno è forse un vero e proprio sogno ad occhi aperti, dal momento che coinvolge tutti gli archi narrativi della serie più amata, quella con gli scontri più coinvolgenti e i nemici più carismatici.

    Come ci insegna la storia dei giochi di Dragon Ball, non è il primo a incorporare elementi ruolistici (difficile scrollarsi dalla mente Dragon Ball Z: Super Saiyajin Densetsu per SNES, risalente al 1992, o i ben più recenti Xenoverse), ma era di certo necessario a colmare quella fame di avventure più intricate e coinvolgenti che i fan sentivano da decenni, senza limitazioni tecnologiche di sorta (basti pensare ai due The Legacy of Goku per GBA). L'approdo sulle console dell'attuale generazione, unito alla presenza di CyberConnect2 in cabina di regia non poteva che generare un hype non indifferente intorno al titolo, e dopo aver messo le mani sulle prime 3 ore di gioco, culminate con lo scontro tra Goku e Vegeta (tranquilli, era un salvataggio a parte, dal momento che ci vorrà certamente di più per arrivare a quella porzione di storia) è davvero difficile trattenere l'entusiasmo. Ciononostante non manca qualche imperfezione di natura tecnica, e alcune meccaniche RPG da approfondire meglio in fase di recensione, che rischiano di risultare a tratti un po' superficiali.

    Stessa storia, stesso posto, stesso Ki

    L'inizio dell'avventura segue fedelmente l'anime, collocato com'è 5 anni dopo lo scontro con il Grande Mago Piccolo. Il prode Son Goku vive ora una vita tranquilla in compagnia della nevrotica moglie Chichi e di Gohan, che dal padre ha ereditato i modi gentili (mentre l'acume non si sa proprio da dove l'abbia preso). L'unica preoccupazione è dunque quella di doversi procacciare quotidianamente il cibo, raccogliendo mele (come la prima missione che ci viene assegnata), o pescando e cacciando i dinosauri.

    Attività inserite coerentemente nel gameplay, da svolgere semplicemente attaccando la fauna, oppure intingendo la coda nell'acqua e avviando un mini-game in cui il tempismo la fa da padrone. Una volta catturata la materia prima, potremo anche realizzare dei manicaretti presso gli appositi falò sparsi per il mondo oppure facendoli cucinare da Chichi: si tratta di cibarie che garantiranno bonus molto utili in battaglia.

    Un inizio rilassato, quasi meditativo, che ci avvicina al Son Goku uomo, più che al valoroso combattente. Una tranquillità che ci lascia il tempo sia di prendere dimestichezza con i movimenti un po' ostici, con gli scatti e i salti, sia di notare ambientazioni abbastanza spigolose.

    Molto meglio i movimenti con la nuvola d'oro, uno dei veicoli che potremo utilizzare per spostarci tra un punto e l'altro del mondo di gioco, il quale non sarà un vero e proprio open-world, bensì offrirà aree di diverse dimensioni connesse tra loro, alle quali potremo accedere tramite una mappa che comparirà una volta superati i confini di un'area.

    La porzione di mare in cui si trova la Kame House, ad esempio, è più piccola e decisamente più spoglia rispetto alle aree interne dotate di villaggi, montagne, fiumi e canyon.

    Ma oltre a ricondurci lì dove tutto è nato, ci offre un primo contatto con piacevoli extra nascosti negli angoli più impensabili (come foto tratte dalla prima serie che ne ripercorrono gli eventi salienti), ma anche con i punti dove il party può dedicarsi all'allenamento mentale e con l'Enciclopedia Z che ci fornirà informazioni di ogni genere, da mosse a personaggi, da luoghi a creature, con tanto di task extra per sbloccare nuove pagine e informazioni su uno specifico argomento (per saperne di più sulla Kamehameha, infatti, dovremo usarla un certo numero di volte).

