Provato Knights of Pen & Paper 2

Il sequel di uno dei titoli indie più divertenti degli ultimi anni si presenta come un gioco di ruolo solido, con uno stile retrò ispirato ai grandi JRPG che imperversavano su console nella prima metà degli anni '90.

provato Knights of Pen & Paper 2
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Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Il primo Knights of Pen & Paper è uno di quei titoli che è difficile dimenticare, se almeno una volta nella vita si è partecipato a un gioco di ruolo cartaceo. Pomeriggi e serate infinite con gli amici stretti attorno a un tavolo, mentre ognuno di noi sceglieva il ruolo che più gli si cuciva addosso: maghi, ladri e guerrieri in lotta contro nemici di ogni genere, partoriti da un’unica mente diabolica, quella del “master”, che per il semplice gusto di raccontare una storia o metterci nelle situazioni più assurde, perdeva ore ed ore della giornata a preparare un'avventura. Esperienze indimenticabili per ogni buon nerd che si rispetti, che i programmatori di Knights of Pen & Paper conoscono molto bene, dato che il loro videogioco ci metteva proprio nei panni di alcuni giocatori che, insieme al narratore, partecipavano ad una sessione di un gioco di ruolo cartaceo alla Dungeons & Dragons o simili. Un “gioco nel gioco” quindi (o “meta-gioco” che dir si voglia), in grado di omaggiare proprio i pomeriggi passati in compagnia del nostro dado da 20, il tutto con una veste grafica realizzata a suon di pixel e sonorità tipicamente anni ’90. Ora, il titolo Paradox Interactive si appresta a ricevere un sequel destinato alla piattaforma PC e ai sistemi iOS e Android, atto a ricalcare lo stile vincente del predecessore.

C'era Una Volta Un Master Bastardo...

Knights of Pen & Paper 2 parte esattamente dal concetto che stava alla base del predecessore, senza variare alcunché: un RPG di matrice nipponica che prende in giro se stesso, con quest, dialoghi e personaggi che sono uno sfottò continuo ai cliché del genere, ma con qualche piccola aggiunta qua e là. Questo sin dall’introduzione, in cui il protagonista del primo capitolo si presenta al master arrogante e spavaldo (e di livello 99) chiedendogli di mandargli contro quel che vuole, perché tanto lo farà a pezzi in due secondi. Ovviamente, il master gli scaglia il mostro più forte del gioco ed il PNG lo riduce a brandelli in due turni, ridendo di gusto. Questo manda su tutte le furie il leader, che in un impeto d’ira banna tutti i personaggi del primo Pen & Paper dal sequel (e ti pareva), costringendoci a dover ricominciare tutto da capo. Ci ritroveremo quindi i protagonisti che insultano nuovamente uno dei PNG perché lo considerano un "noob", oppure assisteremo a litigate spettacolari per chi deve aprire quella cassa del tesoro che in realtà potrebbe nascondere un’amara sorpresa. Insomma, una “trama” (se così possiamo definirla) che ha il sapore del pretesto, utile solo per immergerci in un’atmosfera autoironica nondimeno piacevole.

