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Final Fantasy 7: provata la demo del remake alla Gamescom

Il remake di Final Fantasy 7 è uno dei giochi più attesi degli ultimi anni, chiamato a dare nuova luce a un classico senza tempo.

Final Fantasy 7 Remake
Anteprima: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Sarò onesto, con il passare degli anni sono rimaste davvero poche le cose in grado di farmi battere sinceramente il cuore, e indovinate un po': una di queste è proprio il remake di Final Fantasy VII. Nonostante avessimo già provato l'ultima demo disponibile soltanto due mesi fa, non mi sono certo tirato indietro quando fra l'agenda della Gamescom 2019 è saltato fuori un biglietto per Midgar. E poi a Los Angeles ero praticamente l'unico rimasto chiuso fuori dalle porte di Square-Enix per la prova di Final Fantasy 7, perciò avevo anche una bella scusa.

    È stato un bene, non soltanto perché in apertura mi è capitato di vedere un breve (ma interessante) filmato inedito, ma anche perché, nonostante la nostalgia e l'hype, avevo ancora molti dubbi sul progetto di mr. Nomura. Saltiamo a piedi pari la questione della distribuzione "episodica", e piuttosto parliamo di che effetto fa rivedersi di nuovo in testa alla Avalanche a più di vent'anni di distanza. Viene subito da dire che i grandi capolavori sono tali per un motivo. Nemmeno il tempo di scendere dal treno che mi ero già innamorato di nuovo, e di un amore diverso, meno adolescenziale e più adulto se volete, ma comunque irresistibile; ho guardato giù in fondo al reattore, perdendomi fra le increspature brillanti dell'energia Mako, ed è stato ancora una volta bellissimo. Sappiate che cercherò di limitare gli ascessi di nostalgia, ma non posso garantirvi nulla...

    Vorrei incontrarti tra vent'anni

    Il mio hands on si è aperto con una sequenza interamente in CG, che aveva il compito di presentare meglio il setting, come se ce ne fosse davvero bisogno. La scena comincia con un movimento di camera che scende dolcemente su Midgar, ma la città non è esattamente come la ricordavo: è piena di luce, di positivismo e di speranza.

    Bambini che sfrecciano in bicicletta rincorrendosi per le strade lastricate di ciottoli, tutti con il sorriso, mentre sfilano all'ombra di architetture steampunk di un'armonia mai vista. Anche il fumo delle ciminiere sembra quasi rassicurante, bianco come la neve, e il cielo è azzurro come non mai. Mentre alcuni operai lavorano allegri a chissà quale cantiere, una voce suadente blatera qualche cosa sull'importanza dell'energia, ma sono talmente preso dalla bellezza di quelle immagini che non mi rendo conto di essere dentro una pubblicità della Shinra Inc., almeno finché lo schermo non si contrae bruscamente in un enorme glitch: solo allora, per un istante, la metropoli si mostra per quello che è: buia e trasandata, e soprattutto infestata da quell'inconfondibile bagliore verdastro e innaturale. Ecco, questa è la mia Midgar.
    Il gioco comincia con una specie di tutorial, con la faccia di Jesse a tutto-schermo che ci istruisce sul da farsi. E qui arriva il primo colpo al cuore, perché tutti ricordano Tifa, Yuffie e ovviamente Aeris, ma quanti di voi si erano innamorati degli occhioni di Jesse? Ad ogni modo, cottarelle a parte, finisce lo spiegone ed entro in azione.

    Un semplice giro di telecamera e già non riesco ad immaginare un character design migliore per Cloud: lo sguardo sprezzante è perfetto, la stazza è fedele e azzeccata, e il design generale è probabilmente la miglior sintesi possibile fra oriente e occidente. Già mi piace il suo moveset, come cammina, come affonda quel gigantesco ferro che è la Buster Sword; e poi ovviamente c'è Barrett, gigantesco e meravigliosamente volgare.

    Quest'ultimo aspetto mi interessa particolarmente, perché nonostante i fiumi di testo a disposizione già nel '97, creare uno spessore contemporaneo per quei personaggi super-deformed non era certo facile; eppure quanto visto in questa demo, compresi i dialoghi e l'intensità di ogni inquadratura, sembra davvero promettere bene.

    Insomma, dai trailer era già chiarissimo, ma vi garantisco che giocarlo in prima persona è tutta un'altra storia: il livello di cura riposto nella produzione è impressionante, lo si vede in ogni scorcio, e non parlo solamente delle prodezze dell'engine, ma anche e soprattutto della regia, dei movimenti di macchina moderni e della recitazione tutt'altro che scontata.

