Judgment per PS4: pattugliamo le strade di Kamurocho prima della recensione

A pochi giorni dall'arrivo sugli scaffali abbiamo testato la versione completa della nuova opera dai creatori di Yakuza.

Judgement
Anteprima: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Kiryu Kazuma ha varcato per un'ultima volta la Porta Rossa di Kamurocho e ha lasciato le redini della serie nelle mani di Ichiban Kasuga. Per non costringere i giocatori ad attendere un passaggio del testimone che avrebbe richiesto anni, il Ryu Ga Gotoku Studio ha dato vita a Judgement, un action narrativo con elementi noir che ha in parte variato la ricetta ludica del filone principale. Siccome manca un paio di settimane al debutto europeo del gioco - che al momento batte la sola bandiera di PlayStation 4 - abbiamo effettuato un'ulteriore prova su strada prima della recensione, accompagnando l'investigatore Takayuki "Tak" Yagami per circa quattro ore. Tuffiamoci quindi nel primo capitolo dell'avventura e facciamo la conoscenza del giovane detective, che ha i numeri per essere un gran personaggio dell'universo di Yakuza.

    Una nuova storia di uomini

    Dietro un alone di leggerezza e "giocazzeggio" i titoli di Yakuza celano temi maturi e storie di uomini, una caratteristica che non sarebbe potuta mancare a Judgment. Sin dal filmato introduttivo - che ci mostra come la carriera di Yagami si sia spezzata assieme alla vita di una giovane innocente - abbiamo avuto la sensazione che le tribolazioni dell'ex avvocato sapranno intrigare e colpire duro, dimostrando una chiara appartenenza alla scuola di Toshihiro Nagoshi. Siccome stiamo pur sempre parlando di uno spin off, il prologo di Judgment ha il compito di presentare i protagonisti della storia, delineando non solo i loro trascorsi ma anche i rapporti che li legano. Per tale motivo l'incedere della narrazione non ha quasi mai spinto sull'acceleratore e si è preso i giusti tempi per mostrarci le indagini e gli sviluppi di un caso intricato, che potrebbe costituire il pilastro centrale della trama.

    Ciò detto, sebbene non sia partito in quarta come invece spesso accade negli episodi di Yakuza, il primo capitolo ha saputo coinvolgerci non poco nelle battute finali, concludendosi in un'affollata aula di tribunale. Senza entrare troppo nel dettaglio - cosa che invece faremo in sede di recensione - Judgment sembra prendere a piene mani dai canoni del noir e del poliziesco con tinte hard boiled ma, inutile dirlo, traspone il tutto in salsa Yakuza e non rifugge dai momenti spettacolari e sopra le righe. Takayuki Yagami - che speriamo possa rivelarsi all'altezza di Kiryu e Majima - è un uomo dilaniato dal senso di colpa e ha cambiato vita per tentare di sedarlo. Ebbene, il prologo è riuscito non solo a farci comprendere il suo stato d'animo ma anche a restituirci un'immagine abbastanza chiara del suo background.
    In aggiunta, pur essendo una figura sostanzialmente positiva, Yagami si muove su una linea grigia a metà tra il mondo criminale e le aule di tribunale: non nascondiamo che la cosa potrebbe rendere ancor più interessante la storia nel suo complesso, ponendoci dinanzi a situazioni scomode e imprevedibili. In definitiva, la riuscita di Judgment dipenderà non solo dalla bontà del racconto in sé ma anche dalla caratterizzazione dei personaggi e dello stesso protagonista. Da quel che abbiamo visto finora con Genda-san, Shintani e Hamura - i quali non sono che tre esempi di una lista di comprimari già importante - il Ryu Ga Gotoku Studio sembra aver fatto i compiti a casa ma questo potremo dirlo solo dopo aver ultimato le nostre indagini.

    Un detective a Kamurocho

    I titoli di Yakuza sono caratterizzati da un'offerta solida e intrigante, che assume i tratti di un gigantesco parco giochi al sapor di malavita giapponese. Per allontanare il fantasma della ripetizione e mettere in luce un'anima da poliziesco, Judgment ha adottato una serie di soluzioni ludiche alternative. A onor del vero, le più grandi preoccupazioni che nutriamo in merito all'avventura di Yagami riguardano proprio l'efficacia di quest'ultime, che tra l'altro vanno a inserirsi in un contesto fin troppo familiare.

    Difatti, sebbene la controparte virtuale di Kabukich? rappresenti l'ambientazione giusta per un'avventura di redenzione a tinte noir, è anche vero che ormai l'abbiamo esplorata in lungo e in largo. I negozi, le strutture, le strade, i bar e i ristoranti sono gli stessi di Yakuza 6 (tolti i menù e le schermate nuove di zecca), proprio come gran parte dei minigiochi: da Virtua Fighter 5 a Puyo Puyo, passando per il baseball, fino al mahjong, Judgment propone una serie di attività di contorno ben note. Detto questo, Yagami potrà svagarsi anche con dei nuovi mingame ma non abbiamo ancora potuto provarli.

