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Dying Light Bad Blood: non chiamatelo (solo) Battle Royale

Alla Gamescom di Colonia abbiamo potuto provare un nuovo "Battle Royale" ambientato nell'universo di Dying Light.

Dying Light: Bad Blood
Anteprima: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Nel calderone dei "battle royale" c'è finito, nel tempo, un po' di tutto. Persino prodotti che in realtà c'entravano poco o nulla con la categoria. Il termine, che ormai ha colonizzato il linguaggio comune divenendo addirittura strabordante nel suo utilizzo, sta a indicare un genere sorretto da pochi, precisi dogmi: gran numero di partecipanti, un solo vincitore. Nel mezzo la mattanza, alternata semmai alla raccolta di risorse ed equipaggiamento con cui sopravvivere.
    In questi ultimi anni i titoli a tema si sono letteralmente moltiplicati senza controllo. Alcuni godono tuttora di un successo planetario. Altri al contrario sono scoppiati presto a causa della loro incapacità di conquistare l'utenza, l'unico elemento che alla fine decide chi vive e chi muore. Potremmo quasi definire il mercato degli ultimi tempi come battle royale tra i battle royale.
    In mezzo a tutto questo marasma, alla fiera teutonica si è presentato addirittura in forma giocabile un titolo passato quasi sottotraccia in questi mesi. Eppure, lo sviluppatore dovrebbe essere ben noto a tutti: Techland. Esatto, proprio i ragazzi che sono riusciti a tirar fuori dal cilindro una IP dal successo incredibile, la quale si avvia a diventare una serie a tutti gli effetti: Dying Light. Ed è proprio allo stand dedicato a Dying Light 2 che abbiamo potuto provare Bad Blood, spin off che promette di proporre ai giocatori una personale rivisitazione del genere battle royale. E la volete sapere una cosa? C'è del carattere.

    Si legge BB, si dice Brutal Royale

    Chi se lo sarebbe mai aspettato dai ragazzi di Techland? Nei tre anni trascorsi dall'uscita di Dying Light il team di sviluppo ha dimostrato un amore e una dedizione unici per la propria creatura. Lo studio di sviluppo polacco ha continuato a sfornare contenuti che sono andati oltre al buon numero di aggiornamenti, tesi a migliorare non solo la "quality of life" dei giocatori, ma anche il gameplay della produzione.

    Il peculiare titolo survival open world a tema zombi, nel corso del tempo, ha visto anche una serie di nuove funzionalità e aggiunte, tra cui la campagna The Following e nuove modalità per il multiplayer. Una proprietà intellettuale che ha raccolto attorno a sé una vastissima fanbase, tuttora molto attiva, che ha ricambiato la dedizione di Techland. In tre anni sono stati oltre 14.5 milioni i giocatori che hanno supportato il titolo. E ora, su base settimanale, gli utenti attivi sono sempre sui 500.000. Dei bei numeri se consideriamo che il gioco non è nato per rispondere alla filosofia del game as a service.
    Eppure, non contenti di tutto questo (e con un secondo, mastodontico capitolo in sviluppo), i ragazzi di Techland hanno voluto provare a fare qualcosa di diverso, forse con il rischio di prendere il mare in una stagione di pericolose secche. La fetta di mercato disponibile, infatti, si sta restringendo sempre più, e c'è sempre meno posto per i nuovi arrivati.Pur recuperando la filosofia di fondo che permea ogni battle royale che si rispetti, tuttavia, il team propone una personale variazione sul tema, puntando anche molto sull'appeal che esercita quel mondo spettacolare e devastato che abbiamo potuto ammirare in Dying Light.
    Dunque cos'è, in soldoni, Bad Blood? Gli sviluppatori definiscono il titolo "brutal royale". L'esperienza di gioco proposta dal team ruota, fondamentalmente, attorno a quattro, precisi cardini: solo dodici giocatori, un curioso mix tra PvE e PvP, un pesante ricorso al parkour e devastanti combattimenti all'arma bianca.

