Fire Emblem Engage: provata la nuova esclusiva Nintendo in stile anime

Abbiamo provato Fire Emblem Engage, nuovo capitolo della serie targata Intelligent Systems e in arrivo su Nintendo Switch il 20 gennaio.

Fire Emblem Engage
Anteprima: Nintendo Switch
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  • Switch
  • Annunciato nel corso del Nintendo Direct dello scorso settembre, Fire Emblem Engage è il titolo del nuovo capitolo della longeva serie di Intelligent Systems che a partire da venerdì 20 gennaio 2023 sarà disponibile in esclusiva su Nintendo Switch. A poche settimane dal lancio del prodotto, ne abbiamo recentemente provato i primi capitoli, al fine di familiarizzare col suo rinnovato sistema di combattimento e con l'interessante meccanica da cui il titolo prende il nome (di cui vi avevamo già parlato nella nostra precedente anteprima di Fire Emblem Engage). In attesa di poter emettere il verdetto finale sullo strategico che a questo primo contatto si è dimostrato solido sotto ogni aspetto, vi raccontiamo di seguito le nostre impressioni preliminari su Fire Emblem Engage.

    Il risveglio dei draghi

    Come accennato nel nostro recente speciale sui più promettenti JRPG in uscita nel 2023, la caratteristica principale (e interessante) di Fire Emblem Engage va ricercata nella decisione dello studio nipponico di accantonare le amate/odiate narrative multiple adottate dagli ultimi episodi del franchise.

    Anziché proporre ancora una volta tre storie diverse e aventi per protagonisti svariate dozzine di personaggi, i ragazzi di Intelligent Systems hanno finalmente fatto marcia indietro, confezionando a questo giro un intreccio unico e lineare. L'eroe della vicenda, che come sempre può essere scelto di sesso maschile o femminile nei primissimi minuti di gioco, è il Drago Divino Alear, un individuo venerato al pari di una divinità e che in seguito a un incidente non meglio specificato è rimasto addormentato per la bellezza di mille anni. Avendo dormito per un periodo tanto lungo, al suo risveglio il giovane figlio (o figlia) della premurosa quanto affascinante regina Lumera si scopre curiosamente affetto da amnesia, tant'è che a parte il suo nome non rammenta alcun dettaglio della propria vita passata. Accolto con entusiasmo e incredulità dai valletti che per parecchie generazioni hanno vegliato sul suo corpo inerte, un Alear deciso a raggiungere il castello della madre per darle la buona novella e magari recuperare una parte dei ricordi perduti viene ben presto attaccato dalle Aberrazioni: creature mostruose che mille anni prima infestavano il mondo di Elyos e che per secoli erano del tutto scomparse.

    Nonostante la paura, l'eroe della leggenda - che almeno inizialmente non corrisponde minimamente al protagonista dei tanti racconti basati sulle sue passate gesta - si erge in difesa dei propri valletti e, dopo aver udito una voce in qualche modo familiare, risveglia lo spirito contenuto nell'Anello Emblema che porta al dito. Poiché nelle sue vene scorre il sangue dei Draghi Divini, Alear è infatti in grado di attingere al potere dei dodici eroi provenienti da altri mondi e che un millennio prima consentirono ai vari regni di Elyos di respingere e imprigionare il Drago Maligno Sombron.

    Fondendosi momentaneamente con lo spirito di Marth (protagonista del Fire Emblem originale), Alear si sbarazza quindi degli assalitori e, seppur in circostanze assai diverse da quelle desiderate, si ricongiunge alla madre Lumera. Sospettando che la sconcertante ricomparsa delle Aberrazioni possa implicare l'imminente ritorno dello stesso Sombron, è proprio la saggia regina a sottolineare che l'improvviso risveglio del figlio potrebbe non essere una mera coincidenza. In seguito a una dolorosa - ma sin troppo prevedibile - catena di eventi che preferiamo non menzionare per non sottrarvi il piacere della scoperta, Alear verrà pertanto incaricato di viaggiare per il mondo, allo scopo di riunire i dodici Anelli Emblema e impedire che Sombron possa nuovamente devastare l'altrimenti pacifica terra di Elyos.