    Dopo aver abbandonato la professione di avvocato, il nostro eroe ha abbracciato la vita del detective, trasferendosi in un piccolo ufficio nei pressi del Golden Triangle. Nonostante le modeste dimensioni, la sede delle "Investigazioni Yagami" offre tutto ciò che un detective potrebbe desiderare, giradischi incluso e dovrebbe poter essere arredata a piacimento.

    Per evitare di annegare in un mare di inutili scartoffie, Yagami utilizza lo smartphone per aggiornare i casi che sta seguendo, non mancando di memorizzare i travestimenti in suo possesso. A tal proposito, passiamo alle meccaniche di gameplay che caratterizzano la professione del buon Tak, facendo un paio di esempi utili. Completato il tutorial del combattimento nei primi minuti di gioco, ci siamo messi sulle tracce di un malato di slot machine, cercandolo tra la folla mediante un'apposita feature. Sebbene si sia rivelata piuttosto basilare - con un mirino al centro della visuale in prima persona per segnalare l'obiettivo - la "modalità indagine" potrebbe essere un elemento ricorrente in Judgment e speriamo venga sorretta da una buona varietà di situazioni.

    Una volta individuato il bersaglio l'abbiamo pedinato fino ai bassifondi del Champion District, nascondendoci - in stile Assassin's Creed - dietro a gruppi di persone o elementi dello scenario. Quando più tardi siamo usciti allo scoperto l'abbiamo rincorso per le strade del quartiere, destreggiandoci tra ostacoli e QTE: gli inseguimenti ci sono sembrati troppo simili a quelli di Yakuza e acuiscono la sensazione di già visto. Quando però ci siamo intrufolati in un covo di criminali abbiamo apprezzato le prime sostanziali differenze rispetto alla serie principale.

    Mentre Kiryu avrebbe semplicemente raso al suolo l'intero edificio per farsi largo fino al capitano di turno, Tak ha scelto di adottare un approccio più ragionato, pensando a un piano degno di questo nome. In primis, grazie al nostro drone abbiamo sbirciato da ogni finestra per confermare la presenza del bersaglio; a quel punto, dopo aver scassinato la porta sul retro tramite una meccanica semplice ma efficace, abbiamo manomesso l'impianto di riscaldamento per poi presentarci all'ingresso principale nei panni di un tecnico. Pur essendo guidata, questa prima fase della missione ci è piaciuta non poco e ha rappresentato una valida alternativa alle soluzioni del Dragone di Dojima.

    Ottenuto l'accesso alla sala di sorveglianza, le cose non sono purtroppo andate altrettanto bene. Tramite la già citata modalità indagine abbiamo cercato le chiavi per accedere al secondo piano. Dopo aver esplorato la stanza per circa quindici minuti senza poter aprire i cassetti o le ante degli armadietti, abbiamo esaminato un documento che conteneva un messaggio sull'ubicazione delle chiavi. Coi suoi iconici personaggi e le botte da orbi, Yakuza ha sempre fatto passare in secondo piano alcuni sistemi ludici poco rifiniti, che tra l'altro erano spesso legati alle attività secondarie. In questo caso stiamo parlando della progressione principale, quindi non avremmo potuto evitare di segnalare il nostro disappunto. Sperando di non dover più incappare in "cadute" di questo genere, ci siamo rimessi in marcia per arrivare fino al bersaglio ma la situazione è precipitata e ha imposto l'utilizzo delle maniere forti. Siccome non ci è stato possibile farlo in questo primo capitolo, non vediamo l'ora di imbatterci nei "casi secondari", che in pratica dovrebbero rappresentare la versione poliziesca delle famose substories.

    Tra rapporti sociali e botte da orbi

    Judgment ha abbandonato il sistema d'avanzamento di Yakuza Kiwami 2 ed è tornato a servirsi di un unico tipo di punti, spendibile però in tre categorie differenti. La prima è legata alla vitalità o alla velocità d'esecuzione delle combo, mentre la seconda e la terza riguardano l'apprendimento di mosse EX (le Heat Action di Judgment) e i talenti da investigatore. Per ottenere la preziosa esperienza non bisogna solo vincere gli scontri o progredire nella storia ma anche fare dei favori ai propri amici. Mangiare cibi diversi in un ristorante o in un fast food ci ha fatto guadagnare dei punti e talvolta ci ha dato la possibilità di conoscere il cassiere, col quale abbiamo stabilito un rapporto di amicizia. Alcuni dei nuovi conoscenti ci hanno donato dei preziosi vinili in edizione limitata e - stando a quanto promessoci dal gioco - ci permetteranno di eseguire delle speciali mosse EX contestuali, in grado di stendere gli avversari nei modi più strambi e disparati.

    Il sistema di dialogo e interrogatorio, strettamente connesso alla vita da detective, è un altro mezzo per fare esperienza. In soldoni, ponendo nel giusto ordine le domande chiave a un indiziato o a un beninformato otterremo dei punti bonus, così da poter acquistare in anticipo qualche abilità interessante. Stando a quel che abbiamo visto finora, anche in questo caso si sarebbe potuto fare qualcosa in più: che si formulino domande giuste o meno, Yagami riceverà sempre tutti i dettagli utili e arriverà alle medesime conclusioni, il che non è esattamente un punto a favore per il coinvolgimento.

