Hitman 2: da Miami alla Colombia, un nuovo incontro con l'Agente 47

Abbiamo preso un aereo per volare in Danimarca con l'obiettivo di incontrare l'Agente 47, protagonista di Hitman 2, in arrivo a novembre.

Hitman 2
Anteprima: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sin dal nostro primo incontro, e questo significa ben diciassette anni orsono, ho sempre subito il fascino oscuro e misterioso dell'agente 47. Non è come con gli altri protagonisti videoludici della mia infanzia: è qualcosa di diverso, più primordiale, simile al rispetto/timore che si prova davanti ad una figura paterna e inamovibile. Dietro il cranio sfacciatamente lucente, striato da quell'iconico codice a barre, ci ho sempre visto un indecifrabile carisma: era freddo come un marciapiede d'inverno, parlava poco, e quando lo faceva aveva un tono cinico, vagamente contaminato da quell'adorabile nota di disgusto. Per il resto, era dannatamente imperscrutabile. Però aveva un'anima, la sentivi bussare dietro il muro altissimo della sua infausta professione. Nonostante fosse scaraventato da una location all'altra in giro per il mondo, gettato in mezzo alle situazioni più assurde, lui non batteva ciglio, marciava come un bulldozer da un contratto all'altro. Mentre continuavo ad ammassare pile di cadaveri nei ripostigli le cose cominciavano a cambiare, non sempre in meglio, e per un po' di tempo ci siamo anche allontanati (era l'epoca di Absolution). Ma sta di fatto che, assieme all'algido assassino in nero, ne ho passate tante di avventure, e insomma, sapete come si dice in questi casi: "complici una volta, complici per sempre".

    Ora capite bene che, quando la settimana scorsa sono volato a Copenhagen con lo scopo di incontrare i ragazzi di IO interactive (compreso David Bateson in persona, la sola e unica voce dell'agente 47!) ero piuttosto felice, per non dire scalpitante. Metteteci anche che in Danimarca non c'ero mai stato, non come si deve almeno, perciò si prospettava un press tour di quelli interessanti. Dopo aver esplorato il porto di notte, e sperimentato l'arte della Hygge Danese in prima persona, mi sono ritrovato in Gammel Mønt, in pieno centro, davanti agli studios che hanno dato vita all'assassino stealth per eccellenza. Segue un breve tour insieme ai colleghi della stampa internazionale, quanto basta per capire l'imponenza dei locali, simili ad un labirinto su tre piani arredato in puro stile scandinavo (c'è anche un cinema e una sala privata per il motion capture!), e infine arriva il momento dell'hands on: tre ore in compagnia dell'agente 47, passando dai boulevard di Miami alla giungla Colombiana, senza limiti, in totale libertà. Ovviamente non possiamo raccontarvi tutto subito, e dobbiamo necessariamente omettere qualcosa per evitarvi spoiler, ma intanto possiamo scoprire qualche carta, per darvi un'idea più dettagliata di cosa sarà il prossimo Hitman 2...

    Alle Corse

    A giugno ci siamo destreggiati con Sniper Assassin, in Florida c'eravamo già stati durante la Gamescom, perciò la grande novità di questo hands on era la trasferta Colombiana, un apprezzatissimo ritorno dell'epoca d'oro del primo Hitman: pagato per uccidere. Gli estimatori di lunga data staranno già pensando a Pablo Ochoa, e il paragone a dirla tutta calza piuttosto bene, ma andiamo per ordine, perché c'è ancora qualcosa da svelare sull'assolata Miami. Durante la nostra ultima prova, infatti, avevamo accompagnato 47 in un lungo (e sanguinoso) giro turistico per i paddock affollati di una corsa automobilistica, alla ricerca della bella Sierra Knox. Questa volta abbiamo deciso di completare l'opera, cambiando strada e puntando direttamente sul padre, ovvero Robert Knox, un magnate dell'industria hi-tech che sembra avere le mani in pasta in qualche losco traffico.

