Fist of the North Star Lost Paradise: il ritorno di Ken Il Guerriero

Quando Hokuto No Ken incontra la serie Yakuza nasce Fist of the North Star Lost Paradise, nuovo gioco di Ken Il Guerriero. Lo abbiamo provato.

provato Fist of the North Star Lost Paradise: il ritorno di Ken Il Guerriero
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Disponibile nella terra del Sol Levante già da marzo 2018, Hokuto ga Gotoku arriverà anche nei negozi occidentali il prossimo 2 ottobre, con il nome di Fist of the North Star: Lost Paradise. Si tratta di un nuovo videogioco dedicato al personaggio di Kenshiro, anche noto come Ken il Guerriero dalle nostre parti, protagonista del celebre manga (adattato anche in una serie e in diversi lungometraggi anime) e di incarnazioni videoludiche non proprio lusinghiere, ultime delle quali sono i due capitoli musou di Koei Tecmo (Fist of the North Star: Ken's Rage). Questa volta però i presupposti per la buona riuscita del gioco sembrano esserci tutti, visto che SEGA ha utilizzato come base per lo sviluppo il modello dell'apprezzatissima serie Yakuza. Nelle scorse settimane abbiamo avuto modo di provare una sezione del gioco in anteprima, di seguito le nostre prime in attesa di poter mettere le mani sul gioco completo, fra poco meno di un mese.

    L'aria s'incendiò. E poi... silenzio.

    Nella Terra dei Demoni la desolazione regna sovrana. È un mondo squallido, depravato e distrutto, quello in cui prendono luogo le vicende create negli anni '80 dai mangaka Buronson e Tetsuo Hara: un immaginario post-apocalittico fatto di polvere, sabbia e detriti, di povertà e ingiustizie, con teppisti che scorrazzano in lungo e in largo per le terre selvagge, in cerca di villaggi da depredare. È facile avvertire, insomma, l'eco di un immaginario distopico che in quegli anni ha influenzato molte produzioni, senza mai perdere fascino (forse proprio perché in quella distopia, così opaca e sporca, si rispecchia la peggiore delle strade che la nostra società potrebbe prendere in futuro).

    In questa cornice prende forma l'avventura di Kenshiro, il legittimo successore della Divina scuola di Hokuto; un guerriero formidabile che dovrà affrontare innumerevoli scontri, temprando tanto il corpo quanto l'animo, per padroneggiare le tecniche più segrete della stella del Nord, l'orsa maggiore. Ma questa è una storia già nota a tutti gli appassionati, e per Lost Paradise il team ha deciso di non raccontarla nuovamente, proponendo invece un racconto originale. Ambientata in una timeline alternativa rispetto agli eventi del manga/anime, la trama del gioco si concentrerà sulla ricerca di Yuria, l'amore perduto di Ken, rapita da Shin dopo uno scontro tra i due, da cui l'uomo dalle sette stelle era uscito sconfitto. Vagando attraverso le terre desolate Ken viene a conoscenza che una donna che si fa chiamare Yuria vive presso la città di Eden, e decide di recarvisi.

    Purtroppo non possiamo dirvi altro circa le vicende della trama, dal momento che la demo a cui abbiamo potuto giocare per circa un'ora si concentrava sulla componente free roaming, chiamata Endless Eden, in cui era possibile girare liberamente per le wasteland e per la città, svolgendo solo attività secondarie e collaterali.

    Omae Wa Mou Shindeiru

    La struttura di Fist of the North Star: Lost Paradise ricalca fedelmente quella dei titoli della serie Yakuza, solo che in questo caso il giocatore impersonerà Kenshiro invece che Kazuma Kiryu. Per chi non avesse mai provato l'ebrezza di uno scontro nei panni del Drago di Dojima, potremmo descrivere il titolo come un action in terza persona con una forte enfasi sulle sezioni di combattimento, per lo più declinate in scontri casuali. Il combat system con Ken è però sensibilmente diverso da quello con Kazuma, basandosi principalmente sulla classica concatenazione di pugni (tecnica peculiare della Scuola di Hokuto) e sull'uso di colpi più potenti con cui stordire i nemici, che andranno poi massacrati con le tecniche più letali della Scuola di Jokuto: queste mosse avviano sequenze di Quick Time Event decisamente spettacolari, e con cui si può incrementare notevolmente la valutazione alla fine di ogni scontro.