    Molto più di un pugno

    Nella demo ha trovato spazio anche una prima missione secondaria, la cui disarmante semplicità sa di occasione sprecata: la longeva tartaruga che vive con il Maestro ha nascosto una delle sue riviste per adulti, e il nostro compito è di ritrovarla sulla minuscola isola, ma invece di sfruttare il sesto senso di Goku (una sorta di "Occhio dell'Aquila" utile a mettere in risalto oggetti e punti di interesse), un comodo indicatore ci condurrà per mano verso l'obiettivo.

    Inutile dire che da un action/RPG che, come target, ha anche uno stuolo di trentenni ormai abituati a titoli ben più ardui, ci si aspetta compiti più stimolanti, ma è pur vero che in una trasposizione videoludica del re dei battle shonen sono i combattimenti il fulcro principale dell'esperienza. E da questo punto di vista Dragon Ball Z: Kakarot non sembra affatto deludere. L'impostazione degli scontri concede una libertà di movimento pressoché totale in orizzontale e verticale. Non mancano le interazioni dinamiche con le ambientazioni, che si distruggono dopo l'esecuzione di un colpo: l'azione che si sposta ovunque (anche in acqua) e i nemici scaraventati a terra lasciano crateri sul suolo. Durante gli attacchi non troveremo ad attenderci le combo tipiche di un picchiaduro, e a essere premiata non è tanto la tecnica del giocatore, quanto il suo tempismo, a tutto beneficio della spettacolarità dei combattimenti. Potremo infatti concatenare colpi dell'aura con cui contrastare quelli degli avversari, sfruttare adeguatamente la guardia (che tende a rompersi, se ne abuseremo), ricorrere alle utili schivate, e attivare oggetti con cui ripristinare la salute.

    Sono pur sempre gli attacchi speciali il piatto forte dell'azione, impossibili da scagliare fino allo sfinimento: oltre a consumare Ki, questi colpi sono abbastanza lenti e un nemico sufficientemente scattante e nel pieno dell'energia li schiverà con estrema facilità, motivo per cui dovrete sempre trovare il momento adatto per realizzare ogni mossa.

    I primi scontri con i comuni mob risulteranno non a caso molto blandi e incerti, oltre che sgraziati, ma già dallo scontro con Raditz, e successivamente con Vegeta, presa familiarità con la vorticosa telecamera e col ritmo delle lotte, ogni duello sembrerà un brutale valzer di morte e distruzione, assai simile a una versione interattiva dell'anime, complice la splendida realizzazione dei modelli dei personaggi e delle incantevoli scene d'intermezzo.

    Ogni battaglia diviene un epico e scenografico atto teatrale più che un semplice match, con varie fasi che si susseguono, personaggi che si alternano, morti, ferite e trasformazioni: un andamento che segue un copione ben preciso e conosciuto a menadito, con un inizio e una fine scolpiti nella pietra.

    La storia originale di Dragon Ball, del resto, non è stata intaccata, ma la libertà del giocatore sta nel decidere in che modo affrontarla: è questa una maniera peculiare di ripercorrere ancora una volta le gesta immortali di Son Goku, e non solo nei suoi panni. Gli eroi giocabili saranno infatti molteplici (durante la nostra prova abbiamo saggiato sia Piccolo che Gohan), e lo stesso vale per i lottatori che si uniranno al party, i quali, in base al loro stile, ci offriranno diverse forme di supporto: si parte dall'attacco, che garantisce un focus sull'offensiva, e si giunge fino alla difesa, capace di proteggerci dai colpi dell'aura, passando poi per una tipologia definita "speciale", che ripristina i punti salute e le riserve di Ki. Insieme ai nostri aiutanti potremo infine inanellare coreografiche e devastanti combinazioni di attacchi, in grado di infliggere un cospicuo quantitativo di danno al bersaglio.

    Comunità e Sfere Z

    Oltre ad un combat system esplosivo e coinvolgente, CyberConnect2 non ha lesinato minimamente sulla componente ruolistica del suo Dragon Ball Z: Kakarot, impreziosendolo con un sistema di crescita indubbiamente interessante, che sprona inoltre l'utente a esplorare il mondo di gioco: accanto a un classico level system a base di XP, potremo apprendere nuovi poteri, potenziare i personaggi e personalizzare la nostra esperienza grazie alle Comunità e alle Sfere Z.

