Mafia 3 - Provato in esclusiva italiana

Siamo volati a New Orleans per provare con mano (in esclusiva italiana) Mafia 3, nuovo episodio della serie 2K Games in uscita il prossimo 7 ottobre.

Mafia 3
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Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Solitamente non mi piacciono molto, i free roaming. Ho sempre pensato che fosse sbagliato, anzitutto, considerarli un genere a sé stante, una categoria ludica definita dall'estensione del mondo di gioco invece che dai tratti del gameplay. Per un discreto periodo di tempo -e purtroppo succede ancora oggi- molti team di sviluppo hanno invece sfruttato la "svolta open-world" come una scusa per fregarsene integralmente del nucleo ludico del prodotto. Mettevano insieme un sistema di guida più che semplicistico con una traballante componente shooter, e il gioco era fatto: tanto l'importante era che gli ambienti fossero enormi, smisurati, larghissimi. Chilometri e chilometri di strade tutte uguali, tonnellate di side quest in copia-carbone, quintali di collectible e ciarpame vario. L'importante, insomma, era la quantità.
È una filosofia che non ha mai incontrato il mio favore, e che pure mi ha tenuto lontano da certi GTA (proprio non sopporto San Andreas). È per questo motivo che mi sono avvicinato a Mafia 3 con un po' di (soliti) sospetti. Ecco: se siete fra quei giocatori che attendono trepidanti il prossimo 7 ottobre, giorno in cui il titolo sviluppato da Hangar 13 si presenterà sugli scaffali, vi farà piacere sapere che il primo Hands-On del gioco (effettuato in esclusiva italiana in quel di New Orleans), questi dubbi li ha dissipati in un batter d'occhio. Con la violenza di una pistola infilata nella gola, Mafia 3 mi ha conquistato senza riserve. Dentro al titolo 2K ci sono sparatorie brutali e violente, un sistema di copertura efficace, meccaniche stealth indovinate; ma c'è anche un modello di guida ruvido e (proprio per questo) divertente, e missioni secondarie finalmente più elaborate della media. Soprattutto, però, c'è una narrazione di prim'ordine, veramente impeccabile per ritmo, vivacità e cattiveria. Tra personaggi ottimamente caratterizzati e una passione smisurata per i Gangster Movie, Mafia 3 punta fortissimo sulla qualità del racconto, trasformando regia digitale e sceneggiatura in due pilastri portanti dell'esperienza di gioco. State tutti sull'attenti, insomma, perché la terribile vendetta di Lincoln Clay sarà di quelle che non dimenticherete facilmente.

"Uno così non va addestrato. Lo punti nella direzione giusta e ti levi dalle palle."

Lincoln è un ragazzo di colore appena tornato dalla guerra. Nella sua città, entrambe le cose costituiscono un problema. Se per sbaglio ti ritrovi fuori dal tuo distretto, puoi finire preso a mazzate da quegli sciacalli che nascondono le facce dietro lugubri cappucci bianchi. E figurarsi se qualcuno ha la minima intenzione di darti un lavoro, dopo che non hai fatto altro che sparare seguendo gli ordini di qualche sergente fuori di testa. L'unico sistema per tirar su qualche soldo, e magari aiutare pure la comunità dell'Hollow, è quello di fare qualche lavoro sotto banco, assicurandosi nel frattempo che quegli stronzi degli Haitiani smettano di creare casini. E poi, fra pestaggi e fughe disperate in auto, capita l'occasione della vita. Un colpo, uno solo, ma di quelli grossi, e la sicurezza che nulla può andare storto. O quasi, perché quando di mezzo ci sono quei figli di puttana della cosca italiana, non si può mai sapere come va a finire. Un indizio? A Lincoln va a finire proprio male. Un colpo alla testa, lasciato a morire assieme a tutta la sua famiglia e agli amici più cari. Fine dei giochi. E invece no: Lincoln si rialza. Ha questa cicatrice che gli riga il volto, una ancora più brutta nel cuore, e vuole fare una cosa sola: ammazzare tutti quei cazzo di mafiosi che ora si credono padroni della città. Ma farlo lentamente, dolorosamente, strappandogli New Bordeaux un pezzo dopo l'altro, come una tortura diabolica. Distruggere il loro impero, smembrarlo, darlo in pasto ai propri mastini: e solo allora fracassargli le ossa. A raccontarla così sembra una storia comune, una come tante se ne sono viste al cinema dopo la rivoluzione della New Hollywood. Eppure la trama di Mafia 3 ha qualcosa di speciale. Saranno i giochi di regia, la sceneggiatura sboccata e volgare, oppure questo protagonista dalla stazza improbabile che riesce in qualche modo ad entrarti dentro. È come un ragazzone buono che parla il linguaggio della violenza perché è l'unico che gli hanno insegnato, ed ha un senso di appartenenza alla famiglia che neppure Vin Diesel in Fast and Furious. Lincoln riesce inaspettatamente a tenere banco, sia quando si ripresenta a New Bordeaux come uno scapestrato scappato ad un inferno e pronto ad incontrarne un altro, sia quando adotta il look da jarhead e decide di fare piazza pulita. Il momento di questa trasformazione, per altro, è raccontato così bene che il desiderio di vendetta del protagonista diventa anche il nostro, e la voglia di riprendersi la città si fa inarrestabile.