    Concatenando varie combo caricheremo inoltre un indicatore che simboleggia la costellazione dell'orsa maggiore, che raggiunto il culmine ci permetterà di attivare una burst mode che aumenta notevolmente, per un periodo limitato, la potenza degli attacchi di Ken. Altra differenza rispetto a Yakuza, dove gli scontri avvengono prevalentemente per le strade delle metropoli nipponiche, è che nelle terre selvagge capita di intercettare gruppi di predoni davvero enormi. Gli scontri si fanno quindi frenetici e affollatissimi: se da un lato risulta appagante tenere testa a tutti scatenando la forza bruta di Ken, dall'altro si delinea in modo più problematico la gestione della telecamera, con conseguenti disagi anche nel direzionare gli attacchi. Ci sono in generale vari problemi con le hitbox e il rischio ripetitività è dietro l'angolo: un po' di sfida in più e qualche QTE in meno avrebbero di certo giovato.
    A onor del vero va detto che nel corso della nostra prova non abbiamo avuto modo di approfondire il sistema di abilità: speriamo che ci siano skill in grado di arricchire e diversificare il sistema di combattimento in modo graduale. Le abilità, del resto, si dividono in quattro macro gruppi, ciascuno composto da 48 tecniche: il ramo verde, che impiega le Skill Orb, sblocca tecniche d'allenamento e abilità in combattimento; quello blu, che impiega le Mind Orb, sblocca le tecniche speciali delle sette stelle; quello arancione, che impiega le Body Orb, sblocca abilità collegate al combattimento e alla salute; infine quello bianco, che impiega le Star Orb, sblocca abilità collegate ai Talismani del Destino. Questi ultimi rappresentano una dinamica molto interessante, trattandosi di azioni assegnabili ai tasti del d-pad e utilizzabili come supporto durante gli scontri; la loro peculiarità è l'essere connessi ad altri personaggi dell'universo di Ken, come Lin, Toki, Rei, Hyui. Ciascuno di essi sblocca bonus e funzionalità di diversa natura, così da arricchire - almeno potenzialmente - la formula di gioco.

    Manager Kenshiro

    Ora arriviamo alle note davvero dolenti. Se permane il beneficio del dubbio per quanto riguarda il combat system, purtroppo convince davvero poco l'inserimento di determinate meccaniche quando si è nella città di Eden. Questa grande area urbana è divisa in zone, esplorabili liberamente proprio nello stile delle metropoli giapponesi in Yakuza, dove è possibile interagire con NPC che ci proporranno attività secondarie di vario tipo. Tra queste, nel tempo a nostra disposizione, abbiamo potuto provare le corse d'auto clandestine, qualche puntata alla roulette e a black jack nel Casinò, ma soprattutto il mini gioco "Manager Kenshiro", in cui Ken si trasforma nel gestore di un Night Club che deve scegliere la giusta accompagnatrice per i gusti di ciascun cliente.

    Vien da sé che queste dinamiche, mutuate direttamente dalla serie Yakuza, dove risultano divertenti ma soprattutto ben contestualizzate nei quartieri di Tokyo o Osaka, cozzano completamente col tono e con le atmosfere del mondo di Ken. Si può accettare che, in una realtà marcia come quella della Terra dei Demoni, attività di questo tipo possano verosimilmente esistere, ma non è davvero immaginabile che un personaggio come Ken vi prenda parte. Sarebbe stato preferibile implementare mini-game di altro tipo, più coerenti con l'atmosfera e con il personaggio centrale della vicenda; tanto più che la storia originale di questo titolo ruota attorno alla ricerca dell'amore perduto.

    Al netto di questi aspetti con cui bisogna necessariamente fare i conti (e che rappresentano l'eccentrica firma di Toshihiro Nagoshi, eclettico game designer della saga di Yakuza), la città di Eden è comunque interessante da esplorare e restituisce anche un colpo d'occhio molto gradevole. Non si può dire altrettanto delle wasteland, ancor più spoglie di quanto non ci si aspetti, piene di texture in bassa risoluzione e un visibile aliasing sugli oggetti in lontananza. In generale l'aspetto grafico del gioco fa il suo dovere, anche grazie all'uso di tecniche che restituiscono l'effetto tipico dell'animazione giapponese, ma resta un mistero il motivo per cui, pur avendolo già pronto, il team non abbia lavorato con il Dragon Engine usato per Yakuza 6 The Song of Life, che avrebbe reso di certo migliore la resa grafica del titolo.

    Fist of the North Star: Lost Paradise Fist of the North Star: Lost Paradise appare sulla carta come il miglior tentativo di trasporre nel mondo videoludico le vicende di Kenshiro, dopo un inglorioso passato di musou privi di carattere. La partita è ancora tutta aperta, e il giudizio definitivo arriverà solo in sede di recensione (anche perché resta da sciogliere un nodo decisamente importante, quale l'aspetto narrativo). A preoccuparci, per il momento, ci sono alcune incertezze sul combat system, l'inserimento forzato di mini-game totalmente estranei ai toni e alle atmosfere dell'opera di riferimento, e un livello tecnico spesso tentennante. Fra poche settimane avremo modo di capire quanto questi elementi possano influire sul giudizio finale.

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