Gamescom 2015

Provato Mad Max

Presso la Gamescom 2015 siamo tornati nuovamente a provare il videogame liberamente ispirato alla nuova pellicola di Miller, provando con mano una missione piuttosto avanzata della trama.

provato Mad Max
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo la nostra prova approfondita di una build provvisoria, presso lo stand Warner della Gamescom 2015 abbiamo nuovamente incontrato Mad Max, il free roaming firmato Avalanche Studios e liberamente ispirato alla nuova pellicola di George Miller. Per una mezz'ora abbondante abbiamo avuto a disposizione una versione quasi definitiva del gioco su PS4, e la possibilità di affrontare una missione avanzata, la quale alternava il combattimento veicolare tipico del gioco a qualche scontro corpo a corpo. Nel complesso, questa nuova breve prova ha confermato le impressioni generali: pare proprio che gli sviluppatori abbiano adottato una struttura a libera esplorazione molto classica, tendente al "già visto" per tutti coloro che hanno provato altri free roaming, cogliendo però nel segno con la caratterizzazione delle Wasteland e dei folli personaggi che le abitano. Da queste premesse a fare la differenza dovranno essere soprattutto la varietà delle missioni principali e secondarie, e la qualità della trama.

Magna Opera

Come avevamo già intuito durante il nostro precedente hands on, la costruzione e il progressivo miglioramento della Magnum Opus, ossia il nuovo veicolo da combattimento di Max, rappresenta uno degli elementi trascinanti dell'intera storia. Dopo essersi fatto convincere dal mutante Chumbucket a realizzare il mezzo, il nostro Rockatansky si accorgerà di aver bisogno di molto di più per riuscire ad ottenere la sua vendetta e, possibilmente, fuggire dal delirio delle Wasteland in cerca di pace. Al di là delle moltissime personalizzazioni estetiche e prestazionali da apportare alla macchina, Max si metterà ben presto alla ricerca di un leggendario motore V8, il cui unico esemplare sembra trovarsi nientemeno che nella roccaforte di Gas Town. Inutile dire che metterci le mani non sarà un compito semplice, e proprio la ricerca di questo miracoloso propulsore trascinerà una buona parte della narrazione. La prova di questa missione piuttosto avanzata (circa metà gioco, a detta degli sviluppatori) vedeva infatti il protagonista ancora impegnato nella sua ricerca, naturalmente resa più lunga e difficoltosa da un gran numero di imprevisti. Basti pensare che, a pochi minuti dall'incipit, un colpo di scena costringerà Max e Chumbucket a cambiare base operativa, un peregrinare che sembra destinato a non avere sosta per lungo tempo. Da quello che ci è stato possibile vedere finora infatti, la progressione della trama di Mad Max vedrà il duo di protagonisti passare di roccaforte in roccaforte, svelando lentamente la vasta mappa liberamente esplorabile e entrando in contatto con diversi signori della guerra locali, ai quali sarà naturalmente necessario fare un certo numero di favori per convincerli ad unirsi alla nostra causa. Un'ottima scusa per mettere in scena un cast di personaggi apparentemente ricco e inevitabilmente costellato di personalità completamente schizzate, immerse in quella follia ad alto numero di ottani che ha caratterizzato il ritorno al cinema del buon Max.

Tornando alla missione provata presso la Gamescom, quest'ultima prevedeva l'assalto a una roccaforte nemica, gestito secondo una serie di obbiettivi ben precisi. Per prima cosa era necessario eliminare le difese perimetrali utilizzando il fucile da cecchino in dotazione alla Magnum Opus (che vede Max e Chumbucket scambiarsi di posto, e permette al giocatore di guidare la macchina a bassa velocità anche mentre si prende la mira con l'arma di grosso calibro), per poi respingere l'attacco delle guardie. Quest'ultimo ci ha permesso ancora una volta di testare il combattimento veicolare, che si basa su una serie di possibilità offerte al giocatore. Coloro che impareranno a guidare la Magnum Opus con abilità potranno basarsi sulle speronate, magari aiutate da un tocco di turbo e dalla possibilità di sbandare con violenza a destra o a sinistra, ma vi saranno anche altre alternative. Tra queste, la più interessante è l'utilizzo dell'arpione manovrato da Chumbucket: quando si prende la mira, il tempo viene notevolmente rallentato, e passando il puntatore sui veicoli nemici si mettono in evidenza varie parti che è possibile agganciare, come le ruote, gli sportelli, o addirittura lo stesso guidatore avversario. Una volta fatto partire il colpo, l'arpione si attaccherà alla parte desiderata, permettendo di strapparla con violenza dal veicolo nemico. In alternativa, sarà anche possibile mantenere la vettura avversaria agganciata e usarla come "arma impropria" contro altri veicoli, sfruttando a dovere l'inerzia. In maniera molto simile è anche possibile sparare con la doppietta di Max, anche se quest'ultima dispone sempre di pochi colpi, e funziona solo a distanza molto ravvicinata.

Come già avevamo riscontrato nel nostro primo hands on, il combattimento veicolare di Mad Max funziona a dovere a patto di prendere la giusta familiarità con il sistema di controllo (non a caso, le prime missioni fanno da tutorial per quest'ultimo). Una volta sconfitte le guardie, utilizzando nuovamente l'arpione era possibile mettere in azione una serie di catapulte atte a indebolire le difese della roccaforte, per poi scendere dalla Magnum Opus e farci ingresso di persona. A questo punto, i combattimenti continuavano con il corpo a corpo, che ancora una volta si è rivelato non troppo soddisfacente. Le animazioni e l'interazione ambientale sono di tutto rispetto, ma le meccaniche legate alle combo (ispirate al freeflow combat dei Batman di Rockstedy) sono sin troppo semplici da portare a termine. In questo senso, siamo curiosi di vedere cosa può succedere alzando il livello di difficoltà, ma il rischio è che il sistema sia in generale troppo poco profondo. Prima di allontanarci dalla postazione, abbiamo avuto modo di darci per qualche minuto al free roaming, scoprendo una tipologia di eventi secondari che nel nostro primo hands on non si era resa disponibile, ossia le gare. Ne abbiamo provata una, scoprendo come l'ambiente dinamico sia sempre in grado di generare imprevisti: a metà corsa, il fortuito incontro/scontro con una banda di matti delle Wasteland ha gettato la competizione nel caos.

Mad Max Confermando le nostre buone impressioni sulla caratterizzazione che i ragazzi di Avalanche sono riusciti a conferire alla loro versione delle Wasteland di George Miller, Mad Max continua a configurarsi come un free roaming di stampo molto classico, eppure sorretto da alcune idee brillanti, da un combattimento veicolare che, al netto di qualche imprecisione, diverte e si rivela piuttosto approfondito, e dai personaggi folli che costellano tutta l'avventura. Da queste premesse potrebbe scaturire un'esperienza davvero degna di essere vissuta, sebbene lo spettro della ripetitività rimanga annidato nella componente a libera esplorazione, apparentemente non troppo sviluppata. Solo la prova finale potrà dirci di più, e, con l'uscita su PC, PS4 e Xbox One fissata al 4 settembre, al verdetto finale non manca ormai molto.

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