    Dite quello che volete, so bene che quindici minuti di hands on e uno scorpione robotico non sono abbastanza per gridarlo ad alta voce, ma per quanto mi sforzi, non ricordo una Square-Enix più in forma di questa, almeno negli ultimi periodi. Se questa visione così decisa verrà mantenuta per l'intera avventura, credetemi: ci ritroveremo per le mani un vero capolavoro.

    Il ritorno dello scorpione rosso

    Ovviamente il tempo al booth di Square-Enix era poco, e non potevo spenderlo soltanto a guardare le arcate del reattore; dovevo necessariamente onorare il mio compito e farlo esplodere. La demo è composta da un paio di corridoi e qualche nemico, perlopiù guardie e gli indimenticabili bot-sentinella monopiede. Tuttavia quella manciata di passi è stata sufficiente a saggiare la bontà del nuovo combat-system.

    Ci troviamo davanti ad una sintesi perfetta fra tattica e azione, qualcosa di completamente diverso dal quindicesimo capitolo; un equilibrio che scardina e allo stesso tempo mantiene l'essenza del vecchio schema a turni, eppure in un certo senso riesce, con una semplicità quasi miracolosa, e renderlo tridimensionale.La nuova barra ATB si riempie nel tempo, lentamente, ma il processo può essere accelerato fracassando il tasto quadrato, ovvero quello dell'attacco semplice. Così facendo si vengono a creare due momenti molto diversi: uno più dinamico, fatto di attacchi e schivate, e uno più tattico/riflessivo, ovvero quando la barra si riempe e abbiamo a disposizione il menu delle abilità, che poi è sostanzialmente identico a quello del capitolo originale. In questo caso il tempo rallenta quasi fino a fermarsi, e possiamo scegliere se impiegare la nostra preziosa azione in magie, oggetti o tecniche. Non c'è mai un momento morto, insomma, e allo stesso tempo c'è margine per riprendere fiato e calcolare in maniera strategica ogni battaglia.

    Tale sistema mostra il meglio di sé nelle boss fight, che possono essere piuttosto lunghe ed estenuanti, o almeno questa è l'impressione che abbiamo avuto con il guardiano del reattore. Gli HP sono tantissimi, assolutamente fuori portata per i semplici attacchi, perciò bisogna studiarsela bene; trovare i punti deboli, esattamente come nel FFVII originale, e poi sfruttarli a nostro vantaggio. La spell Thunder genera subito un colpo critico, e con un utilizzo ripetuto può mandare il bestione rosso al tappeto, ma solo per poco, comunque quanto basta per infliggergli ingenti danni. Nel frattempo il nemico ci riversa contro diversi assalti pesanti, come ad esempio il laser-tail, praticamente impossibile da schivare.

    Per fortuna arriva in nostro aiuto l'interazione ambientale: con una breve sequenza animata il boss fa cadere dal soffitto dei detriti che fanno proprio al caso nostro, e con un paio di scatti rotoliamo facilmente al riparo. Si tratta di espedienti anche piuttosto semplici, e il livello di sfida dello scontro resta tutto sommato accessibile, eppure mi ha fatto un gran piacere vedere una boss fight come quella, apparentemente trascurabile, trasformarsi in combattimento più articolato, che magari potrebbe sfociare in qualcosa di più complesso con l'avanzare della campagna.

    E allora la mia mente vola verso il futuro, e non riesco a non pensare che cosa darei per uno scontro a fasi con le Weapon. Forse sto correndo troppo, mi dico, magari è il caso di darsi una calmata, e intanto la demo finisce in modo brusco, riportandomi impietosamente alla realtà...

    Final Fantasy 7 Remake Il nuovo Final Fantasy VII è un remake di altissimo profilo, e questo lo sapevamo fin dal primo trailer. Ma alle volte, si sa, bisogna provare per credere, e così dopo l'hands on della Gamescom non posso che accodarmi all'ondata di entusiasmo che da tempo accompagna il progetto. Final Fantasy VII Remake è anche un simbolo di rinascita per Square-Enix: carisma da vendere, restyling azzeccato e una veste grafica da urlo, supportata per fortuna anche da un combat system concreto e bilanciato, che già in questo stato aspira alle vette del genere. C'è però ancora molto da scoprire: dal sistema delle Materia agli immancabili Summon, per non parlare poi della delicatissima faccenda della storia che, per ovvie necessità, dovrà svilupparsi in modo diverso rispetto al capitolo originale. Il 3 marzo è ancora lontano, lo so, ma io non vedo l'ora che cominci la rivoluzione a Midgar...

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