    Al netto di qualche colpo di scena abbastanza telefonato, che nei primi tre capitoli dell'avventura ha rievocato nella nostra mentre i sanguinosi avvenimenti del primissimo Fire Emblem, la storia di Engage ha saputo suscitare quasi subito la nostra curiosità, coinvolgendoci in un'epopea di stampo classico che di capitolo in capitolo diventa sempre più interessante.

    Qualche personaggio appare vagamente stereotipato, ma nel complesso si direbbe che il team di Intelligent Systems abbia prestato molta attenzione alla diversificazione degli attori principali. Anche la scelta di ricorrere agli Anelli Emblema per richiamare in scena gli eroi del passato - che in seguito all'annuncio del prodotto ci era parsa banalotta e puramente votata al fanservice - non ci ha indispettiti granché. Del resto, sebbene Marth e compagni giochino un ruolo importante ai fini nella narrazione, in quanto detentori di un potere talmente grande da far gola tanto ai protagonisti quanto agli antagonisti, non solo i dialoghi che li vedono coinvolti sono meno frequenti di quanto avessimo preventivato, ma la loro presenza sembrerebbe adeguatamente giustificata. Avendo potuto affrontare soltanto una contenuta porzione di gioco, pari a un terzo del totale, preferiamo comunque rimandare alla recensione finale qualsiasi ulteriore giudizio sul canovaccio narrativo e sugli attori chiamati in causa.

    A cavallo tra vecchio e nuovo

    Basandoci su quello che abbiamo potuto vedere nei primi 8 capitoli della campagna, la componente ludica di Fire Emblem Engage non si discosta granché da quanto proposto da Fates e Three Houses (qui trovate la recensione di Fire Emblem: Three Houses), se non per la presenza delle meccaniche legate appunto alla sincronizzazione. L'ultima incarnazione dello strategico di Nintendo ha infatti conservato le sue storiche caratteristiche e le diavolerie introdotte con gli ultimi episodi, come ad esempio la possibilità di riavvolgere il tempo durante le fasi di lotta per cambiare qualche mossa ed evitare un funesto proseguo degli eventi.

    Una volta sbloccata la "Cronogemma del drago", l'utente è libero di riscrivere le azioni compiute in battaglia e tentare un approccio differente selezionando l'apposita voce nel menu di pausa: vi è un limite a quanto si possa tornare indietro, ma a differenza di quanto accadeva nel già menzionato Three Houses tale potere non si consuma. Le basi del sistema di combattimento sono invece rimaste invariate, con la classica visuale dall'alto che facilita la completa lettura del terreno di gioco, il posizionamento delle unità e l'adozione di strategie volte a valorizzare i punti di forza dei singoli individui. Come in passato, l'efficacia di spade, asce e lance è regolamentata dalla morra cinese, con le prime che battono le seconde, le seconde che vincono contro le terze, e così via, mentre le arti vantano un notevole vantaggio se impiegate contro soldati abili nell'uso di archi, coltelli e incantesimi. In Fire Emblem Engage, però, attaccare un nemico e iniziare uno scontro utilizzando un'arma in vantaggio rispetto a quella dell'avversario consente di infliggere l'effetto "breccia": quando questo accade, il bersaglio viene disarmato per il resto del turno e di conseguenza si ritrova impossibilitato a contrattaccare. Potendo servirsene anche i nemici, si tratti di una pericolosa arma a doppio taglio che a conti fatti aggiunge un po' di pepe alle battaglie, rinvigorendo una componente strategica già succulenta.

    Gli sviluppatori hanno prestato una certa attenzione anche all'interazione con l'ambiente circostante e alla morfologia del terreno, non a caso durante le missioni ci siamo ritrovati più volte a dover sfondare qualche porta per poter avanzare o a demolire le pareti di qualche edificio per creare scorciatoie e aggirare le truppe avversarie. Tra l'altro, anche il terreno può influenzare l'esito di una disputa, poiché se ad esempio i soldati possono nascondersi tra i cespugli e far sì che il nemico abbia qualche difficoltà a mandare a segno il proprio assalto, vi sono unità che necessitano di più movimenti per attraversare determinati ostacoli come appunto gli arbusti. Al momento di pianificare la propria strategia, occorre dunque valutare vari fattori e sfruttare a proprio vantaggio persino la conformazione del terreno.