    Finito il briefing e approntato il loadout, ci ritroviamo allo stesso punto di partenza della volta scorsa: in una location decisamente più grande rispetto agli standard precedenti, stavolta liberamente esplorabile. Davanti a noi si aprono due strade chiaramente definite, una ci porta verso la pista, gli spalti il backstage e l'altra verso il centro di ricerca della multinazionale di Knox. Scegliamo ovviamente la seconda, ma non prima di aver fatto un giro: la mappa non è solo più grande, ma anche più complessa e stratificata. Ci sono molteplici aree, tutte diverse, ed anche un sacco di vicoli ciechi, che prontamente analizziamo e scartiamo dal nostro eventuale piano di fuga. L'aria che si respira è piacevole, e ricorda un po' la spensieratezza naïve dei vecchi film di 007, con il medesimo sfarzo da località marittima che piaceva tanto a Connery. Peccato non sia tempo per il Martini adesso, perciò superiamo il sottopassaggio e finiamo nella piazza di fronte al Kronstadt building. Non c'è modo di entrare dalla porta principale: guardie armate, almeno quattro, più corredo di telecamere CCTV che neanche alla prima del Grande Fratello. Per sbaglio ci facciamo riprendere da una di queste, il che automaticamente invalida il nostro costume base, come ci mostra subito la nuova interfaccia PiP. Girovaghiamo un po' per il parcheggio, depennando le opzioni meno fattibili. Potremmo vestirci da giardiniere, entrare nel garage, oppure da guardia giurata, ma anche in quel caso non avremmo accesso ai piani alti della struttura, e uccidere il bersaglio con armi da fuoco a lunga distanza sarebbe impossibile dal momento che si tratta di una specie di bunker.

    Per fortuna, udiamo una conversazione telefonica molto interessante; un colonnello in alta uniforme sta parlando al cellulare, e ovviamente si lascia sfuggire un paio di informazioni vitali per la nostra operazione. Ecco, fermiamoci un attimo a riflettere: Hitman 2, come i suoi precedenti, prosegue sulla classica linea del sandbox, che ci lascia liberi di scegliere il metodo d'approccio che preferiamo, però c'è sempre una traccia principale, che ci trascina in una serie di eventi più spettacolari di altri. Per intenderci, possiamo anche imbracciare un calibro .12 e sforacchiare tutti (a patto di uscirne vivi), ma il gioco vi suggerisce sempre "la via dell'assassinio perfetto", quella con meno perdite innocenti, che a difficoltà media (professional) non è neanche troppo complessa da intuire.

    Basta perdere un po' di tempo in giro, ascoltare le conversazioni qua e là, leggere i documenti sparsi per il livello, e con un pizzico di immaginazione avrete la strada spianata davanti. Non stiamo dicendo che l'avanzamento sia divenuto più lineare, anche perché accanto alla via principale come minimo ce ne sono altre due molto interessanti, e altrettanto adrenaliniche, ma in alcuni momenti sembra di dover risolvere una serie di indovinelli a incastro, stile avventura grafica. Magari a difficoltà elevata le cose cambieranno, anzi, siamo certi che sarà così, e ad essere onesti ancora abbiamo visto troppo poco per esprimere un giudizio, visto che le missioni/location saranno in tutto sei al day one. Tuttavia, in alcuni frangenti avremmo preferito vedere più hardcore-stealth e meno puzzle-solving.

    Ma torniamo a noi: dobbiamo entrare in contatto con la vittima, e guarda caso il colonnello di cui vi accennavamo poco fa ha un appuntamento proprio con Knox in persona. Un colpo fra capo e collo, un cambio di vestiti e il gioco è fatto. In meno di cinque minuti ci ritroviamo a passeggiare per i corridoi della Kronstadt, scortati dalle bodyguard in giacca e cravatta. Mentre camminiamo raccogliamo quanti più documenti possibili, senza dare nell'occhio, finché non arriviamo all'interno di un laboratorio dove ci attende il bersaglio. Siamo parte di una specie di dimostrazione militare, siamo gli ospiti: guardandoci bene intorno scorgiamo subito due possibili vie d'approccio, e facciamo in tempo ad analizzare con calma tutte le ipotesi, dal momento che non c'era un tempo limite (forse lo avremmo preferito).

