Fire Emblem Three Houses: l'ultima prova su Switch prima della recensione

In attesa del giudizio finale, vi raccontiamo le nostre prime impressioni sulla nuova esclusiva per l'ibrida di Nintendo.

provato Fire Emblem Three Houses: l'ultima prova su Switch prima della recensione
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Switch
  • Nobile e intransigente come il lignaggio dei suoi eroi, Fire Emblem si prepara a incendiare un altro campo di battaglia. Dopo il "risveglio" dal torpore produttivo, avvenuto per merito del successo di Awakening su 3DS, è seguita un'era di riaffermazione (soprattutto in terra occidentale) che ha consacrato un'autentica seconda vita per lo storico franchise Nintendo; un momento di grazia che potrebbe essere destinato a proseguire con il prossimo Fire Emblem: Three Houses.

    Sviluppato come da tradizione dai veterani di Intelligent Systems (uno dei team più talentuosi in forza presso Nintendo) in collaborazione con Koei Tecmo Games, questo sedicesimo capitolo vede avvicendarsi il classico tatticismo bellico a una marcata anima gestionale, sancito dal ritorno a una dimensione (anche) casalinga, con le aspettative che conseguono. Ma il passaggio da console portatile a Switch sarà avvenuto in maniera completamente indolore? Dopo qualche ora di gioco possiamo raccontarvi le primissime impressioni a riguardo, in attesa del giudizio definitivo.

    Il contesto narrativo

    Nelle vaste terre del Fódlan, dove la Chiesa di Seiros estende la sua influenza anche in campo politico oltre che religioso, il continente è scisso in tre regni che prosperano in serenità dopo la conclusione di un lungo periodo di belligeranza.

    Al centro geografico esatto, agendo da territorio neutrale, vi è il Monastero del Garreg Mach, presso cui vengono istruite e addestrate le nuove generazioni che formeranno il futuro corpo militare. È proprio lì che verremo indirizzati sin dai primi momenti di gioco, non prima di aver selezionato la difficoltà scegliendo tra Normale e Difficile, ma soprattutto tra Principiante e Classico: se nel primo caso i compagni caduti ritorneranno a fine battaglia, nel secondo saranno perduti per sempre; è il permadeath, famigerato marchio di fabbrica della serie.

    Subito dopo dovremo scegliere il sesso del nostro avatar, che si chiamerà Byleth di default qualora decidessimo di non modificarne il nome. Sul conto del protagonista sappiamo poco, se non che si tratta di un ex-mercenario dotato di un talento sconosciuto e che forse, proprio per questa ragione, è stato scelto dall'arcivescova Rhea in persona per diventare precettore all'Accademia Ufficiali del Monastero. Qui faremo la conoscenza dei co-protagonisti di Three Houses, tre giovani rampolli destinati a ereditare la reggenza dei rispettivi regni: sono Edelgard dell'Impero Adrestiano, distaccata e altezzosa, l'inflessibile Dimitri dal Sacro Regno di Faerghus e il più solare Claude per l'Alleanza dei Leicester. Personaggi che si fanno apprezzare fin da subito grazie alla loro verve, ma che non saranno però gli unici con cui avremo a che fare, giacché da qualche parte esiste una misteriosa entità che soltanto noi possiamo percepire...

    L'arte della guerra

    Tutto sembra procedere per il meglio al nostro ingresso all'Accademia, quando all'improvviso l'incursione da parte di un manipolo di banditi fornisce l'occasione giusta per entrare nel vivo del conflitto e introdurci così alle basi del gameplay.

    Sul campo di battaglia Fire Emblem Three Houses rimane fedele alla classica dimensione di RPG strategico a turni, una sorta di partita a scacchi ad ambientazione medievale dove è indispensabile pianificare attentamente le azioni di ciascuna unità. Con lo stick sinistro si muove il cursore lungo la griglia evidenziando le informazioni sui gruppi e determinandone le attività, mentre col destro si gestisce la telecamera, che può ruotare attorno alla mappa o inquadrarla a diversi livelli di profondità, zoomando durante le schermaglie.

    L'esito degli scontri fra le varie unità è stabilito anzitutto dall'insieme delle loro statistiche: oltre a parametri comuni come potenza e velocità degli attacchi, ne abbiamo alcuni di più specifici come la probabilità di infliggere tripli colpi o schivarne a propria volta.

    Seguono poi le relazioni di forza fra le armi, una morra cinese per la quale la spada batte l'ascia, l'ascia vince la lancia e la lancia supera la spada; alle quali si aggiungono pedine atipiche come gli arcieri, che sono neutri rispetto al triangolo benché molto efficaci contro le creature alate. Un ruolo chiave è giocato anche dalla conformazione del territorio: ad esempio, una casella foresta incrementa la schivata e la difesa, mentre le scale ostacolano l'avanzare della cavalleria. Ed è soltanto la base di un mosaico strategico che fra una moltitudine di variabili prevede attacchi doppi e tripli, letali mosse speciali che incidono sulla durabilità degli strumenti e poderosi colpi combinati che si attivano se nelle vicinanze vi è almeno un'unità alleata, con la quale è possibile scambiare rifornimenti in caso di bisogno.