    L'importanza del sangue

    La peculiare ibridazione tra elementi PvE e PvP ci è parsa, nel corso della nostra prova, davvero azzeccata. La presenza degli zombie all'interno della mappa non è una semplice aggiunta folkloristica per rendere il PvP un po' più movimentato. I simpatici cadaveri ambulanti rivestono uno specifico ruolo nell'economia di gioco: difendono un manciata di nidi infetti. E sono proprio questi i punti caldi in cui si concentra l'attenzione dei dodici giocatori catapultati nell'arena. A seconda dell'importanza di questi nidi cambierà anche il "corpo di guardia".

    Per arrivare ai più importanti, infatti, è necessario superare infetti di tutti i tipi visti sinora. L'obiettivo è quello di estrarre dei campioni di sangue. Raccogliendoli si va a innalzare il livello dell'alter ego digitale il quale, di conseguenza, vede aumentare le proprie statistiche come Forza, Resistenza, Agilità. Ciò permette ai giocatori non solo di godere di un vantaggio nei confronti degli zombie, ma anche degli avversari in "carne e ossa". Ogni volta che si sale di livello la salute viene completamente ripristinata e il danno aumentato. Il looting del sangue è dunque fondamentale ma non dobbiamo dimenticare che più tempo si passa a cercare i nidi, meno tempo rimane per la raccolta delle armi (peraltro potenziabili) e dell'equipaggiamento (attività che funziona esattamente come in qualsiasi altro battle royale). Bisogna quindi saper bilanciare le due attività, guardandosi sempre molto bene le spalle.

    Il primo giocatore che riesce a raggiungere un determinato ammontare di campioni di sangue viene marcato svelando, così, la sua posizione. L'unica cosa da fare, per il ricercato, è quella di correre a perdifiato verso il punto di estrazione. Cosa, come abbiamo visto, estremamente difficoltosa, perché i superstiti convergeranno tutti in quell'area per uccidere la preda, appropriarsi dei suoi campioni e fuggire a bordo dell'elicottero. Tutto questo viene calato in toto nel mondo di Dying Light, come vi abbiamo già detto. Quindi è possibile sfruttare anche gli elementi ambientali per fare danno e innescare trappole.
    Durante il nostro playtest il titolo ci ha veramente divertiti. La frenesia e la tensione ci hanno totalmente trasportato sino alla prevedibile, macabra morte violenta risoltasi in un tripudio di budella e arti amputati.La particolare formula ibrida, unita al numero di partecipanti molto contenuto, riescono a mantenere sostenuto il ritmo di gioco, privo di particolari flessioni. Le partite, infatti, sono solitamente molto veloci.

    Dove, come e quando

    L'uscita di Dying Light: Bad Blood è più vicina di quanto pensiate. A settembre il titolo arriverà in Early Access su Steam. Questa versione potrà essere acquistata solamente attraverso il Founder's Pack: il quale, come ogni altro pacchetto introduttivo che si rispetti, contiene svariati oggetti esclusivi e altre ricompense che evidenzieranno il vostro status di "fondatore" durante i match. Solamente in un momento successivo il titolo arriverà su console e, quando sarà pronto per la release ufficiale, diverrà free to play e verrà svelata la roadmap fatta di update regolari che arricchiranno il titolo di nuove mappe, modalità e armi.

    Dying Light Dying Light: Bad Blood, nel corso del nostro lungo provato, ci ha divertito. Lo studio di sviluppo polacco, pur rischiando di mettersi contro ai giganti che stanno monopolizzando il genere battle royale, ci prova proponendone una sua personale lettura. La peculiare ibridazione tra elementi PvE e PvP appare decisamente attraente, e non solo: riesce a imprimere ai match un ritmo frenetico che lascia davvero poco spazio ai momenti morti. Inoltre la presenza delle principali caratteristiche che hanno contribuito al successo di Dying Light non può che essere un plusvalore che dona ulteriore carattere alla produzione. Ora non ci resta altro da fare che attendere settembre per testare in maniera più approfondita la nuova scommessa di Techland.

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