Driftland The Magic Revival: un gestionale intriso di magia

Disponibile in accesso anticipato su Steam, Driftland The Magic Revival è un gestionale interessante ma privo spunti originali...

provato Driftland The Magic Revival: un gestionale intriso di magia
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  • Guidati da potenti maghi, gli eserciti che si contendevano il controllo del mondo di Driftland si scontrarono in un conflitto di proporzioni gigantesche. La lunga guerra portò morte e distruzione: i maghi utilizzarono tutti i loro poteri per sconfiggere gli avversari, e ciò si tradusse in un'incessante pioggia d'incantesimi che sconquassò la terra. Quando giunse la pace ormai non era rimasto più nulla. I maghi erano spariti e i pochi sopravvissuti avevano colonizzato le isole fluttuanti, il risultato delle battaglie combattute anni prima. Come parte di un ciclo eterno, un giorno nacquero alcuni bambini dotati di poteri magici. Con essi venne la cupidigia, l'arroganza e la voglia di prevalere sugli altri. Scoppiò così un secondo conflitto tra maghi, questa volta su un campo di battaglia dilaniato dal turbine di violenza esploso molti anni prima. Ognuno era intenzionato a riportare Driftland al suo antico splendore, ma nessuno voleva farlo rinunciando ad una seconda era di sangue. È questo il contesto narrativo che fa da sfondo a Driftland: The Magic Revival, un gestionale alla ricerca di un po' di spazio tra la folta schiera di giochi in Early Access su Steam.

    Governa, espanditi, sottometti

    Al primo avvio, purtroppo, il gioco del team Star Drifters non si presenta nel migliore dei modi. Le varie vignette che ci introducono al contesto narrativo e gli artwork che appaiono tra i menu sono infatti artisticamente poco ispirati. Lo stesso si può dire, una volta entrati in partita, per tutti gli altri elementi come edifici ed unità. In realtà, al di là di un art design un po' anonimo e troppo affine agli abusati canoni del fantasy classico, Driftland è un titolo abbastanza divertente e profondo, ma senza troppe caratteristiche di spicco.

    I match - nella versione ad accesso anticipato è disponibile solo la schermaglia singleplayer - si svolgono su un territorio in cui fluttuano delle isole di roccia. Al comando di una di quattro razze, Umani, Elfi Selvaggi, Elfi Oscuri e Nani (ancora non disponibili), il nostro compito sarà quello di istituire un impero florido ed eliminare qualsiasi contendente. Partendo da un lembo di terra in cui c'è solo il nostro castello (che andrà difeso ad ogni costo), si dovrà esplorare la mappa, generata proceduralmente, per mettere le mani su risorse ed ampliare lo spazio dove edificare nuove strutture. Visto che si tratta di un gestionale, non si avrà il controllo diretto delle operazioni sul campo: potremo decidere dove piazzare miniere, segherie, fattorie e caserme, ma tutte le unità addestrate si muoveranno in autonomia. Sarà possibile impartire dei comandi per direzionare i movimenti dei soldati o degli esploratori, ma negli scontri più serrati queste indicazioni "generiche" non permetteranno un controllo capillare delle truppe, come avviene negli RTS, ad esempio. In Driftland assume più importanza l'amministrazione delle risorse, l'assegnazione dei posti di lavoro e il continuo bilanciamento tra crescita della popolazione, denaro guadagnato e cibo consumato. Un trittico di dati, a cui poi sono affiancati quelli degli altri beni, che va sempre tenuto d'occhio e da cui dipende la stabilità del regno.
    Alla stregua di ogni altro gestionale, la curva della difficoltà amministrativa s'impenna quando le propaggini del dominio cominciano ad espandersi. La popolazione aumenta, i posti di lavoro pure: a quel punto il rifornimento di viveri deve essere sempre costante per evitare una carestia, l'oro invece deve fluire copioso nelle casse, così da permetterci la costruzione di nuovi edifici e l'acquisto di nuovi potenziamenti. È chiaro che mantenere un bilancio positivo richiede un po' d'acume. Va evitato come la peste l'espansionismo selvaggio e sconsiderato, l'utilizzo inappropriato di preziose risorse e, soprattutto, quando uno degli indicatori diventa rosso, bisogna lavorare sin da subito per riparare il problema, o quello diventerà sempre più grave e metterà in ginocchio l'intero regno.
    Le caratteristiche topiche del genere si ritrovano tutte, ma si innestano in una struttura molto meno complessa rispetto a quella di altri giochi dello stesso tipo.