    Non entreremo nel merito della soluzione per evitare spoiler, ma sappiate che l'enigma era abbastanza facile, e in pochi istanti concludiamo il lavoro, senza neanche sporcarci le mani e con il travestimento ancora "intatto". Facciamo comunque in tempo a far saltare la copertura, da bravi agenti doppiozero, ma oramai siamo in strada, in mezzo alla folla, ed è praticamente impossibile trovarci per i nostri inseguitori. A proposito, quest'ultima meccanica non potrà essere utilizzata a iosa, anche perché i modelli (che sono comunque tantissimi) non sono disposti in modo omogeneo: lasciarsi inghiottire dal pubblico guardando in camera con lo sguardo vitreo dell'Hitman ha comunque il suo bel fascino...

    Biemvenido a Colombia

    Spostiamoci in sud America per la missione "three-headed snake", nel profondo della giungla colombiana, famosa per la sua flora rigogliosa, la fauna esotica e anche per le sue piantagioni di coca. Qui il gioco si fa più duro, ed è proprio la location che cambia le carte in tavola. Le foreste, le grotte e la boscaglia sono solo una piccola parte della area, che sembra ancora più grande di quella vista in precedenza. C'è infatti un centro abitato stile favela, una villa alla Pablo Escobar, ed anche un'altra zona top secret che al momento non possiamo rivelarvi. Il nostro compito questa volta è triplice: bisogna uccidere i tre capi di un cartello della droga molto in voga da quelle parti, ovvero Mr. Delgado, La signorina Martínez e anche il chimico Jorge Franco (da noi amabilmente soprannominato Heisenberg). Sono localizzati in posizioni differenti della mappa, non troppo lontani fra di loro, ma raggiungerli non è facile: il primo vive in una roccaforte, la seconda è scortata da una processione di guardie armate e il terzo è situato all'interno di una piantagione (e vi lasciamo immaginare il grado di sorveglianza).

    Morale della favola bisogna esplorare, e anche parecchio, perché fidatevi, la forza bruta è fuori discussione. E qui vogliamo consegnarvi a mani giunte una buona notizia, ovvero il gradito ritorno della briefcase dell'hitman. Gli sviluppatori ci hanno assicurato che nella build definitiva potremo personalizzare la valigetta, aggiungendo un fucile da cecchino, le inedite granate flash ed anche una lunga lista di giocattoli mortali, ma sempre con moderazione e strategia, perché si sa: lo spazio è poco. Al momento dell'hands on, comunque, eravamo armati soltanto di un'ICA 19, e capirete che con quella si fa ben poco. Perciò cominciamo a curiosare in giro, lasciando volutamente da parte l'obiettivo più facile. Scegliamo infine di intrufolarci nella gigantesca villa di Delgado; ci facciamo ammazzare un paio di volte per capire com'è la sorveglianza (è la prassi), e capiamo subito che serve un travestimento di quelli seri.
    Torniamo in città, con tutta l'intenzione di cercare l'indizio decisivo, ma questa volta si rivela più duro del previsto. Le tre storie si intrecciano, e non è facile imboccare la via giusta. Inevitabilmente ci perdiamo in un paio di piste false, poi, prima di demordere, troviamo una locandina sul muro che ci sconfinfera particolarmente, sentiamo che c'è qualcosa sotto, e infatti è così. Pare che il nostro obiettivo sia appassionato di tatuaggi, ma essendo un drug lord di alto bordo, non si accontenta di un tatuatore qualsiasi: vuole farsi inchiostrare dalla celebrità del momento, e così ha fatto venire dall'estero un certo "P-Power". La situazione fa al caso nostro, un paio di dialoghi ben assestati e troviamo il nostro uomo in una tavernetta giù alla città bassa.

    Non possiamo semplicemente "prelevarlo", sarebbe scortese, soprattutto davanti agli altri clienti. Abbiamo bisogno del caos. Dunque, grazie anche all'esperienza accumulata in passato, mettiamo su un bel numero fatto di cessi allagati e jukebox-a-palla, lui esce per fare una telefonata, e noi lo lasciamo in mutande in mezzo al cespuglio. Adesso siamo VIP, e siamo attesi nientemeno che da Mr. Delgado in persona, che addirittura non vede l'ora di farsi mettere "le mani al collo" da noi. C'è dell'ironia in tutto questo, come sempre, e ovviamente non sarà per niente facile come sembra; innanzitutto ci tocca separarci dalla nostra fedele pistola silenziata, altrimenti ci scoprirebbero alle perquisizioni, poi dobbiamo trovare il modo di compiere l'assassinio senza dare l'allarme, e infine occorre trovare una via di fuga, che in genere rappresenta il 50% della missione. Purtroppo il tempo è tiranno, ci piacerebbe avvelenare l'inchiostro, ma non c'è modo di trovare la sostanza adatta.

