Fallout 76: le prime 30 ore nel West Virginia in attesa della recensione

Prima di darvi il nostro giudizio definitivo sull'avventura post atomica di Bethesda, vi raccontiamo i nostri primi passi nel West Virginia.

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  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sulle note morbide di John Denver, un paio di giorni fa abbiamo finalmente abbandonato il rifugio sicuro del Vault 76, muovendo i primi passi tra gli alberi secolari del West Virginia. Un viaggio anticipato, solo qualche tempo prima, da una tornata di sessioni Beta tutt'altro che rassicuranti, che aveva rafforzato molti dei dubbi sulla direzione presa da Bethesda per Fallout 76, portatore di una svolta multigiocatore che aveva fortemente diviso la platea degli appassionati. Fronti in contrasto uniti da una sola speranza: Fallout 76, a prescindere dal temuto fattore "solo online", doveva assolutamente conservare, intatta, l'identità della serie, riuscendo nell'impresa di coniugare multiplayer e immesività ruolistica. La buona notizia, dopo qualche decina d'ore a spasso tra gli Appalachi, è che l'obiettivo sembra più vicino di quanto ci saremmo aspettati. Sull'altra faccia della medaglia è però inciso il profilo di un gioco problematico, che spinge gli utenti a scorrere il calendario con intenti esortativi radicalmente differenti, tra benedizioni profuse e imprecazioni da camionista navigato.

    Country roads, take me home

    Fallout 76 si è avvicinato alla data di uscita teso come un funambolo in armatura atomica, in precario equilibrio sul sottile confine tra trionfo e tragedia. Un titolo atipico, che si portava sulle spalle il peso di una svolta radicale nel quadro della saga: da una parte l'abbandono, almeno parziale, di dinamiche ruolistiche tradizionali in favore di una narrativa emergente e ricchissima, dall'altra l'apertura al multiplayer, ritenuta rinunciataria da una fetta consistente della community. Preoccupazioni legittime, rafforzate lateralmente dai clamorosi difetti tecnici di una Beta a dir poco claudicante, incapace di mettere degnamente in mostra i pregi della produzione, subissati da una pletora soffocante di problemi di frame rate e magagne assortite. Sebbene una quota consistente di questi inciampi siano stati rettificati in tempo per l'esordio di Fallout 76 sugli scaffali, la Beta rimane l'emblema perfetto di un gioco che dispone i propri tesori dietro una vetrina sporca, imponendo all'utenza uno sforzo fiduciario che non si accorda bene con la natura sperimentale della produzione, già di per sé controversa. Il nuovo capitolo della saga di Bethesda è infatti un titolo intrinsecamente polarizzante, un mosaico di elementi che trascina i giocatori in un costante gioco di equilibri tra tutto ciò che rende Fallout 76 uno dei migliori esponenti della saga, e quella scura marea di lacune che non mancano di suscitare perplessità e, ad essere totalmente sinceri, anche una certa dose di frustrazione.

    Se definire il valore generale dell'offerta ludica richiede, per forza di cose, lo scioglimento di un infame nodo gordiano, che deve necessariamente tenere conto di fattori come endgame e presa a lungo termine, possiamo già dirvi che il capitolo ambientato in West Virginia è un Fallout a tutti gli effetti, perfettamente capace di catalizzare tutte quelle sensazioni che, nel tempo, hanno reso la serie una delle più amate dal pubblico videoludico. Quasi paradossalmente, infatti, il mondo di Fallout 76 rappresenta una delle più pure e vivide incarnazioni di quell'immaginario post apocalittico definito nel 1997 con l'esordio del primo capitolo di Interplay: un mondo traboccante di storie da raccontare, che incanta i sopravvissuti con le note sireniche di un continuo invito alla scoperta.

    Nelle oltre trenta ore passate a vagare lontano dalla soglia imponente del Vault 76, catturati dal richiamo dell'avventura, non abbiamo mai realmente sentito la mancanza di npc con i quali scambiare quattro chiacchiere sui rigori dell'apocalisse nucleare. L'assenza di npc "umani" ha anzi finito col comporre un ulteriore stimolo all'esplorazione, premiato dal team di sviluppo con un intero universo di narrativa implicita ed emergente. Per tutti coloro che hanno sempre amato questo aspetto della saga, Fallout 76 mette in tavola un banchetto più che invitante, dove ogni portata conduce a un'abbuffata di racconti di speranza e desolazione, dando il la a imprese assolutamente memorabili.

