Impact Winter: Provato il nuovo survival di Bandai Namco

Un survival ambientato su un pianeta terra ghiacciato a causa di un meteorite ci spinge a resistere per 30 giorni in attesa dei soccorsi.

provato Impact Winter: Provato il nuovo survival di Bandai Namco
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Il filone dei survival game con influenze roguelike continua ad arricchirsi costantemente con nuovi titoli che vengono annunciati ormai a cadenza quasi regolare. Impact Winter ha però le carte in regola per distinguersi dalla massa di congeneri, grazie soprattutto ad un'ambientazione inusuale, dominata da un inverno improvviso ed imperituro, provocato dall'impatto di un asteroide con il nostro pianeta: pochi sono i sopravvissuti a questa nuova glaciazione, se si esclude il piccolo gruppo di persone che avremo l'onere di far resistere per trenta lunghi giorni, in attesa dell'arrivo dei soccorsi. C'è inoltre un dettaglio che dovrebbe garantire a Impact Winter una visibilità maggiore rispetto alle tante produzioni indipendenti in uscita su Steam: il gioco verrà pubblicato da Bandai Namco e, insieme a Little Nightmares e Get Even, rappresenta uno dei prodotti di spicco della line-up di titoli indie che il publisher franco-nipponico lancerà durante il 2017.

    Neve perenne

    Impact Winter si apre all'interno di una chiesa, un luogo che, a livello iconografico, è da sempre simbolo di accoglienza e generosità, nel quale si sono rifugiati i cinque sopravvissuti alla catastrofe. Quando la storia prende il via, il cataclisma è già avvenuto ed il gelo ha preso possesso della terra: in questo scenario glaciale e senza speranza, ci troviamo a vestire panni di Jacob, un uomo che ha perso tutto, ma che non vuole abbandonarsi alla disperazione.Oltre a lui, le antiche mura della cappella ospitano Christophe, l'esuberante informatico del gruppo, Maggie, tuttofare in grado di inventare oggetti con pezzi di fortuna, Blane, esperto di sopravvivenza in situazioni estreme, e infine Wendy, anziana signora ancora piena di energie e piuttosto abile in cucina.

    Rispetto alla quasi totalità degli edifici, collassati sotto il vento e la costante bufera di ghiaccio, le pareti della chiesa hanno miracolosamente retto alle intemperie, anche se la struttura è sprofondata nella neve e l'unico modo per uscire è arrampicarsi fino al campanile con l'aiuto di una fune, sbucando quindi da uno dei lucernari che ormai si trovano al livello del suolo. La sezione iniziale di Impact Winter ci vede impegnati all'interno della chiesa nella quale, oltre a prendere confidenza con l'interfaccia di gioco, avremo modo di scoprire che, a dispetto di ogni pronostico, qualcuno all'esterno è ancora vivo e sta inviando un messaggio di SOS via radio. La trasmissione è disturbata ma sembra promettere l'arrivo dei soccorsi entro trenta giorni, con il conto alla rovescia che risulterà sempre ben consultabile, a caratteri cubitali, nel menù di pausa.

    L'obiettivo principale consiste dunque nel provare ad organizzarsi al meglio per sopravvivere, avventurandosi all'esterno del rifugio al fine di rinvenire beni di prima necessità che possano migliorare le condizioni del gruppo, tentando anche, al contempo, di diminuire il numero di giorni durante i quali resistere, grazie all'utilizzo di un classico sistema di esperienza e livelli di progressione. Quest'ultimo aspetto è fondamentale: attendere i soccorsi nella chiesa equivale a morte certa, ed è pertanto necessario impegnarsi a fondo partendo in avanscoperta, e l'intraprendenza è premiata proprio velocizzando il contatore dei giorni, grazie a missioni il cui rischio potenziale è direttamente proporzionale ad un più rapido arrivo dei soccorsi. Il gameplay si struttura così in due parti: una gestionale e l'altra molto più esplorativa. All'interno della chiesta è possibile muoversi attraverso varie stanze, in modo da gestire le scorte, dare ordini ai propri compagni, organizzare una spedizione e tenere sotto stretta osservazione lo stato del proprio campo base.
    Non si tratta comunque di un "freddo" insieme di menù da sfogliare, ed anzi il rapporto umano risulta molto importante nell'economia di gioco, in quanto i compiti che affideremo agli altri personaggi potranno andare a buon fine solo se le loro condizioni di salute, e specialmente il loro morale, rimarranno alte.
    Dovremo quindi capire qual è l'atmosfera generale del gruppo, tenendo sempre d'occhio le scorte, razionando il cibo quando necessario e decidendo che compito assegnare ad ognuno, poiché i ruoli dei singoli superstiti posseggono sempre degli aspetti positivi e negativi da tenere in debita considerazione, legati a doppio filo a necessità fisiche dipese dal freddo, dalla fame e dalla sete. Sarà necessario poi riuscire a tenere sempre acceso il fuoco nella sezione centrale della chiesa, in modo da mantenere l'ambiente caldo il più a lungo possibile, evitando ogni tipo di assideramento. Diviene così obbligatorio pianificare le spedizioni all'esterno, sia per indagare sulla misteriosa trasmissione radio, sia per trovare oggetti da poter utilizzare per gli scopi più disparati, migliorando in tal modo le possibilità di sopravvivenza.
    Nella regione innevata, ormai chiamata Void, saremo sempre e comunque da soli, accompagnati unicamente da Ako-Light, una sorta di drone volante che è stato riprogrammato da Christophe per trasformarsi nel nostro assistente personale. Il Void è formato da una mappa discretamente ampia, che potremo esplorare liberamente, prestando molta attenzione ai numerosi tipi di predatori, come i temibili lupi che si muovono in branchi.

    Ogni qual volta troveremo un luogo in cui avremo l'opportunità di introdurci, la visuale si avvicinerà maggiormente al protagonista, permettendoci di analizzare l'interno degli edifici con più attenzione: case abbandonate, supermercati, posteggi e altri ambienti sono sì perfetti per recuperare generi di prima necessità, ma possono anche nascondere numerose insidie. Ciò implica l'obbligo di gestire le missioni con una buona dose di strategia, valutando attentamente il tasso di rischio in rapporto alle probabilità effettive di riuscita.
    Le fasi esplorative, infine, mettono in luce sia un aspetto stilistico discretamente riuscito sia una resa visiva arricchita da tantissimi effetti atmosferici legati alla neve, come la frequente tormenta e i vari particellari generati dal vento e dalla rifrazione della luce sul ghiaccio.

    Impact Winter Un po’ This War of Mine, un po’ The Flame in the Flood, Impact Winter cerca di estrapolare gli aspetti migliori dei survival roguelike degli ultimi anni, amalgamandoli per creare una miscela nuova e accattivante. Sia a livello gestionale che esplorativo, le meccaniche di gioco risultano interessanti e ben studiate, calate poi in un’ambientazione affascinante, permeata da un alone di mistero post apocalittico che i fan dei primi due Fallout ricorderanno molto bene. Alla fine della prova rimangono però alcune incognite fondamentali: la durata, il fattore rigiocabilità e la varietà generale dell’esperienza, elementi che potrebbero decretare il successo di una produzione che appare ancora bisognosa di qualche rifinitura, soprattutto per quanto riguarda il bilanciamento e il livello di difficoltà.

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