Provato Gauntlet

Arrowhead rispolvera un classico senza tempo, restaurandone un po' le meccaniche di gioco

provato Gauntlet
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Alcuni sprovveduti hanno squadrato le prime immagini di Gauntlet con un certo disprezzo, etichettandolo da subito come un patetico clone mal riuscito dell’intoccabile Diablo. Chi sa di cosa parliamo, invece, attende il titolo di Arrowhead con uno spirito ben diverso: si tratta infatti del rifacimento di quello che in molti considerano capostipite del genere hack & slash, e uno dei primissimi dungeon crawler multigiocatore.
Abbiamo avuto modo di giocare ad una versione preliminare del reboot, comprendente i primi 4 livelli di gioco.
Ad un primo sguardo, tutto fa pensare che gli sviluppatori del nuovo Gauntlet abbiano puntato interamente sul fattore nostalgia, limitando al minimo le aggiunte in chiave moderna e restando più vicino possibile al vecchio titolo di Atari del 1985: i nomi dei 4 eroi sono rimasti invariati, così come il tema della colonna sonora e persino i caratteristici beep prodotti dalla raccolta degli oggetti. L’estremizzazione di questo aspetto del reboot è lampante se si da una sbirciata nelle opzioni, per scoprire con un certo stupore la “classic mode”, che trasforma la rinnovata veste grafica in un’orgia scomposta di pixel. Una feature dalla dubbia utilità, vista la resa finale, addirittura meno pulita di come appariva una trentina d’anni fa su Amstrad.

Saranno ghoulosi

Accantonando per un attimo le questioni meramente stilistiche, ci siamo lanciati a capofitto nei 4 livelli a nostra disposizione, per saggiarne il gameplay e capire quanto il titolo di Arrowhead si avvicini alla riproduzione fedele in cui sperano i retrogamer più accaniti.
Sotto questo aspetto, i suddetti individui possono stare piuttosto tranquilli: l’impostazione dei livelli e gran parte delle meccaniche di gioco sono rimasti pressochè invariati. Abbiamo rivisto i fantasmi di un’epoca videoludica ormai andata, le mummie senza cervello, le mummie-sciamano e le pietre tombali che generano altre dannate mummie. E la morte, che, semplicemente, ci uccide.
Riproposta, anche se in modo totalmente differente, la distruzione delle mura del dungeon per raccogliere bottini nascosti, stavolta possibile grazie all’utilizzo di barili esplosivi, utili anche in combattimento.
L’accuratezza di tale rivisitazione della storia videoludica non ha risparmiato una certa euforia iniziale, spentasi però di fronte ad una progressione eccessivamente lineare, ad un level design piuttosto monocorde, e ad una scarsa cura per il bilanciamento degli eroi.

Sebbene riesumato da un’era videoludica gloriosa, il trio mago-barbaro-elfo rischia di essere improponibile in un contesto attuale, senza un’opportuna lucidata, nè il genere può concedersi il rischio di un enorme passo indietro, togliendo ai potenziali fruitori il gusto del loot furibondo, fatto di centinaia e centinaia di armi di varia rarità: lo stesso che ha fatto la fortuna del già citato Diablo. I dungeon di Gauntlet, infatti, seppur carichi di tintinnanti monetine dorate, non contengono armi ed equipaggiamento; questi ultimi potranno essere acquistati accumulando quantità spropositate di monete, da spendere poi nella lobby. Allo stato attuale è disponibile dal vendor solo un set di armature per ognuno dei 4 eroi -problema che potrebbe essere risolto nella versione definitiva- e un totale di 3 reliquie per sbloccare abilità aggiuntive, contro le infinite possibilità offerte dagli altri hack & slash.
Nelle sessioni di prova non abbiamo potuto nascondere una certa perplessità riguardo la potenziale longevità del titolo di Arrowhead: i 4 livelli di prova, pari ad un terzo dei livelli del gioco finito, vanno via in una manciata di minuti, e, purchè l’estensione dei dungeon nelle fasi avanzate di gioco non subisca un ridimensionamento notevole, non vediamo come possa essere possibile esaurire l’intera esperienza di gioco in più di un paio d’ore.

Nonostante le succitate carenze, il gameplay di Gauntlet si è mostrato abbastanza appagante nella sua semplicità, soprattutto se giocato in co-op locale: se alcuni personaggi, come la valchiria, sono estremamente vulnerabili in singolo, con il supporto di un secondo giocatore e delle sue abilità, la situazione può cambiare radicalmente; la giusta combinazione di eroi nello stesso team può trasformare la sofferta sopravvivenza nel dungeon in una gita di piacere.
Nel nobile esercizio di esaltazione del vecchiume, Arrowhead ha tuttavia introdotto qualcosa di nuovo: se 3 dei 4 eroi sopravvivono con un minimo di 3-4 azioni/tipi di attacchi, lo stregone ha dalla sua un vasto assortimento di magie, disponibili già dalla prima partita e gestibili grazie a veloci combinazioni di tasti, in un sistema direttamente ereditato dal valido Magicka (peraltro sviluppato dagli stessi Arrowhead); di ‘moderno’ c’è anche un numero considerevole di achievements (40, per l’esattezza) e l’introduzione della leaderboard.

Gauntlet Allo stato attuale Gauntlet non è riuscito a convincerci a pieno, forse per una struttura estremamente orientata alla celebrazione del titolo originale di quasi 30 anni fa, che non lascia spazio ad aggiunte sostanziali. Il rischio è che il prodotto, seppur ben studiato e sviluppato con un intento ben preciso, possa essere fruibile da un target estremamente ridotto, fatto di soli retrogamer incalliti. Basterebbe l’introduzione di un sistema di loot adeguato e qualche miglioria in fatto di varietà di scenari per fare di Gauntlet un titolo più che valido.

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