Provato Gabriel Knight: Sins of the Fathers

A vent'anni dalla sua nascita, torna una delle avventure punta e clicca più amate dai videogiocatori.

provato Gabriel Knight: Sins of the Fathers
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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Vi era un tempo in cui l’avventura punta e clicca era uno dei generi più apprezzati e venduti al pubblico. Parliamo del periodo a cavallo tra i decenni ‘80 e ‘90, quando scoppiò il boom degli home computer con tecnologia Intel x86, come la CPU i486DX e la famiglia di processori Pentium: erano i tempi di Maniac Mansion, The Secret of Monkey Island e Myst, quando il mouse era il miglior amico del videogiocatore.
L’avventura grafica di stampo investigativo era capace di incontrare i limiti tecnici dell’hardware dell’epoca, con l’esigenza di quei giocatori che chiedevano giochi stimolanti e belli da vedere. Seppur destinata ad una piccola nicchia di utenti, l’avventura grafica è un genere ancora molto apprezzato dal pubblico per via della narrazione predominante e per la necessità di spremere le meningi per proseguire nel corso della storia. Parliamo inoltre di un filone adatto ad un pubblico assolutamente eterogeneo, giovane o adulto, maschile o femminile, casual o hardcore, senza distinzione alcuna. Insieme alla prolifica produzione di LucasArts, una delle serie più amate e ricordate dai fan è quella di Gabriel Knight, un tempo distribuita dalla compianta Sierra Entertainment (recentemente risorta sotto l’egida di Activision).
In occasione dei vent’anni della nascita della serie, lo scrittore/investigatore tratteggiato da Jane Jensen torna in uno speciale remake del primo capitolo, episodio che non vuole solo essere un’inedita avventura grafica per le nuove generazioni di gamer, ma anche un glorioso tributo ad un gioco che ha fatto la storia della point and click adventure. Abbiamo messo le mani sulla versione beta del titolo di Pinkerton Road per saggiarne in anteprima le potenzialità.

GABRIEL KNIGHT, PROFESSIONE SCRITTORE

Gabriel Knight è uno scrittore. O almeno ci prova. Ha pubblicato svariati libri, in passato, ma per tirare avanti si è trovato costretto ad aprire un piccolo Book Shop nel quartiere francese di New Orleans. Anche lui, come altri famosi colleghi, è vittima del blocco dello scrittore: dopo mesi di vuoto totale è però al lavoro su una nuova idea per un romanzo, e ha così deciso di informarsi su religione e miti Voodoo per poter scrivere qualcosa ad essi ispirato. Per una tragica quanto singolare coincidenza, la metropoli della Lousiana è in balìa di un killer seriale che lascia sui luoghi del delitto oggetti e indizi riconducibili alla tradizione religiosa voodoo (o vudù, in italiano). Sarà compito di Gabriel (e quindi nostro), indagare scrupolosamente per svelare il mistero che si cela dietro agli efferati omicidi.
Per chi non lo sapesse, New Orleans è una delle città statunitensi con la più forte tradizione vudù, inevitabile conseguenza della schiavitù africana nel periodo coloniale (lo abbiamo intravisto di recente, con qualche citazione, in Assassin’s Creed III: Liberation). Il primo episodio di Gabriel Knight, Sins of the Fathers, trae ispirazione da fatti storici comprovati, tratteggiando in maniera verosimile personaggi storici realmente esistiti, come la Voodoo Queen Marie Laveau.
L’avventura grafica della celebre game designer Jane Jensen è un thriller di stampo classico, raccontato con tono drammatico e ritmo incalzante, il tutto condito da un pizzico d’umorismo raffinato ed elegante. Il titolo originale venne pubblicato il 17 dicembre 1993 per piattaforma MS-DOS, in versione Floppy Disk e CD-ROM.