    Ogni singolo pezzo di carta, ogni olonastro abbandonato tra le rovine del West Virginia può dare il via a un'avventura indimenticabile, specialmente quando il carattere emergente dello storytelling spinge un manipolo di giocatori a tessere col gameplay meravigliose "storie nelle storie". La scoperta che un'ex attrice radiofonica sia diventata, dopo la guerra, la gran maestra di un'ordine di spie e assassine, con tanto di covo segreto ed equipaggiamento ipertecnologico, può raggiungere picchi di epicità imprevisti quando un duetto di sopravviventi nerboruti si ritrova a combattere un mostro deforme con indosso gonnella e veletta, in linea con le regole della "sorellanza". Allo stesso modo, la scoperta di un culto sacrilego sotto la navata di una chiesetta di campagna riesce facilmente a scatenare una tempesta di supposizioni e congetture tra le diverse voci di un party, poco prima di fare la conoscenza con la terrificante trasposizione di uno dei più grandi miti folk dell'Appalachia, e il successivo viaggio alla volta di un tetro museo diroccato. In questo senso, l'impostazione multiplayer del gioco rappresenta un'efficacissima cassa di risonanza per la sua offerta ludica, sostenuta dall'estrema facilità con la quale è possibile (almeno su PS4) unirsi ad un amico in densissime sessioni cooperative. Di contro, però, la scelta di impedire ai giocatori di condividere obiettivi e missioni risulta totalmente inspiegabile, e finisce col produrre forzature ritmiche a tratti fastidiose. Un difetto reso ancor più pesante da un'interfaccia raffazzonata e insoddisfacente che, il più delle volte, invade metà dello schermo con informazioni - contestualmente superflue - sullo stato delle attività dei compagni. Di nuovo, uno degli aspetti più irritanti di Fallout 76 è proprio la sua tendenza a controbilanciare quasi ogni punto di forza con un un eclatante passo falso.

    Le due facce dell'apocalisse

    L'interpretazione del pvp messa in piedi da Bethesda appare concettualmente inattaccabile, strutturata per ostacolare più che efficacemente ogni tentativo di griefing, eppure la possibilità di tornare immediatamente a vendicarsi del proprio uccisore (a prescindere da chi abbia avviato per primo il duello), può dar vita a un ciclo infinito di scontri indesiderati. Rimane inoltre indecifrabile la decisione di permettere ai giocatori di infliggere danno (seppur ridottissimo) anche agli utenti in modalità "pacifista", lasciando uno spazio di manovra fin troppo abbondante alle frange più moleste della community.

    Sulle stesse note, l'inebriante abbondanza di oggetti da collezionare, unita alla necessità di accumulare risorse utili per crafting e sopravvivenza, si scontra con una gestione eccessivamente tirata del peso trasportabile, aggravata dai limiti tutt'altro che generosi del baule personale (e persistente) dei giocatori. Facile leggere in questa dinamiche il tentativo di inasprire - forse un po' artificialmente - l'aspetto "survival" dell'esperienza, che rimane comunque molto leggero, con valori di fame e sete facilmente gestibili e mai realmente invalidanti. L'impressione è quella di avere per le mani un prodotto mai completamente a fuoco, stracolmo di compromessi mal congegnati.

    Un sistema di progressione interessante e profondo, eccezionalmente malleabile anche per gli standard della serie, si scontra quindi con un elemento di casualità (legato alla distribuzione delle carte col passare dei livelli) a volte sconfortante. Da un lato abbiamo uno dei colpi d'occhio paesaggistici più vari e suggestivi della saga, con una mole di dettagli a tratti soverchiante, dall'altra abbiamo un comparto tecnico stantio e stracarico di problemi, al netto di un frame rate che, malgrado qualche fluttuazione di rilievo, non si fa quasi mai invalidante. Su un versante troviamo un level design ispiratissimo e zeppo di elementi inediti, dall'altro una tendenza al riciclo evidente, che riprende la stragrande maggioranza degli asset già visti in Fallout 4. Risulta quindi ragionevole la posizione di chi dipinge Fallout 76 come un colossale DLC multiplayer del suo diretto predecessore, anche perché il gioco accoglie in eredità la gamma quasi completa dei problemi del capitolo precedente: uno shooting macchinoso, pesante e spesso impreciso, animazioni vecchie di un decennio, e una fiumana di bug assortiti. Dove le meccaniche di crafting e costruzione appaiono migliorate e ampliate, emerge anche un uso fortemente deficitario dello SPAV, tanto legato al sistema di progressione quanto detestabile della sua incarnazione in tempo reale. L'impostazione del gunplay, tra l'altro, rende drammaticamente insoddisfacente ogni tentativo di pvp, tra hitbox approssimative e una legnosità di fondo a tratti esasperante, sebbene si tratti di una componente chiaramente secondaria.