    Per fare un esempio, non esistono requisiti d'età o d'istruzione per alcune mansioni, e la felicità del popolo - che è presente - non incide in maniera profonda nel processo di amministrazione. Tutto è stato tradotto da Star Drifters in un sistema più accessibile e di "basso livello", che predilige, insomma, un po' di microgestione in più sacrificando la profondità di alcune meccaniche. Tale ibridazione inserisce Driftland nell'intersezione tra l'insieme dei gestionali e quello degli RTS: una via di mezzo, più spostata verso il primo genere, che forse non risalta come dovrebbe, ma emette comunque una gradevole fragranza.
    La cura per i particolari è, in ogni caso, discretamente alta: gli isolotti hanno ognuno un diverso bioma e una differente disponibilità di minerali, i quali dovranno essere scoperti con spedizioni geologiche. L'ambiente, inoltre, influisce sulla produttività: se quindi ci si trova in un clima non adatto alla nostra razza, l'apporto di risorse sarà sensibilmente inferiore. Per ovviare a questo limite è possibile terraformare un intero frammento di terra oppure crearne uno dal nulla attraverso un menu di magie utile anche nei combattimenti. Un po' come nei god game sulla falsariga di Black & White, infatti, si potrà sfruttare una serie di incantesimi che va da un occhio, utile a rivelare porzioni di mappa nascoste dalla nebbia di guerra, fino ad una pioggia di fulmini o un tornado. Questi strumenti garantiscono un grande vantaggio, e ci consentono anche di rubare, tramite un'apposita abilità, delle intere isole alle fazioni avversarie.

    Durante l'espansione violenta, quindi, avremo la facoltà di giochicchiare con il terreno: muoverlo, distruggerlo o farlo razziare dai nostri soldati. Ovviamente le skill magiche consumano mana - estraibile con appositi edifici - ma sviluppando alcune tecnologie sarà persino possibile aumentare l'efficacia degli incantesimi, oltre ad acquisire bonus economici e militari.
    Anche se potremo vincere senza distruggere i castelli nemici, in Driftland non è concesso trascurare del tutto lo sviluppo dell'esercito. Il nostro regno è infatti costantemente attaccato da aquile e corvi selvaggi, che possono perfino essere ammaestrati per garantire alle nostre truppe un modo per spostarsi più rapidamente. Ogni soldato, inoltre, salirà di livello e otterrà delle abilità da un apposito edificio. Ma oltre a bestie aggressive e fazioni nemiche, il mondo di gioco pullula anche di tesori ben sorvegliati e accampamenti di barbari che non mancheranno di infastidire i nostri cittadini con violente razzie. Insomma, la difesa dei confini non può essere messa da parte, promuovendo la cultura della pace e dell'armonia (nel menu, tuttavia, può essere impostata la modalità "pacifica"), ma anzi è uno dei punti fondamentali da tenere a mente nella strada verso il dominio del mondo. Dominio che siamo riusciti ad ottenere piuttosto facilmente. Il merito (o, se volete, "la colpa") è di un'intelligenza artificiale pigra, che ci infastidisce con timide sortite e poi si chiude a riccio, senza peraltro sfruttare l'intera gamma di incantesimi che noi, invece, utilizziamo con tanta prodigalità.
    Vedremo se l'accesso anticipato, ormai iniziato a novembre dello scorso anno, riuscirà a regalarci un gioco sfrondato dalle magagne che lo affliggo, nonché più vario a livello ludico visto che le differenze tra le varie fazioni son sono tante quanto ci saremmo aspettati. Quello che abbiamo provato è un progetto gradevole, che tuttavia va messo un po' a fuoco: è sì rifinito ed in possesso di idee abbastanza interessanti, ma è ancora un po' generico e privo di grande personalità.

    Driftland The Magic Revival Dietro un art design anonimo, si nasconde un piccolo gestionale con diverse caratteristiche da tenere d’occhio. Driftland: The Magic Revival non è di certo un fulmine a ciel sereno nel mondo della strategia indipendente, e rischia anche, se non si deciderà a sfoggiare con forza un carattere più incisivo, di sprofondare nell'oblio, sommerso dalla marea di congeneri. Noi però vogliamo essere fiduciosi: se i mesi che lo separano dall’uscita saranno prodighi di gradite novità, il gioco potrà anche ritagliarsi il suo spazietto. Serve però una cura maggiore nella differenziazione delle razze, qualche elemento in più nella mappa, un’IA più aggressiva ed imprevedibile, e magari pure un tocco di stile. Nel caso in cui i ragazzi di Star Drifters riusciranno ad evolvere le buone basi presentate nell’accesso anticipato, allora gli amanti dei gestionali potranno appuntarsi Driftland sul loro taccuino. In caso contrario dovranno prepararsi ad accogliere un prodotto onesto e dignitoso, ma nulla più.

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