Lust from Beyond: un'avventura horror perversa e malata

Seguito di Lust for Darkness, Lust from Beyond è un'avventura che mescola l'horror all'erotismo attingendo dagli immaginari di Lovecraft e Giger.

provato Lust from Beyond: un'avventura horror perversa e malata
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  • Lust from Beyond è un gioco inatteso. Non sapremmo come altro definire il seguito ufficiale di un'opera, Lust for Darkness, il cui esordio non ha di certo lasciato il segno all'interno del medium videoludico, salvo essere ricordata dai più per le sue storture. È un prodotto che, tuttavia, ha evidentemente saputo conquistare qualcuno, poiché se il suo "secondo capitolo" si farà è anche grazie a una campagna Kickstarter di successo, che sta ottenendo un sostegno ben superiore al finanziamento chiesto in partenza. Il titolo è comunque ancora nel pieno del suo sviluppo e se siamo in grado di darvene un assaggio, oggi, è perché i ragazzi polacchi di Movie Games - gli stessi autori dell'episodio primigenio - ci hanno gentilmente permesso di provarlo tramite una breve Closed Demo introduttiva.

    Mostruoso piacere

    Al di là di come il progetto si evolverà nel corso dei prossimi mesi, ciò che Lust from Beyond ha di positivo fin da ora è che malgrado si tratti a tutti gli effetti del sequel di Lust for Darkness, non deve necessariamente essere inteso come tale. Il nuovo gioco recupera dal precedente la natura di avventura in prima persona, uno sfarzoso setting domestico legato a una realtà parallela e perversa nonché un'atmosfera horror al bivio fra la mitologia lovecraftiana e l'Eyes Wide Shut di Kubrick. Nel contempo, però, la narrazione si concentrerà - a detta dello sviluppatore - sulle vicissitudini di tale Victor Holloway, un nuovo adepto del Culto dell'Estasi, senza che vi siano riferimenti diretti alla storyline della scorsa "puntata".

    L'idea è insomma quella di porre le basi per una sorta di "Lust-iverse", un universo di racconti che condividano il medesimo immaginario ma che, volendo, possano tranquillamente essere fruiti a se stanti. Ne è riprova il fatto che anche la demo che ci è stata fornita ruotasse attorno alle gesta di un personaggio che non ha legami con il vero protagonista di Lust from Beyond, salvo il fatto di trovarsi catapultato nel Lusst'ghaa, l'orrido mondo della depravazione carnale, per via di un oscuro rito esoterico.

    Punto di partenza è sempre un'elegante villa arredata in stile vittoriano, al cui interno siamo stati chiamati a soddisfare le richieste di un inquietante maestro di cerimonia. Tradotto in termini ludici, ci è stato chiesto di venire a capo di una serie di puzzle molto elementari, basati sul procacciamento di oggetti da consegnare al sinistro NPC oppure da interpretare per risolvere piccole prove di logica. In questo senso la formula messa a punto da Movie Games sembra collocarsi sugli stessi binari dell'iterazione del 2017, canonica ma non per questo disprezzabile a priori; quanto possa essere ancora efficace dipenderà dalla varietà e complessità degli enigmi messi in scena, dubbio che una dimostrazione standalone non può ovviamente fugare.

    La stessa incertezza si estende anche sul piano del racconto, giacché la trama del nascituro episodio è ancora molto lontana dalla sua forma finale. Ciononostante, quanto provato in anteprima conferma almeno la volontà di mescolare l'orrore psicologico con l'erotismo esplicito, filosofia già attuata nel controverso Lust for Darkness. L'antefatto di Lust from Beyond ci ha messo di fronte a qualche scena che sembra uscita direttamente da un torture porn cinematografico, tant'è che gli sviluppatori hanno previsto una Censorship Mode a totale beneficio dei giocatori più sensibili. L'operazione di censura avviene per mezzo di una tradizionale sfocatura sui nudi e attorno ai particolari più disturbanti; un espediente che lascia comunque scoperti diversi dettagli "incriminati", risultando infine abbastanza futile.
    Ad oggi, in sostanza, è possibile fare qualche considerazione esclusivamente sul versante visivo, l'aspetto che è emerso con più chiarezza al termine dell'oretta spesa in compagnia di Lust from Beyond. Almeno su questo fronte si notano migliorie piuttosto sostanziose rispetto a quanto visto in passato, merito di animazioni dei personaggi più credibili, di modelli poligonali e texture qualitativamente convincenti e di una maggiore quantità di dettagli, fra le stanze della magione così come lungo i cunicoli del Lusst'ghaa.

    Ed è soprattutto il regno dell'arcano piacere a trarne giovamento, con le sue architetture cancerose (chiara eredità dell'arte di Hans Ruedi Giger) che finalmente, a differenza di Lust for Darkness, appaiono ripugnanti proprio come ci si aspetterebbe da un'ambientazione aliena e corrotta.

    Lust from Beyond Previsto su Steam ma ancora sprovvisto di una data d’uscita, Lust from Beyond nasce dalle ceneri del fallimentare Lust for Darkness e si prefigge l’arduo compito di voltare pagina mantenendo invariato l’immaginario “sessual-orrorifico” del predecessore. Se dal punto di vista grafico i passi avanti si notano fin dal primo contatto con la produzione, poco si può dedurre, invece, riguardo ai miglioramenti compiuti in termini di gameplay e di generale spessore narrativo. Perché il gioco non ripeta i vecchi errori serviranno soprattutto una storia meno pretestuosa della precedente e dei rompicapi sufficientemente articolati e stimolanti. In tal senso non possiamo che attendere ulteriori sviluppi, sebbene ad ora, giocoforza, ci rimangano più dubbi che certezze.

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