Dalle prime ore di gioco, Knights of Pen & Paper 2 sembra mostrare la medesima impostazione da J-RPG vecchio stampo vista nel prequel: schermata fissa, due colonne di nemici (una da colpire anche in corpo a corpo ed una nelle retrovie, raggiungibile solo con armi a lunga gittata o incantesimi) e la creazione dei personaggi unita alla scelta della razza (nano/elfo/umano) che presenta anche diverse classi tra cui optare: chierici, paladini, guerrieri, maghi, bardi e tutti i classici ruoli visti in un qualsiasi gioco di ruolo dal sapore occidentale. Ma c’è una particolarità che vale la pena di sottolineare, ossia la scelta dell'attitudine del giocatore: potremo infatti decidere se adattarci a ruoli speciali come il "metallaro", il "goth" o il "riccone", ognuno con una specifica skill personalizzata (ad esempio, il “goth” non avrà costi per essere resuscitato una volta deceduto in battaglia). Il tutto, sempre e comunque in una veste assolutamente scanzonata che non si prende mai sul serio, dialoghi inclusi. I dungeon, invece, semplicemente non ci sono: una volta accettata una specifica quest comparirà il PNG principale che ci spiegherà il da farsi, che nella maggior parte dei casi sarà attraversare una mappa (senza però potersi muovere, essendo il tutto automatizzato) andando da un punto A ad un punto B con la semplice pressione di un tasto. Una volta dentro al "dungeon" scopriremo non senza una punta di delusione che questo altro non è che una schermata fissa nella quale compariranno i mostri da combattere, il tutto fino a che non ne avremo ucciso un numero sufficiente o ottenuto il loot necessario al completamento della quest. Quello che ne segue è la consueta pioggia d’oro e di punti esperienza utili a potenziare i vari PNG. Come già accennato, nel corso dei combattimenti rigorosamente a turni potremo colpire i nostri nemici a seconda del loro incolonnamento, avendo a nostra disposizione varie abilità passive e attive nelle quali spendere punti esperienza. Di volta in volta, uno dei nostri giocatori dovrà scegliere se stare sulla difensiva, attaccare con un'abilità magica o usare un oggetto curativo o offensivo. Niente di più semplice. A prima vista, non sono stati fatti passi avanti rispetto al sistema di grinding del primo Pen & Paper: si tratterà infatti sempre e comunque di livellare, aspettando che i nostri personaggi raggiungano il livello necessario a proseguire nelle varie quest, nessuna delle quali purtroppo dotata di un tasso di sfida adeguato (il gioco dalle prime battute si è rivelato purtroppo di una facilità disarmante).

Tecnicamente, il team Kyy Games sembra aver recuperato in toto lo stile volutamente retrò del primo capitolo, inclusa l’impostazione di tutte le schermate di gioco (chiamarla grafica è forse troppo): sarà infatti sempre visibile il master, con tanto di libro oscurato ai giocatori nella propria mano, mentre dall'altro lato vedremo i personaggi a disposizione. Più che a videogiochi simili dello stesso genere di appartenenza, come un qualsivoglia Final Fantasy a 8 o 16 bit, Knights of Pen & Paper 2 rimanda alle vere sessioni dei giochi di ruolo cartacei, ed il risultato in tal senso sembra non deludere. C'è sempre da considerare che si tratta di un gioco realizzato con pochi spiccioli e destinato anche al mercato mobile, ma la resa volutamente “pixellosa” di personaggi ed ambientazioni conferisce al titolo un look retrogaming che farà letteralmente impazzire di nostalgia coloro che sono cresciuti negli anni ’80 e ’90. Il tutto, senza considerare la mole di dialoghi spassosi e non-sense di cui il titolo Paradox è stracolmo.

Knights of Pen & Paper 2 Dopo questo primo, piccolo assaggio giocabile, Knights of Pen & Paper 2 ci è apparso come un gioco di ruolo solido che ama prendersi in giro, estremamente metareferenziale, che strizza pesantemente l'occhio anche al divertente South Park: The Stick of Truth, ma in una versione “ridotta”. Ottime idee, deliziosamente retrò grazie ad una grafica realizzata in pixel art ed ispirata ai grandi classici degli anni '90, il titolo sviluppato da Kyy Games appare però troppo user friendly, forse anche un po’ ripetitivo, ancora più del primo capitolo. Fortuna che la dose di leggerezza e divertimento dell’episodio pilota sembra essere stata ereditata con successo. Tra poco meno di un mese (il gioco sarà infatti disponibile dal 14 maggio su PC e mobile) capiremo se queste sensazioni verranno confermate nella versione finale. Nel frattempo, cerchiamo carta, penna ed un bravo master che ci guidi in questa bizzarra avventura.

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