NON SI SCHERZA CON IL VOODOO

Il Voodoo sembra essere una costante dell’avventura grafica, visto che lo ritroviamo in varie produzioni vecchie e nuove: per l’irriverente serie Monkey Island è stato addirittura un elemento fondamentale per ricreare un contesto buffo e demenziale. Qualsiasi giocatore di vecchia data, tuttavia, lo assocerà non solo alla comicità del pirata Guybrush Threepwood, ma anche agli orribili omicidi raccontati in Sins of the Fathers. Si tratta di un thriller dalla componente narrativa piuttosto forte, sviluppato e prodotto da una software house temeraria e sempre pronta a oltrepassare la soglia del politicamente scorretto (basti pensare ai contenuti sessualmente espliciti della serie Leisure Suit Larry, o alle scene gore di Phantasmagoria).
Per ricalcare in pieno il capitolo originale e il genere punta e clicca, il gioco si costruisce interamente su scenari bidimensionali a schermata fissa, all’interno dei quali interagiamo con il puntatore del mouse. Si alternano ambienti simil-isometrici - molto rari per la verità - nei quali la telecamera segue il movimento del personaggio a schermo, scorrendo fluidamente sullo scenario. Gli ambienti sono caratterizzati da uno stile pittorico costruito sulla base degli artwork dei bozzettisti, una tecnica certamente vecchia ma sempre efficace. Alcuni scorci sono impreziositi da filtri ed effetti volumetrici, così da donare la profondità e il realismo che mancano. I personaggi sono invece realizzati in tre dimensioni, dotati di un buon livello di dettaglio e animazioni sufficientemente fluide. Alcune prospettive non funzionano benissimo, risultando leggermente forzate o non proprio realistiche; nel complesso, tuttavia, scorgiamo un buon lavoro di design, che si rifà fedelmente alla versione originale del titolo pubblicato oltre 20 anni fa (il gioco mette anche a disposizione sketch, bozze e screenshot del gioco originale, confrontandoli con il lavoro svolto per la nuova edizione). Al momento scorgiamo qualche fastidioso problema di compenetrazione poligonale, certamente dovuto al codice ancora in via di sviluppo. Le scene d’intermezzo sono raccontate attraverso vignette animate di buona fattura, nella tradizione di SuperGulp! - fumetti in TV.
L’interfaccia non è minimale, ma nemmeno invasiva. In ogni caso, l’HUD approntato per questa riedizione di Gabriel Knight mette a disposizione tutto quello che occorre per muoversi rapidamente sulla mappa e interagire comodamente con l’ambiente circostante.
Il primo giorno di indagini è relativamente semplificato, fungendo da tutorial oltre che da capitolo introduttivo. Con l’arrivo del secondo giorno, invece, la faccenda si complica perché avremo possibilità di spostarci in un numerosi altri luoghi e interagire con parecchi elementi a schermo; inoltre dovremo lavorare d’immaginazione per combinare gli oggetti del nostro inventario, trovando la soluzioni agli enigmi proposti.

Il sistema di dialogo è rimasto pressoché inalterato, così come la metodologia per la risoluzione dei vari puzzle. Per venire incontro alle esigenze del pubblico meno affine al genere, i developer hanno aggiunto un rodato sistema di aiuti in grado di suggerire la strada giusta da imboccare. Durante i botta e risposta, per esempio, le linee di dialogo colorate di giallo indicano le tematiche “calde” utili alla risoluzione del caso, mentre un indicatore nella parte alta dello schermo tiene conto delle tracce fino ad ora svelate. Immancabile il taccuino di Gabriel, che potremo leggere ogni volta che saremo a corto di idee, o quando vorremo fare un breve riassunto dell’indagine. Infine è disponibile il classico sistema di aiuti “hint”, particolarmente utile quando ci troviamo completamente bloccati nell’avventura. Parliamo ovviamente di strumenti del tutto opzionali, inseriti allo scopo di aiutare i player meno avvezzi al punta e clicca.
Il comparto audio è assolutamente ottimo e comprende le campionature originali con le voci di Tim Curry (Gabriel Knight), Mark Hamill (Detective Mosely) e Michael Dorn (Dr. John) e un riarrangiamento della colonna sonora composta da Robert Holmes.

Gabriel Knight: Sins of the Fathers Dopo l’insuccesso di Moebius, Jane Jensen fa un passo indietro volgendo nuovamente lo sguardo al suo personaggio di maggior successo, Gabriel Knight. L’avventura grafica del 1993, Sins of the Father, non ha l’arrogante pretesa di raggiungere i nuovi giocatori seguendo la sterile moda del remake in HD, ma piuttosto dimostrare che alcuni classici videoludici hanno tanto fascino da riuscire a divertire oggi come ieri. Il punta e clicca ex-Sierra è uno dei migliori esempi di narrativa interattiva di sempre, in grado di rivaleggiare senza troppi sforzi con tanti esponenti odierni del genere. La storia originale di Gabriel Knight è fedelmente trasposta per questa edizione del ventennale, così come identiche sono le meccaniche di gioco e gli enigmi da risolvere. Le premesse sono certamente ottime, così come alte sono le aspettative dei fan e degli appassionati. Se verranno risolti i problemi di compenetrazione poligonale e gli sporadici crash, il gioco sarà un must-have per tutti gli amanti dell’avventura grafica. Chissà che possa anche convincere la celebre game designer a realizzare un quarto capitolo della serie...

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