    La novità principale di Fire Emblem Engage va però ricercata nella sincronizzazione, ovvero la meccanica che permette ai personaggi equipaggiati coi portentosi Anelli Emblema di combattere fianco a fianco con gli eroi dei vecchi Fire Emblem. Quando la barra azzurra posta accanto a quella degli HP è colma, l'utente può ricorrere al comando "Unione" per far sì che il lottatore selezionato goda di un power-up e abbia accesso ai micidiali attacchi unione.

    Le funzioni dell'HUBSeguendo le orme dei propri predecessori, anche in Fire Emblem Engage disporremo di un quartier generale cui tornare tra una missione e l'altra per chiacchiere coi compagni, e che proseguendo con la campagna accoglierà funzioni e negozi aggiuntivi. Nel corso della nostra prova abbiamo ad esempio sbloccato l'emporio, l'armaiolo, il sarto che confeziona costumi extra con cui abbellire la squadra, e l'immancabile fabbro cui rivolgersi per potenziare le armi dei nostri beniamini. Anche perché, rispetto a quanto accadeva in passato, queste non presentano più un valore di durevolezza, e se muniti dei materiali richiesti è possibile rinnovare costantemente l'armamentario di Alear e compagnia cantante.

    Oltre a poter brandire delle armi normalmente inutilizzabili, una volta sincronizzati Alear e compagni acquisiscono inoltre dei talenti alquanto singolari, i cui effetti variano in base allo spirito: se per esempio l'abilità sincro "Percezione" di Marth permette di schivare con maggiore facilità i contrattacchi nemici, "Mobilità" di Sigurd consente al personaggio controllato di muoversi nuovamente dopo aver concluso un attacco, mentre "Posa Sacra" di Celica riflette sull'avversario una parte dei danni inflitti da un'aberrazione. Non meno interessanti ci sono parse le "abilità unione", cioè quei talenti che tra le altre cose incrementano i parametri, il numero di colpi portati a segno o che addirittura consentono a un incantatore di attaccare due volte di fila. Considerando poi che almeno le abilità unione possono essere ereditate permanentemente da Alear e i suoi alleati, il sistema invoglia il giocatore a cambiare continuamente la configurazione del party per far sì che i suoi componenti acquisiscano quanto prima le doti dei vari spiriti eroici. A primo acchito confusionarie, le meccaniche legate alla sincronizzazione non si limitano quindi a potenziare per qualche turno i personaggi muniti di Anelli Emblema, ma se adoperate con lungimiranza agevolano la totale personalizzazione delle unità, nonché la creazione di un party unico e studiato per massimizzare l'efficacia di strategie anche articolate.

    Sempre più vicino al mondo degli anime

    Durante queste prime ore trascorse in compagnia di Fire Emblem Engage non abbiamo potuto fare a meno di apprezzare la decisione di Intelligent Systems di puntare su uno stile anime ancora più marcato di quello impiegato nei passati titoli del brand. Seppur con qualche eccezione, i personaggi disegnati da Mika Pikazo - straordinaria character designer in attività dal 2018 e che in tempi recenti ha realizzato parecchie illustrazioni per il popolare free-to-play Fate/Grand Order già disponibile su dispositivi mobile - sono molto belli, dettagliati ed espressivi.

    A proposito delle fusioni tra i personaggi originali e quelli storici, dobbiamo segnalare che l'artista non si è limitata a mescolare elementi degli uni e degli altri, ma al contrario ha realizzato dei look unici e accattivanti, che impreziosiscono le spettacolari cinematiche associate agli attacchi speciali.

    Fire Emblem Engage Preservando l’ottimo sistema di combattimento perfezionato di capitolo in capitolo e innestandovi le svariate meccaniche derivate dalla sincronizzazione, i ragazzi di Intelligent Systems hanno raggiunto un nuovo livello in termine di personalizzazione del party, favorendo l’elaborazione di strategie sempre più articolate e fantasiose. Se sul piano prettamente ludico ci dichiariamo più che soddisfatti del lavoro svolto dallo studio nipponico, occorrerà una prova più corposa per valutare a dovere la componente narrativa e l’impianto grafico.

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