Hey! Pikmin Provato

Abbiamo provato in anteprima il primo Pikmin portatile, un platform 2D basato sull'unione di controlli fisici e comandi touch.

provato Hey! Pikmin
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  • 3DS
  • Dopo gli elogi ricevuti per il meraviglioso Pikmin 3 per Nintendo Wii U, il ritorno delle creaturine nate dalla fervida immaginazione di Shigeru Miyamoto era non solamente auspicabile, ma anche pressoché certo. Non era altrettanto prevedibile, invece, il formato che, il prossimo 28 luglio, condurrà nuovamente Olimar e il suo esercito dritti dritti fino alle case dei molti fan della grande N. Hey! Pikmin, annunciato nel corso dell'ultimo Direct, è difatti il primo episodio portatile della coloratissima serie nata su GameCube. E non è questo il suo unico primato, tra l'altro. Il titolo sarà infatti un platform a scorrimento orizzontale, scelta per niente scontata per un franchise che, fin dai primordi, ha vissuto di un'anima strategica in tempo reale apparentemente inamovibile. Accolti da Nintendo Italia per giocare i primi minuti di questa nuova avventura su New Nintendo 2DS XL, non ci siamo ovviamente tirati indietro. Malgrado il tempo a nostra disposizione non ci abbia consentito di superare più di una manciata di stage, siamo comunque riusciti ad apprezzare un gameplay che, nonostante un classicismo palese, pare avere in serbo ben più di una sorpresa grazie a un control system che non esiteremmo a definire per lo meno singolare.

    Un nuovo inizio

    Prima di tutto, però, partiamo da una piccola confessione. Ammettiamo di esserci avvicinati a Hey! Pikmin con un po' di preoccupazione, dato che l'opera è stata posta sotto l'egida di Arzest, team second party che nel 2014 ha messo il timbro su Yoshi's New Island, senza dubbio il peggior episodio della serie di riferimento. Siamo invece felici di scrivere che qualcosa di buono, stavolta, sembra sia in effetti stato fatto, pur con tutte le riserve di una prova molto condensata. Piccole variazioni a parte, la premessa è quella tipica del Pikmin del 2001, tanto da far pensare di trovarsi quasi di fronte a un reboot del filone regolare. Capitan Olimar perde dunque il controllo della propria astronave e precipita sulla superficie di un pianeta extraterrestre, per cui subito parte alla ricerca di ben trentamila Luminum, le unità carburante necessarie al decollo. Sulla strada incontrerà i Pikmin, esserini sgargianti con una foglia sul capo che, quando attratti, si metteranno immediatamente a disposizione del protagonista, il quale potrà utilizzarli per superare le svariate avversità naturali che incontrerà lungo il cammino. Hey! Pikmin, scrivevamo, cambia completamente prospettiva rispetto al passato: la camera virtuale si sposta a inquadrare il setting lateralmente affinché Olimar possa procedere in libertà a destra o a sinistra del livello, come nel più tradizionale dei giochi di piattaforme. Lo scenario, tra parentesi, interessa entrambi gli schermi della portatile, con tutte le conseguenze che a breve descriveremo. Per muovere il comandante, il giocatore ha fondamentalmente a disposizione solo la croce direzionale della console, che dovrà combinare con le funzionalità touch del display inferiore. Nella fattispecie, i Pikmin "arruolati" possono essere scaraventati in giro per l'ambientazione con un semplice tap del pennino nel punto esatto in cui si desidera farli atterrare. Si tratta di un'operazione necessaria da diversi punti di vista. Anzitutto perché i Luminum, rappresentati in forma di chicchi dorati oppure celati all'interno di altri oggetti di uso comune, sono spesso collocati in zone completamente al di fuori della portata del povero Olimar, per altro impossibilitato a schiodarsi dal terreno se non tramite jetpack, e solo per coprire altezze molto esigue. In queste condizioni è quindi necessario delegare l'attività di raccolta ai nostri piccoli amici, che all'occorrenza dispongono anche della facoltà di sollevare cocci e altro ciarpame per ricostruire strutture e ponti distrutti, così da permettere al protagonista di avanzare oltre i precipizi. I Pikmin possono inoltre essere fiondati a raffica contro muri incrinati o addosso alle enormi bestie ostili che popolano il mondo di gioco, in una meccanica "à la shooter game" dove ciascun mostriciattolo funge da singolo proiettile - ovviamente "riciclabile".

    È chiaro insomma che in Hey! Pikmin, così come in tutti i capitoli del franchise, poter contare su uno stuolo di mini-adepti quanto più possibile nutrito rappresenti una bella garanzia per non rimanere sguarniti nelle situazioni più a rischio. Per attirarne di nuovi, allorché troppo distanti, il personaggio può ovviamente adoperare anche il fido fischietto d'ordinanza. Il suono del fischio copre infatti un raggio d'azione piuttosto ampio, ed è molto utile a convocare quei Pikmin intenti a gironzolare nello schermo superiore non interattivo, altrimenti irraggiungibile a piedi. Al di là del raggranellare Luminum, comunque, l'obiettivo è quello classico di ogni platform bidimensionale che si rispetti, vale a dire conquistare la fine dello stage che porterà a varcare l'ambiente successivo. All'inizio di un nuovo livello, comunque, non avremo più Pikmin al nostro seguito, benché salvarne in quantità negli scenari antecedenti non sembri essere un'operazione priva di utilità. I superstiti verranno infatti preservati nel cosiddetto Parco Pikmin, luogo che i piccolini possono setacciare autonomamente in cerca di altri Luminum. Non abbiamo avuto modo di vedere in azione ulteriori meccaniche, e chissà in quest'occasione come verranno declinate, ad esempio, le particolarità elementali dei singoli Pikmin colorati.

    Già da questi primi istanti di test, comunque, ci viene facile esprimere qualche considerazione soprattutto in merito al particolare sistema di controllo "ibrido" che contraddistinguerà l'intera esperienza. Molto reattivo e puntuale in tutte le sue dinamiche su touchscreen, il control scheme coniuga l'uso dello stilo con quello del d-pad con una certa competenza, col risultato che l'abbinata, dal rischio di essere poco confortevole, risulta invece peculiare e piuttosto indovinata. Rimarrà da stabilire se la necessità di sostenere la console con una mano sola non risulti molesta anche in sessioni di gioco prolungate, soprattutto avendo a disposizione un New 3DS, dal peso leggermente superiore al nostro New 2DS di prova. Richiede invece un ulteriore approfondimento il livello di sfida che accompagnerà Hey! Pikmin nel suo - speriamo lungo - svolgersi. Gli stage su cui ci siamo cimentati erano naturalmente molto semplici poiché fungevano da tutorial, sebbene l'impressione, in effetti, sia che il passaggio da un piglio strategico a una vena più propriamente platform potrebbe aver ridotto la difficoltà generale in maniera sensibile. Torneremo sull'argomento quest'estate; la curiosità però è tanta, e chissà se anche quest'avventura, seppur più piccina del consueto, riuscirà a dimostrarsi all'altezza del nome che porta.

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