    Giungiamo quindi a parlare del sistema di combattimento, che di certo costituisce uno dei cardini dell'offerta ludica. Sebbene poggi sulle basi degli ultimi Yakuza - quelli realizzati col Dragon Engine per capirci - il combat system di Judgment è caratterizzato da una presentazione scenica differente, allontanandosi dalla feroce precisione di Kiryu o dalle movenze caotiche del Cane Pazzo di Shimano. Maestro di due stili di lotta, Yagami appare ugualmente abile nell'utilizzo di calci e pugni ma, a seconda del numero degli avversari, può modificare la propria strategia offensiva.

    Lo stile della Tigre ad esempio è indicato negli scontri uno contro uno, perché infligge ingenti danni ma sacrifica la mobilità. L'arte della Gru si comporta in modo diametralmente opposto e permette di effettuare delle combinazioni tanto rapide quanto spettacolari, in grado di mettere in difficoltà un intero gruppo di nemici. Tra l'altro, Yagami può saltare sui muri per darsi uno slancio e colpire con una maggior violenza, spedendo a terra anche il più coriaceo degli opponenti. Gli impatti dei colpi sono credibili e restituiscono la sensazione di controllare una vera forza della natura, per non parlare delle già citate mosse EX.

    Ci riferiamo in pratica delle Heat Action di Judgment, che a dirla tutta ci sono piaciute non poco. Mettendo in luce le doti acrobatiche di Tak, queste variano in base agli elementi dello scenario e alla posizione del detective, assicurando dei momenti di grande impatto scenico: pur avendo già sperimentato quella legata all'utilizzo dell'altalena (avete capito bene), non vediamo l'ora di testarle tutte. Ultimo ma non per importanza, il potenziamento EX fa le veci della Super Heat Mode giacché velocizza e rafforza i colpi di Yagami. A proposito di attacchi, ricevere una cosiddetta "ferita mortale" - si pensi al fendente di una katana - significherà perdere una porzione di energia in modo permanente. A quel punto, bisognerà utilizzare un kit di pronto soccorso o andare da un medico per recuperare il 100% della barra vitale.

    Il ritorno del Dragon Engine

    Prima di congedarci vogliamo spendere due parole sulla presentazione audiovisiva del gioco, che fonda le proprie basi su quel Dragon Engine che ha debuttato con Yakuza 6. In primo luogo, come e forse più di Yakuza Kiwami 2, Judgment presenta un'immagine piuttosto pulita, con un livello di aliasing inferiore in confronto al sesto capitolo. Gli ambienti in esterna sono sufficientemente dettagliati e beneficiano di una buona illuminazione generale.

    Rimanendo in tema, forse per donare all'esperienza un tono più noir, la palette cromatica appare diversa rispetto ai titoli precedenti: è come se gli sviluppatori avessero deciso di spegnere un po' i colori e di non enfatizzare le fonti di luce, donando alle pazze serate di Kamurocho un look più oscuro. Sebbene la si possa comprendere e anche apprezzare, tale scelta pare aver svilito gli stessi punti di forza del motore grafico, che sui colori sgargianti e gli oceani di luce al neon ha sempre dato il meglio di sé.

    In ogni caso il risultato finale resta apprezzabile, soprattutto di mattina, e ci fa in parte dimenticare quella sezione di ricerca in interni di cui vi abbiamo parlato in precedenza. Molto solido il frame rate, almeno su PS4 Pro ma per pronunciarci oltre su tale aspetto bisognerà spendere più tempo per le strade di Kamurocho. Un grande plauso va fatto non soltanto ai volti dei protagonisti - come sempre ben dettagliati - o all'ottimo doppiaggio originale ma anche all'introduzione dei sottotitoli in italiano, un elemento che farà la felicità di tutti coloro che si sono mantenuti lontani da Yakuza per la loro assenza.

    Judgment Judgment pare avere tutte le carte in regola per imbastire un racconto dai toni più oscuri, grazie a un protagonista in cerca di redenzione e a un prologo che è riuscito senza dubbio a incuriosirci. Le nostre perplessità riguardano proprio l’impianto ludico della produzione, che almeno in queste fasi iniziali non ci ha convinto del tutto. Come al solito i combattimenti sono spettacolari e, anche grazie alle folli mosse EX, crediamo possano divertire per l’intera durata del gioco. Le nuove meccaniche investigative invece sembrano vivere di luci e ombre, con alcuni elementi interessanti e altri decisamente meno solidi. Chiaramente attendiamo di proseguire nell’avventura per esprimerci in modo più approfondito: dobbiamo infatti ancora provare l’offerta nella sua interezza, la quale potrebbe fare dei casi secondari una delle sue punte di diamante. Restate sintonizzati, perché torneremo a parlare di Takayuki Yagami molto presto.

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