A rendere così speciale il plot c'è pure la qualità dell'intreccio. La storia di Lincoln è ricostruita attraverso testimonianze, filmati e deposizioni, raccolte dai federali che vogliono far luce sulla nascita del più grande impero criminale del sud dell'America. Il racconto gioca quindi con l'orizzonte di attesa dello spettatore, moltiplica i punti di vista, rompe costantemente la continuità narrativa e schizza avanti e indietro per presentarci i vari personaggi che entrano in scena. É un lavoro meticoloso, efficace, che rende la prima parte dell'avventura davvero speciale. Anche nelle fasi avanzate le tecniche narrative sembrano essere le stesse, e se la main quest non avrà cali di intensità e ritmo, potremmo avere per le mani con Mafia 3 una storia che vale ben più di una strizzatina d'occhio a Scorsese e De Palma.

"Ci hai insegnato a porgere l'altra guancia. Il problema è che non funziona."

Non è soltanto sul racconto che si regge l'ultima fatica del team esordiente Hangar 13. Alla base di Mafia 3, infatti, troviamo anche un gameplay interessante e stratificato. Il nucleo ludico della produzione è quello di un Third Person Shooter senza compromessi: "il nostro obiettivo", ci conferma il game director, "era quello di creare in primis uno sparattutto divertente, diretto e brutale, e poi provare ad infilarlo in un contesto più aperto". I risultati si vedono fin dai primi momenti di gioco. Il sistema di coperture è un elemento portante degli scontri, e le sparatorie hanno un bel ritmo ed un bel respiro.

L'azione è cruda e violenta come poche. I proiettili crivellano i corpi dei nemici con una ferocia inaudita, ed il protagonista non si fa scrupolo ad esibirsi in esecuzioni efferatissime , he è possibile attivare avvicinandosi ai nemici barcollanti. Smitragliate in pancia, pistole infilate in gola prima di premere il grilletto, fucilate esplose a pochi centimetri dalla faccia. Per chi preferisce un approccio più clinico c'è comunque la possibilità di restare sottotraccia e ripulire i covi senza essere visti. La componente stealth, inaspettatamente, funziona bene: grazie ad una sorta di "istinto criminale" che evidenzia le sagome dei nemici, è possibile pianificare le infiltrazioni, sfruttando poi armi silenziate o placcaggi improvvisi. Durante le missioni della trama principale, insomma, Mafia 3 è davvero un gioiellino: il level design è calcolato al millimetro, studiato per lasciare che il giocatore si sbizzarrisca, trasformandosi in un silenzioso assassino o in uno spietato macellaio. Dobbiamo comunque ammettere che pure le sezioni sandbox ci hanno lasciato ben impressionati. L'obiettivo di Lincoln è quello di conquistare i distretti di New Bordeaux, mettendo in ginocchio le attività criminali che proliferano nelle varie zone della città, per poi rivendicarle. Ogni racket deve quindi essere danneggiato nelle fondamenta, distruggendo per esempio i depositi di droga costruiti sulla riva del fiume, o facendo fuori i clienti dei rinomati bordelli della zona francese. Nel corso della nostra prova abbiamo smontato pezzo dopo pezzo un paio di attività illecite, trovandoci ad affrontare una serie di missioni concettualmente ripetitive ma mai noiose. Mafia 3 preferisce ridurre drasticamente il numero e la tipologia di incarichi secondari, evitando side quest generate casualmente e minuscole attività di contorno, per offrire situazioni costruite con più attenzione. La mano del team di sviluppo si sente quasi sempre, anche se alla fine tutto si riduce all'approccio bipartito che abbiamo appena descritto.

New Bordeaux

Liberamente ispirata alla seducente New Orleans, la città che fa da sfondo all'avventura di Lincoln Clay è un crogiolo di suggestioni architettoniche, stilistiche e musicali. Dentro ci sono le vibrazioni della rivoluzione culturale del '68, le contraddizioni della società americana, il razzismo latente di un decennio problematico, ma anche le note del jazz e le sonorità delle marching band, e ovviamente colori delle comunità creole. La città è suddivisa in dieci distretti, che sono sono poi raggruppati in quattro maxi-aree, ognuna delle quali porta con sé uno stile completamente diverso, rappresentando al contempo un ecosistema criminale pronto per essere conquistato. Ad est troviamo il quartiere denominato Delray Hollow, che poi non è altro che il luogo in cui è cresciuto il nostro protagonista. Qui sembra di stare a Hell's Kitchen: è un'area prevalentemente povera, costellata di palazzi popolari, dove vive in disparte il grosso della criminalità di colore, famosa per il traffico di eroina. Ad ovest c'è invece French Ward, identificabile come la zona più antica e caratteristica della città, ma che nasconde al suo interno un quartiere a luci a rosse, famoso per il mercato della prostituzione. A nord, invece, c'è Frisco Fields, ovvero la zona più ricca dell'intera città, un po' come Bel Air per Los Angeles. Ci sono solo ville enormi a perdita d'occhio, dove vivono i politici, quelli irrimediabilmente corrotti, e dove serpeggia anche una setta segreta molto simile al Ku Klux Klan. Per ultimo, citiamo anche il Bayou, ovvero le paludi simbolo della Florida che qui circondano New Bordeaux. Quest'ultima è la tipica zona "all'aperto" che oramai non può mancare in un free roaming, caratterizzata da acquitrini infestati dagli alligatori e dai redneck che smerciano armi alla mafia italiana.

