Judge Eyes: provato il primo capitolo del nuovo gioco di Studio Yakuza

Sul PlayStation Store giapponese è ora disponibile la demo con il primo capitolo del nuovo action game di SEGA: lo abbiamo provato.

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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Per promuovere la prossima uscita prevista il 13 Dicembre 2018 (attualmente solo sul mercato giapponese), Sony e SEGA hanno dato ai possessori di un account sul PlayStation Store nipponico la possibilità di provare una demo speciale di Judge Eyes, il nuovo gioco sviluppato dal Ryu Ga Gotoku Team. Dopo aver raggiunto la notorietà in madrepatria e oltreoceano con la serie Yakuza ed aver concluso l'epopea di Kazuma Kiryu con The Song of Life, il team di sviluppo di Tokyo è pronto a lanciarsi in una nuova avventura che, come vedremo, recupera gran parte degli stilemi ludici a cui lo studio ci ha abituato in passato.
    La demo è davvero corposa: si tratta infatti del primo capitolo dell'opera, interamente giocabile, i cui progressi potranno essere in seguito trasportati nella versione finale. Se durante il Tokyo Games Show abbiamo potuto testare diverse modalità ed attività a disposizione all'interno di Judge Eyes, questa volta il team ha deciso di confezionare una build interamente dedicata al comparto narrativo. Nell'arco delle quattro ore di gioco a disposizione, infatti, ci è stata preclusa la possibilità di provare i tanti minigame mostrati sulla mappa, permettendoci però di concentrarci prevalentemente su quello che sembra essere il punto forte della produzione: la storia.

    Lascia stare, Yagami. È Kamurocho

    Sin dal primo contatto, il confronto con i titoli della serie Yakuza è inevitabile, e Judge Eyes non sembra neanche intenzionato a nascondere il legame con il passato ma, anzi, sceglie di esaltarlo. Judge Eyes è senza ombra di dubbio uno spin off della saga di Yakuza, senza distanziarsi di molto: l'ambientazione è la stessa, così come le interazioni con i personaggi, i luoghi, gli NPC e le situazioni. Il motore di gioco già rodato con le esperienze di Yakuza 6: The Song of Life e Yakuza Kiwami 2, il Dragon Engine, sembra non aver fatto grandi passi in avanti rispetto ai due titoli precedenti e trasmette un'evidente sensazione di déjà-vu dinanzi alla visione delle solite strade, insegne e animazioni di combattimento, palesemente riciclate. In Judge Eyes ci aggireremo ancora una volta per le vie di Kamurocho, la versione fittizia di Kabukicho, una delle zone più malfamate della capitale giapponese e, tra le tante stradine che la compongono, potremo mangiare del ramen o giocare a freccette, bere in un Kyabakura con la compagnia di qualche giovane ragazza o passare del tempo con i cabinati nelle sale giochi a marchio SEGA. La hud del titolo, allo stesso modo, non ha subito grossi cambiamenti: proprio come in Yakuza useremo il nostro smartphone per interagire con le finestre del menù dal quale selezionare missioni primarie e secondarie, leggere i messaggi dei comprimari, salvare e cambiare vestiti.

    Gli scontri non fanno eccezione: oltre alle sfide che affronteremo durante il prosieguo della trama, proprio come nella saga di Yakuza, in Judge Eyes le scazzottate generate dagli incontri casuali con i membri della malavita locale saranno continue, a volte anche troppo invadenti, tanto da non permetterci di poter accedere ad alcuni luoghi se non dopo aver sconfitto i criminali che, per futili motivi, vogliono riempirci di botte. Il sistema di combattimento ricalca il modello già saggiato in passato: ci divertiremo a batterci con pugni, calci e prese o con l'aiuto di mazze da baseball e coni del traffico. Tornano anche le EX-action, azioni speciali altamente cinematografiche che consumeranno parte della barra EX, di cui sono composti i due stili di combattimento selezionabili ed intercambiabili durante gli scontri, da ricaricare con l'aiuto di qualche bevanda energetica comprata al mini-market più vicino. Insomma, l'ultima avventura di SEGA, nella forma, è un altro Yakuza. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: in quale aspetto Judge Eyes trova la sua identità? La risposta, come vi abbiamo già accennato, risiede nella sceneggiatura.

    Nulla dice sayonara come una pallottola

    Per scrivere una buona storia investigativa servono sostanzialmente due elementi imprescindibili: dei buoni personaggi in una pessima ambientazione. E questi due concetti sembrano essere i punti focali su cui si basa la nuova produzione del Ryu Ga Gotoku Team. Lasciandoci alle spalle le camicie hawaiiane ed i completi dal discutibile gusto di Kiryu, in Judge Eyes prenderemo le sembianze di Yagami Takayuki, detective privato con un passato che torna a minacciare la sua quotidianità. Yagami, orfano dalla tenera età di quindici anni, è diventato presto un avvocato difensore tra i più famosi di Tokyo, capace di vincere ogni causa, anche quella più complessa.

    Questo fino a quando un suo cliente, assolto dalla giuria dopo la strenua difesa di Yagami, non è stato colto sul fatto a bruciare vivi due amanti assieme alla loro abitazione. L'aver difeso un criminale pluriomicida ha gravato moltissimo sulla reputazione di Yagami, il quale, lasciato lo studio legale di cui era stato la punta di diamante fino a quel momento, diventa un detective privato al limite della legalità, finendo spesso per compiere qualche favore ai malviventi di Tokyo.

    Il personaggio, interpretato dal famosissimo idol nipponico Kimura Takuya, è molto diverso dal protagonista della saga Yakuza. Riflessivo, attento ai dettagli, per nulla rocambolesco, Yagami sembra davvero ben scritto e ancor meglio interpretato. Ad affiancarlo c'è un intero cast stellare proveniente direttamente dal cinema e dalla televisione del Sol Levante, con attori che hanno donato la propria voce ed il proprio aspetto ai tanti comprimari del gioco e che, grazie al Dragon Engine, sono stati digitalizzati a regola d'arte, incredibilmente espressivi e ben caratterizzati.

    Yagami, in quel di Kamurocho, sarà chiamato ad affrontare le solite guerre territoriali della mafia di Tokyo e crimini d'ogni risma. Ad aggiungersi a tutto questo, alcuni yakuza provenienti da Osaka sono stati uccisi a Tokyo ed i loro occhi asportati e mai più ritrovati. Proprio da questo caso ha inizio l'avventura di Yagami, ed il primo capitolo è incentrato interamente sulla ricerca di indizi riguardanti uno di questi assassinii macabri ed inspiegabili. L'anima investigativa di Judge Eyes trova poi una manifestazione all'interno del gameplay: in alcuni momenti, infatti, Yagami potrà osservare in prima persona la scena e focalizzarsi su determinati indizi da utilizzare nel corso degli interrogatori, oppure sfruttare un drone radiocomandato per ispezionare l'ambiente circostante prima di entrare in azione.

    Judgement Judge Eyes è senza ombra di dubbio un gioco che deve tutto alla serie Yakuza. Non si discosta mai dal sentiero tracciato dalla saga dei dragoni, né dal punto di vista ludico, né da quello tecnico. Ciò su cui punta Judge Eyes è sicuramente il comparto narrativo, con una storia in apparenza più matura rispetto alle vicende di Kiryu, supportata inoltre da personaggi interessanti e ben scritti. Ci aspettiamo, insomma, un titolo dalla forte componente noir, un hard-boiled videoludico caratterizzato dal gusto luminoso e kitsch della solita Kamurocho.

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