    Se quelli citati sono tutti aspetti familiari ai veterani della saga, in Three Houses ci saranno anche novità come la gestione di battaglioni di supporto per le singole unità e il "battito divino", una preziosa risorsa limitata che permette di retrocedere nel tempo; elementi che non abbiamo ancora avuto modo di incontrare, ma che non mancheremo di approfondire meglio.

    Sin dalle prime ore di gioco, quello offerto da Fire Emblem: Three Houses si presenta tuttavia come una fitta trama di sistemi profonda, articolata e incredibilmente flessibile, che garantisce un ventaglio enorme in fatto di scelte e personalizzazione da parte del giocatore. Abbiamo già menzionato quanto sia cruciale la fase preparatoria: non solo perché accompagna i momenti immediatamente precedenti alla battaglia, ma perché stavolta si espande a dismisura nell'altra grande novità che Fire Emblem: Three Houses porta con sé, dando ulteriore risalto al sostrato ruolistico della saga.

    Tre casate, un solo destino

    Una volta nominati ufficialmente insegnanti, la nostra prima missione consisterà nell'approfondire la conoscenza degli studenti, per poi scegliere, in perfetto stile Harry Potter, la casata che vorremmo educare. Aquila Nera, Leone Blu o Cervo Dorato?

    Non si tratta di una scelta di poco conto, tutt'altro, in quanto ciascuna delle classi di studenti (oltre a ospitare ognuna un erede dei Regni) è specializzata in una specifica branca di combattimento (magia, attacco di mischia o a distanza), differenziando notevolmente il gameplay e andando presumibilmente a incidere - in che misura è da valutarsi - sull'intreccio, dato il coinvolgimento dei numerosi personaggi.

    Tutto ciò, comunque, ha luogo durante la libera esplorazione del Monastero, una fase di gioco in terza persona completamente separata dalle battaglie in cui, calendario alla mano, gestiremo in piena libertà un denso programma di attività ed eventi per il quale- complice anche il setting scolastico - in queste occasioni Fire Emblem si avvicina non poco alla serie Persona.

    Che si tratti di dedicarsi alla pesca, al giardinaggio o anche semplicemente sfruttare il tempo libero per riposare, ogni evento è l'occasione sia per dialogare con gli alunni al fine di aumentare la propria affinità con loro, sia per incrementare il livello docenza, che andrà ad ampliare il numero di attività disponibili. Considerare secondaria questa fase gestionale sarebbe un errore, poiché l'istruzione degli allievi si traduce nel loro orientamento verso una classe di militari piuttosto che un'altra; tutto ciò che faremo avrà insomma ripercussioni più o meno significative al momento del combattimento. Ovviamente, ciò rafforzerà anche i legami con i singoli personaggi, rendendo ancora più significativa una loro eventuale dipartita permanente. Considerata l'elevata presenza dei dialoghi durante queste sequenze è un peccato dover sottolineare la scarsità delle animazioni che li accompagnano, specialmente per quanto concerne il protagonista. E questo ci porta dritti a parlare dell'aspetto meno convincente di Fire Emblem: Three Houses.

    Un emblema sporco

    Pur considerando l'inesperienza del team con la piattaforma (analogamente a Game Freak) e il fatto che si tratta del primo capitolo in HD per la serie, è evidente che ci troviamo dinanzi a un titolo parecchio arretrato dal punto di vista tecnico. Se i modelli in stile cel-shading dei personaggi possono dirsi discreti, il discorso è drammaticamente diverso per le texture sgranate, per l'effetto pop-up del manto erboso nei giardini e per una generale mancanza di mordente a livello estetico, che contrasta non poco con la bontà della direzione artistica dei filmati.

    Se è vero che il fronte ludico è pressoché una certezza e quello tecnico non cambierà, la reale incognita resta ancora la qualità della trama che si dipanerà lungo le oltre ottanta ore di gioco per ciascuna "campagna", soprattutto considerando che gli ultimi trailer sembrano suggerire un' evoluzione nei toni narrativi, decisamente più cupi di quanto non appaiano durante questo primo contatto.

    Fire Emblem: Three Houses A pochi giorni dal suo debutto su Switch, previsto per il 26 luglio, ci è sembrato che Fire Emblem: Three Houses viva una condizione di profonda scissione. Da un lato il passaggio di hardware gli ha consentito di accrescere a dismisura le variabili del divertimento tattico, potenziando una formula collaudatissima senza rinunciare a novità stuzzicanti; dall'altro, l'aspetto tecnico con il quale si presenta su Switch tradisce tutta l'inesperienza di Intelligent System con la piattaforma, rendendo il primo impatto molto meno appagante di quanto ci saremmo aspettati. Valuteremo in sede di recensione quanto peso avrà effettivamente il discorso grafico, che potrebbe essere comunque subordinato a una dimensione narrativa che ci auguriamo sappia riaccendere in noi il fuoco della strategia.

    Quanto attendi: Fire Emblem: Three Houses

    Hype
    Hype totali: 79
    81%
    nd