Il gioco, insomma, si divide equamente fra stealth e sparatorie, lasciando che la città funzioni come un'enorme cornice. Una cornice, sia chiaro, schiettamente meravigliosa dal punto di vista stilistico ed estetico: un'ambientazione varia come poche, in fatto di architetture, scorci e suggestioni. Spostandoci tra le strade di New Bordeaux si riscopre anche un modello di guida piacevole, ovviamente molto semplificato ma in grado di trasmettere la sensazione di sedersi sui bolidi bizzosi di qualche decennio fa, che ogni tanto perdono aderenza, scalpitano, ruggiscono quando il motore sale troppo di giri. L'avventura funziona anche grazie all'ottimo senso di progressione, scandito dalle nuove possibilità che si sbloccano assegnando i distretti a questo o quel luogotenente. Vito, Burk e Cassandra - una volta incaricati di supervisionare le aree della città - ci regaleranno armi rare e letali, ma anche dei servizi speciali, come la possibilità di reclutare una squadra di sicari o quella di corrompere la polizia per far terminare anzitempo un inseguimento. Potremo anche farci recapitare un veicolo, o richiamare una sorta di spaccio su ruote: un piccolo furgoncino pieno di armi illegali, grazie al quale modificare integralmente l'equipaggiamento, a seconda che si voglia procedere a testa bassa e armi spianate, oppure con un po' più di "letale delicatezza". Bisognerà comunque stare attenti a non far infuriare i nostri alleati: lasciarli in disparte e rifiutarsi di consegnargli i quartieri a cui sono più legati li manderà su tutte le furie. Il team di sviluppo ci avverte che, se tiriamo troppo la corda, potrebbero persino decidere di tradirci, sbloccando quindi una missione speciale in cui dovremo ribadire chi è il boss, facendoli fuori in maniera esemplare. Meglio pensare ad una strategia più equilibrata e fare tutti contenti: nel caso in cui luogotenenti siano soddisfatti dall'amministrazione criminale di Lincoln, del resto, avremo acceso ad altre questline secondarie, grazie alle quali rafforzare ancora di più il nostro impero, alla stregua di quanto accadeva con le proprietà del mai dimenticato Vice City. Sempre restando in tema di videgiochi "criminosi", la progressione di Mafia 3 sembra simile concettualmente a quella del secondo tie-in dedicato a Il Padrino: un titolo modesto, ma dalla struttura più che interessante. I ragazzi di Hangar 13 ne hanno raccolto le idee migliori, infilandole in un contesto sicuramente meglio caratterizzato, e in un'area dall'estensione più che convincente.

Il colpo d'occhio, infine, è superbo, anche se non è libero da imperfezioni grafiche, soprattutto per quanto riguarda il comparto luci, che risulta un po' indietro rispetto alle ultime novità in materia di open world. Risalta invece il lavoro sulle animazioni, sulla mimica facciale, e si fa notare una draw distance a tratti impressionante; che tuttavia impone tempi di caricamento non proprio ridotti. Menzione d'onore, infine, per il comparto musicale: la colonna sonora di Mafia 3 mescola il rock di rottura degli anni '70 con il blues degli acquitrinosi stati del sud dell'America, investendoci con un numero impressionante di brani iconici e indimenticabili, in una selezione davvero impeccabile.

Mafia 3 Con Mafia 3, 2K e Hangar 13 tentano il colpo grosso. Il gioco ha tutte le carte in regola per conquistare gli appassionati del genere, e incuriosire persino chi solitamente non frequenta i sandbox. I punti di forza del prodotto sono un'ambientazione curiosa e ottimamente caratterizzata; una narrazione che per ritmi, modi e temi ricorda quella dei migliori gangster movie; e soprattutto un gameplay più che solido, efficace durante le fasi di guida, le sparatorie, e persino nei momenti stealth. A partire dal 7 ottobre, insomma, ci dedicheremo anima e corpo ai propositi vendicativi di Lincoln Clay, nella speranza che sulla lunga distanza le fasi open world riescano a tenere banco, consegnandoci in definita una pietra miliare del genere.

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