TGS 2018

God Eater 3: la caccia alle divinità si apre al Tokyo Game Show

Durante la fiera nipponica abbiamo testato una nuova demo di God Eater 3, l'hunting game in stile anime di Bandai Namco.

provato God Eater 3: la caccia alle divinità si apre al Tokyo Game Show
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Si torna a banchettare con carne di dio nel padiglione Bandai Namco al Tokyo Game Show, grazie alla possibilità di testare con mano il terzo capitolo della saga di God Eater. Durante la demo, abbiamo potuto provare tre missioni single player ed una multiplayer in coop con altri tre giocatori, affrontando diversi Aragami e sviscerando quindi un po' più approfonditamente quello che di nuovo si porta in dote l'ultima fatica dello studio Shift.
    Per chi non avesse dimestichezza con il titolo in questione, God Eater 3 è un hunting game di casa Bandai: il gioco, pur in modo molto diverso dalla celeberrima serie Capcom, nasce con la necessità di cavalcare il clamore mediatico che da anni segue l'uscita dei vari Monster Hunter: ma se il concept può richiamare da una parte la formula ludica del suddetto fuoriclasse, il taglio stilistico simile a quello di un anime ed una maggiore intuitività nel gameplay rendono God Eater un prodotto aperto ad un pubblico maggiormente eterogeneo, facendo sì che in madrepatria il gioco ottenga un successo davvero incredibile, la cui eco, all'estero, non è ancora del tutto percepita.

    How to kill a God

    È impossibile non citare Monster Hunter quando si parla di God Eater: i due titoli sono allo stesso tempo molto simili e anni luce distanti tra loro. Se il primo è un fantasy in cui l'arte della caccia è un rituale consolidato nella cultura del suo universo, in God Eater cacciare è una necessità. Il mondo per come lo conosciamo è scomparso, distrutto da queste divinità furiose, gli Aragami, che hanno condotto l'intero pianeta alla rovina. Ci troviamo così davanti a scorci post-apocalittici di città rase al suolo, piane desertiche e luoghi dove la vegetazione ha preso il sopravvento. In queste terre chiamate New Asia Union, gli esseri umani hanno costituito una milizia dedita allo sterminio degli Aragami: l'organizzazione Fenrir. In essa, militano coloro che vengono chiamati God Eater, guerrieri specializzati nella caccia alle mostruosità e al recupero di cellule divine con cui forgiare nuove armi, i God Arcs. Il terzo capitolo della saga sembra aprirsi con la minaccia della "Cenere", stormi di nanoparticelle che distruggono ogni forma di vita e, sullo scenario dell'imminente fine per il genere umano, il protagonista, un God Eater, sarà chiamato a svolgere il lavoro che ci si aspetta da lui: annientare un'infinità di Aragami.
    A quanto sembra il personaggio principale potrà essere personalizzabile nell'aspetto, ma nella versione dimostrativa ci è stato messo a disposizione un avatar già preimpostato, lasciandoci poco spazio per la modifica di alcune parti dell'inventario. L'hub di partenza per le missioni presenti nella demo consiste in una sorta di prigione, in cui potremo scegliere le varie attività da affrontare, suddivise per regioni.

    In God Eater il nostro obiettivo è sconfiggere tutto ciò che si trova nella mappa, ogni singola manifestazione delle cellule di Aragami. Spesso, per sbloccare il combattimento con il boss della zona, e quindi con il reale target della missione, bisogna prima sbrandellare dei piccoli mostri che popolano l'area circostante. I tre incarichi in singolo ci hanno permesso di affrontare tre Aragami diversi. Anubis, una creatura a quattro zampe che, in modalità Burst diventa bipede; Habakiri, un cavaliere in armatura dalla velocità incredibile per via dei propulsori di cui è munito sulle gambe; Barbarus, un guerriero dotato di una trivella al posto del braccio sinistro con il quale può scavare tunnel sotterranei, colpendo i giocatori alla sprovvista. Nella demo il tasso di sfida non ci è parso molto elevato, ed il trittico di missioni poteva essere completato senza grossi problemi, aiutati dalla presenza di tre compagni gestiti dall'intelligenza artificiale.

    Per quanto riguarda la sezione multiplayer, l'unica caccia in co-op è stata quella dell'Anubis che, a discapito di quanto ci si potesse immaginare, nella modalità multigiocatore acquista una coriacea resistenza e si trasforma in un avversario davvero temibile. La difficoltà dell'avventura varia quindi notevolmente dal singolo al multiplayer, richiedendo ai partecipanti un notevole impegno ed una solida cooperazione. Benché da molti il sistema di gioco di God Eater sia ritenuto piuttosto semplicistico, l'intuitività del gameplay non deve essere scambiata per superficialità: un efficace utilizzo delle armi prevede infatti una conoscenza dei moveset e delle lame tutt'altro che elementare. Gli attacchi dei God Arc dipendono soprattutto dalla tipologia di strumenti che si utilizzano. Ci sono spade, lance, martelli e falci: ognuna di essa ha varie forme e modalità di attivazione, ed inoltre possono essere migliorate grazie all'implementazione di plug-in. Come si può immaginare, il gameplay risulta sempre molto veloce e dinamico, soprattutto grazie all'aggiunta del Dive: in salto, infatti, sarà possibile fare uno sprint in avanti che conferisce al titolo, seppure senza stravolgere troppo le meccaniche di base, una verticalità interessante e del tutto nuova. Sono state aggiunte anche armi inedite, come ad esempio il Raygun, un God Arc con cui colpire gli Aragami tenendosi a debita distanza, e, a supporto della volontà da parte di Bandai Namco di voler puntare sulla cooperazione all'interno della community, un comando Engage, con cui due personaggi possono potenziarsi a vicenda durante il combattimento.

    God Eater 3 Il gioco che abbiamo provato al TGS e che uscirà nei negozi giapponesi il 13 Dicembre di quest’anno - mentre per la release italiana dovremo aspettare il primo quadrimestre del 2019- ci è sembrato sicuramente migliorato rispetto al suo predecessore. L’opera si è presentata in notevole forma, grazie ad un gameplay vivace e dinamico, e ad una profondità ludica che, senza plagiare la concorrenza, riesce a trovare una propria identità. Lo stile anime che contraddistingue il titolo Shift apre le porte ad un pubblico lontano dallo zoccolo duro di giocatori alla ricerca di una sfida molto ardua. Ed anzi sembra che l’obiettivo a cui tende God Eater 3 sia proprio quello di trovare una commistione tra casual ed hardcore, dividendosi tra un single player molto accessibile, dove la trama la fa da padrone, ed un comparto multigiocatore cooperativo con un alto livello di difficoltà. In Giappone, il suo successo è dato ormai per scontato: in Occidente i nostri cacciatori di divinità verranno accolti con lo stesso clamore?

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