    Ogni comunità è divisa in "bacheche" ed è associata a uno specifico aspetto (cucina, combattimento, economia, per citare le 3 sbloccate durante la prova): ciascuna presenta poi una sorta di sferografia, una scacchiera su cui posizionare gli emblemi anima legati ai vari eroi, sbloccabili avanzando nella main quest o svolgendo missioni secondarie. In base alla disposizione e alla vicinanza al personaggio chiave della comunità (per la cucina c'è Chichi, per i Guerrieri Z c'è Goku), verranno garantiti dei bonus addizionali (attacchi più potenti, cibo più nutriente, prezzi più abbordabili e così via). Gli emblemi a disposizione durante la prova erano troppo pochi per valutare che impatto avranno sul lungo termine, e se a prima vista i potenziamenti ottenibili non ci sono parsi così fondamentali, sarà interessante vedere quanta libertà avremo per sfruttare al meglio questo peculiare sistema.

    Le Sfere Z richiedono invece di setacciare ogni angolo delle mappe, e possono essere spese per ottenere e sbloccare gli attacchi speciali dei singoli combattenti.

    Alcuni, come ad esempio la Genkidama o il Kaioken, saranno per forza di cose disponibili solo dopo specifici eventi della storia: al netto di questi limiti narrativi, è interessante e apparentemente soddisfacente la possibilità di rafforzare i propri guerrieri anche grazie a questa trovata, che invoglia i giocatori a esplorare l'ambiente, a scovare tesori e attività secondarie, e a vivere al massimo tutto quello che Dragon Ball Z: Kakarot ha da offrire.

    Non è tutto oro quel che luccica

    Questo nuovo contatto con il gioco di CyberConnect2 e Bandai Namco ci ha lasciato tante sensazioni positive, alzando ancora di più l'asticella dell'hype, ma qualche nota stonata si sente nella delicata e nostalgica sinfonia riprodotta su schermo.

    A spiccare in negativo è certamente il contrasto qualitativo tra gli splendidi personaggi e l'ambiente circostante, molto più grezzo, spoglio e asettico, denso di scontri semi-casuali e oggetti apparentemente piazzati sulla mappa in maniera non sempre coerente, come se fossero una semplice scusa per fornire al giocatore nuove attività da svolgere tra un boss e l'altro. Bisognerà quindi valutare sul lungo termine se le attività e gli scontri con i nemici comuni si faranno via via più stimolanti. Da sistemare inoltre sia le compenetrazioni poligonali sia una lieve legnosità nei movimenti durante la fase esplorativa, difetti meno percettibili viaggiando a velocità supersonica ma particolarmente evidenti a piedi. Di contro, nel corso dei combattimenti, Kakarot dà prova di una fluidità e di una spettacolarità indiscutibili, merito anche dello strepitoso accompagnamento sonoro che recupera le musiche originali della serie animata.

    Dragon Ball Z Kakarot Benché alla produzione non manchino alcune sbavature, l’attesa per Dragon Ball Z: Kakarot si fa via via più spasmodica. La nostalgia è una canaglia, lo sappiamo bene, eppure conoscere a menadito ogni battuta (anche quelle originali in giapponese, dal momento che il team ha provato a riassoldare l'intero cast dell'anime) non ci impedirà di vestire ancora una volta i panni di Son Goku, Gohan, Piccolo e tutti i prodi difensori della Terra, finalmente in un action/RPG moderno, visivamente impattante e pieno di meccaniche che puntano ad offrire un gameplay stratificato e coinvolgente tanto nei frenetici e appassionanti combattimenti, quanto nelle fasi esplorative. Non importa quanti anni abbiate ora, quanto siano cambiati i vostri gusti, quanto poco vi attirino al giorno d'oggi gli anime o le rispettive trasposizioni videoludiche: se siete cresciuti con il capolavoro di Toriyama-san, il 17 gennaio 2020, data di uscita del gioco su PS4, Xbox One e PC, sarà davvero difficile non farsi travolgere dall'onda dei ricordi.

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