GamesCom 2016

Provato Little Nightmares

Bandai Namco annuncia alla Gamescom la nuova IP di Tarsier Studio: Little Nightmares, platform 3D che si divide tra esplorazione e puzzle ambientali.

Little Nightmares
Videoanteprima
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Le novità effettive presentate a questa Gamescom si contano sulle dita di una mano. Al di là delle defezioni di Sony e Nintendo, presenti esclusivamente sui padiglioni aperti al pubblico e poco intenzionate a parlare alla stampa, quasi tutte le software house hanno deciso di portare alla fiera tedesca le stesse demo mostrate a Los Angeles un paio di mesi fa. L'eccezione è rappresentata da Bandai-Namco, che non sono ci ha fatto giocare il misterioso Get Even, ma che addirittura lancia la nuova IP di Tarsier Studio: Little Nightmares. La produzione, assimilabile per concezione e ambizioni ai molti prodotti usciti dal panorama indie (se "indie" si possono definire Unravel e Inside) aderisce ad un canone ludico molto tradizionale, classificabile a conti fatti come un platform 3D che si divide tra esplorazione e puzzle ambientali. Il gioco riesce però a distinguersi dalla folta platea dei congeneri grazie ad uno stile riuscito, ad atmosfere affascinanti e ad un comparto tecnico che - grazie alle ottime performance dell'Unreal Engine - mostra qualche inaspettato asso nella manica.

Dolcissimi incubi

Tarsier Studio è un piccolo team di sviluppo che ha sede nella tranquilla città di Malmo, nella parte meridionale della Svezia. Da otto anni a questa parte, la software house ha collaborato attivamente con Sony, lavorando non solo alla versione Ps4 di Tearaway, ma anche e soprattutto all'edizione portatile di Little Big Planet. Fin da quando il team è stato fondato, nel 2004, il sogno era però quello di esordire sul mercato con un'IP tutta nuova, e Little Nightmares è il coronamento di questo desiderio. Come il titolo lascia intendere, l'obiettivo dell'avventura è quello di trascinarci all'interno di ambientazioni che sembrano uscite da un incubo d'infanzia. La misteriosa protagonista del gioco, vestita unicamente di un impermeabile di colore giallo, si trova all'interno di un enorme complesso sottomarino chiamato "The Maw". Un termine che, tradotto in italiano, sembra voler rappresentare enormi e profondissime fauci in grado di inghiottire qualsiasi cosa. The Maw è un corpo cavernoso che sembra aver tracannato le inquietanti fantasie di bambini impauriti, digerendole lentamente per costruire un ambiente disturbante e ritorto. Gli oggetti deformati, le proporzioni sconquassate, persino i mostri che infestano le stanze, hanno un delizioso tocco Burtoniano, impreziosite insomma da uno stile che buca lo schermo. Qui non ci sono le morbidezze del già citato Unravel, ed anzi siamo più dalle parti di Limbo: in un luogo dai tratti infernali, che in qualche caso sembra persino voler recuperare suggestioni da horror (ma sempre declinate con un tocco di innocenza). Cucine abitate da cuochi cannibali, stanze in cui si ammassano centinaia di scarpe spaiate, camere imputridite e corridoi bui da illuminare con la flebile fiamma di un accendino: Little Nightmare accatasta molti degli archetipi degli incubi giovanili, puntano a tradurre in immagini primordiali inquietudini oniriche.
Sul fronte ludico, si diceva, il titolo si presenta come un plaftorm tridimensionale basato sull'interazione con l'ambiente e sulla risoluzione di puzzle ambientali. A vederlo, sulle prime, sembrava quasi che l'avanzamento fosse inchiodato su due dimensioni, come quello dei titoli che abbiamo citato all'inizio dell'articolo. In verità è possibile spostarsi in profondità, infilarsi sotto i mobili per cercare oggetti da trascinare in primo piano. In questa prima demo l'avanzamento ci è sembrato molto regolare, intervallato da una serie di piccoli puzzle basati sulla fisica. Niente di particolarmente elaborato, ma del resto la fortuna di un titolo come Little Nighmares non si misurerà sulla complessità degli enigmi, quanto più sulle suggestioni e sulla varietà di situazioni che saprà proporre.

A tal proposito, il team di sviluppo ha ben pensato di inserire anche delle fasi Stealth, che ben si sposano con l'atmosfera generale: ad un certo momento la protagonista ha dovuto evitare lo sguardo di un cuoco deforme e troppo goloso, pronto ad acchiapparla ed infilarla in pentola. Sgattaiolando fra tavoli e provviste, infilandosi dietro a pentoloni gorgoglianti e forni che sembrano usciti da una favola macabra, siamo riusciti a sfuggire all'iroso bestione, avviandoci verso la fine della condensatissima versione di prova.

Little Nightmares Anche se è durata pochi minuti, la demo di Little Nightmares è bastata per convincerci che Bandai-Namco ha fatto davvero un bel colpo. Benché si conformi alle regole ludiche di un canone ben noto, la nuova IP di Tarsier Studio ha carattere. Proprio come Limbo ed Inside, ci porta in un'ambientazione avversa, lugubre e a tratti raccapricciante, anche se qui c'è sempre qualche dettaglio che allenta la tensione: il titolo stesso ci suggerisce che le atmosfere di The Maw siano frutto di una mente giovane, suggestionabile, abituata a popolare il buio di una cameretta con visioni da incubo. Il fatto che Little Nightmares decida di sfuggire alla bidimensionalità, spingendosi ad esplorare anche in profondità le sue ambientazioni, e l'arrivo di semplici sezioni stealth che si alternano agli enigmi ambientali, ci fanno ben sperare per la varietà dell'avventura. Il primo impatto, in ogni caso, è positivo, e se tutto va come deve, la prossima primavera potremo avere per le mani un'altra perla dello sviluppo (quasi) indie.

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