    Un paradiso post atomico

    Sotto la scorza disarmonica di una composizione videoludica scostante, si cela però un incredibile valore, cuore pulsante di un'esperienza preziosa, in grado di rapire i sensi degli appassionati di Fallout per lanciarli in un tunnel dal quale è difficile fuggire.

    Tra missioni, principali, secondarie, giornaliere, eventi pubblici (con una buona varietà di fondo) e incarichi legati all'esplorazione, Fallout 76 mette in campo un'infinita costellazione di cose da fare e vedere, tra le maglie avvolgenti di un mondo enorme e splendidamente caratterizzato. Un vero paradiso per i giocatori armati di curiosità e spirito d'avventura, che non potranno fare a meno di perdersi nell'abbraccio di un universo narrativo coerente, corale e sfaccettato, positivamente dispersivo. L'Appalachia di Bethesda è tanto desolata quanto inaspettatamente viva, incalzante, capace di manipolare continuamente l'attenzione del giocatore con una gamma stupefacente di inviti all'esplorazione. Ogni edificio in rovina, ogni reliquia del passato prebellico del West Virginia può nascondere una storia da scoprire, un oggetto da aggiungere alla propria collezione, un compito da portare a termine. Sotto questo aspetto, Fallout 76 è probabilmente il migliore capitolo della saga, complice anche una trama portante carica di mistero, tanto frammentaria quanto stuzzicante, e legata a doppio filo agli eventi che hanno eradicato ogni forma di vita umana dalle vallate della Virginia Occidentale. La verità è che, dopo aver assecondato il salto della fede richiesto da Bethesda, abbiamo adorato quasi ogni istante del nostro viaggio, finendo col perderci piacevolmente tra le spire di un'ambientazione stimolante e ricca di sorprese.

    Fallout 76 non è un gioco per tutti, molti aspetti del suo disegno ludico necessitano di una profonda revisione (la promessa di un supporto "eterno", in questo senso, è rassicurante), ma rappresenta un classico esempio di come il valore complessivo di un'opera videoludica possa superare quello dei singoli elementi che la compongono. Siamo ancora lontani dalla fine del nostro pellegrinaggio tra le distese dell'Appalachia ma, da appassionati di Fallout, non rimpiangiamo neanche uno dei numerosi passi compiuti sulla strada della riconquista post nucleare.

    Fallout 76 Dopo 30 ore passate in compagnia di Fallout 76, possiamo confermarvi che l’ultimo nato in casa Bethesda è senza dubbio il titolo più polarizzante mai concepito dallo studio. Un gioco che sfida i gusti del pubblico con un continuo altalenarsi di pregi e difetti, che rendono difficile mettere immediatamente a fuoco il valore reale della produzione. Punti di forza e problemi che si avvicendano sul versante tecnico, su quello ludico e perfino sul fronte della progressione, suscitando nei giocatori moti alternati di godimento e frustrazione. Sotto questo involucro di contrasti e disarmonie si nasconde però un gioco capace di catturare completamente i sensi degli appassionati di Fallout, inebriati da una sinfonia incessante di inviti all’esplorazione, alla scoperta e all’avventura, sostenuta da una mole contenutistica clamorosa. Fallout 76 è a tutti gli effetti un capitolo degno del nome che si porta dietro, già teatro di alcuni dei momenti più memorabili che ci sia mai capitato di vivere durante i nostri pellegrinaggi post apocalittici, fomentati da una scrittura di altissimo livello e da una ricchezza senza precedenti in termini di atmosfera e stimoli alla scoperta. In attesa di intravedere il profilo dell’endgame, possiamo già dirvi che Fallout 76 è un’esperienza avvolgente, che merita di essere vissuta. Una considerazione che però riguarda quasi esclusivamente i fan del franchise, visto che le evidenti asperità del prodotto potrebbero renderlo più che indigesto per una fetta consistente della comunità videoludica.

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