    Infine siamo lì, davanti a lui, e decidiamo di giocarcela a parole: con qualche scusa intelligente (recuperata poco prima grazie a dei dialoghi puramente opzionali) facciamo allontanare più gente possibile, compresa la "simpaticissima" moglie del capo, e una volta soli lo pugnaliamo con un paio di forbici trovate sul posto. Troviamo il tempo per rubare qualche informazione dai cassetti, ma non possiamo proprio dedicarci alla cassaforte. Un gran peccato. L'utilissima interfaccia PiP, questa volta, ci avverte che nel frattempo è stato trovato un cadavere e tutti sono in stato di allarme; stanno per scoprirci, perciò in maniera decisamente poco elegante ci lanciamo dalla finestra. Adesso siamo nel mezzo del giardino, e qui -per fortuna- ancora non si è sparsa la voce. Una corsa fra le siepi, un paio di giardinieri finiscono a terra e tutti sono felici e contenti. Ci abbiamo messo circa un'oretta per organizzare e completare un singolo obiettivo, ma ci rendiamo conto di esserci persi gran parte del divertimento, per non parlare del punteggio, che immaginiamo sarà stato piuttosto basso.

    L'hands on sta per finire e ci restano soltanto pochi minuti, perciò decidiamo di tentare la sorte con Heisenberg, che sembra ubicato da qualche parte nella giungla. O la va o la spacca. Ci addentriamo dunque nel profondo della selva, e questa volta abbiamo un ak-47 con noi, ma preferiamo giocarcela un po' stealth, anche perché andare "full action", con i comandi non proprio leggerissimi di Hitman non è mai una grande idea. Troviamo il costume adatto, un bel poncho blu da narcoguardia, e così cominciamo a farci strada nella boscaglia, senza ovviamente rinunciare al piacere di gettare qualche nemico in pasto ai piranha.

    Come per la folla vista a Miami, la vegetazione Colombiana permette di nascondersi facilmente, forse anche più, ma bisogna stare attenti al rumore, e a non passare troppo vicino ai nemici: non avranno un'IA in stile Skynet, eppure ci vedono benissimo. Naturalmente la fretta è sempre la più grande nemica dell'Agente 47, e infatti finisce malissimo. Dopo poco veniamo scoperti, e comincia una fuga maldestra per i campi che ci vede capitolare miseramente, non prima, però, di aver freddato l'obiettivo. Una magra consolazione, direte voi, ma ci ha comunque strappato un sorriso di quelli sinceri, seguito da una punch line tipo: "ci vediamo al day one, amigo".

    Hitman 2 Hitman 2 scopre piano le sue carte, e sebbene manchino ancora molte informazioni, dopo l’hands on di Copehagen abbiamo un’idea più chiara del prodotto targato IO interactive. Sappiamo ad esempio che le mappe saranno più grandi e articolate, sappiamo che tornerà l’attesissima briefcase per i loadout, e sappiamo anche che tutte le nuove modifiche aggiunte (come il PiP in tempo reale e i nuovi sistemi di copertura) riescono ad arricchire positivamente l’esperienza di gioco. La formula è la stessa del vecchio Hitman, insomma, e non sembrano esserci rivoluzioni all’orizzonte, se non qualche piccolo ma interessante miglioramento. Abbiamo ancora qualche dubbio da fugare, come ad esempio la reale validità di alcuni approcci all’assassinio e in generale l’efficienza delle meccaniche sandbox, ma in ogni caso, da grandi estimatori del brand danese, per ora ci riteniamo soddisfatti. In più, metteteci anche che il nuovo modello di distribuzione lo preferiamo di netto a quello vecchio, e che l’idea di poter rigiocare ai vecchi episodi del 2016, rimasterizzati con le nuove meccaniche, ci sembra ancora più allettante. Ovviamente, le novità sull’agente 47 non finiscono qui, perciò vi consigliamo di restare a curiosare in giro su Everyeye.it, potrebbe arrivare altro materiale dall’intelligence in tempi molto brevi....

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