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GRIS: la nuova perla di Devolver Digital

GRIS è un platform 2D con elementi puzzle sviluppato dagli artisti Adrian Cuevàs e Roger Mendoza che si distingue per uno stile estremamente accattivante.

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  • Scoperto per caso, dimenticato per errore, ritrovato con grande gioia: Gris è l'ultimo diamante dissotterrato da Devolver, un titolo che, in appena venticinque minuti di hands on, si è aggiudicato il mio "best of the show" per questa Gamescom 2018, e probabilmente quello di molti altri. Non voglio scadere nei patetismi facili, non è da me, però fidatevi quando vi dico che un titolo così non si vedeva da parecchio tempo. Potrei dirvi che è sostanzialmente un platform 2D con una punta di puzzle solving, che ha una grafica e delle musiche magnifiche, che possiede una poetica fine e ricercata, ma anche allora, non vi avrei detto proprio nulla.
    Lasciamo per un attimo da parte il disegno e parliamo della penna: Nomada Studio è un piccolo atelier di Barcellona dove lavorano una quindicina di artisti, e questa è la loro opera prima. I suoi capifila sono due veterani dell'industry come Adrian Cuevàs e Roger Mendoza, gente che ha più un tripla A sul curriculum, accompagnati da un art director "fuori scala" come Conrad Roset, illustratore appena ventinovenne che in pochi anni è passato dagli sketch per ZARA ad esporre nelle gallerie di mezzo mondo. Il risultato è paragonabile a un film d'animazione d'autore, forte di uno stile grafico definito e potente, indissolubilmente intrecciato ad una colonna sonora formidabile.

    Gambe come stecchi

    Gris ("grigio" in Catalano), è una giovane ragazza che si ritrova avvolta da un lutto profondo. Ha un viso bellissimo e due occhi di un colore indefinibile, espressivi e trafelati, ma il resto del suo corpo è incompiuto, stilizzato, perennemente nascosto da un lungo mantello. Quello che vediamo, il mondo onirico che le si para davanti, ma anche la sua stessa forma surreale, non è altro che la rappresentazione della sua vita, ridotta in brandelli da un dolore apparentemente insopportabile. Non ha più voce, da un giorno all'altro è svanita, ed ora Gris è soltanto un fantasma fatto di gesti e occhi sgranati, eppure non è immobile: inizia un lungo viaggio di accettazione psicologica, di elaborazione della perdita, ma forse non è neanche tutto qui, dal momento che i confini del sogno sono sfocati e instabili.

    L'intera avventura, che dovrebbe durare circa quindici ore, è totalmente costruita su un piano metaforico fatto di simbologie velate e geometrie che si intersecano in paesaggi meravigliosi. Il motore di tutto è il dramma personale, le premesse sono cupe, eppure la cosa più bella di Gris è proprio la leggerezza che attraversa ogni singolo fotogramma, e così niente appare realmente minaccioso, persino le prove da superare, persino gli avversari o i boss. Pensate che non c'è un solo dialogo in tutto il gioco e, mentre gli scenari scorrono via come fogli sotto le gambe della protagonista, sembra non esserci alcun tipo di pressione verso il giocatore: anche la morte non esiste, ma del resto che senso avrebbe? L'atmosfera è unica, e per certi versi ricorda la solennità di Monument Valley, con giusto un pizzico dell'amarezza tipica dei Supergiant Games.

    Nella mezz'ora a nostra disposizione abbiamo affrontato sessioni platform, puzzle solving (sempre molto soft) e perfino un boss. Il gameplay si evolve lentamente, c'è un crescendo, scandito anche dalla presenza di meccaniche e abilità particolari. Ad un certo punto, per esempio, Gris ottiene il potere di sfruttare le correnti d'aria per compiere lunghi salti verticali concatenabili, oppure quello di mutare in una specie di cubo di pietra inamovibile. Un'abilità utilissima, sia per distruggere gli oggetti che ostruiscono le correnti d'aria, sia per resistere agli "spifferi" inaspettati che vorrebbero vederci a terra.

    Poi, tutto d'un tratto arriva il primo boss: un'entità simile ad una rondine gigantesca, che continua a perseguitarci soffiandoci addosso, cercando costantemente di farci volare via. Per sfuggire al pericolo precipitiamo in una grotta sommersa, apparentemente senza via di fuga. Qualche istante a fissare il soffitto finché, quasi per istinto, apprendiamo l'arte del guizzare con forza fuori dall'acqua, dosando l'inerzia e calcolando la traiettoria come un dardo scoccato. Con questa spinta risaliamo verso l'alto, facendo la spola fra piattaforme d'acqua sospesa, fin quando riusciamo ad uscire rotolando giù per un pendio, e dopo una lunga caduta ci ritroviamo nella foresta all'inizio del gioco. Adesso però sappiamo dove andare: qualcosa ci chiama verso ovest, e con un doppio salto sorpassiamo la rupe che fino a poco prima ci aveva sbarrato la strada. Un attimo più tardi la demo si chiude, sulle note malinconiche di un violino lontano.

    Acquerelli ed archi

    Non c'è bisogno di girarci attorno: gran parte della bellezza di Gris è senz'altro dovuta alla sua componente tecnica, al punto che potreste volerlo giocare anche solo per quello, per lasciarvi riempire le retine e i timpani da una delle esperienze indie più promettenti di sempre. L'intero gioco è letteralmente dipinto a mano con l'acquerello, con un stile che va dal dal fumetto europeo allo sketch minimale, passando per le geometrie precise del disegno tecnico e i tratti ricercati del manga d'autore. Si avanza attraversando una tavola da disegno dopo l'altra, assistendo ad una serie di animazioni incredibilmente complesse e suggestive, ed è così che scivoliamo dolcemente da un palazzo mediorientale ad una foresta di betulle blu, come fosse un flusso continuo, senza avvertire stacchi.

    Se tutto ciò funziona, però, è anche merito di una colonna sonora davvero azzeccata. Tappeti di synth sporchi e qualche nota di pianoforte, entrambi accompagnati da una piccola sezione d'archi, capace di esplodere velocemente in un coro potente ed evocativo. La piccola suite presente nella demo, che in alcuni momenti ricordava le sonorità di Transistor, è opera di un trio di Barcellona che si fa chiamare Berliner; si autodefiniscono una specie di "orchestra pop da camera", e probabilmente è una definizione più che appropriata. Dinamiche veloci e melodie toccanti, tramutate in un'aria che sembra sempre in movimento, al punto che dinnanzi ai rari silenzi si resta inevitabilmente di stucco. In Gris audio e video sembrano una cosa sola, e il risultato della loro fusione è qualcosa di magico, di fronte al quale vi sfidiamo a restare impassibili.

    GRIS Gris è esattamente quello che abbiamo potuto ammirare nel suo incantevole trailer, e anche molto di più. Un'avventura leggera, dalle atmosfere sognanti, che però nasconde sotto la sua superficie una magnifica enciclopedia di simbologie e metafore potentissime e mai banali. La veste grafica, del resto, così come la sua magnifica colonna sonora, raggiungono livelli altissimi e potrebbero da sole valere il prezzo del biglietto. Si tratta indubbiamente di uno degli indie più promettenti di questa stagione videoludica, un titolo che senz'altro merita tutta la nostra attenzione. Al momento non c'è una data precisa, ma gli sviluppatori ci hanno assicurato che non si andrà oltre il prossimo dicembre. Gris è per il momento atteso su Nintendo Switch e su PC, e noi non vediamo l'ora di scoprire la sua storia.

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